Dai Post-Heageliani a Freud

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Gli elementi dell’ultima triade hegeliana hanno dato il via a 2 interpretazioni. I discepoli di Hegel hanno iniziato a dibattere sul sistema, l’atteggiamento è duplice:
- alcuni ci si pongono in modo conservatore, dicendo che la filosofia era arrivata ad un traguardo, tende ad accettare il sistema.
- Altri in modo critico, accettando la matrice dialettica, con l’idea che, se finora tutto è stato dialetticamente impostato, tutto continuerà così, ed anche la stessa filosofia di H. sarà superata.
I discepoli di H. si dividono in:
1- Destra
2- Sinistra
Questi termini sono stati presi dalla posizione dei rappresentanti delle assemblee della Rivoluzione Francese (Destra: conservatori). Questa denominazione viene data da Strauss, della sinistra, nel 1837. La differenza fra destra e sinistra riguarda problemi di ordine politico e religioso.
POLITICO → partendo dalla dialettica, la destra la accetta x intero, sia l’impostazione di H,, sia il punto d’arrivo (= stato prussiano), vanno ad avallare l’atteggiamento conservatore di H., in politica si diventa conservatori accettando l’esistente. La sinistra accetta della dialettica l’impostazione, ma non la conclusione, non va bene pensare che la dialettica possa avere un punto d’arrivo, come la storia ha caratterizzato gli stati fino a quel momento, continuerà a farlo, il presente va criticato e superato.
RELIGIOSO → ci si riferisce al rapporto religione / filosofia. H. aveva detto che sono uguali x il contenuto, ma differenti nel modo di esprimerlo. Si apre un dibattito, ci si domanda quale sia il valore della religione, se la differenza di espressione sia fondamentale o no. Anche qui c’è suddivisione fra destra e sinistra. X la destra, la religione rappresenta davvero l’assoluto ed il Cristianesimo è la religione perfettamente compatibile col sistema hegeliano, l’identificazione di Dio con l’assoluto è lecita. La destra è stata definita la Scolastica dell’ Hegelismo. Questo termine viene da un filosofo italiano, Abaniano, che dice che il pensiero di H. viene usato dalla destra x giustificare e difendere la verità della religione, allo stesso modo in cui la scolastica medievale aveva usato il pensiero di Aristotele. La religione ha una grande importanza per la destra. X la sinistra, non c’è parità tra religione e filosofia, la filosofia supera la religione, la filosofia è la vera espressione dell’assoluto, perché è un’espressione razionale. La religione è una fase da superare, è solo un mito, in mito in cui la matrice è riconducibile all’uomo, è stato creato dall’uomo.
FUERBACH (pron: Foierback) [1804 - 1872]
E’ stato il massimo esponente della sinistra, è stato scoperto nel ‘900. X molto tempo è stato interpretato come passaggio fra H. e Marx, è il primo teorizzatore dell’ateismo.
OPERE:
1830 → “Pensieri sulla morte e l’immortalità”
1839 → “Critica della filosofia hegeliana”
1841 → “L’essenza de Cristianesimo”
1843 → “Tesi provvisorie x la riforma della filosofia”
1844 → “Principi della filosofia dell’avvenire”
1845 → “L’essenza della religione”
1851 → “Lezioni sulla religione”
1857 → “Teogonia” (← generazione degli dei)
1866 → “Spiritualismo e materialismo”
La matrice hegeliana è ben presente anche se il suo atteggiamento è di critica. Secondo F. l’idealismo rappresenta una filosofia che tende a perdere l’uomo in favore di un’idea astratta, cioè, quando parla di uomo intende l’uomo completo e concreto, “l’uomo integrale”. (spesso la filosofia ha intenso l’uomo come un concetto)
L’idealismo non ha tenuto conto di questo uomo, ha parlato solo di elementi astratti. L’idealismo presenta della realtà una visione rovesciata x cui il concreto è un attributo dell’astratto, infatti l’idealismo dice che le cose sono il contenuto della conoscenza, x F. è dal concreto che deriva l’astratto. Torniamo ad una visione pre-idealista che rifiuta l’affermazione che la realtà è spirito, è il pensiero che deriva dall’essere. F. non accetta l’idealismo. X i discepoli di H. gli idealisti sono partiti da un punto sbagliato.
E’ necessario recuperare il concreto su piano umano, dell’uomo, la sua natura, la sua corporeità, i suoi bisogni. X recuperare questa concretezza non basta la critica all’idealismo, è necessario anche una critica alla religione, xchè ha, come l’idealismo, assunto la caratteristica di aver perso l’uomo a favore di un principio trascendente, uno degli aspetti dell’idealismo nell’assoluto era la religione. Anche nei confronti della religione bisogna assumere un atteggiamento critico, cercando di capire in che modo abbia avuto origine questo processo per cui l’uomo si è perduto in favore di un principio trascendente. F. vuole arrivare alla negazione dell’idealismo e del teismo. Come l’idealismo è nato da un equivoco di fondo, anche la religione. E’ necessario smascherare questi errori x eliminare gli effetti negativi.
Come è nato Dio? E’ nato dall’uomo, è un mito che si è creato xchè era lacerato fra 2 elementi che lo compongono, l’uomo è finito come possibilità ed infinito come aspirazioni, cioè l’uomo può aspirare all’infinito, può non volere accettare i propri limiti, ma in realtà questi limiti ci sono.
Da sempre si è trovato lacerato fra questi 2 e non è riuscito a trovare una mediazione (ciò che siamo e ciò che vorremmo). Gli dei sono ciò che vorrebbe essere l’uomo, “hanno le caratteristiche della specie umana”, perché la specie non muore, non invecchia, non si ammala, l’uomo è una proiezione della specie umana. Dio è nato quando l’uomo ha proiettato le sue aspirazioni in un essere che le comprendesse tutte. Questo processo x cui l’uomo proietta, scindendosi, il meglio di sé è detto da F. alienazione, aliena le aspirazioni, le fa uscire fuori di sé e le proietta in un Dio. Abbiamo la risposta all’ultima triade dell’assoluto (la religione è un mito), è necessario risolvere i problemi in un altro modo x risolvere il problema della religione (x Marx non è sufficiente dire che gli uomini hanno creato Dio xchè ne avevano bisogno).
Alienazione = perdere il meglio
Ateismo = dovere morale
“E’ necessario trasformare gli uomini da uomini che credono in uomini che pensano, da uomini che pregano, in uomini che lavorano, da candidati dell’aldilà in studiosi dell’aldiquà..”
Come superare il problema iniziale x far sì che l’uomo risolva i suoi dubbi senza necessariamente credere in Dio?
E’ già stata quasi superata quando ha detot che Dio non esiste. Tutto quello che prima trovavamo in Dio, lo possiamo trovare nell’uomo (processo inverso all’alienazione, riappropiarsi di qualcosa). F. trova un nuovo Dio: l’uomo. La nuova religione è l’antropologia, la vecchia morale religiosa diceva che bisognava amare gli uomini in nome di Dio; F. dice in nome degli uomini. L’umanità diventa l’elemento che l’uomo divinizza, c’è venerazione per l’umanità, nell’Umanesimo (rivalutazione dell’uomo), che si sviluppa attraverso i rapporti tra gli uomini. L’uomo non può vivere da solo, ha bisogno di rapportarsi ai proprio simili, se l’uomo riuscisse ad amare se stesso e gli altri, ci sarebbe sempre un rapporto positivo con gli altri.
Come tutte le filosofie che negano i valori, anche F. sostituisce altri valori ed il discorso si fa + fumoso, si basano su ipotesi, e rimane astratto.
F. ha affermato che “l’uomo è ciò che mangia”, come se l’unica cosa importante fosse la parte materiale dell’individuo. Gli aspetti materiali della vita dell’uomo sono fondamentali anche x la sua condizione spirituale, cioè se ipotizziamo di migliorare le qualità culturali, dobbiamo pensare di migliorare le qualità materiali.
MARX (Germania 1818 – Londra 1883)
OPERE:
1841 → “La differenza tra la filosofia della natura di Democrito ed Epicuro” (sua tesi di laurea)
1843 → “Critica della filosofia del diritto di Hegel”
1844 → “I manoscritti economici e filosofici” (amicizia con Engels)
1845 → 2 opere con Engels: “La sacra famiglia” e “L’ideologia tedesca”. Da solo: “Le tesi su Fuerbach
1847 → opera in polemica con Proudons (“La filosofia della miseria”, che non era piaciuta a M.) “La miseria della filosofia”
1848 → “Il manifesto del partito comunista”
1867 → primo libro del “Capitale” e gli altri usciranno postumi pubblicati da Engels.
[la filosofia di M. si dice marxiana, marxista è un seguace di M., teoria in base alla sua filosofia]
M. scrive nel periodo della Rivoluzione Industriale.
Il suo punto di partenza è la filosofia dove il punto portante è la dialettica di H., l’elemento in comune fra H. e M. è l’elemento dialettico. Gli storici hanno dibattuto sul tema, se M. debba esser considerato un continuatore di H. o no, chi propende per la prima ipotesi, ha come elemento di fondo la considerazione x la dialettica. M. dice che H. ha avuto il merito di dire che l’uomo è prodotto del divenire storico. Questo trova in M. un’interpretazione diversa, il divenire ha struttura dialettica, ma x lui H. ha stravolto l’ordine delle cose, M. critica a H. il fatto di aver messo prima l’astratto e di aver fatto derivare il concreto dall’astratto (continuazione con la critica di F.). M. accusa H. di misticismo logico, xchè secondo lui, H. ha interpretato tutto ciò che è concreto (esempio, le istituzioni) come manifestazioni, quasi allegorie di una realtà spirituale che sta occultamente dietro di esse. Le istituzioni non hanno un vero valore x M.. La concretezza delle istituzioni era la manifestazione dello spirito (da astratto a concreto). Il divenire storico era il divenire dello spirito. Risultato del capovolgimento detto da F. Poi critica il fatto che H. in politica sia stato un conservatore, xchè tende a conservare la realtà esistente, confermato dall’affermazione “tutto ciò che è reale è razionale”. Il divenire storico va bene dialetticamente, ma non va bene il fatto che questo divenire sia determinato da un principio astratto. (elemento in comune con F.) Ma non accetta tutta la filosofia di F., in un’opera parla degli elementi condivisibili; F. ha criticato il capovolgimento dialettico hegeliano e di aver posto l’accento sulla concretezza, ma (differenza) per M. F. quando ha posto in evidenza la concretezza dell’uomo si è dimenticato di sottolineare la dimensione storica; x F. questo vale x tutti gli uomini, x qualunque situazione, x M. l’uomo è ciò che è in continuo rapporto con la situazione storica in cui vive, non è solo quello che è al di fuori del rapporto con gli altri, ma in base a questo rapporto spiega anche l’alienazione religiosa, che non si può spiegare come qualcosa che deriva solo da quello che è l’uomo, x M. questo non è sufficiente x dirci xchè si è creata l’alienazione, bisogna indagare sulla situazione storica dell’uomo stesso, infatti solo un uomo reso schiavo, che ha subito ingiustizie a livello sociale, può cercare un conforto (anche se illusorio) nella religione, x creare Dio non basta esser uomini, ma bisogna esser provati dalla vita. In questa situazione M. dice che “la religione è l’oppio dei popoli”, una droga che nei secoli ha impedito ai popoli di capire la loro situazione. Anche rendersi conto di questo non risolve il problema, bisogna rimuovere la cause che hanno generato la religione, ci vuole un percorso di analisi della società, se nella storia ci sono state delle strutture sociali che hanno generato questo, vanno rimosse a favore di una nuova società che non riduca l’uomo in condizioni tali da rivolgersi alla religione. L’intervento va fatto nella società. Ciò che x M. manca a F. è il superamento della teoria, non mette in atto le soluzioni, ha lasciato tutto com’era. X M. la filosofia è sempre stata teoria, ed ora è il momento che la filosofia diventi da filosofia a prassi. Nell’11ª tesi su F. dice: “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi, si tratta, però, di mutarlo.” Il passaggio da teoria a prassi è il momento x definire il materialismo di M.
La prassi concreata spiega la formazione delle idee. La molla del divenire storico va cercata nella concretezza della realtà, in elementi che troviamo analizzando la struttura sociale ed economica della storia. Qui dobbiamo cercare la legge del divenire. La storia non è una serie di eventi di tipo spirituale, ma un processo di tipo materiale, alla base del quale c’è un elemento dialettico chiamato bisogno / soddisfacimento. L’uomo ha una caratteristica che lo distingue dagli animali:la capacità di trasformare l’ambiente a proprio vantaggio, ci riesce attraverso il lavoro, che è il mezzo con cui l’uomo produce quei beni materiali che servono x il soddisfacimento dei suoi bisogni. Il lavoro è la capacità che ha l’uomo e che gli fornisce la libertà essenziale (del bisogno). L’elemento di fondo della storia è il lavoro, come mezzo x essere liberi. Permette all’uomo di essere uomo. Parla di un lavoro primordiale con cui l’uomo si è liberato dal bisogno. Il lavoro è produzione di beni, analizzando il discorso della produzione, M. distingue
1- forze produttive → tutti quegli elementi necessari al processo di produzione: uomini, mezzi, conoscenze… elementi che hanno permesso di produrre beni.
2- rapporti di produzione → in questo processo si instaurano rapporti tra uomini, as esempio, il possesso o meno dei mezzi di produzione, la ripartizione dei beni prodotti, i rapporti di proprietà. In questo processo produttivo si sono generati particolari rapporti.
L’insieme dei rapporti di produzione rappresenta la struttura economica della società, cioè se analizziamo la società nella sua struttura di base, troviamo una struttura economica da cui si generano le sovrastrutture, cioè elementi derivati, possono essere rapporti giuridici, diritto, politica, religione, dottrine filosofiche, letteratura.. Queste idee astratte non sono originarie, ma derivano dalla struttura della società (leggi, stato = nato da una struttura economica)
La teoria di M. è materialistica, si basa, cioè, sul concreto storico e si coglie l’istanza dialettica di H. La struttura dialettica è diversa da quella hegeliana (era dell’astratto), qui partiamo da una struttura economica, l’elemento di fondo è il rapporto fra bisogno e suo soddisfacimento; questo tipo di rapporto ha avuto nella storia concretizzazioni di tipo diverso, M. cerca di capire le regole attraverso cui la struttura è mutata dalla storia. Si può trovare prendendo in analisi il rapporto di produzione con le forze che li generano, abbiamo la struttura dialettica della storia.
SCHEMA DEL CAMBIAMENTO ECONOMICO E DELLA SOCIETA’.
FORZE DI FORZE DI FORZE DI
PRODUZIONE X PRODUZIONE Y PRODUZIONE Y
RAPPORTI DI RAPPORTI DI RAPPORTI DI
PRODUZIONE X PRODUZIONE X PRODUZIONE Y
└ emerge il proletariato che è subalterno, ma portante x l’economia.
Le forze di produzione tendono a cambiare → Forze di produzione Y, è mutata l’economia. Ma i rapporti di produzione sono + lenti a mutare. Possiamo immaginare che nella prima situazione ci sia un gruppo dominante, che ha potere economico, sociale e politico. Quando si cambia, la situazione viene squilibrata, xchè il gruppo egemone trova cambiate le forze di produzione, ma non i rapporti (esempio: passaggio da feudalesimo a comuni). Abbiamo una classe subalterna emergente che tende a scalzare la classe egemone e diventa rivoluzionaria. La classe egemone ha perso il potere economico. La nuova classe nasce da una nuova economia xchè la classe egemone precedente è legata ai canoni economici precedenti. A questo squilibrio si pone rimedio con la rivoluzione, un cambiamento forte che riporta la situazione all’equilibrio. La classe subalterna diventa egemone. Tutto il processo si può identificare in una lotta di classe, la classe egemone è conservatrice, quella subalterna è rivoluzionaria, solo quando è emergente. Nel momento storico di M. la borghesia è conservatrice e ha un potere derivante da un’economia che sembra avvantaggiarla. Quando la borghesia si è affermata contro l’aristocrazia e la confrontiamo con la borghesia che è mutata, l’economia diventa industriale, ma l’industria non vive solo con l’apporto dell’industria, ma anche dell’operaio xchè è lui che produce. Questi operai sono una nuova classe nata necessariamente da un ribaltamento dell’economia, x M. il proletariato rappresenta, nel suo momento, la forza subalterna che dovrà combattere una lotta di classe contro la borghesia e la dovrà necessariamente scalzare xchè visto che la legge della dialettica storica si è sempre presentata come lotta di classe, questa è la legge della storia e dovrà sempre essere così. Il cambiamento dell’economia fa sì che la classe egemone venga soppiantata da un’altra. Questo tipo di lotta è la molla della dialettica. E’ uno scontro che si articola anche a livello culturale, oltre che sociale, xchè le idee della classe dominante diventano idee dominanti che vengono imposte alla classe subalterna. La classe dominante impone in modo netto la sua ideologia, in politica, in letteratura ecc. Serve x giustificare su tutti i piani il dominio di una classe che nasce sul piano economico, questa classe propaganderà le proprie idee come le migliori. Questo processo non è del tutto consapevole, avviene naturalmente al di là della coscienza degli individui di quella classe. Questo tipo di legge della storia viene desunta da M. da un’analisi della storia del passato e traccia un quadro storico sulla base di questa legge; l’interpretazione della storia viene fatta attraverso categorie economiche, sociali e storiche divise in epoche:
1- Epoca patriarcale (epoca delle grandi civiltà asiatiche, con forme semplici di economia, forme comunitarie di proprietà)
2- Epoca della schiavitù
3- Epoca feudale
4- Epoca borghese capitalista
L’epoca su cui pone l’attenzione è quella borghese capitalista, che sarà destinata ad un momento di crisi come le altre, subordinate alla dialettica, passerà un momento di crisi ed un superamento che porterà ad un’epoca nuova che chiama indifferentemente socialismo o comunismo. Il passaggio storico-dialettico da un’epoca all’altra è avvenuto attraverso la dinamica delle forze di produzione.
Questi passaggi hanno avuto caratteristiche comuni, da un lato nei passaggi fra epoche si è avuto un aumento dei beni materiali messi a disposizione dell’uomo, sfruttamento delle risorse naturali, quindi maggiore produzione dei beni. Contemporaneamente ce n’è un altro che non riguarda la produzione, ma la distribuzione della ricchezza, x lui all’aumento dei beni prodotti non è corrisposta la distribuzione, c’è stata una restrizione crescente del numero di coloro che ne usurfruivano. Questo aspetto si è accentuato con l’industrializzazione che ha creato la distinzione tra chi possiede i mezzi di produzione e chi lavora, ha creato un gruppo che detiene i mezzi, il possesso conferisce loro il potere e li fa essere classe dominante, xciò un numero ridotto. Poi ci sono i lavoratori senza mezzi di produzione che sono obbligati a lavorare su mezzi non proprio e sviluppano il lavoro alienato.
Lavoro naturale → quando chi lavora produce per sé
Lavoro alienato → quando chi lavora produce per qualcun altro
L’imprenditore avrà il profitto, i lavoratori il salario che può diventare di sussistenza. X M. la situazione che si sta determinando nella sua epoca (dialettica di classe) porta delle contraddizioni che dovrebbero portare al superamento dell’epoca borghese. Così prende le distanze dal socialismo utopistico (teorici francesi che di fronte alla situazione creata dalla rivoluzione industriale avevano proposto soluzioni che avrebbero dovuto risolvere i problemi creati. Il loro intento era quello di dare un loro contributo alla soluzione dei problemi, erano teorie che si basavano sulle aspirazioni dei singoli teorici, è xciò un discorso utopistico). Ciò che M. chiama socialismo scientifico, basato sulla legge storica, è l’idea dell’avvento di una nuova società, non è una sua aspirazione, ma ciò che dovrebbe derivare da quella legge della storia che ha scoperto attraverso l’analisi del passato, è un’evoluzione inevitabile. Le contraddizioni del capitalismo dovrebbero portare al suo superamento ed il proletariato dovrebbe prendere il posto della classe dominante. L’evoluzione da una classe all’altra non sarà dialetticamente proiettata all’infinito, questo funziona fino alla lotta di classe, ma M. prevede che ad un certo momento la lotta di classe si esaurirà.
DISCORSO ECONOMICO FATTO NEL “CAPITALE”.
M. nasce come filosofo e non come economista, quindi si rifà agli economisti della scuola classica (Smith e Ricardo) e cerca di capire che studi hanno condotto nell’economia. X M. Smith ha avuto il merito di gettare le basi dell’economia classica in chiave liberista (profitto, libera attività, divisione del lavoro); implica a Smith di aver sviluppato una teoria estremamente ottimistica (la teoria di Smith si riassume dicendo che il liberismo sfrenato avrebbe prodotto un benessere generalizzato. L’aumento dei beni prodotti avrebbe portato ad un’equa distribuzione), ma con l’industrializzazione ed i salari di sussistenza, questo aumento dei prodotti ha generato un’ulteriore differenzazione tra cih poteva avere o no i beni. La teoria di Smith è poco adeguata alla storia. Più adeguata è quella di Ricardo (a cavallo fra 1700 e 1800), M. pone l’accento sull’affermazione secondo cui gli elementi di reddito da cui deriva l’industrializzazione (profitto e reddito) sono 2 elementi inevitabilmente in contrasto, cioè, il salario può crescere solo a spese del profitto e viceversa; come sono in conflitto questi, lo saranno anche le 2 classi corrispondenti. E’ una valutazione + realistica che vede come conseguenza alla rivoluzione industriale la lotta di classe. (basandoci sul confronto tra profitto e salario)
M. fa un’analisi su gli elementi che riguardano la produzione industriale: il modo in cui si produce il capitale. Si può parlare di Capitalismo vero dalla seconda metà del ‘700, nato dall’accumulo di capitali dalla rivoluzione industriale (nel ‘500 c’era un Pre-capitalismo che era legato al commercio).
Nel “Capitale” M. analizza l’accumulo di denaro.
Sistema del capitalismo → scambio e produzione di merci con accumulo di denaro. Si produco merci x immetterle sul mercato. M. comincia ad analizzare la merce. Tutte le merci hanno un valore d’uso, cioè ogni merce ha la capacità di soddisfare un bisogno umano. Questo è fondamentale xchè nessuno vorrebbe una merce inutile, volere una merce deriva dal bisogno che ne ho, ha anche un valore di scambio la merce, x cui possiamo scambiarla (comprare / vendere). Il valore d’uso ha un significato qualitativo, dipende da chi vuole quella merce, bisogni, preferenze. Questo valore cambia con le persone e le circostanze xciò una certa persona in una certa circostanza avrà bisogno di una data merce e così via. E’ un valore che non possiamo misurare e non può essere una misura x merci diverse. Il valore di scambio è, invece, misurabile (compra / vendita) ed è quantitativo. La misura del valore di scambio è dato dal tempo di lavoro che è stato necessario x produrre quella merce, a partire dalla materia prima. Quando parla di trempo di lavoro, parla di tempo di lavoro socialmente necessario, xchè deve tener conto della società in cui avviene, in uno stadio di sviluppo tecnico ci sarà un tempo necessario per produrre un dato oggetto. Quando diamo un valore di scambio dobbiamo dare un valore legato alla produzione media di quell’epoca. (il valore di scambio è strattamente legato al lavoro x produrlo. M. fa una constatazione di come funziona il sistema).
Non sono le merci che hanno in sé un valore, ma il valore viene dato dal lavoro umano che le produce, ma x M. questo viene quasi sempre dimenticato, tentando di dare alla merce un valore a prescindere dal lavoro, viene detto feticismo delle merci, paragonando questo a ciò che avviene in religione, cioè delle figure prodotte dalla mente umana (gli dei) si considerano dotate di vita propria, dimenticando che sono state prodotte dalla mente dell’uomo, is pensa che gli dei possano avere rapporti fra di loro, figure indipendenti da chi le ha create. Analogamente avviene x le merci, una volta create da mano dell’uomo le si considera indipendenti dalla mano che le ha prodotte. X M. è assurdo xchè il valore di una merce non è legato solo alla merce, ma è da apportare al lavoro che l’ha prodotta, che viene dimenticato. Non possiamo parlare di merci senza riferirci al lavoro che le ha prodotte. L’analisi di M. si sposta dalla merce al lavoro. Anche il lavoro è una merce che il lavoratore vende in cambio di un salario. Se questa merce viene immessa sul mercato avrà avrà un valore d’uso,ma anche un valore di scambio. L’imprenditore compra dal lavoratore la merce lavoro secondo il valore di scambio. X dare il valore di scambio dobbiamo pensare che questo è pari al lavoro necessario x produrre tale merce, misuriamo il lavoro necessario x produrre quelle merci che permettono al lavoratore di lavorare. L’imprenditore paga questa merce secondo una legge di mercato, come paga tutte le altre merci.
C’è un elemento che fa sì che il lavoro non sia una merce come tutte le altre, xchè il lavoro è una merce particolare xchè a sua volta produce lavoro, consumandosi produce altra merce. Il plus lavoro è il lavoro prodotto oltre ciò che è necessario x sopravvivere, mentre il plus valore è il valore del plus lavoro. Il profitto dell’imprenditore deriva dal plus lavoro e dal plus valore.
DM → D’
└ - Capitale costante → che serve x acquistare i mezzi di produzione
- Capitale variabile → che serve x acquistare forza lavoro
D → Denaro
M → Merci prodotte
D’ → Denaro che si ricava dalla vendita delle merci
Deve essere D’>D
La differenza tra D’ e D in parte costituisce il profitto, ed in parte viene re-investito e va a far parte del capitale costante. Formula di come nasce il plus valore: il plus valore può essere accresciuto in 2 modi:
1- prolungando la giornata di lavoro
oppure
2- riducendo la giornata di lavoro necessario x produrre il salario, cioè se facciamo in modo che si produca + velocemente, i beni che gli servono vengono prodotti in meno tempo, xciò aumenta il valore. Modi: divisione del lavoro, macchinari perfezionati, miglioramento delle tecnologie. Quando introduciamo una macchina che produce di + nel plus lavoro aumenta il plus valore xchè sono aumentati i tempi di produzione.
Questo aumento del plus valore crea anche problemi economici: disoccupazione e crisi di sovrapproduzione xchè il mercato potrebbe non assorbire il prodotto in + e crea anche la caduta tendenziale del profitto xchè x acquistare i macchinari + perfezionati, l’imprenditore è costretto ad aumentare il capitale costante, xciò D’ – D sarà una quota inferiore e quindi il profitto diminuisce.
Il lavoro alienato è un lavoro forzato che non ha nulla a che vedere col lavoro naturale. Il lavoro dell’operaio non serve + come lavoro naturale x produrre beni x sé, ma x l’imprenditore e crea la condizione di alienazione che x M. è qualcosa di + di questo. E’ alienato rispetto al prodotto, xchè il lavoratore produce un prodotto di cui non può usurfruire, poi il suo lavoro aumenta il capitale che aumenta la sua sottomissione, lavora contro sé stesso. E’ alienato contro la sua naturale attività xchè lavora x un altro e diventa una specie di strumento con altri fini ed in un altro modo. E’ alienato rispetto al capitalista che lo sfrutta e considera un mezzo. X questi motivi, un aumento salariale non risolve il problema, xchè non recupera la dignità umana, rappresentata dal lavoro naturale. Su piano sociale c’è, in virtù della concorrenza, una diminuzione degli appartenenti alla classe dei capitalisti x cui il capitale tenderà ad accentrarsi in un numero di mani sempre minore e porterà ad un aumento dei proletari. L’aumento dei proletari determina una svalutazione della forza lavoro, xciò ulteriore disoccupazione. L’introduzione di tecnologie + avanzate determina un abbassamento dei prezzi dei prodotti, quindi diventa inferiore anche il salario xchè x sostentare il lavoratore x un giorno ci vorrà un valore minore, anche xchè i prodotti che gli servono x mantenersi in vita costano meno. Questo mette in crisi la borghesia, che un tempo era classe rivoluzionaria nei confronti dell’aristocrazia fondiaria, M. dice che la borghesia assomiglia allo stregone che non è + in grado di dominare le forze sotterranee da lui evocate, cioè ha creato a proprio vantaggio il proletariato, ma questo le si rivolgerà contro.
Il proletariato ha il destino di diventare classe rivoluzionaria, la rivoluzione dei proletari dovrebbe far cessare il predominio di una classe su un’altra e promuovere la liberazione dell’intera umanità (si ricollega a Trosky e Lenin, che volevano una rivoluzione in tutto il mondo). Coscienza di classe e rivoluzione.
C’è la soppressione della proprietà privata e l’attuazione di una società senza classi e ribadisce che si arriverà alla formazione del comunismo, dicendo che “il comunismo x noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà confermarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”, succederà inevitabilmente.
Come si dovrebbe arrivare a questa nuova società? Ci sarà una fase intermedia, la dittatura del proletariato, in cui il proletariato si impadronisce delle strutture dello stato ed i mezzi di produzione diventano propri dello stato. Questo proletariato prenderà dei provvedimenti che servono x passare da una società all’altra → espropriazione della proprietà fondiaria, introduzione di un’imposta progressiva (cioè che aumenti l’aliquota con l’aumento della ricchezza). C’è ancora gente che ha denaro e su queste si mette quest’imposta. Si abolisce il diritto di sucessione, confisca dei beni degli emigrati e ribelli, accentramento del credito in mano allo stato con creazione di un’unica banca nazionale, contro le banche private, sviluppo delle fabbriche, miglioramento delle strutture di produzione e delle tecniche agricole, obbligo di lavoro x tutti (ognuno nel settore di sua competenza), istruzione pubblica gratuita ed eliminazione totale dei bambini dalle fabbriche. Tendono ad eliminare la proprietà privata ed a correggere le storture portate dalla rivoluzione industriale. La nuova società sarà senza classi. X M. questo alla lunga porterà ad una naturale estinzione dello stato xchè questo ha sempre avuto la caratteristica di tutelare gli interessi della classe dominante e la sua espressione. Quando non ci sono + classi, la funzione dello stato viene meno e ci sarà un’estinzione naturale. Il grande problema che rimane aperto è di ordine filosofico, xchè se la dialettica è la legge della storia, e la legge della storia è la lotta di classe ed è sempre stata così, non si capisce come possa perdere la sua molla, eliminando la lotta di classe, viene meno la dialettica. (anche x Hegel era così)
SCHOPENHAUER (1788 – 1860)
OPERE:
1813 → “Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente”
1818 → “Il mondo come volontà e rappresentazione”
1820 → “Sulle 4 distinte specie di causa” (dal 1820 S. tenta di tenere a Berlino dei corsi in antagonismo contro Hegel, ma nessuno va a sentirlo)
1836 → “La volontà e la natura”
1840 → “La libertà del volere” e “Il fondamento della morale”
1851 → “Panerga e Paralippomena” (cose aggiunte e tralasciate)
1858 → “Schopenhauer e Leopardi”, saggio di De Santis
S. conosce Leopardi, ma non è detto che Leopardi conosca S.
Tutto il suo discorso ha il tentativo di superare l’idealismo. S. ha definito i 3 idealisti “3 impostori, 3 ciarlatani, 3 sofisti”. Queste accuse derivano dal fatto che l’idealismo ha nascosto la realtà, la dialettica ed il resto sono un’illusione filosofica x celare agli uomini la realtà. S. critica l’affermazione “tutto ciò che è reale è razionale”, xchè x lui nella realtà ci sono molti aspetti irrazionali che H. non aveva considerato. Questi, x S., sono la prova tangibile che la ragione non può spiegare tutto, inoltre è critico nei confronti di H. xchè ha reso la filosofia serva dello stato prussiano, l’ha messa al servizio della politica e H. è un sicario della verità. Ha avuto successo H. xchè si è messo al servizio dei potenti. Ci vuole una filosofia non remunerata. In questo contento l’unica cosa giusta è che la filosofia torni a Kant, superare l’idealismo e recuperare gli elementi + importanti della filosofia kantiana. Parlando di K. non possiamo non parlare del rapporto fenomeno / noumeno, x S. il tentativo dei filosofi kantiani di superare questo dualismo è errato, questo dualismo va mantenuto, non superato, xchè le grandi filosofie si basano su questo tipo di dualismo e qui riprende Platone (essere / divenire). Dobbiamo riprendere questo dualismo, partire da una realtà che sembra in un modo, ma che è diversa. Il fenomeno è una realtà soggettiva. Kant e Platone sono x S. i grandi maestri della filosofia occidentale, preceduti dalle filosofie orientali. S. aveva conoscenza delle filosofie orientali che si basano sulla differenza tra la realtà come la percepiamo e come è realmente. La realtà è un velo che nasconde la vera realtà; nel Buddhismo si parla di velo di Maia, ossia, un aspetto della realtà che ci nasconde l’essenza della metafisica. Comincia ad essere evidente una matrice kantiana ed anche un allontanamento; K. dava al fenomeno una valutazione positiva, la conoscenza fenomenica era valida. X S. il fenomeno è ciò che ci nasconde la vera struttura metafisica del reale, da un lato il discorso è kantiano (x il rapporto fenomeno / noumeno), ma dall’altro c’è un superamento xchè c’è una valutazione diversa del fenomeno e c’è un atteggiamento diverso nei suoi confronti. X S. il fenomeno va superato, non è il punto d’arrivo come x K. Il mondo ci appare come fenomeno, cioè come rappresentazione, abbiamo una visione soggettiva; queste strutture conoscitive sono le forme di cui parlava K. Mentre K. distingueva spazio e tempo, S. riduce le categorie alla sola categoria di causa che, x lui, è la fondamentale; x la sensibilità c’è come x K. spazio e tempo. Attraverso queste categorie conosciamo fenomenicamente la realtà. Al di là della conoscenza fenomenica supponiamo la cosa in se che xò non può essere conosciuta attraverso la conoscenza fenomenica. K. si era fermato qui dicendo che la cosa in sé non è conoscibile, S. non accetta questa rinuncia, vuole superare il fenomeno ed arrivare alla dimensione metafisica. X S. è possibile x l’uomo arrivare alla conoscenza metafisica attraverso la introspezione; dice che se fossimo teste d’angelo alate, cioè solo conoscenza, non potremmo arrivare alla dimensione metafisica xchè saremmo pura conoscenza. In realtà abbiamo anche il corpo, e x questo possiamo guardarci dal di dentro, intuire il nostro interno. Questo nostro essere corpo vuol dire che anche noi siamo oggetto di conoscenza fenomenica, ma la conoscenza fenomenica rimanda a quella noumenica, possiamo avere di noi una conoscenza fenomenica, ma con l’introspezione possiamo avere una conoscenza noumenica, xchè possiamo guardare dentro a noi stessi, l’introspezione è la chiave x scoprire il principio metafisico che è alla base del nostro essere fenomeno.
Cosa ci troviamo dentro: noi siamo essenzialmente fatti di volontà, di vita, azione, passione, avere, c’è in ognuno di noi questo impulso molto forte che non possiamo frenare, che ci spinge a vivere.. La volontà è il nostro principio di vita, un principio metafisico, è il nostro noumeno. Il principio nuomenico è uno solo, x analogia se la volontà è il nostro principio primo, lo è anche di tutti gli esseri, è il principio metafisico. Abbiamo identificato il noumeno con la volontà.
Caratteristiche: sappiamo di non potere conoscere con le categorie di spazio, tempo e causa, è perciò aspaziale, atemporale ed acausale. E’ al di fuori dei parametri della nostra razionalità, è irrazionale. E’ un’energia, un impulso che spinge tutti gli esseri ad agire, xchè è proprio attraverso la presenza della realtà fenomenica che la volontà trova la sua attuazione. (tutto ciò che è reale è irrazionale) Tutto ciò che esiste agisce xchè spinto da un impulso irrazionale. La realizzazione di qeusto principio avviene in tutti gli esseri prima nelle specie e poi negli individui ed è una realizzazione gerarchica, partenndo dal mondo inorganico fino all’uomo.
Come si manifesta la volontà negli esseri? E’ la lotta, tutti gli esseri lottano tra di loro, sia fra gli esseri della stessa specie e sia di specie diverse, questa lotta è generatrice di dolori e questa sofferenza è x tutti gli esseri, nell’uomo, in +, c’è la consapevolezza del dolore. Tutti gli esseri soffrono, l’uomo sa di soffrire e sa xch+, più l’uomo è colto, + soffre. L’essenza del dolore sta nel fatto che essendo la vita volontà, volere, desiderare, sentire la mancanza di qualcosa, e quando ci manca qualcosa soffriamo. Il primo dolore derica dal sentirci mancanti di qualcosa. L’appagamento del desiderio genera una sospensione del dolore, ma immediatamento sorgono altri desideri intervallati da momenti di noia. Ciò che si chiama gioia è una momentanea sospensione del dolore. La vita è dolore, vale x tutti gli esseri viventi, si può pensare che questo pessimismo possa portare all’esaltazione del suicidio, ma x S. il suicidio non è una soluzione, xchè chi si suicida non rifiuta la vita, ma non accetta le condizioni in cui è costretto a vivere, sul piano personale il suicidio non porta ad una soluzione e nemmeno sul piano metafisico, quando una persona si uccide, elimina solo una manifestazione fenomenica della volontà che continua a manifestarsi negli altri esseri.
Alcuni fatti sono collegati a falsi miti ed illusioni. X S. uno dei + forti è l’amore, xchè gli uomini si amano, si innamorano xchè sono spinti dalla volontà x promuovere l’accoppiamento, la riproduzione e la nascita di nuovi esseri che lottano, soffrono ecc, questa è la manifestazione della volontà. Apparentemente gli uomini pensano di innamorarsi liberamente, ma invece l’innamoramento è istintivo e finalizzato all’accoppiamento. Lo stesso x i sentimenti buoni, in realtà l’uomo è egoista e malvagio e vivere con gli altri manifestando sentimenti positivi è un mezzo x appagare i propri bisogni, gli uomini tendono a servirsi degli altri, vivono con gli altri xchè ne hanno bisogno. Tipico esempio del rapporto tra uomini è la schiavitù, rapporto che hanno / vorrebbero avere con gli altri. Si tende a schiavizzare gli altri. Tanto + l’uomo si rende conto di questo, tanto + soffre e sfocia in una condizione di estremo pessimismo. Pensare che i nostri fini, progetti sono illusioni, renderci conto che siamo spinti alla sofferenza non può che portarci al pessimismo. L’uomo non accetta questo dolore e cerca un modo x attenuarlo ed eliminarlo. S. suggerisce soluzioni che potrebbero rendere meno forte il dolore, dare momenti di stasi al dolore. Ci sono 3 tentativi, l’uomo può fare, senza garanzia:
1- Arte → intensa nella concezione kantiana e romantica, come l’uomo che disinteressatamente contempla l’opera d’arte. Xchè può attenuare il dolore? Se noi ci poniamo di fronte all’arte in modo disinteressato, non ci poniamo come volontà, desiderio, x il piacere di guardarla metto a tacere la volontà, è un momento in cui non voglio e non sento la mancanza di nulla, non soffro.
2- Morale → x S. l’uomo soffre xchè è consapevole di essere uno strumento nelle mani della volontà e dato che è egoista, tende a chiudersi nel proprio dolore come se fosse l’unico a soffrire ed in questa sua smania di volere, si scontra con gli altri uomini. Un modo x soffire meno è quello di rendersi conto che anche gli altri soffrono, superare il proprio egoismo ed avere verso gli altri un atteggiamento di simpatia, capire che la stessa sorte accomuna tutti ed arrivare alla compassione, che deriva da “compatire”, soffrire insieme, come se l’idea che soffrire insieme attenui il dolore xchè è un modo di lottare meno con gli altri, vedere negli altri qualcuno con gli stessi problemi e si dovrebbe arrivare a soffire x gli altri e non x noi, comunque la nostra sofferenza continua ad esserci.
3- Realizzazione del santo e o dell’asceta → il santo è il santo cristiano, l’asceta è delle religioni orientali. S. prende lo stile di vita di questi, però il discorso religioso lo elimina, xchè era ateo, dice che Dio è uno di quei miti che si è creato l’uomo x dare spiegazioni alla sua esistenza, Dio è la trasposizione della volontà, in modo positivo, è una creazione degli uomini che hanno tradotto la volontà in qualcosa di positivo. Dio è provvidenziale. Il santo o l’asceta non ha nulla di religioso, x S.lo stile di vita del santo e dell’asceta può neutralizzare la volontà, quasi trasformarla in noluntas.
L’ascesi mistica è uno stile di vita, è un’ascesi che si attua con un certo stile di vita, la neutralizzazione degli istinti, mortificarli e non sentirli. L’elemento fondamentale è la castità che rappresenta l’interruzione del ciclo di riproduzione. Non nasce dal non rispondere all’istinto, dovrebbe succedere che l’uomo riesca ad estraniarsi dalla vita e dovrebbe arrivare al nirvana, stato di beatitudine dove arriverebbe a capire che tutto quello che stimola i nostri desideri, le cose concrete, sono pura illusione ed allora il mondo diventa un puro nulla, ma diventa ciò che in effetti è, xchè il mondo è volontà e rappresentazione, ma la rappresentazione è l’illusione che copre la realtà. Ciò che esiste è la volontà. Il nirvana è la piena consapevolezza che viviamo in un’illusione. Raggiungiamo la felicità negativa, cioè la mancanza di dolore.
KIERKEGAARD (1813 – 1855)
Figlio di un pastore protestante, che lo alleva in un clima di severità che provoca un rapporto conflittuale col padre e viene fuori una personalità un po’ nevrotica. Si laurea in teologia x fare il pastore, ma rinuncia, nel 1840 con una tesi sul concetoo dell’ironia (con forti aperture filosofiche, è la sua prima opera). Si fidanza con Regina Olsen ed alla visigila del matrimonio rompe il fidanzamento. Si reca a Berlino a sentire lezioni di Shelling, ma rimane deluso.
OPERE:
1843 → “Aut aut”, “Il diario di un seduttore“, “Timore e tremore”
1844 → “Il concetto dell’angoscia”, “Briciole di filosofia”
1845 → “Stadi sul cammino della vita”
1846 → “Postilla conclusiva non scientifica”
1849 → “La malattia mortale”
1850 → “L’esercizio del Cristianesimo” (è una presa di posizione contro la chiesa danese, protestante, a cui rimprovera superficialità ed ipocrisia).
K. è una figura isolata che non può essere messo in una corrente, se non fra gli anti-hegeliani, in lui troviamo elementi suoi che non hanno rapporti con la filosofia del periodo. I temi antihegeliano sono esistenziali, lui viene definito un esistenzialista anti litteram.
I temi esistenzialisti sono fondamentali x lui, al centro della filosofia c’è la figura dell’uomo K., ruota intorno a lui. Nelle sue opere emerge che dalle 2 rinunce viene fuori che lui dice che è stato costretto a rinunciare xchè sentiva una oscura minaccia, una spina nelle carni, una maledizione che gravava sulla sua famiglia. Questi sono un’ossessione che lo ha accompagnato x tutta la vita. Ipotesi degli storici: partendo dalla morte della madre giovane, sembra che lui durante la malattia della madre abbia scoperto il padre con un’altra, ma ciò che lo ha sconvolto era stato il contrasto tra la sua severità e questo comportamento privo di rigore. Non ha avuto coerenza K. Se così fosse, si spiegherebbero i tentativi di fare scelte. Ammesso che non sia vera, l’ossessione ci può far capire xchè non ha portato a terminare i progetti.
Rifiuta l’idealismo di Hegel. Parlando del sistema di H., K. dice che ha un fondamento ridicolo, xchè H. ha dimenticato di inserirvi l’unico elemento che veramente conta, cioè il singolo individuo, H., infatti, ha sempre parlato dell’uomo in generale. K. vuole sviluppare una filosofia che abbia il singolo individuo come punto nodale. Altro elemento che non accetta è che la dialettica è giocata sull’ottimismo razionalistico (tutto ciò che è reale è razionale). In questo tipo di dialettica il negativo, male, ecc, vengono sintetizzati e trovano il loro ruolo positivo nel disegno razionale positivo, l’errore perde il suo essere errore. X K. questo tipo di soluzione non è detto che sia sempre praticabile e che poi il singolo individuo viva la situazione in cui si trova ad essere in questo disegno positivo, ma x il singolo gli aspettti negativi rimangono al di là del disegno in cui sono inseriti. Considerazione degli elementi che riguardano il singolo individuo, tipico dell’esistenzialismo.
Non c’è rapporto fra le impostazioni di H. e di K. Considerando le cose in generale, il discorso di H. funziona; se consideriamo il singolo individuo la filosofia diventa impotente a spiegarci il singolo, xchè è in grado di fare discorsi generali. Una filosofia che riguarda il singolo non può trovare aiuto nelle impostazioni classiche della filosofia, e cosè K. cerca di dirci come può essere la filosofia in modo esistenziale. L’elemento + importante è la considerazione che la necessità era alla base della filosofia di H. L’esistenza del singolo non può essere spiegata con la necessità; ciò che caratterizza l’esistenza del singolo è l’assenza di ogni necessità, la categoria che viene opposta alla necessità è la possibilità che si concretizza nella scelta. La scelta rappresenta la costante della vita, ossia ogni momento siamo portati a scegliere; queste possibilità di scegliere rappresentano la nostra libertà. E il fatto di dover sempre scegliere è uno degli elementi + problematici nell’esistenza di un individuo, xchè anche la scelta + banale, quella che ci propone opzioni, si presenta a noi col carattere del riscio e paralisi: l’uomo è continuamente costretto a fare delle scelte, ogni scelta ha la caratteristica che noi possiamo avere tante possibilità, ma la scelta comporta sempre o la scelta positiva (che sì) o negativa (che no). Non sappiamo mai se facciamo una scelta giusta o sbagliata, il problema è dell’angoscia che ci prende sapendo che quella scelta che stiamo facendo esclude tutte le altre. La scelta è sempre irrazionale, cioè noi spesso agiamo così: ci proponiamo molte possibilità ed analizziamo i pro ed i contro, analizziamo razionalmente, ma quando decidiamo le nostre valutazioni razionali vengono messe da parte (salto nel buio). Questo tipo di situazione genera angoscia, cioè un’inquietudine indefinita, senso di disorientamento, l’angoscia esclude la paura definita di qualcosa, so di cosa e xchè ho paura, mi impaurisce, ma non mi angoscia. L’angoscia è paura di qualcosa di cui non si sa come andrà a finire, è timore dell’indefinito. L’angoscia può coinvolgere tutta l’esistenza. Atteggiamento che scaturisce dal rapporto tra uomo e cose che lo circondano. Esiste anche un rapporto che si instaura con se stesso, è quello dei grandi temi esistenziali: quale è il suo destino, ecc, ecc, si fa domande a cui non sa rispondere xchè le risposte sarebbero tante, l’uomo non sa scegliere, allora l’individuo prova disperazione, di fronte alle grandi domande esistenziali del nostro io, cadiamo nella disperazione che che viene definita la “malattia mortale dell’io”, è “l’eterno morire senza mai morire”, “vivere la propria morte, vivere la morte dell’io”, la sofferenza che derica sa una morte che non è mai definita e risolutiva. Questo si prova ogni volta che ci chiediamo quale è il significato della nostra esistenza; la nostra vita è un alternarsi di angoscia e disperazione.
K. cerca di darsi una spiegazione all’angoscia ed alla disperazione. X lui tutto sarebbe da collegarsi al Peccato Originale, che può essere l’esempio emblematico di come l’uomo si è rapportato col mondo e se stesso, dato che il Peccato Originale è stato compiuto dal primo uomo, ma is è abbattutto su tutti gli altri, potrebbe essere una spiegazione del xchè gli uomini vivono così (non è un’interpretazione classica). Parte dalla condizione esistenziale in cui si trova Adamo di fronte al divieto. Adamo era innocente e non sapeva la differenza fra bene e male, non doveva nemmeno scegliere, ad un certo punto Dio interviene col divieto, qui interviene la possibilità di scelta. Adamo si trova di fronte x la prima volta a dover scegliere. Rispetto afli uomini dopo è in svantaggio xchè non è in grado di rendersi conto della conseguenza della sua scelta xchè non conosce la differenza fra male e bene, sa la situazione in cui si troverebbe accettando il divieto, ma non sa l’altra. Nno sapere cosa c’è dopo la scelta. Questo ripropone l’ambiguità delle scelte degli uomini, dopo che però possoon fare delle ipotesi. Adamo, curioso, sceglie di disobbedire. Il Peccato Originale è l’atto di scelta x eccellenza, xchè + di qualsiasi altro è un salto nel buio, xchè Adamo non sa dove questa scelta lo porterà. La teologia del Cristianesimo dice che il Peccato Originale viene ereditato come marchio da tutti gli uomini, x K. questa interpretazione non è accettabile, nascere col marchio compiuto da Adamo non è giusto, ci deve essere qualcosa che rievochi questo peccato ogni volta che nasce un uomo; x K. bisogna trovare il motivo di questo, che è + vicino all’uomo di quanto lo sia il Peccato Originale, x K. è vero che l’uomo nasce col Peccato Originale, xchè viene rievocato nel momento in cui l’individuo viene concepito, il Peccato Originale diventa l’atto sessuale, che è ciò che imprime al bambino il Peccato Originale, xchè ripete il peccato di Adamo, l’uomo si oppone a Dio, xchè diventa creatore. Si potrebbe obiettare che il bambino non ha scelto di essere nato, comunque quel peccato con cui nasce è stato commesso dai suoi genitori e non da lui. Questo peccato è opporsi e ribellarsi a Dio. L’uomo ha anche questo problema del peccato, l’uomo vorrebbe ricostruire questo rapporto, ma il peccato può riproporsi. K. dice che bisogna trovare una soluzione xchè vivere sempre nell’angoscia e nella disperazione è inaccettabile. K. propone alternative d’esistenza, trattate in “Aut Aut”, 3 alternative che sono scelte che si possono fare indipendentemente l’una dall’altra, ma non è detto che sono risolutive x tutti, dato che K. parla del singolo.
1- Vita estetica → ha come simbolo il seduttore, l’esteta, è la vita di chi vive alla giornata, sempre alla ricerca del piacere, cogliendo al volo ogni occasione che gli si presenta, alla ricerca di novità ed avventure, disimpegnato, non si preoccupa del futuro, non si occupa delle contraddizioni dell’esistenza, si lascia guidare dalla fantasia ed è apparentemente felice. Ma in realtà la vita estetica è continuamente insidiata dalla noia, la ricerca continua della novità, avventura, ecc. sono elementi che diventano difficili da perseguire, l’eccezionalità lo è xchè capita 1 volta, se ripetuto diventa banale ed allora l’esteta inizia a porsi problemi, non trova soddisfazione in questa vita ed inizia ad annoiarsi, a farsi domande sul senso della sua esistenza, ad avvertire l’ansia di una vita diversa, ma cade nella disperazione e si dispera, questa disperazione può portarlo a fare un salto nel buio, ma x arrivarci, bisogna arrivare alla disperazione totale.
2- Vita etica → un’altra alternativa, rappresentata dal marito (antitesi del seduttore), sceglie la vita del dovere, del lavoro, della famiglia, è ligio, vive una vita stabile, di routine, ciò che non c’era nella vita estetica, appartiene ad un gruppo sociale, una chiesa, è conformista, incarna l’universale hegeliano, tende a scopi alti, accetta di essere un elemento accidentale in un disegno universale e svolge questo suo compito, nella sua vita non c’è nulla di eccezionale è tutto legato alla routine ed apparentemente non ha problemi. Ma non va bene così, xchè l’uomo comincia a rendersi conto che la sua dedizione al dovere ed ai valori elevati alla fin fine non servono a nulla, si accorge di essere impotente di fronte al male, cerca di sfuggire a questo senso di vuoto rifugiandosi nel conformismo, ma non può sfuggire alle sue domande e quando inizia a farsi domande ed arriva a pensare di aver scelto questa vita, si pente di averla scelta e queste domande esistenziali lo conducono alla disperazione che deve essere vissuta fino in fondo x fare un altro salto nel buio.
Può darsi che un individuo passi dalla vita etica a quella estetica, x esempio.
3- Vita religiosa → è rischiosissima. Non vuole dire appartenere ad una chiesa. La figura emblematica è Abramo, ci si riferisce all’episodio in cui Abramo riceve l’ordine da Dio di uccidere il figlio Isacco senza motivazione, è un ordine innaturale, immotivato e contro la legge. Abbiamo un uomo che se obbedisce a Dio va contro la legge naturale ed umana, scegliere di obbedire a Dio vuol dire fare una scelta di solitudine, da cui non si può tornare indietro. Abramo non sa xchè Dio gli ha dato questo ordine, ma decide di uccidere Isacco, ma alla fine Dio lo ferma. Questa scelta determina l’esclusione dalla comunità. Abramo è il simbolo di questa vita xchè la scelta religiosa, che lega l’uomo a Dio, è rischiosa xchè vuole dire rompere col principio etico, uscire dalla comunità, fare una scelta di solitudine, è un rapporto privato fra singolo e Dio, è la scelta della fede che non si può spiegare razionalmente. E’ rischiosa xchè solo alcuni uomini sono stati scelti da Dio x poter fare questa scelta, ma chi la prova non sa se è chiamato a farla, il rischio è di fare una scelta alla quale non si è chiamati da fare. Chi è chiamato può rompere con il resto x creare questo rapporto. L’unico segno di essere scelto, non certo, è la disperazione profonda da cui può scaturire la fede. Non è scientificamente vero, non è detto che chi si dispera profondamente sia il prescelto. Supero l’angoscia xchè è Dio che ha fatto la scelta, non io, la fede è paradosso e scandalo, e Cristo ne è il simbolo, xchè è Dio, ma vive e muore come un uomo.
Confronto tra religione fondata con fede assoluta e quella religione di matrice hegeliana (della destra) che si basava sulla razionalizzazione: là c’era una religione che faceva proprio il principio razionale, in k. la fede è paradosso e scandalo, prima era razionale, ora è salto nel buio.

Il Positivismo. (metà dell’800) [= filosofia della concretezza]
E’ un movimento che si può collegare alla filosofia anti-Hegeliana, xchè presenta una critica nei confronti di H., ma ha un’impostazione diversa, dell’Idealismo rifiuta l’atteggiamento contrario alla scienza, che era un fondamento. Ai positivisti non interessa trovare lo spirito, positivo = concreto. Non è solo un movimento antihegeliano, ma trova collocazione in un’epoca dove la scienza fa enormi progressi, era xciò logico che la filosofia cambiasse ed usasse la scienza x risolvere problemi filosofici. Il progresso della scienza nasce dalla seconda metà del ‘700, ma è ora che si iniziano a raccogliere i frutti, è il momento in cui la 2ª Rivoluzione Industriale si sta diffondendo in Europa. Qualche scienziato del Positivismo: La Place, Gauss, geometrie non euclidee, Ampere, Carnot (2° principio della termodinamica), Gay-Lussac, Petit, Doulong, Woiler, Liebig (chimici), Lamark, Darwin, Mendell, Bernardt, Pastour.
Ne “L’origine della specie” di Darwin, per la prima volta, si è detto in modo scientifico che le specie viventi sono frutto di un’evoluzione millenaria, in questo modo si ha un’emarginazione di Aristotele, che aveva detto che gli esseri viventi erano dotati di un’anima vegetativa.. ecc..ecc.
Quest’opera ha influenzato le scienze ed anche la filosofia. La filosofia è un tentativo di superare l’idealismo e di opporre a questo rifiuto della scienza un ruolo predominante della scienza, c’è una sorta di ritorno all’Illuminismo, c’è fiducia nei progressi della scienza. Durante il Positivismo i successi della scienza fanno pensare che la metodologia scientifica sia vincente e se ha avuto tanto successo nel campo delle scienze, la si può usare in quei campi in cui non è ancora stata usata, quindi in quei problemi filosofici. Se pensiamo ad una filosofia che recupera il metodo scientifico, allora pensieamo ad una filosofia che ha una base empirica, si basa su un dato concreto, sull’esperimento e c’è la rinuncia a qualunque forma di metafisica, poi la filosofia, che non è più scienza onnicomprensiva, deve far suoi i risultati della scienza e coordinarli. E’ anche il momento della 2ª Rivoluzione Industriale, che presenta tratti diversi a seconda dei paesi in cui si sviluppa, quindi in Inghilterra, che ha già vissuto i problemi della 1ª Rivoluzione Industriale, li hanno in parte superati. Alcuni paesi stanno vivendo x la prima volta la Rivoluzione Industriale e vivono tutte le sue contraddizioni (in Francia si sviluppa una filosofia che parte delle contraddizioni socio-economiche della Rivoluzione Industriale) che l’Inghilterra ha superato. Si sviluppano, perciò, 2 correnti positivistiche diverse, una francese e l’altra inglese.
Partendo dalle contraddizioni sociali della Rivoluzione Industriale, ciò che propone la filosofia è dare alla metodologia scientifica il compito di risolvere questi problemi sociali. Il nucleo forte dei Positivismo francese è la Sociologia, ossia la scienza che si fa carico dei problemi sociali e cerca di risolverli con la scienza. L’idea di fondo è che come ci sono leggi nella scienza, ci sono anche nella storia e nella società, xciò se le scopriamo riusciamo a governare anche loro. La filosofia si mischia alla scienza ed il loro confine diventa molto labile. C’è un ottimismo in campo scientifico e sociale, che spesso, xò, sarà smentito dai fatti.
C’è una situazione di base diversa dal punto di vista economico e sociale.
POSITIVISMO FRANCESE → fa sua l’atmosfera sociale ed economica dove la Rivoluzione è in sua espansione, dove la conflittualità sociale è molto accentuata. E’ il tempo delle teorie socialiste idealiste. Tutto il potenziale della scienza va spostato sul piano sociale. Questo ottimismo diventa un atteggiamento acritico nei confronti della scienza xchè non ci si rende conto dei limiti oggettivi della scienza e questo può diventare illusorio. Dire che ci sono problemi sociali e che la scienza riuscirà a risolverli vuol dire minimizzare i problemi, quasi ignorarli, arriviamo alla contraddizione che si crede di risolvere scientificamente questi problemi che alla fine arrivano ad una considerazione parziale ed illusoria, pensare che una scienza possa risolvere questi problemi vuol dire non considerarli x quello che sono. Comte è il maggiore rappresentante e non è riuscito a dare delle soluzioni. La linea di continuità ideale è quella dell’Illuminismo e del Razionalismo.
POSITIVISMO INGLESE → è evoluzionistico, ha come punto nodale le teorie di Darwin e Lamark che trovano in filosofia una concretizzazione in Spencer. E’ più accentuato l’empirismo. Si parte dalla teoria dell’evoluzionismo e si tenta filosoficamente di considerarla in tutte le discipline, fermo restando che alcune situazioni sociali sono state accettate e questo fa sì che l’evoluzionismo non sia solo della specie. Biologicamente: il più forte prevale sul più debole, ma trova una collocazione anche su piano sociale: il forte prevale ed il debole soccombe. Il Positivismo Inglese legge questo in senso positivo xchè questo è il progresso, va bene che qualcuno “faccia da piedistallo a qualcun altro”. [si collega a Verga, il ciclo de “I Vinti”]
[VEDERE appunti sulla crisi del Positivismo]
Nietzsche (1844-1900)
OPERE:
1872 → “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”
1873 → “Le considerazioni inattuali” (sono 4, la + importante è “Sull’utilità e il danno della storia x la vita”)
1878 → “Umano, troppo umano”
1881 → “Aurora”
1882 → “La gaia scienza”
1883 / 1885 → “Così parlò Zarathustra”
1885 → “Al di là del bene e del male”
1887 → “Genealogia della morale”
1888 → “Il caso Wagner”
“Il crepuscolo degli idoli”
“L’anticristo”
“Ecce Homo”
“Nietzsche contra Wagner”
“I ditrambi di Dioniso”
Nel 1889 cade vittima di un attacco di follia, a Torino vede un vetturino che picchia un cavallo, va dal vetturino e gli prende un ictus che lo rende un vegetale, forse era una conseguenza della sifilide. Stava componendo “La volontà di potenza”, di cui ci sono rimasti appunti sparsi. La sorella, Elisabeth Foster (antisemita, razzista, che diventerà fanatica di Hitler), riordina questi appunti e parà pubblicare quest’opera in cui N. appare come antisemita, nazionalista e precursore del Nazismo. Dopo che muore, la sorella mette su una specie di museo, con un archivio che verrà usato in appoggio al Nazismo. Le sue opere sono giunte in Italia negli anni ’50 e si è riusciti a capire bene la sua idea. E’ assurdo parlare di precursore del Nazismo ed anche di un appoggio alla teoria del Superuomo di D’Annunzio (edonismo), xchè x lui la vita era dolore e si riallaccia a Schopenhauer. Non possiamo collocarlo in una corrente, è una figura a sé che si distacca dalla storia della filosofia, non accetta i canoni di giudizio della filosofia e della storia correnti. Poi diventa complesso dare una linea di svolgimento al discorso di N.
Cosa lo collega a Schopenhauer: ne parla in + opere. N. recupera del discorso di S. l’idea che la vita sia dolore, di fronte a questa prospettiva S. aveva concluso che l’unico atteggiamento proposto era la rinuncia e la soluzione ascetica (rinuncia di fronte alla vita), N. non accetta la soluzione proposta da S., di fronte alla vita così com’è, N. propone un’accettazione totale ed entusiastica della vita, prendere atto che la vita è dolore ed irrazionalità ed accettarla entusiasticamente.
Questi elementi vengono messi in luce già nella prima opera, che propone un’analisi del mondo classico e greco, in tempo classico e romantico si era recuperata un’idea di armonia del mondo greco, che era equilibrato e sereno (ripreso anche da Hegel), dove l’uomo viveva in un equilibrio naturale. X N. questo aspetto proposto del mondo greco è solo uno dei suoi aspetti, è una facciata, che chiama l’espressione dello spirito apollineo (riferimento ad Apollo x la bellezza, armonia, equilibrio, ecc), ma esiste un altro aspetto, che anche questo aspetto ha celato, questo è l’aspetto dionisiaco (Dioniso –Bacco-, Dio dell’ebbrezza, disarmonico, l’antitesi del mondo greco), molto presente nel mondo greco tanto che i 2 aspetti si sono sintetizzati e hanno dato origine alla tragedia attica (maggiori esponenti: Eschilo, Sofocle, Euripide), x lui quella vera è quella che si esprime in Eschilo e Sofocle, Euripide è stato contaminato dalla razionalità e dalla filosofia, le sue tragedie tentano di superare l’assurdo della vita dando spiegazioni razionali, mentre Eschilo e Sofocle rappresentano la vita come caos, irrazionalità e dolore. X N. il meglio della cultura greca è stato espresso prima della filosofia, ai tempi dei miti. Poi è nata la filosofia, come tentativo di razionalizzare i problemi dell’esistenza, xchè si colloca nell’epoca in cui si supera il mito. Questo fa xdere il genuino significato del mondo greco; chi ha compiuto l’atto + negativo è stato Socrate, che è “il grande traditore dello spirito greco, è l’uomo teoretico caratterizzato da un eccesso di consapevolezza e raziocismo, intellettualismo e scientismo, tutti gli uomini teoretici sono posseduti dal forviante istinto di conoscenza”. Poi Platone ha recuperato il discorso di S. e ha negato gli aspetti dionisiaci dell’esistenza, Pl. Con S. ha inventato l’idea del bene, in + Pl. ha aggiunto a questa lo sdoppiamento della vita, x cui da un lato ci sono le passioni che vanno combattute xchè sono male e dall’altra c’è la razionalità che è la saggia rinuncia agli aspetti sensibili e materiali dell’esistenza (sdoppiamento tra anima e corpo). Platone ha sdoppiato anche la realtà, da un lato il mondo delle essenze, eterne, vere, indistruttibili, dall’altro il mondo degli individui, caduchi, meno veri rispetto all’idee, assimilabili al non essere. Poi dice N. questa concezione di Pl. viene ereditata dal Cristianesimo, che diventa la base di tutta la cultura dell’Occidente. Abbiamo un’arte greca che se correttamente intesa ha come nucleo lo spirito dionisiaco che viene nascosto dalla filosofia ed abbiamo ereditato tutto da S., Pl e dal Cristianesimo. Così abbiamo perso il vero significato dell’arte greca e della nostra vita.
“La nascita della tragedia” era dedicata a Wagner, e N. aveva visto in lui l’artista tragico x eccellenza, che era in grado di rinnovare la cultura contemporanea, ma poi la loro amicizia si spezza e N. dirà che l’ opera di Wagner è solo volta per ottenere successi.
In “Sull’utilità e il danno della storia x la vita” si pone l’attenzione allo storicismo e c’è una valutazione dello storicismo hegeliano, x N. non c’è nulla nella storia che giustifichi lo storicismo, che rappresenta solo una serie di illusioni secondo le quali la realtà si evolverebbe in modo razionale / logico e questa logica razionale dell’evoluzione della storia è distorcata dalla volontà individuale xchè la volontà dell’uomo non ha possibilità di incidere nella storia, “la libertà coincide con la necessità”, come diceva Hegel, sono illusioni storicistiche. E’ vero che questo può generare ottimismo, ma x N. questo genera effetti negativi, il conservatorismo politico, la passiva accettazione delle situazioni presenti, quest’uomo “saturo di storia esagera il senso del passato, e diventa impotente verso il futuro”, è condizionato dal peso della storia, perde la fiducia delle sue possibilità di agire e non agisce +, diventa fondamentale x N. un atteggiamento anti-storicistico ed affermare la propria libertà senza esser condizionati dal passato.
“Umano, troppo umano”, “Aurora” e “La Gaia Scienza” sono le sue opere di fase illuministica, xchè è la fase critica del suo pensiero, vuole fare un’indagine critica x distruggere i miti e le illusioni dell’uomo. Lo strumento è la ragione illuministica. In queste opere si parte dall’ipotesi che l’umanità nei secoli ha costruito una seri di dottrine, sistemi la cui legittimità ed onestà sono dubbie. Infatti vengono presentate come nobili, legate al sovraumano, e talmente elevate da riscattare ciò che nell’uomo è meno nobile: elementi materiali, istintivi, corporei, cioè, se l’uomo è capace di queste, l’uomo può riscattare parti meno nobili. X N. queste costruzioni elevate sono umane, troppo umane, cioè, sono state costruite dagli uomini x asservire altri uomini, o sono state costruite da una parte dell’uomo, quella razionale, morale, x schiacciare l’altra parte, quella istintiva. Esempio: i preti hanno inventato la religione presentandola in un certo modo, hanno detto che gli uomini che credono troveranno grande conforto e sostegno nella religione. Ma x N. l’hanno creata x dominare gli altri, x avere un potere che ha avuto effetti disastrosi sugli uomini. I filosofi hanno esaltato le facoltà cognitive, razionali dell’uomo mettendo in ombra l’aspetto esistenziale, si è messo in luce la dimensione cosapevole, non considerando ciò che è istintivo e non consapevole, anche qui con effetti negativi; N. dice che “la disonestà di base non è mai innocua”, n N. queste teorie vanno distrutte e va riaffermato tutto ciò che nell’uomo è naturale, tutto ciò che è vitale, istintivo, pulsionale, materiale, corporeo. La sintesi di questa fase la troviamo nei punti in comune tra le opere: emerge il rifiuto dell’idealismo (xchè privilegia l’astratto), delle dottrine che si basano sull’assoluto, sull’eterno, sullele cose in sé, dell’idea che la filosofia debba essere una critica permanente, del positivismo (x il mito del progresso), del meccanicismo (xchè parte dall’idea di un ordine), dello scientismo (x la fiducia esagerata nella scienza), delle tesi che il mondo sia ordinato, critica all’antropomorfismo della scienza: “l’universo non è né bello, né perfetto, né nobile, non mira ad imitare l’uomo” (l’universo è quello che è), processo alla morale. Sono elementi critici ed afferma che caratterizzano la civiltà occidentale, però la civiltà occidentale del suo tempo sta vivendo una profonda crisi, sta andando verso il Nichilismo, avviene xchè tutti i miti e le illusioni su cui si basava la nostra civiltà si stavano rivelando ciò hce sono, cioè miti ed illusioni. Si parla di spirito profetico, xchè fa delle affermazioni che non sembrano molto adatte al suo tempo, ma + x il futuro. Cita come elementi della civiltà che la portano al Nichilismo (cioè alla crisi dei valori), gli elementi trascendenti (ciò che è legato alla religione), tanto che annuncia la morte di Dio. Ne “La Gaia Scienza” c’è l’immagine di un uomo che gira in pieno sole con una lanterna accesa ed a chi glielo chiede dice che sta cercando qualcosa che non trova, cioè Dio, uno dei suoi interlocutori gli dice che Dio è morto xchè lo hanno ucciso gli uomini, l’uomo con la lanterna entra in ansia xchè gli uomini hanno ucciso Dio e rimangono senza punti di riferimento. X non rimanere smarriti, gli uomini hanno sostituito Dio con altri miti: miti della scienza, del progresso, di una società + giusta, ma questi miti sono illusioni, il progresso e la scienza si dimostrano impotenti a dare un significato alla felicità dell’uomo che si trova legato ad un lavoro alienante e diventa schiavo della logica capitalistica della classe dominante. Dio è morto, ed i miti che lo hanno sostituito sono falsi. La morte di Dio è l’evento che segna la fine degli antichi valori, i miti sostituiti a Dio stanno tramontando e questo porta ad una crisi di valori, bisogna cambiare gli antichi valori ed arrivare alla trasmutazione (o inversione) dei valori, ma x far questo è ancora necessario criticare e distruggere la morale corrente, che è la morale del Cristianesimo e della civiltà occidentale (che viene da Socrate e Platone, distinzione tra anima e corpo) e questa critica viene affrontata nella “Genealogia della morale”, che ci mostra da cosa è nata la morale ed è l’ultimo passaggio x superare anche l’uomo. Chi costruisce i nuovi valori è l’ oltreuomo. “L’unica vita che viviamo è la vita terrena, rimaniamo legati alla terra”. “La morale del risentimento dei deboli verso i forti”, morale nata dal fatto che gli uomini deboli, brutti, sono invidiosi di quelli belli e forti e tentano di far passare x virtù i loro difetti e dato che numericamente i deboli sono di +, sono riusciti ad affermare nel tempo l’idea che l’uomo virtuoso sia povero, debole, sofferente, il vinto. Quelli che sono forti, belli, che hanno successo vengono condannati da tale morale e solo gli altri hanno salvezza. Questa morale viene anche definita morale degli schiavi, x N. dalla distruzione di questi ideali inizia la trasmutazione dei valori, c’è la necessità di smascherare questa morale ed affermare ciò che è corporeo e terreno. Infatti l’uomo vive soltanto sulla terra, la sua vita è solo terrena, è solo corpo, l’anima non esiste, è un’invenzione, la vera dimensione dell’uomo è la corporeità.
Da “Così parlò Zarathustra” → “Delle 3 metamorfosi”:
c’è un cammello gravato di pesi, che accetta qualunque peso che gli viene caricato, non si lamenta. Di fronte a lui c’è un drago coperto di scaglie d’oro su ognuna delle quali c’è scritto “tu devi” (Kant). Il cammello è il simbolo dell’uomo occidentale, della morale corrente, che ha sempre di fronte il senso del dovere. Ad un certo punto si trasforma e diventa un leone ed inizia a distruggere tutto, mette in fuga il drago e si presenta con una forza che non si riesce a calmare. Il leone è il simbolo dell’uomo che si ribella e che distrugge i valori, l’uomo che si è reso conto della morte di Dio. Ma quest’uomo rimande senza valori e N. lo chiamerà “l’uomo + brutto”, non ha + punti di riferimento. Il leone si ritrasforma e diventa un fanciullo che ride e si pone entusiasticamente di fronte alla vita, accetta la vita senza alcun pregiudizio, è innocente, è il simbolo dell’oltreuomo.
Questo brano rappresenta il percorso compiuto dall’uomo, le tappe necessarie x arrivare all’oltreuomo. L’atteggiamento dell’oltreuomo nei confronti della vita è entusiastico, di chi ama la vita e la forza dell’oltreuomo si misura sulla sua capacità di accettare l’eterno ritorno, infatti il mondo, la realtà sono privi di ogni razionalità, tutto è caso e caos, l’unica certezza è l’eterno ritorno, cioè il fatto che questa vita come lo stiamo vivendo la abbiamo già vissuta molte volte e la rivivremo molte volte senza avere alcun ricordo. Ne “Della visione e dell’enigma” N. dice che il tempo non è lineare, ma è una circonferenza che viene percorsa continuamente. La storia inizia con un porta su cui è scritto “Attimo” e 2 strade che si diramano. Queste 2 strade si ricongiungeranno nonostante sembra siano opposte, xchè il tempo è un circolo e non una linea retta. Un pastore si addormenta sotto un albero, un serpente gli entra in bocca, si sveglia, ed arriva Zarathustra e dice che la salvezza del pastore è mordere la testa del serpente: il pastore lo fa, lo uccide ed inizia a ridere. Il pastore è il simbolo dell’uomo che si sente soffocato dall’idea dell’eterno ritorno, ma accettandola se ne libera xchè arriva ad amare la vita a tal punto da volerla rivivere un numero infinito di volte. (oltreuomo) L’uomo che sta cercando nuovi valori, quando si trova di fronte all’idea dell’eterno ritorno, può accettarla o no, xchè può buttarlo nella disperazione. L’oltreuomo lo ama (amor fati) xchè ama la vita in tutti i suoi aspetti, desidera ardentemente di rivivere la vita un numero infinito di volte, xchè la ama molto, corrisponde al fanciulle di “delle 3 metamorfosi”.
Questo uomo nuovo sarà capace di porre le nuove tavole dei valori che rappresentano il superamento dello spirito del risentimento (era il nucleo ispiratore della morale degli schiavi) xchè propongono i valori della vita terrena, negati dallo spirito del risentimento. I valori istintivi e vitali che hanno duplice valenza: non esiste il bene senza il male ecc. La differenza con il superuomo di D’Annunzio sta nell’accettazione totale della vita sapendo che il piacere è anche dolore, un uomo nuovo che non va solo alla ricerca del piacere, ma la vive nel bene e nel male.
Zarathustra è l’annunciatore dell’oltreuomo e del tramonto dell’uomo. L’uomo non è un punto d’arrivo, deve essere superato, non è un fine, ma è un ponte, “l’uomo è una corda tesa fra la bestia e il superuomo”.
“La volontà di potenza” rappresenta l’affermazione di questo uomo nuovo che si afferma con i suoi nuovi valori. Questo termine viene utilizzato come titolo dell’opera pubblicata dalla sorella, ma le 2 cose non sono da confondere.
E’ da escludere l’idea di una razza di superuomini.
Gli storici si sono chiesti se l’esito tragico della vita di N. possa essere collegato alla sua filosofia: forse questo tentativo di andare oltre l’uomo ha finito x portare N. di fronte ai suoi limiti.
Il successo della sua filosofia in tempi a lui contemporanei e nella seconda metà del ‘900 è da attribuire alla rinuncia, all’aria profetica, alla messa in luce di alcuni problemi che sono attuali.
FREUD. (Moravia, 1856 – Londra 1939, esule, è ebreo cacciato dall’Austria)
OPERE:
1895 → “Saggi sull’isteria”
1899 → “L’interpretazione dei sogni”
1901 → “Psicopatologia della vita quotidiana”
1905 → “Il motto di spirito e i suoi rapporti con l’inconscio”
“Tre saggi sulla sessualità”
“Frammento di un’analisi di isteria”
1913 → “Totem e tabu”
1920 → “Al di là del principio del piacere”
1921 → “Psicologia delle masse e analisi dell’ Io”
1923 → “L’Io e l’Es”
1924 → “Casi clinici”
1925 → “La mia vita e la psicanalisi” (autobiografico)
1927 → “L’avvenire di un’illusione”
1929 → “Il disagio della civiltà”
1938 → “Mosè e il monoteismo”
STORIA DELLA MALATTIA MENTALE:
Storicamente, a partire dal Medioevo, i malati di mente vivevano indisturbati nella società, emarginati, fuori dalla città: no cure, atteggiamento di indifferenza. Si pensava che la follia fosse un qualcosa di ispirazione divina. Col passare dei secoli ci fu un atteggiamento più ostile verso la follia (con il trionfo della ragione), perciò i folli venivano chiusi negli ospizi (che avevano ospitato lebbrosi, appestati). La follia sembra quasi una colpa, spesso il folle è criminalizzato. Tra il ‘600 ed il ‘700 la follia viene riconosciuta come malattia, ma fisica. Nell’ 800 nascono i manicomi, qui si comincia a pensare a curare queste malattie, con farmi ed elettroshock. Nella seconda metà dell’800 nasce la psicologia, come scienza autonoma, questo dà l’avvio alla separazione tra mente e corpo. Comunque si pensa che alla base della malattia mentale vi siano elementi organici. I primi cambiamenti si hanno all’inizio del 20° secolo con lo stuio dei casi di isteria.
Martin formula l’ipotesi che esistano malattie della mente indipendentemente dalle malattie organiche; Freud, laureato in medicina, vince una borsa di studio a Parigi e segue le sue lezioni. A Vienna collabora con un medico ed intraprende studi sull’ipnosi. Broiler e Freud lavoravano insieme, poi sono sorti contrasti. F. ha avuto poco successo, ed ha suscitato degli scandali. Nel 1920 ottiene una cattedra universitaria e nel 1933 tutti i suoi libri sono mandati al rogo dal nazismo. Dice che se fossero stati nel pieno del nazismo ci sarebbe finito lui al rogo. Rischiò qualcosa di simile se non che, arrivati i nazisti a Vienna, fuggì a Londra.
IL CASO DI ANNA O. :
Caso studiato da Boier e F. Ne parla in “Studi sull’isteria”. Anna O., paziente di Boier, soffre di sintomi isterici molto significativi:
- paralisi motorie
- turbe visive ed uditive
- anoressia
- afasia (= momenti di mutismo)
- idrofobia
- sdoppiamento della personalità
Studiando il caso, Boier si accorge che questi sintomi di Anna erano cominciati alla morte del padre, molto sofferta da lei. Questi sintomi erano apparentemente immotivati. Sotto ipnosi erano emersi tutti i motivi che avevano generato i sintomi; x esempio, la paralisi motoria alle braccia era dovuta alla posizione delle braccia in cui si era addormentata al capezzale del padre. Nel frattempo il padre si era sentito male e lei si sente, quindi, in colpa. L’idrofobia era dovuta al fatto che aveva visto in casa di conoscenti il cane che beveva nei bicchieri e lei era costretta a berci x educazione.
Anna aveva dimenticato tutti questi eventi emersi sotto ipnosi. Quando Boier ripeteva ad Anna il motivo dei suoi sintomi, essi cessavano, ma non definitivamente e elui comunque non li ricordava. Durante una seduta di ipnosi, Anna manifesta sentimenti amorosi nei confronti del medico che si spaventa e non tratta + il caso. Il paziente si innamora del medico xchè lo fa stare meglio, a questo punto il medico dovrebbe andare avanti e la cura accelerebbe i tempi e la riuscita della cura. → transfert. Però il medico può essere anche visto come genitore, quindi positivo, ma anche negativo.
Dopo il caso di Anna O. la collaborazione tra i 2 medici finisce: F. sostiene che oltre l’ipnosi sia necessario qualcosa in +, F. ipotizza che se il paziente, perfettamente cosciente, non sotto ipnosi, riuscirà a ricordare gli eventi-cause della sua “malattia” mentale.
L’ipnosi è un metodo catartico, catarsi = purificazione. F. cerca nuovi metodi.
Dal metodo catartico al metodo delle libere associazioni. Da tutto questo F. capisce che esiste l’inconscio. La nostra vita psichica non è solo legata alla coscienza delle cose. Ne “L’interpretazione dei sogni”, F. teorizza l’inconscio (→ nascita della psicoanalisi). Viene illustrata la struttura della nostra vita psichica = prima topica = definizione dei luoghi psichici.
Sulla base di questo studio, emerge che la nostra psiche è divisa in 3 zone:
1- Coscienza o conscio: luogo in cui ci sono i fatti psichici coscienti, ai quali noi prestiamo attenzione in quel dato momento → immediata coscienza.
2- Preconscio o subconscio: luogo in cui vi sono i fatti psichici che in questo momento non sono coscienti, ma che sono disponibili a diventarla se noi vi prestiamo attenzione.
3- Inconscio: luogo enorme dove ci sono tutti i fatti psichici che sono stati rimossi = hanno subito una rimozione = meccanismo di censura → nel nostro passato abbiamo rimosso alcuni fatti della nostra coscienza, li abbiamo posti a censura e li abbiamo accantonati nel nostro inconscio. Non possono riemergere xchè la censura li blocca, ma, comunque, sono attivi. Il blocco della censura è severo, ma non è abbastanza rigido da non permettere che qualche aspetto / elemento del nostro inconscio riemerga. Qualcosa è sfuggito alla censura ed è riemerso. Se invece vogliamo far riemergere alla coscienza certi eventi censurati nell’inconscio sono necessarie particolari tecniche, cioè il lavoro dell’analista. (vedi ipnosi, ma non è una vera e propria coscienza).
Scoperta l’esistenza dell’inconscio, F. si domanda quali mezzi utilizzare x rimuovere l’inconscio. (qui si parla di ammalati) Bisogna partire dal sintomo nevrotico e risalire attraverso quelle tecniche e far riemergere i motivi che lo hanno fatto sorgere.
F. paragonava il lavoro del psicoanalista a quello di un archeologo, ma mentre x l’archeologo molti resti sono andati perduti, per lo psicoanalista no, nulla è andato perduto.
IL TRANSFERT:
E’ il rapporto tra paziente e medico, che sarà di amore – odio da parte del paziente. Sono atteggiamenti ambivalenti del paziente, prevalentemente legati a vecchi ricordi / esperienze con i genitori.
METODO DELLE LIBERE ASSOCIAZIONI:
Mira ad arrivare allo stesso punto dell’ipnosi, cioè far riemergere vecchi ricordi, ma senza essere sotto ipnosi. Il paziente deve abbandonarsi ai suoi pensieri ed associare insieme idee e parole. Ciò dovrebbe aggirare l’attività della censura. Se il lavoro riesce, il paziente piano piano scava nel suo inconscio e ciò dovrebbe portarlo a far riemergere il ricordo di ciò che ha generato la nevrosi, il sintomo. F. scoprì che poteva affiancare al metodo delle libere associazioni, la interpretazione dei sogni, xchè nel sonno la censura può essere allentata e dall’inconscio possono riemergere i ricordi. Ma in realtà il sogno non è esattamente quello che c’è nell’inconscio. E’ un contenuto mascherato; infatti F. distingue fra:
1- Contenuto manifesto: sogno così come lo abbiamo fatto
2- Contenuto latente: è rappresentato dagli impulsi inconsci che hanno determinato la formulazione di quel sogno.
F. definisce lavoro onirico il processo di trasformazione degli elementi latenti al contenuto manifesto e definisce processo analitico il procedimento attraverso cui dal contenuto manifesto si risale al contenuto latente. Il procedimento analitico va fatto seguiti dall’analista.
Il lavoro onirico è l’elemento che determina la stranezza, l’assurdità del sogno (Cartesio: il sogno segua una logica diversa dalla nostra); trasforma la nostra logica, ci sono 2 tipi di trasformazione:
1- Condensazione x cui + elementi della vita reale vengono sovrapposti e condensati. Esempio: un personaggio del sogno ne sintetizza 2. Avviene sempre xchè ci sono degli elementi in comune tra le cose associate.
2- Lo spostamento x cui la carica emotiva (sentimento, passione che emergono dall’inconscio) viene spostata dall’elemento significativo importante ad elementi apparentemente senza senso.
Il vero significato del sogno è da ricercare in qualche oscuro particolare, esempio: quando nel sogno soffriamo o gioiamo esageratamente verso un particolare del sogno che nella vita reale ci appare insignificante.
Drammatizzazione: dare forme molto intense ai sentimenti ed agli elementi della vita cosciente.
Simbolizzazione: x cui le idee latenti (elementi dell’inconscio) x entrare nel sogno si trasformano altrimenti non riuscirebbero ad entrare (x la censura). Esempio: un desiderio sessuale che viene mascherato da un altro desiderio.
Elaborazione secondaria: cerca di smussare le assurdità + illogiche, x dare una sorta di coerenza logica.
Il lavoro onirico e la differenza tra contenuto manifesto e latenze è presente solo negli adulti. Per i bambini il lavoro onirico non c’è, essi sognano cosa vedono e desiderano di giorno.
Nel caso delle patologie, il sogno è molto importante xchè permette all’analista di capire ciò che turba il suo paziente (Hitchcok: “Io ti salverò”)
L’opera, appena uscita, è 1 flop: 600 copie in 8 anni.
“PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA” &
F. sostiene che l’inconscio è presente in tutti gli individui, malati e non. X i “malati” l’inconscio è ciò che ha dato origine a delle patologie. X i “sani”, l’inconscio è ciò che fa riemergere vecchi ricordi senza dare origine a patologie vere e proprie, ma:
- Lapsus
-
- Piccole manie
- Moto di spirito (= battute)
- Deja vue
Tutto ciò emerge dall’inconscio. Ognuno di noi ha nell’inconscio delle cose spiacevoli e tendiamo a dimenticarle, x difesa.
LA SECONDA TOPICA:
F. introduce la seconda topica che si affianca alla prima; i suoi elementi sono:
1- Es (terza persona singolare del pronome neutro): qui c’è tutto ciò che ereditiamo dalla nascita (carattere…) governato dal principio del piacere, senza conoscenza del bene e del male, non esiste razionalizzazione, non c’è logica, né spazio temporale. F. dice: “E’ un caos, un calderone di impulsi ribollenti che sussistono l’uno accanto all’altro senza annullarsi a vicenda”. Non vale il principio di non contraddizione di Kant.
2- Io: parte organizzata dell’uomo, deve stabilire i rapporti con il mondo esterno, mediare con il SuperIo e l’Es, infatti F. dice: “l’Io deve obbedire a 3 padroni: il mondo esterno, l’Es ed il SuperIo”, che gli danno ordini contrastanti e l’Io si trova in estrema difficoltà e questo spesso genera angoscia di fronte al mondo reale (che non è fatto x soddisfare le necessità dell’uomo), ai divieti del SuperIo e agli istinti dell’Es. (*)
3- SuperIo: è la coscienza morale, severa, che giudica, che censura, non è innata. Il SuperIo diventa realmente tale quando viene interiorizzato dal ragazzino, che ha capito che cosa è bene e cosa è male. C’è un momento in cui la persona è in grado di sapere cosa fare o cosa non fare. Il SuperIo svolge funzioni positive: xmette la convivenza, x esempio, ma crea anche dei problemi: l’individuo si trova in continuazione a dover fare i conti con regole e leggi. Il SuperIo spesso reprime, tende a vietare aspirazioni, tentazioni, desideri. Si pone come ostacolo alla realizzazione dei desideri, nasce una sofferenza psichica che diventa un aspetto negativo.
* non è solo la condizione dell’ammalato, ma di tutti gli uomini, dobbiamo accettare l’idea che l’Io non sia padrone di se stesso e che la nostra vita diventi un campo di battaglia di queste forze. Questa considerazione rappresenta il momento in cui ogni presunzione e megalomania deve esser abbandonata. F. fa una considerazione storica: dice che la psicanalisi è la terza grande sconfitta, dopo Copernico, con cui l’uomo ha dovuto accettare di non essere al centro dell’Universo e Darwin, con cui l’uomo ha dovuto accettare di derivare dalla scimmia; con la psicoanalisi l’uomo ha dovuto accettare l’idea di essere oggetto di forze oscure che non riesce a dominare. La sconfitta rappresentata dalla psicoanalisi vale x tutti gli uomini, malati e sani. “Il sano è un nevrotico virtuale” xchè sviluppa sintomi che sono i sogni e piccole manie e lapsus. La differenza fra nevrotico e persona sana è la praticità.
LA TEORIA DELLA SESSUALITA’: (parte molto criticata)
X F. tutto ruota intorno alla teoria della sessualità. Si basa su alcuni presupposti, dice che nella vita psichica di ognuno ci sono delle pulsioni (= quantità di energia che preme verso una data direzione.(Esempio: le pulsioni di autoconservazione: fame, sete, stanchezza, sonno, ci spingono nella direzione dell’oggetto che può soddisfare il desiderio derivato dalla pulsione). L’energia della pulsione sessuale è la libido, ciò che caratterizza la libido rispetto alle altre pulsioni è che ha lo scopo di salvaguardare la conservazione della specie, però l’oggetto verso cui si dirige la pulsione dipende dall’individuo, la pulsione sessuale si dirige verso particolari scopi in modo individuale, e l’oggetto del desiderio è indeterminato. X F. il termine “sessualità” non può essere identificato con “genitalità” (con scopo: procreazione della specie) → novità rispetto a prima. X F. la libido nasce con l’individuo e ha come scopo il piacere che, nelle diverse fasi della vita, si concentra in diverse zone del corpo che vengono definite zone erogene. F. dice che non si può accettare l’immagine del bambino come un angioletto asessuato, ma è “un essere perverso polimorfo”, cioè capace di perseguire il piacere indipendentemente da scopi riproduttivi (perversione) e mediante i + svariati organi corporei (polimorfismo) e su questa base F. distingue 3 fasi (ognuna delle quali deve essere superata, se l’individuo non le supera, si trascina dietro dei problemi):
1- Fase orale: è tipica dei primi mesi di vita, dura circa fino a 1 anno e 1/2 ; la zona erogena è la bocca xchè il piacere è connesso al soddisfacimento del desiderio primordiale del cibo. Il primo contatto che ha il bambino è quello del cibo, contatto della bocca con gli oggetti, e tende a succhiare qualsiasi cosa gli si avvicini.
2- Fase anale: va da 1 anno ai 3 anni. La zona erogena è l’ano, legato alle funzioni escrementizie, xchè può essere fonte di estremo piacere. Qui il bambino istintivo mangerebbe quando ha fame e “soddisferebbe” le funzioni escrementizie quando ne ha il bisogno, ma dopo l’anno e 1/2 inizia a non poterlo + fare quando vuole → approccio col vasino. Viene superato quando il bambino non si fa + nulla addosso xchè si accorge che è sbagliato e poi non gli piacerebbe nemmeno.
3- Fase genitale: si divide in:
a) fase fallica: è il momento in cui si instaura il complesso di Edipo. Inizia al 3° anno e dura fino al 6° anno, + o -. È detta fallica xchè è caratterizzata dalla scoperta del pene, sia da parte dei bambini che delle bambine. E’ importante xchè pone al bambino una serie di domande: bambina: “xchè lui ce l’ha ed io no?”, bambino: “chi glielo ha tolto?”, da qui nasce l’ansia da castrazione, nel bambino, ed il complesso di invidia del pene, nella bambina. E’ importante l’instaurarsi di questi complessi xchè si legano alla crisi edipica (Edipo: uccise il padre e sposò la madre). Intorno ai 3 e 6 anni c’è un interesse nei confronti della madre, da parte del bambino, e nel padre, da parte della bambina → complesso di Edipo ed Elettra. Il bambino è innamorato della madre, vorrebbe averla sempre vicino, è geloso del padre, lo sente come quello che occupa spazio alla madre. Sviluppa, così, un amore morboso verso la madre e gelosia verso il padre. Il bambino vive come un complesso di colpa l’avversione verso il padre, sa che non è giusto e si sente colpevole e sentendosi colpevoli si collega con l’ansia di castrazione, x cui le bambine sarebbero oggetto di una castrazione in seguito all’avversione verso il padre e la bambina, a sua volta, si sente colpevole di una colpa già fatta. Si esce dal complesso di Edipo quando il bambino maschio inizia a pensare che se assumerà gli atteggiamenti del padre verrà amato dalla madre (idem x le bambine), si ha la fine del complesso di Edipo con l’identità sessuale. La madre od il padre diventa un modello.
b) Fase genitale in senso stretto: non è proprio successiva nel tempo alla fase fallica, ma in mezzo c’è il periodo di latenza, dal 6° anno fino alla pubertà, abbiamo una diminuzione della libido xchè le spinte pulsionali sono dirette alla socializzazione ed alla realizzazione degli ideali del SuperIo; è il momento in cui i bambini amano stare in gruppo, si assoggettano volentieri alle regole del gruppo, sentono forte la figura di persone esterne alla famiglia, hanno eroi, convogliano lì la loro energia. Alla fine di questo periodo c’è la pubertà e l’individuo diventa capace di procreazione e si instaura la fase genitale in senso stretto. X cui le pulsioni legate alla libido trovano soddifacimento nelle relazioni sessuali con persone di sesso opposto. Quando l’individuo arriva alla fase matura della sua sessualità, va incontro a difficoltà x soddisfare queste pulsioni, queste difficoltà sono la base di molti aspetti del comportamento sia normale che patologico. La reazione è correlata a come e se sono state superate le fasi precedenti; le difficoltà si complicano se nelle fasi evolutive non c’è stato il superamento dei problemi.
LA GENESI DELLA NEVROSI:
Le nevrosi nascono dal conflitto tra Io e sessualità, xchè la sessualità è regolata dal principio del piacere e tende a conseguirlo direttamente. L’Io, anche esso portato tendenzialmente al piacere, è educato e deve fare i conti con il SuperIo, xciò è in grado di rinunciare o rimandere il piacere ed a sopportare il dispiacere. L’Io è regolato dal principio di realtà, xò le pulsioni sessuali non accettano i limiti del principio di realtà, e si instaura un perenne conflitto tra Io e pulsioni sessuali, questo conflitto trova, a volte, una “tregua”, ma momentanea. Allora le pulsioni che l’Io giudica inacettabili vengono rimosse e relegate nell’inconscio (attraverso la censura) e x questo riemergono come sintomi e nasce una nevrosi. Il meccanismo è completo. Tutto il discorso della nevrosi ruota intorno al concetto di sessualità.
F. ha preso coscienza delle critiche mosse e troviamo nell’opera “Al di là del principio del piacere” una teoria dualista che oppone alle pulsioni sessuali, chiamate eros, pulsioni di morte ed autodistruzione, chiamate tanatos, come se da un lato l’uomo fosse portato al piacere e dall’altro a forme di autodistruzione. F. ritiene che l’uomo non sia buono di natura, x lui le teorie che dicono che l’uomo è buono sono delle illusioni create dall’uomo stesso. L’uomo è violento, crudele, aggressivo e questa aggressività la rivolge verso il mondo esterno e se stesso. Questo quadro va riferito al periodo storico in cui è stato formulato: carneficina della prima guerra mondiale, dice che “la ragione con la scienza si è posta la servizio della guerra”. Questo tema verrà ripreso nel 1932 in un carteggio con Einstein; Einstein di fronte agli eventi storici di quegli anni ed al delinearsi di un nuovo conflitto chiederà a F. se x lui gli uomini sono in grado di opporre resistenza all’odio ed alla distruzione che sta emergendo, F. risponde che non c’è speranza xchè l’uomo è aggressivo x natura, ma si può sperare di dominare queste forze negative affinchè non sfocino in un nuovo comflitto.
“IL DISAGIO DELLA CIVILTA’”: (1929)
Qui è influenzato dagli eventi storici dei primi 30 anni del ‘900, nasce dalla domanda sul perché le istituzioni create dall’uomo anziché esser fonte di beneficio x l’uomo diventano fonte di sofferenza, xchè ciò che crea l’uomo si rivolge verso di lui? F. propone una interpretazione della società umana, analoga a quella della nevrosi, è perciò un’interpretazione psicoanalitica. Il punto di partenza è che l’uomo tende al piacere ed alla felicità naturale, però si scontra immediatamente con l’impossibilità di realizzarla, infatti il dolore e la sofferenza minacciano l’uomo da 3 punti di vista: il suo corpo, soggetto a dolore, malattia, morte, il mondo esterno, la natura, ed anche le relazioni con gli altri uomini. L’uomo è un essere fragile, finito, debole nei confronti di ciò che lo circonda e se stesso. E’ difficile comprendere xchè le relazioni con gli altri causino dolore e sofferenza. La società è un limite alla nostra libertà e del raggiungimentodella felicità e del piacere e questo può far risalire all’origine della società, che è nata cercando di dar origine alla vita degli uomini, x dare delle regole, una vita in comune è possibile solo se legata da regole. Ci sono dei vantaggi nella società che sono strettamente legati a limiti e restrizioni a livello individuale. Infatti le tappe fondamentali x la costruzione della società, che, però, rappresentano anche un forte limite alla libertà dell’individuo:
1- Famiglia: viene intesa monogamica, riduce le relazioni sessuali con una persona sola → limite su piano qualitativo
2- Lavoro: viene inteso come assorbimento di libido e quindi la sessualità a cui tende l’uomo viene limitata fortemente. → limite su piano quantitativo, xchè parte delle energie si usano x il lavoro.
Un soddisfacimento sessuale diverso da quello eterosessuale viene considerato perversione xchè si parte dal presupposto che l’atteggiamento sessuale sia finalizzato alla procreazione. La società tende a dare + importanza alla procreazione, xciò ciò che porta piacere senza procreare è considerato perverso, quindi anche l’omosessualità. X F. non c’è civiltà senza disagio, la civiltà parte dal disagio delle esigenze dell’uomo. Nello stato primordiale l’uomo era libero di andare alla ricerca di piacere, ma non sapeva a cosa andava incontro. Se prevale l’Es l’Io si libera, ma poi vengono i sensi di colpa. La società è necessaria, ma bisognerebbe cercare di ridurre al minimo la sofferenza.
ETICA & RELIGIONE:
Sono collegati alla storia ed alla società. L’uomo è aggressivo x natura e c’è una società che tenta di difendersi da tale aggressività. L’etica (manifestazione del SuperIo) è un modo che la società ha x regolamentare l’aggressività dell’uomo. F. la definisce: “l’interiorizzazione dell’agressivit”, l’aggressività che naturalmente proviamo x gli altri, la interiorizziamo, ma è il SuperIo che la rivolge verso l’Io. L’etica si poggia sulla religione, che è un’illusione che permette all’uomo di sopportare meglio i suoi problemi e limiti: mito dell’immortalità, del trionfo della giustizia (illusione che ci sarà un’altra vita in cui la giustizia trionferà), l’illusione di conoscere l’origine del mondo, illusione di scoprire la relazione tra corpo e spirito. Dio è una figura paterna, amata e temuta.
CAPO & MASSA:
Nell’opera “Psicologia delle masse e analisi dell’ Io” parla della necessità della massa di trovare un leader che imponga dei comportamenti. Gli uomini amano riconoscersi in un capo e nella massa x temperare l’angoscia, l’individuo con la massa si sente forte e ha un capo, cioè un punto di riferimento, xde la sua responsabilità. C’è dinuovo un legame con la figura del padre.
DESTINO DELLA PSICANALISI:
Nel ‘900 ha avuto una grande diffusione e ha influenzato molte discipline, ma è stato negato dalla filosofia e dal nazismo, x esempio, anche xchè F. era ebreo. I nazisti hanno detto: “la cultura ebraica ha distrutto con Marx la società, con Freud l’uomo, con Einstein la natura”. Anche il Marxismo ha condannato la psicoanalisi, xchè preferiva un’analisi della società.
Nel secondo dopoguerra ha avuto un grande successo.
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