Cartesio

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Testo

Cartesio
A Renè Descartes si fa generalmente risalire l’avvio del Razionalismo moderno,cioè di un indirizzo di pensiero per il quale la ragione umana costituisce il fondamento essenziale della verità e del sapere. Cartesio g dato alla scienza della natura un fondamento metafisico nuovo,basato sul cogito,sulla soggettività del pensiero. Egli ha compiuto un passaggio concettuale con il quale ha inizio la filosofia moderna.
Costruire su nuove basi l’edificio del sapere
La scelta di abbandonare gli studi è la decisione di rompere con un’ intera tradizione culturale per la ricerca di un nuovo sistema di pensiero.
Nel discorso sul metodo Cartesio descrive l’inizio del suo itinerario concettuale. In particolare la sua critica si rivolge al carattere prevalentemente umanistico-letterario di quel modello educativo,imbevuto di formalismo retorico. La poesia e l’eloquenza sembrano frutto più di ingegno che di studio. La teologia è ancorata unicamente ai dogmi e a verità rivelare superiori alla nostra intelligenza. Al contrario,la filosofia appare lacerata da dispute continue. La matematica è riuscita a conseguire conoscenze certe,ma queste sono state male impiegate e i risultati appaiono inferiori alle possibilità di quella scienza. Alle altre scienze sembrano poi costruire su fondamenta malferme. Dietro questa critica al sistema educativo c’è quella ad un intero sistema culturale.
Lasciarsi guidare da se stesso,non dagli altri.
L’ambizione di Cartesio è di dare al nuovo sapere scientifico un fondamento metafisico solido. Ciò richiede l’adozione di un nuovo metodo d’indagine,più semplice ed efficace. Il presupposto fondamentale è che la ragione sia uguale per natura in tutti gli uomini,sia come buon senso di cui tutti sono provvisti;anche se non tutti lo usano bene.
E il nuovo metodo viene presentato pienamente,con un linguaggio chiaro,cosi da poter essere compreso dal maggior numero di persone e da permettere la maggiore diffusione delle idee che contiene. Per Cartesio la scienza non è più patrimonio esclusivo di pochi. Cartesio dice che occorre scoprire la verità usando la propria testa,non quella degli altri.
Geometria analitica e mathesis universalis.
Cartesio raggiunge alcuni importanti risultati in campo matematico,grazie alla geometria analitica,in cui unifica la geometria con l’algebra e descrive le figure geometriche con formule algebriche. L’importanza teorica di questo tipo di procedimento sta nel fatto che vengono ricomposte due scienze,la geometria e l’aritmetica che erano state scisse sin dalle origini della scienza greca. Cartesio mira ad estendere ad altri campi del sapere l’applicazione di un metodo rivelatosi cosi efficace. L’obiettivo è la mathesis universalis,cioè una scienza universale dei rapporti quantitativi,nella quale sia possibile unire l’aritmetica con la geometria e la meccanica razionale. Obiettivo è l’unità del sapere,una scienza dell’ordine con la quale ogni conoscenza sia posta in relazione alle altre. La mathesis universalis è un ordine ed una misura matematica delle cose,che la ragione è in grado di ricostruire. Anche per Cartesio la realtà materiale è un ordine matematico.
Le Regular ad directionem ingenii
Quell’unità del sapere è possibile perchè ha il suo fondamento nell’unità della mente umana. Ma è realizzabile solo se si affida a cognizioni certe e evidenti. Il problema è di trovare cioè un metodo che sia rigoroso e alla portata di tutti,ispirato a quella esigenza di cautela e concretezza che Cartesio ritiene essenziale per l’indagine scientifica.
Quel fondamento metodico viene individuato in due procedimenti:l’intuito e la deduzione. L’intuitus mentis è un atto mentale con il quale un concetto viene colto in modo evidente. La deduzione si muove da tale concetto,sviluppandone con necessità logica alcune conseguenze altrettanto evidenti. L’ordine della ragione mira ad affrontare le questioni complesse risalendo dalle nature composte alle nature semplici. Il modello più adeguato di scienza è quello che ci conduce alla comprensione dei modi con cui le nature semplici concorrono alla costituzione della nature derivate. La spiegazione dalle cause non è altro che una deduzione da una legge generale a una legge specifica di svolgimento di determinati fenomeni. In tale procedimento,l’esperienza serve come controllo di ogni ipotesi scientifica.
Il Discorso sul metodo
L’elaborazione del metodo è la condizione fondamentale per guidare la mente alla verità. La matematica si pone come un modello da estendere all’intero sistema di produzione del sapere. Il problema sta nel formulare le regole fondamentali del metodo avendo ben presenti quelle della matematica,la cui efficacia è stata già accertata.
La prima è la regola dell’evidenza:non accogliere nulla che non sia un’idea chiara e distinta. La chiarezza si ha quando l’idea è presente e manifesta ad uno spirito attento.
La seconda regola è quella dell’analisi: è la divisione di una difficoltà incontrata dall’indagine in problemi più semplici in modo da poterla meglio risolvere.
La terza regola è quella della sintesi:una condizione ordinata dell’indagine,nella quale il pensiero si muova dagli oggetti più semplici per salire poco a poco all’oggetto e al problema più complesso.
La quarta è quella dell’enumerazione e della revisione:un attento controllo dei procedimenti di analisi e sintesi.
Come si vede in queste quattro regole l’esperienza sensibile non ha alcuna funzione. Il principio chiave è quello dell’evidenza. L’evidenza traspare nell’intuizione intellettuale nella quale un’idea si presenta e si manifesta in modo chiaro e distinto. Ma l’evidenzia deve essere acquistata anche nei procedimenti discorsivi della ragione,i quali riguardano i problemi più complessi. Solo la ragione è fondamento di certezza. Si annuncia una nuova autorità per tutto il sapere.
Costruire su la roccia o l’argilla
Cartesio ritiene che il muovo metodo di indagine dovrebbe essere esteso dai procedimenti matematici ai problemi di altre scienze. Il metodo stesso deve essere giustificato. L’avvio dell’opera di fondazione è costituito dal dubbio metodico,da Cartesio descritto come un procedimento. Il dubbio è metodico in quanto è una procedura finalizzata alla ricerca di una verità assolutamente certa. Nello scetticismo antico l’epoche,la sospensione del giudizio era un atteggiamento definitivo,che nasceva dal riconoscimento dell’impossibilità di raggiungere una verità certa. In Cartesio l’epochè è una fase transitoria della ricerca.
Cogito,ergo sum
L’esercizio del dubbio comporta una sistematica indagine critica di tutte le fonti e tutti i tipi di conoscenza. Se le sensazioni sono ingannevoli,i dati oggettivi della percezione sensibile dovrebbero essere ritenuti indubitabili. Eppure anch’essi sono incerti. Manca un criterio assoluto in base al quale sia possibile distinguere le rappresentazioni sensibili che abbiamo da svegli da quelle semplicemente soggette. Ma Cartesio va oltre questo giudizio critico sulle rappresentazioni sensibili. Egli mette in discussioni anche l’attendibilità delle conoscenze razionali. Anzitutto costata che spesso sbagliamo perché anche quei procedimenti richiedono l’ausilio della memoria e questa può ingannarci. Ma soprattutto non possiamo negare che possa esservi un genio tanto genio tanto potente quanto maligno,capace di farci credere che sia vero ciò che invece è falso. L’ipotesi del genio maligno porta il dubbio metodico alle estreme conseguenze,fino a farne un dubbio iperbolico esteso a tutto il sapere. Se è legittimo dubitare di tutto,di una cosa non potremo mai dubitare:che cioè se dubitiamo,se pensiamo allora esistiamo. Cogito,ergo sum,penso dunque sono. Un principio primo,non solo in quanto pria verità certa,perche dall’esame di essa è possibile comprendere in che cosa consista quella certezza,ossia individuare il criterio della verità:l’evidenza. Cartesio dall’evidenza del cogito ricava la regola generale,che ciò che è evidente è ache vero.
Le idee innate,avventizie,fattizie
Il contenuto del mondo del pensiero è dato da idee. Queste non sono come le idee platoniche,cioè essenze universali ed eterne,realtà oggettive,indipendenti da qualsiasi soggetto che le pensi,ma sono solo una realtà mentale di cui la coscienza è consapevole. Da un lato sono un atto del pensiero dall’altro rappresentano delle realtà degli oggetti. Per questo aspetto si è ritenuto Cartesio l’iniziatore di quell’indirizzo di pensiero che pone il principio della conoscenza nel soggetto che conosce l’oggetto(idealismo).
Cartesio distingue tre tipi di idee:
• Le idee innate,cioè nate con noi,esse sono patrimonio costitutivo della mente;
• Le idee avventizie,che sono in noi,ma come provenienti dal di fuori;
• Le idee fattizie,da noi immaginate e inventate.
Le idee avventizie frutto delle rappresentazioni sensibili,si rivelano spesso errate e illusorie.
Le idee fattizie sono addirittura inventate.
Le idee innate,patrimonio costitutivo della mente,sembrano imporsi alla mente con i caratteri della necessità e dell’universalità,quindi della validità. Innate sono le idee che provengono dalla nostra facoltà di pensare,che sono cioè contenute potenzialmente in noi.
Le idee innate sono trovate dalla mente in se stessa,mediante un’intuizione di carattere intellettuale che ne coglie l’assoluta evidenza:esse esprimono un carattere di universalità. Essa costituiscono le condizioni universali di ogni conoscenza in generale,in quanto da loro la mente procede mediante deduzione,cioè mediante un’argomentazione avente il carattere della necessità.
E’ dalle idee universali di estensione,figura e movimento che la mente procede per determinare le leggi che regolano lo svolgimento dei fenomeni naturali. Il fondamento della conoscenza è la ragione,non il senso.
La res cogitans
La metafisica cartesiana poggia su un concetto portante:quello del pensiero come res cogitans,come sostanza assoluta ed autosufficiente,non dipendente da Dio. Il percorso proposto dalla metafisica cartesiana va dalla certezza di sé alla certezza di Dio,dalla res cogitans a Dio. Cartesio afferma che il pensiero è il mio attributo essenziale,è qualcosa che mi appartiene come la vera natura di cui sono costituito e che non può essere distaccata da me. Sono certo di esistere solo attraverso il dubitare,il capire,l’affermare. Sono una res cogitans,una sostanza pensante. Anche questo passaggio concettuale non è di poco conto,perché è altro è avvertire la certezza esistenziale del mio essere,che ha valore cognitivo,altro è attribuire a tale esistere il carattere di una sostanza. Per Cartesio l’essenza costitutiva della natura umana è la ragione.
Le 3 prove dell’esistenza di Dio
Il filosofo utilizza tre argomenti come prove dell’esistenza di Dio.
• La prima prova si lega all’idea di perfezione. Noi siamo limitati,imperfetti,soggetti al dubbio e all’errore. Ciò che è più perfetto non può provenire da ciò che è meno perfetto. Di conseguenza,se nella nostra mente avvertiamo la presenza dell’idea di Dio,dobbiamo concludere che non possiamo noi stessi esserne la causa,perché l’idea di un essere infinito non può provenire da un essere finito.
• La seconda prova è anch’essa basata sulla casualità e muove dalla considerazione che,se fosse l’uomo l’autore dell’idea di Dio,egli avrebbe tutte le perfezioni in essa contenute. Ma egli non possiede tali perfezioni. Dunque l’autore dell’idea di Dio come essere perfettissimo non può essere che Dio stesso.
• La terza prova si basa sull’argomento ontologico e che muove dall’idea di Dio per attribuire a Dio stesso il predicato dell’esistenza. Si parte dall’idea di Dio presente nella mente umana:l’idea di un essere perfettissimo che non può non avere anche quella dell’esistenza.
Per il filosofo la prova ha la forza irresistibile di un ragionamento matematico tale constatazione è di mostrare la possibilità di un incontro fra la moderna cultura scientifica e la tradizione religiosa.
La veridicità di Dio come garanzia di verità
Dio è il garante della verità,cioè della validità delle criterio dell’evidenza,della chiarezza e distinzione delle idee della mente come attestazione delle loro verità. Dunque ciò che è evidente è vero.
Le critiche mosse al Dio cartesiano
In quanto garanzia metafisica della validità delle conoscenze razionali,il Dio cartesiano appare come il fondamento dell’ordine matematico dell’universo. La colpa di Cartesio è di aver considerato Dio non come il punto di partenza,ma come garanzia ultima della validità della conoscenza scientifica. Il criterio dell’evidenza si basa su un circolo vizioso:da un lato può garantire l’esistenza del soggetto in quanto essere dubitante e pensante e l’esistenza di Dio e essere garantito,cioè fondato come criterio di verità.
La natura pratica dell’errore
A questo punto possiamo porre il problema dell’errore. L’errore nasce dal giudizio con cui si afferma o si nega qualcosa di qualcos’altro. Ma per lui il giudizio costituisce un atto della volontà e non dell’intelletto. Quest’ultimo coglie un’idea,se la rappresenta,senza affermare o negare nulla. E’ la volontà che afferma o nega la realtà di quell’idea. Quindi la volontà può decidere di assentire anche a idee non evidenti,che l’intelletto non concepisce chiaramente o sulle quali l’intelletto stesso non abbia esercitato la sua attività.
La res extensa
Oltre alla sostanza pensante c’è una seconda sostanza,la res extensa,la sostanza estesa. La materia in quanto occupa estensione.Essa comuncia con la res cogitans solo nella ghiandola pineale,l’ipofisi. Con Cartesio si afferma cosi una visione dualistica della realtà. La concezione dualistica della realtà permette al filosofo di salvaguardare i principi della fede e il valore della conoscenza razionale,la natura spirituale dell’anima e la fondazione della conoscenza oggettive della realtà.

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