Cartesio, Pascal e Spinoza

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

CARTESIO
Vive nella prima metà del Seicento, periodo in cui avviene il passaggio dal medioevo all’epoca moderna grazie alle scoperte scientifiche e alla visione laica del mondo.
E’ in opposizione alla filosofia scolastica e alla scienza aristotelica ma è d’accordo con il metodo universale che da la verità delle conclusioni, grazie a dimostrazioni sulle quali tutti concordano, rappresentate dalla matematica.
Proposta: dare importanza allo strumento che serve per conoscere, cioè la mente umana, indagarne le possibilità e affinare le capacità; per fare questo c’è bisogno di un metodo basato su delle regole del ragionamento corretto che valgono per tutto il sapere. La mente con un atto introspettivo deve rintracciare in sé le intuizioni (che le sono presenti con assoluta evidenza, cioè quelle concezioni che abbiamo di base), facendoci cogliere gli elementi semplici, che non sono ulteriormente scomponibili dalla coscienza;per procedere nella conoscenza si devono collegare le intuizioni con la deduzione e bisogna ammettere la veridicità della memoria, usando anche enumerazioni ordinate e complete;Cartesio da ulteriori regole basate sul ragionamento matematico e algebrico.
Il Discorso sul metodo:
Cartesio presenta il suo pensiero gnoseologico, metafisico e fisico, di totale rottura con il pensiero scolastico (scritto in francese per raggiungere un pubblico più vasto),fa appello alla ragione naturale che tutti gli uomini hanno e non alle auctoritates.
Per liberarsi delle opinioni ricevute si devono seguire quattro precetti:
-accettare cose chiare e distinte (non dubitabili) incentrato sul luogo verità ;
-dividere le cose difficili in parti più piccole e meglio complesse con l’analisi e assume il modello del metodo analitico;
-conoscere prima le cose semplici e poi quelle complesse e ha come modello il modo in cui si acquista il sapere nelle scienze sperimentali;
-fare enumerazioni complete,cioè gli elementi che costituiscono il conosciuto sono in numero finito;
Secondo la proposta cartesiana bisogna innanzitutto liberarsi dai concetti innati e mentre la mente attende una ricostruzione filosofica è necessario seguire una morale provvisoria che consiste di diverse norme: obbedire alle leggi e ai costumi, mantenere fermamente una decisione, accettare senza ribellarsi degli avvenimenti del mondo e infine scegliere la vita che dia maggiore appagamento.
La quarta parte contiene un’esposizione della metafisica cartesiana. Nella quinta parte esposizione della fisica e della fisiologia umana. Cartesio vuole che la sua filosofia sia estendibile a tutti i iampi del sapere. Per non rinunciare a parlare della sua fisica, utilizza l’artificio retorico, e la presenta come ambientata negli spazi immaginari e valida per un nuovo mondo, con leggi diverse da quello reale;Cartesio si rivolge ad un pubblico colto ma non di specialisti.
Meditationes :
scritto in latino, in cui Cartesio espone la sua filosofia in completa sostituzione a quella scolastica.
Nella prima meditazione ci sono vari generi di coscienza che a loro volta costituiscono livelli di dubbio:
-i sensi,non bisogna fidarsi dei sensi che ci ingannano (esempio del bastone spezzato in acqua);
-distinzione sonno-veglia, sogniamo di essere svegli mentre in realtà dormiamo;
-certezza delle verità matematiche, le loro dimostrazioni sono valide sia nel sonno sia nella veglia;
-ipotesi che Dio mi voglia ingannare e dato che l’ha consentito non si può escludere che abbia permesso un inganno totale o potrebbe esserci un genio maligno che rende tutte le mie opinioni false.
Questo conduce ed una posizione totalmente scettica:la conoscenza umana risulta tutta apparente.
Nella seconda meditazione con un atto di autoriflessione scopre l’io, infatti anche se tutta la conoscenza è falsa, tale falsità compare al soggetto meditante è quindi asseribile “io sono, io esisto”. L’io, il cogito, è certo di pensare e questa è la prima conquista filosofica che emerge dal dubbio. Cartesio tenta di attribuirgli una corporeità ma non è possibile perché il pensiero prescinde dal corpo e che l’io, in cui sono presenti le idee, deve avere la stessa natura (mente,pensiero,anima,intelletto). La natura dell’io è di essere pensiero, cioè di essere spirituale.
La terza meditazione di Dio tratta il tema delle prove dell’esistenza di Dio in base ad un unico strumento: l’io come ente pensante.
C. trova nella mente le idee e scopre che è possibile distinguerle:
-innate, tratte dal pensiero (cosa, verità, pensiero);
-avventizie, che sembrano venire da un mondo esterno (di cui non si sa la provenienza);
-fattizie, sono fatte da me a partire da combinazioni di idee avventizie.
C. coglie un altro modo per distinguere le idee notando come hanno due realtà:
-formale, idea considerata come una cosa prodotta dal pensiero;
-oggettiva, ciò che l’idea rappresenta.
L’idea di Dio: la sua realtà oggettiva di ente infinito non può essere carpita dall’io pensante finito e imperfetto. Per riscontrare Dio bisogna eliminare le immagini delle cose sensibili, solo un essere perfetto ha l’idea della perfezione, essendo Dio perfetto non può non esistere, perciò i nostri pensieri non sono fantasticherie, ma idee innate.
La quinta meditazione tratta l’esistenza di Dio, Cartesio parte dalle idee delle cose e dice che le idee permarrebbero anche senza cose sensibili che le identificano. Il pensiero può cogliere l’immutabile natura delle idee. Cartesio obbietta all’assenza di Dio che egli è l’essere perfetto e senza l’esistenza, che è una perfezione, non potrebbe essere perfetto.
La conoscenza umana dipende da quella di Dio (che costituisce la garanzia del criterio di verità, che consiste nel prendere in considerazione solo idee chiare e distinte). Dio esiste e ci arrivo con le idee che vedo in me e non con una catena argomentativa.
La sesta meditazione sostiene che il mondo materiale esiste (ed è l’oggetto delle scienze sperimentali). Il pensiero lo posso definire mentre l’immaginazione Cartesio ne da una definizione imprecisa e confusa.
Le sensazioni svelano le caratteristiche dell’immaginazione e invece giungono senza consenso del soggetto e provengono dal corpo. Cartesio conclude che l’origine delle sensazioni e dell’immaginazione devono essere le cose materiali perché se cos’ non fosse Dio ci avrebbe ingannato. Dio è la garanzia metafisica dell’esistenza delle cose materiali.
Cartesio ipotizza l’origine dell’universo: un’iniziale materia caotica che Dio dapprima suddivide in cubi (forma più semplice della geometria) a cui imprime un movimento vorticoso in cui i cubi smussano gli angoli e diventano piccole sfere che unendosi (teoria dei vortici) danno vita all’etere (il cielo), alla luce, ai corpi terrestri e opachi. Il passaggio dal mondo inanimato a quello animale e umano sfugge a Cartesio, che però riconosce che il pensiero va collocato in una categoria a sé, di ordine spirituale. Comunque Cartesio concepisce l’universo come una materia dotata di leggi, e il corpo umano come una macchina.
Le dottrine metafisiche che servono a Cartesio per fondare la fisica sono : la completa separazione tra spirito (res cogitans, con il compito di pensare, caratteristiche qualitative) e corpo (res extensa, è pura estensione, qualità quantitative).
Ciò che cogliamo mediante i sensi del mondo corporeo è fallace; il filosofo deve cogliere la struttura permanente e stabile dei corpi. L’estensione è la natura della sostanza corporea (forma geometrica in linguaggio matematico). Il mondo corporeo è una sostanza omogenea infinitamente estesa. Cartesio non ammette il vuoto.
La res extensa, la materia come pura estensione, è omogenea e amorfa, le differenze sono generate dal moto circolare di alcune parti che generano corpuscoli che a loro volta si muovono a velocità diversa dal resto della materia. Secondo Cartesio il mondo naturale ha una natura che solo la metafisica può descrivere. Il sistema cartesiano si basa sulla deduzione della fisica dalla metafisica e che il ruolo della matematica sia generico.
Secondo Cartesio i corpi sono tutti delle macchine, l’uomo si differenzia dagli animali perché ha l’anima e quindi non è un automa, inoltre non attribuisce loro il pensiero, le emozioni, il dolore e la comunicazione (visione meccanicistica).
La concezione della materia senza limiti e senza differenziazione qualitative consente a Cartesio di elaborare la geometria analitica , con la conseguente creazione del piano cartesiano con due assi con origine in 0, e un successivo terzo asse che misura la profondità. Ogni oggetto può essere scomposto in solidi geometrici ( la res extensa è geometrizzabile), e a loro volta in formule matematiche. Ci si allontana così dalla concezione magica o simbolica delle figure geometriche.
La res extensa, o estensione, è il principio metafisico dal quale viene avviata la spiegazione del mondo empirico, mentre la res cogitans, o pensiero, rende conto del mondo spirituale. Nell’uomo questi due aspetti convivono ed espone un’antropologia.
La ghiandola pineale, o conarion, situata al centro del cervello, permette di collegare il corpo e l’anima, ma Cartesio ne da una spiegazione vaga, perché si limita a dire dove avviene e non come avviene. Viene chiamata teoria dualista perché divide anima e corpo.
Le passioni hanno sede nell’anima, ma sono prodotte dal corpo, causate dagli oggetti esterni. Originate dal corpo l’anima le fa sue e ciò gli consente di influire facendo delle considerazioni razionali sulle conseguenze dell’abbandonarsi a certe passioni. Le passioni stanno a metà tra i due corpi, ma dato che sono eterogenei non si capisce come facciano a stare in mezzo.
Un carattere dell’uomo è la volontà, intesa come la libertà, la facoltà di scegliere, cioè il libero arbitrio (infinito). L’intelletto umano è limitato e conosce solo parzialmente la realtà, questo determina un’abissale differenza di estensione, la volontà può spingere l’uomo a scegliere in assenza di motivi e quindi lasciare lo spazio per l’errore, che consiste nella scelta di qualcosa in assenza di valutazione razionale (errore della volontà=atoretico).
Il massimo della libertà si ha con il minimo della scelta. Cartesio giunge così a due obbiettivi: sottrae l’errore dall’ambito del pensiero e che per evitare gli errori è sufficiente che la volontà agisca esclusivamente seguendo idee chiare e distinte.
Secondo Cartesio non esiste una morale, che si dovrebbe collocare tra anima e corpo. C. si limita a dare consigli per la beatitudine nella morale provvisoria.
BLAISE PASCAL
È uno scienziato, sostiene che in campo scientifico si possono scoprire nuove verità e non bisogna temere di mettere in questione la tradizione. La scienza è una verità progressiva ma proprio per questo è anche debole perché non c’è nulla di certo. Nel sapere scientifico sono fondamentali l’esperienza (esperimento) e il ragionamento.
Pascal afferma che mentre per confermare un’ipotesi scientifica sarebbe necessaria una verifica in linea di principio infinita, per dimostrare la falsità di detta ipotesi è sufficiente trovare un solo fenomeno che la contraddica. Per Pascal la ricerca sperimentale ha un ruolo fondamentale. Critica gli scolastici e i cartesiani per la loro pretesa di dedurre speculativamente tutte le conoscenze a partire da principi generalissimi. L’esperienza costituisce un primo limite alla ragione scientifica, perché non permette di giungere ad asserti generali. Un secondo limite è costituito dall’impossibilità di dimostrare i principi primi e di definire i termini elementari da cui le dimostrazioni scientifiche devono partire.
Secondo Pascal è impossibile definire tutti i termini e provare tutte le preposizioni, perché in linea di principio ogni termine da definire ne presuppone altri che lo spieghino, così come ogni proposizione da provare ne presuppone altre che la provino non arrivando mai a termini e preposizioni primi; di fatto perché vi sono nozioni e verità prime che sono evidenti, intuitivi e quindi inutili da dimostrare. L’ideale della razionalità scientifica è il metodo geometrico, che non cerca di definire tutto ma solo le cose non evidenti, fornendo dimostrazioni convincenti, partendo da premesse evidenti e deducendo conclusioni certe.
La scienza mostra il suo limite maggiore nei confronti della realtà umana. Pascal introduce la distinzione tra esprit de gèomètrie (spirito geometrico) ed esprit de finesse (spirito di finezza), cui corrisponde un’altra distinzione tra ragione e cuore. Lo spirito geometrico è la ragione scientifica, una conoscenza che si rivolge agli oggetti astratti della matematica o al mondo della natura. Lo spirito di finezza è una modalità conoscitiva autonoma a quella razionale, fondata sul cuore, cioè sul sentimento; si tratta di una comprensione intuitiva e sintetica che ha per oggetto l’uomo ed è capace di cogliere tutti i suoi comportamenti.
Secondo Pascal l’uomo non si lascia analizzare dalla scienza che non può cogliere la complessità dell’esistenza umana e non può rispondere alla domanda sul senso dell’esistenza umana, cioè il problema di Dio. Da questo punto di vista la scienza allontana l’uomo da se stesso e diventa una forma di divertissement, cioè una distrazione per cui l’uomo fugge da se stesso, ossia dalla consapevolezza della propria finitezza.
Pascal ritiene fondamentale conoscere se sessi per poter pensare rettamente e come si deve. Anche per lui, come per Cartesio, l’essere dell’uomo è inconcepibile senza il pensiero, ma al di sopra della verità scientifica c’è la giustizia e la verità etico-religiosa. P. stabilisce tre ordini della realtà separati da un istanza infinita: quello dei corpi (il mondo fisico dominato dalla ricchezza e dal potere), quello degli spiriti (intelligenza e sapere), quello della carità (dimensione etico religiosa della saggezza, di gran lunga superiore agli altri due). Il problema dell’uomo è quello della sua esistenza e della sua origine, cioè l’esistenza o meno di Dio.
Cartesio è incerto perché spiega l’universo attraverso ipotesi fantasiose e inutile perché il suo Dio è inutile, freddo e astratto (tipico del deismo), non è un dio di salvezza ma si limita a spiegare le verità matematiche e l’ordine del cosmo. Pascal non può perdonare a Cartesio il fatto che ha troppa fiducia nella scienza e che dimentica che il problema dell’uomo è legato con Dio.
Pascal confronta lo stoicismo (sottolinea la grandezza dell’uomo e si dimentica della sua miseria) e lo scetticismo (evidenzia la miseria e non sa cogliere la grandezza). Egli tenta di dimostrare che l’uomo è sia grande sia misero: grande perché dotato di pensiero che lo distingue e lo rende superiore dagli altri esseri e dall’universo, misero perché lo stesso pensiero ha una natura misera (inafferrabile e casuale), aspira alla verità ma non ha forze per coglierla.
Per sfuggire alla miseria l’uomo cade in una miseria ancora maggiore, il divertissement, che consiste nell’evitare di fare l’esperienza di se stessi, l’uomo può aver paura di fare tale esperienza perché ha paura del proprio nulla,del proprio vuoto cadendo così in noia e disperazione, per sfuggire a questo tenta un a vita inautentica, fugge da se (fa tutto ciò che gli eviti di rimanere solo con se stesso), esser uomini è essere consapevoli della propria condizione esistenziale, per essere felice inoltre dovrebbe essere immortale, ma non lo è e cerca in tutti i modi di non pensare alla propria morte.
La grandezza e la miseria segnano una netta duplicità dell’uomo. La grandezza dell’uomo sta nel riconoscere la sua miseria.
Solo il cristianesimo riesce a conciliare queste due caratteristiche, attribuendo la grandezza alla dottrina del peccato originale e la miseria alla natura corrotta. Il cristianesimo riesce a spiegare la contraddizione che è l’uomo per la ragione umana.
Pascal elabora un metodo apologetico (metodo dell’immanenza) da cui si parte dall’uomo, lo si comprende, e si dimostra che l’uomo è incomprensibile senza il cristianesimo; l’uomo stesso con il suo tragico contrasto esistenziale è prova dell’esistenza di Dio.
Pascal non rifiuta la ragione ma la utilizza, però occorre riconoscerne i limiti. La forza della ragione sta nel riconoscerne la sua debolezza. La ragione deve fare spazio alla fede perché solo questa è in grado di spiegare ciò che la ragione umana non riesce. Per risolvere la contraddizione umana bisogna per forza credere in un mistero incomprensibile, quello del peccato originale.
A dio si arriva tramite il cuore, pascal svaluta le prove classiche dell’esistenza di Dio, valide solo per chi ha già fede, che sono astratte e giungono ad un Dio astratto e inutile (difetto maggiore) e non al Dio vivente della Bibbia.
Il problema dell’esistenza di Dio non può essere risolto razionalmente cos’ occorre scommettere, cioè scegliere e decidersi. La fede non è un procedimento razionale ma è decisione, anche non scegliere è una scelta. La fede è una decisione ragionevole. Per quanto l’esistenza di Dio è incerta, secondo Pascal conviene scommettere su questa: scegliere tra i beni finiti (dio non esiste) e i beni infiniti (dio esiste). L’uomo deve credere con tutto il proprio essere, infatti l’uomo non è solo intelletto ma anche abitudine.
Pascal sottolinea l’incomprensibilità di predestinazione e peccato originale, e che se non esistessero le tenebre allora l’uomo non sarebbe capace di capire la grandezza della grazia. Dio è sempre presente e nascosto, è per colpa del peccato originale che non si rivela a tutti.
Pascal è influenzato dal giansenismo, secondo il quale a causa del peccato originale la volontà dell’uomo è corrotta ed incapace di amare Dio, di volere il bene. La salvezza dipende da un atto gratuito di Dio (non concesso a tutti). Questa tesi è in opposizione alle tesi moliniste che sostengono la salvezza di tutti. Nelle provinciali Pascal rifiuta entrambi le tesi: azioni libere dell’uomo, ma sono dono di Dio che da la libertà. Per Pascal la morale molinista è troppo permissiva, bisogna amare più Dio che se stessi.
BARUCH SPINOZA
L’opera principale di Spinoza è Il trattato teologico politico, che viene subito condannato dalle chiese, e che sostiene l’idea che la libertà di filosofare non solo non ostacola il credo religioso e la pace dello Stato, ma ne è addirittura condizione. Il Trattato esce ad Amsterdam nel 1670, anonimo con luogo di edizione ed editore falsi, le ragioni dell’opera sono: svelare i pregiudizi dei teologi, l’opinione del volgo che lo vede ateo mentre lui si vuole difendere, infine la libertà di pensare e di esprimere il proprio pensiero.
Etica: indirizzata ai saggi, gli indica la via ardua per la conquista della felicità e della libertà.
Trattato: per il popolo, che indica le condizioni religiose,politiche e culturali che gli permettono di vivere in libertà
Il Trattato si apre con una descrizione della condizione umana, caratterizzata dalla superstizione (inclinazione dell’animo umano a credere a qualsiasi cosa); questa impedisce all’uomo di prendere decisioni serene. Si tratta di vincere la paura e dar senso ragionevole alla speranza (questo è il compito del pensiero filosofico).La superstizione si vince con la ragione, con l’estirpazione dei pregiudizi alla cui base c’è la convinzione che ogni cosa sia governata da un fine stabilito da Dio. La causa è l’ignoranza, se si prega ci si libera, e questo porta alla vera libertà attraverso la ragione e la scienza intuitiva. Anche l’immaginazione diventa fonte di libertà perché le idee si conoscono attraverso questa, però non bisogna pensare che sia il vero. Spinoza dice che nelle sacre scritture non c’è nulla di incomprensibile, perciò queste non contraddicono la ragione, infatti la teologia e la filosofia possono convivere perché si occupano di Dio in modi diversi.
La Scrittura intende impartire insegnamenti di carattere morale comprensibili a tutti senza dimostrazioni razionali.
La felicità, che si può raggiungere sia con la filosofia sia con la fede, ha un carattere sociale ed è riconoscibile dalle opere. Lo Stato deve dare la garanzia di libertà e ciò da una reciproca autolimitazione del diritto naturale per garantire la pace. Il potere dello Stato è limitato: governo democratico che da garanzia di libertà, come modello di riferimento usa Amsterdam.
Dio è libero e dinamico, è un infinito processo di cause: non è personale (come quello ebraico o cartesiano) ed è totalmente perfetto perché si estende a tutto e non implica l’imperfezione dovuta alla divisione.
Il Dio di Spinoza pensa ed è legato all’uomo dall’amore. Dio è una sostanza infinita: Spinoza approfondisce la sua conoscenza di altre cose (senza dio non si conosce nulla).
Corpo e idea sono modi della sostanza, cioè di Dio, la mia mente è una parte dell’intelletto infinito di Dio. La mente con il corpo può conoscere modificazioni e chi modifica attraverso l’immaginazione che va a conoscere gli affetti che possono aumentare la potenza di un corpo di agire o no(passive o attive). Questi possono essere azioni o passioni: hanno una componente corporea e una mentale e sono governati dalla legge di determinazione casuale (solo idea => causa idea, solo corpo => causa corpo).
Più siamo causa dei nostri affetti tanto più di accresce la nostra potenza di agire e viceversa. La causa degli affetti (possono essere sia passioni che azioni) è sia corpo che mente e a questi corrisponde la loro idea.
L’odio è una spirale: tentiamo di distruggere ciò che è causa di tristezza, ciò produce altro odio, lo cancella soltanto l’amore che fa capire che l’ordine della natura è questo, così l’odio si distende su tutto e non lacera più.
Massima felicità: conoscenza della causa delle cose (scienza intuitiva)
Massima libertà (agire soltanto per se stessi), sforzo di prevalere nell’essere (cupiditas, cioè desiderio).
Il desiderio è il fondamento di tutti gli affetti, accresce la tendenza al potenziamento e sviluppa una dialettica tra potenziamento e depotenziamento (gioia e tristezza)., tutto ciò da libertà perché si agisce solo dalla potenza.
Per Spinoza la libertà è la capacità di governare gli affetti, mentre la schiavitù è il contrario.
Non può esistere un mondo senza passioni, ma la concordia sarà utile all’uomo.
Conoscere le cose nella loro verità vuol dire conoscere il divino; al potenziamento della mente deve corrispondere quello del corpo, conoscenza di natura e tutto, partecipazione al divino.
Conoscere Dio vuol dire amarlo intellettualmente e ciò da la felicità: essere parte dell’amore infinito di Dio.

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