cos'è la realtà

Materie:Tema
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Testo

COS’è LA realtà o natura: KANT, FICHTE, ScHELLING, HEGEL
Come sia possibile un mondo fuori di noi, come sia possibile una natura e con essa un'esperienza, sono domande che dobbiamo alla filosofia o meglio, con queste domande è nata la filosofia. Prima gli uomini erano in senso filosofico allo stato di natura. Allora l'uomo era ancora tutt’uno con sé e con il mondo che lo circondava.
Dunque prima della filosofia l'uomo non si distingueva dalla natura, si sentiva e viveva con e nella natura, si riteneva un’unica realtà con essa; non viveva lacerazioni e separazioni. Solo con la riflessione filosofica l'uomo ha distinto e separato sé, come pensiero che può riflettere anche su se stesso, dalla realtà sensibile, che non è dotata di questa capacità.
Questa separazione non è dovuta però alla volontà dell’uomo di separarsi dalla natura, ma alla voglia dell’uomo di togliersi dallo stato di dipendenza dalla natura, fondamentale per lasciare lo spirito libero di agire seguendo il suo libero arbitrio che è la prova della sua intelligenza.
Questa separazione poi non può essere definitiva perché l’uomo è nato per agire e se questa spaccatura tra io e mondo fosse definitiva l’uomo non sarebbe più uomo perché non potrebbe più agire e si chiuderebbe in se stesso e l’unica riflessione possibile per lui sarebbe sulla sua natura spirituale.
Secondo Kant la realtà è composta da fenomeno e noumeno: il fenomeno è ciò che appare e che è percepibile dai sensi mentre il noumeno è ciò che può essere solamente pensato che però non può essere conosciuto tramite l’esperienza. La realtà o il mondo per Kant quindi è ciò che ci appare che è finito e conoscibile tramite l’esperienza.
Per Fichte invece la realtà è il “non io”, cioè tutto ciò che non è l’io e tutto ciò che quindi è esterno a questo, la cui esistenza è provata dal fatto che esiste sicuramente un io e quindi esisterà sicuramente qualcos’altro da sé.
In Fichte però la spaccatura tra io e non io viene colmata dal superamento di questa con l’umanizzazione del mondo e cioè plasmare la natura secondo i nostri scopi.
Schelling giunge, invece, ad affermare che la natura costituisce un organismo universale nel quale opera un unico principio vitale, l'anima del mondo. Quindi sviluppando le riflessioni kantiane sul concetto di organismo, Schelling arriva ad ammettere la stessa nozione rifiutata da Kant di materia vivente. La natura così non è materia inerte, ma vita universale intrinseca alla materia stessa, che continuamente si plasma e si trasforma in un continuo divenire. Asserendo che la natura è vita, Schelling attribuisce ad essa, come proprietà fondamentale,l'attività. Ciò equivale a riconoscere la sostanziale omogeneità tra natura e spirito, il quale trova appunto nell'azione la sua determinazione principale.
Hegel invece, arriva ad affermare che la realtà è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte e manifestazione di questo. Quindi non ci sono divisioni per Hegel, ma tutto fa parte di un organismo infinito e ciò che costituisce questo organismo cioè le cose reali sono “finite”.

Lorenzo Mancuso V B

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