Concezione del male partendo da Spinoza, allargandosi agli altri filosofi

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Testo

Gianlupo Borgogelli Ottaviani 4.Lt

Partendo dalla concezione del male di Spinoza, allargare le riflessioni su gli altri filosofi

Spinoza era un determinista, secondo lui l'azione dell'uomo non nasce da un libero atto della volontà, ma piuttosto dall'influenza di passioni e desideri, da condizioni fisiche o circostanze esterne che sfuggono al controllo dell'individuo.
Diceva che esistono due tipi di idee, quelle adeguate e quelle inadeguate, queste ultime provengono dall’esperienza. Il male è una passione che dipende da idee inadeguate e di conseguenza la sua conoscenza, è inadeguata. Un bene che ci impedisce di fruire di un bene maggiore è in verità un male, infatti noi tutti chiamiamo buone o cattive le cose in quanto le confrontiamo tra loro. Un male minore è in realtà un bene, sotto la guida della ragione seguiremo un male minore in vista di un bene maggiore, e trascureremo un bene minore che è causa di un male maggiore. Da ciò deriva che se la mente avesse solo idee adeguate non formerebbe alcuna nozione del male. Se potessimo avere una conoscenza adeguata del futuro, gradiremmo vivamente un male presente minore, che è causa di un bene futuro maggiore e trascureremmo un bene presente minore, che è causa di un male futuro maggiore.
Da molto tempo si discute sulla natura del male; teologi, filosofi, psicologi si sono fatti varie idee su questo termine.
Secondo San Tommaso d’Aquino il male nasce dall’abuso del libero arbitrio, la facoltà dell' uomo di decidere indipendentemente da limitazioni imposte alla sua volontà da una qualsiasi causa esteriore, dalla necessità naturale o dalla predeterminazione divina. L’onnipotente non avrebbe potuto creare esseri umani dotati di razionalità e libero arbitrio senza che fossero esposti al rischio di peccare.
Una volta capito dov’è il bene, l’uomo che ha un’attitudine innata a riconoscere il fondamentale diritto morale tende verso di esso.
Jean Jacques Rousseau diceva che l’uomo di natura non è tanto un essere buono quanto un essere dotato di tendenze e istinti positivi. Fin dall’inizio l’egoismo, la brama di potere, il complicarsi delle relazioni generano il male e il conflitto sociale, che è anche conflitto umano.
Questa causa viene identificata con l’istituzione della proprietà privata. La proprietà privata produce infatti una disuguaglianza economica che tende rapidamente a coincidere con una disuguaglianza sociale e politica; chi possiede, ha anche il potere.
I ricchi così costituiranno il sistema giuridico: un sistema ingiusto perché finalizzato alla autoconservazione della forza e dell’autorità e al mantenimento delle disuguaglianze.
Sigmund freud usò di rado il termine “male”, secondo lo psicologo le persone sono fatte di bene e di male e di questo esse devono esserne coscienti. E' una scoperta fondamentale, anche per non lasciarsi andare agli istinti negativi ma, piuttosto, al contrario. E, nello stesso tempo capire gli istinti negativi altrui e fermarli; istinti negativi che nascono dal ribollire di conflitti irrisolti nella psiche umana.
Infine vorrei parlare della concezione del male per quanto riguarda Sant’Agostino. Questo teologo non è mai riuscito ad analizzare il male dal punto di vista politico,sociale,istituzionale; diceva che non vi è male maggiore del peccato, anzi esso è l’unico e vero male. Secondo lui Dio è il sommo essere, il bene massimo e man mano che si procede nella scala degli esseri, la creatura è soggetta prima o poi a commetere il male, a peccare. La volontà è qualcosa di libero, che può essere restituito all’uomo solo dalla grazia divina. Adamo aveva il libero arbitrio, la possibilità di non peccare; perduta tale libertà a causa del peccato originale, la libertà finale che ci verrà data da Dio consisterà nel non poter peccare. Quindi solo la Grazia divina rende l’uomo libero, e senza Dio l’uomo non può che allontanarsi dall’amore e dal bene.
Se gli uomini che credono in Dio danno per scontato che prima o poi tutto ciò che è male si trasformerà in bene, non si riuscirà mai a vincere le ingiustizie, nessuno proverà ad affrontare con decisione i grandi problemi della società, esisterà sempre l’illusione che il male si trasformerà in bene.
Io non saprei dare la definizione del male, so solo che al giorno d’oggi sia difficile credere nella possibilità di vivere la libertà. Tutta la libertà viene a coincidere con il libero arbitrio. Essere liberi significa decidere fra possibilità contrapposte e in questa situazione le possibilità del “bene” sono quasi inesistenti. Se pensiamo ai mass-media, che tramite pubblicità, fonti, pareri ci danno l’impressione che venga rispettata la democrazia. In realtà in noi giovani matura l’idea che ogni posizione è relativa e che alla fine merita di trionfare non quella più giusta ma quella più forte.

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