Bioetica

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia

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Testo

L’APPROCCIO AL PROBLEMA
(SINTESI LIBERAMENTE TRATTA DA SAVAGNONE, Metamorfosi della persona, cap.1 – ELLEDICI 2004)
Ogni disciplina ha il suo approccio al problema studiato. Questo vale anche per la bioetica quando si interroga sull’essere umano.
TRA INNOCENZA E RESPONSABILITA’
L’intreccio, determinato dallo sviluppo tecnico scientifico, tra i valori guida dello scienziato ed i criteri procedurali delle singole scienze, rende impossibile ogni artificiosa separazione tra fatti e valori. C’è una incessante inter-azione tra il conoscere ed il fare. In passato “il postulato della libertà di ricerca era fondato essenzialmente sulla chiara distinguibilità tra il conoscere ed il fare” (H. Jonas). Inoltre, la fattibilità viene acquisita attraverso il già-fare, nel senso che la teoria è permeata dalla prassi. Infatti, «per riuscire a scoprire se e come siano possibili ad esempio clonazione di adulti, trasformazioni nel genoma umano, creazione di ibridi umano-animali, bisogna eseguire tutto ciò già nell’esperimento, dunque commettere già le azioni, cosicché la differenza tra “per prova” o “sul serio” viene a mancare» (H. Jonas).
A ciò bisogna aggiungere la caratteristica di irreversibilità che distingue i processi organici da quelli meccanici. Se la ricerca sui viventi ha ormai perduto per sempre la sua innocenza, ciò vale anche per le teorie antropologiche che devono essere valutate non solo in termini di vero e di falso, ma anche di umano e disumano.
SENSO MORALE E TEORIE
Le concezioni antropologiche nella bioetica, riguardano quelle auto descrizioni intuitive per cui ci identifichiamo nel nostro essere uomini. Non a caso, sostiene Habermas, la ripugnanza di fronte alla sperimentazione su embrioni è quella che si sviluppa “di fronte a qualcosa di osceno”.
Un cenno all’atteggiamento interiore dello studioso. I temi della bioetica sono connessi a vicende e persone concrete, accompagnate spesso dal dramma della sofferenza. Sul piano pratico si esige dallo studioso comprensione e misericordia per i soggetti coinvolti (ad esempio: si può considerare illecito, sul piano etico, l’aborto procurato, senza per questo avere la pretesa di giudicare la coscienza della donna).
Un’ultima precauzione: evitare che i casi limite siano considerati, come spesso accade in dibattiti televisivi su pietosi casi umani, criterio per decidere anche sui casi normali.

FEDE, RAGIONE E RAGIONI
Nei grandi temi della bioetica si assiste spesso ad un contrasto tra laici e credenti. I primi riconoscono ai secondi il diritto di ispirarsi alle proprie convinzioni religiose nelle scelte che riguardano la sfera biomedica, ma chiedono loro di rinunciare a presentarle come risposte valide per tutti. Da parte dei “laici” si insiste spesso sulla necessità di discutere di alcuni problemi finora ritenuti tabù (esempio: clonazione, eutanasia…) dando per scontato che l’esito di tale discussione non possa che essere il trionfo delle loro tesi: non appena la ragione entrerà in campo, si sottintende, apparirà evidente che i divieti attuali sono frutto di oscurantismo.
Però, il richiamo alla razionalità ed al confronto esigerebbe disponibilità ad ascoltare le ragioni dell’altro: dall’ascolto si scoprirebbe che i credenti, sui temi della bioetica, non oppongono divieti oscurantistici ma hanno delle “ragioni” (non certezze di fede). La discussione ben venga, ma nessuno – né laici né credenti – può avere la presunzione di detenere il monopolio della razionalità.
1. ORIGINI E DEFINIZIONI DELLA BIOETICA
(sintesi liberamente tratta da: Elio Sgreccia “Manuale di Bioetica” Vita e Pensiero, Milano 1998)
a) Il sorgere della bioetica
• 1970: l’oncologo Potter conia il termine BIOETICA per una nuova disciplina che combinasse la conoscenza biologica con la conoscenza del sistema dei valori umani. Infatti si avvertiva il pericolo di una spaccatura tra sapere tecnico-scientifico e sapere “umanistico”: si affermava la consapevolezza che la posta in gioco fosse la sopravvivenza stessa della vita umana sulla terra. Da qui la necessita di ampliare lo sguardo alla “biosfera” nel suo insieme.
• Di seguito l’ostetrico olandese Hellegers impiega il termine bioetica come “maieutica, cioè come scienza capace di cogliere i valori attraverso il confronto tra Medicina, filosofia ed etica.
b) Principali centri di bioetica
• Hastings Center (Usa): centro laico; Kennedy Institute of Ethics (Georgetown): università interconfessionale; Center for human bioethics (Australia): centro laico.
• In Europa la riflessione è favorita dal libro di Jonas “Il principio di responsabilità” in cui si sostiene che lo sviluppo tecnico possa costituire una minaccia per lo sopravvivenza dell’umanità e che occorra farsi carico delle conseguenze per le generazioni future.
• In Italia sono attivi due centri: il Centro di bioetica aperto dal 1985 presso l’Università Cattolica fondato sulla concezione personalistica ed il centro “Politeia” di Milano di impostazione laica.
• Nelle università la bioetica è collocata tra la storia della medicina, la medicina legale e la filosofia morale.
c) Dall’etica medica alla bioetica
• All’origine dell’etica medica ci sono sempre 3 elementi: le esigenze etiche della pratica medica, i significati morali dell’assistenza al malato, le decisioni statali sulla salute pubblica. Già il codice di Hammurabi (1750 a.C.) presso i Sumeri prevedeva una regolamentazione della pratica medica.
• Successivamente in Occidente la professione medica si è imposta come professione “forte” col giuramento di Ippocrate (460-370 a.C.) che aveva un carattere decisamente religioso. Il giuramento non era una tutela per la casta dei medici quanto una garanzia di una agire terapeutico che rispettasse una moralità fondata sul sacro principio del bene del paziente.
• Il contributo del Cristianesimo è stato decisivo per fondare una nuova morale centrata sul concetto di “persona umana” (come anima incarnata e corpo animato) che ha consentito di superare il dualismo classico di anima/corpo. Il mistero dell’Incarnazione (Gesù Cristo è Dio che ha assunto un corpo umano) ha fornito un approccio di massimo rispetto per la realtà del corpo.
d) Il problema della definizione
• La possibilità di definire in vario modo la bioetica deriva da vari fattori: il mutare storico delle idee, la metodologia di confronto interdisciplinare, la riflessione della filosofia morale.
• L’enciclopedia di Bioetica di Reich ha fornito le seguenti definizioni:
1978: “Studio sistematico della condotta umana, nell’ambito delle scienze della vita e della salute, esaminata alla luce di valori e principi morali”.
1995. “Studio sistematico delle dimensioni morali delle scienze della vita e della salute con l’impiego di una varietà di metodologie etiche in una impostazione interdisciplinare”. [di nuovo c’è un’apertura al pluralismo etico col conseguente rischio di relativismo].
• Il “documento di Erice” (1991) ha individuato 4 ambiti della bioetica (problemi etici delle professioni sanitarie, della ricerca, problemi sociali legati alle politiche sanitarie, problematiche legate all’intervento su altri esseri viventi), 2 finalità (analisi dei problemi morali legati alla biomedicina, elaborazione di linee etiche fondate sui valori della persona e sui diritti dell’uomo) e gli strumenti della disciplina legati ad una metodologia interdisciplinare.
• Esistono dunque 3 momenti della bioetica: bioetica generale (fondazione etica), bioetica speciale (analizza i grandi problemi aperti come l’ingegneria genetica, l’eutanasia, ..), bioetica clinica o decisionale (esamina nel concreto le decisioni da prendersi nella prassi sanitaria).
e) Bioetica, antropologia, interdisciplinarità
• E’ necessario un approccio interdisciplinare tra scienza biomedica, scienza ambientale, filosofia della natura, filosofia morale, teologia (come orizzonte di senso), antropologia personalistica.
• L’antropologia personalistica (“personalismo antropologicamente fondato”) è indispensabile se si vogliono evitare riduzionismi pericolosi. Infatti tale concezione ritiene fondamentale il valore della vita, afferma la trascendenza della persona umana di cui ha una visione integrale, sostiene la priorità e la complementarietà della persona rispetto alla società.
• Tale antropologia personalistica è spesso criticata da parte laica perché si ritiene, a torto, che può essere sostenuta solo da un approccio fideistico. Ciò è falso in quanto occorre distinguere una teologia rivelata (la ragione che studia è illuminata dalla fede) da una teologia razionale (Dio è studiato solo alla luce della ragione); inoltre la Chiesa stessa ha condannato il fideismo. Tale antropologia personalistica presuppone dunque una teologia razionale (e non rivelata) e tiene conto di conoscenze filosofiche, metafisiche ed etiche; dunque può essere sostenuta anche da un non credente.
• Può esistere un’etica totalmente laica? Sarebbe legittima sul piano fenomenologico, ma se si spinge a cercare i fondamenti è costretta ad approdare ad un Assoluto.
• Definizione di bioetica proposta da Elio Sgreccia nel suo Manuale di Bioetica (1998): “Disciplina con uno statuto epistemologico razionale aperta alla teologia come orizzonte di senso. La bioetica, a partire dalla descrizione del dato scientifico, esamina la liceità dell’intervento umano sull’uomo. Ha il suo polo di riferimento immediato nella persona umana e nel suo valore trascendente, ed il riferimento ultimo in Dio inteso come valore assoluto”.
2. FONDAZIONE DEL GIUDIZIO BIOETICO
(sintesi liberamente tratta da: Elio Sgreccia “Manuale di Bioetica” Vita e Pensiero, Milano 1998)
a) Rapporto scienza biomedica e bioetica
• Il dr. Bernard (già presidente Comitato nazionale etica in Francia) ha individuato le due grandi rivoluzioni nella storia recente della biomedicina: 1)sulfamidici e penicillina, 2)medicina genomica. Ne consegue che più la medicina diventa potente, più le norme di protezione dell’individuo devono essere rigorose.
• Per secoli gli scienziati hanno rivendicato autonomia e neutralità, respingendo ogni interferenza e controllo nella ricerca. Si dice che la ricerca è neutra e non soggiace così alle domande bioetiche, le quali riguarderebbero invece le applicazioni pratiche. Ma sarebbe insufficiente restringere la bioetica al solo momento applicativo. L’unica etica che tali scienziati ammettono nella ricerca è lo scrupolo metodologico per restare fedeli ai canoni della ricerca stessa. Ma ciò sarebbe troppo limitativo!
• E’ estremamente importante l’intenzionalità del ricercatore! Chi collabora a livello subalterno ha diritto di conoscere le finalità della ricerca (non c’è segreto che tenga!). Nel campo biomedico il metodo sperimentale è riduttivo perché considera solo gli aspetti quantitativi. E’ necessario integrarlo domandandosi, ad esempio, cosa sia l’embrione, cosa sia l’uomo, quale il suo destino.
b) Modelli bioetica
• Modello di etica descrittiva (o socio-biologista)
Rappresenta un primo tentativo di dare fondamento alla norma etica basato sui fatti. La società nella sua evoluzione produce e cambia valori e norme che sono funzionali al suo sviluppo. Così i valori morali cambiano. Però, in tal modo si avrebbe un riduzionismo dell’uomo ad un momento dello sviluppo del cosmo, si determinerebbe un relativismo di ogni etica, rendendo perfino inutile ogni definizione dei diritti dell’uomo.
• Modello soggettivista (o liberal-radicale)
La morale non si fonda né su fatti né su valori, ma solo sulla scelta autonoma del soggetto. I valori non sono conoscibili. L’unica fondazione morale è la scelta autonoma del soggetto il cui unico limite è la libertà altrui (di chi può avvalersene). E’ il messaggio scaturito dalla Rivoluzione francese. Da qui la liberalizzazione dell’aborto, la scelta del sesso e di altri caratteri del nascituro, la fecondazione extracorporea, la libertà assoluta della ricerca, la liceità del suicidio assistito. Però questa è una liberta dimezzata (chi difende la libertà del nascituro?). E’ solo una libertà DA vincoli e non libertà PER un progetto di vita (= libertà senza responsabilità). Ogni atto libero suppone la vita dell’uomo. La vita è prima della libertà. Vera libertà è quella che si assume la responsabilità della vita.
• Modello pragmatico-utilitarista
E’ un modello che recupera l’intersoggettività sul piano pragmatico indicando varie forme di etica pubblica. Partendo da una sfiducia nella possibilità di giungere ad una verità morale universale, si approda a calcolare le conseguenze delle azioni sul parametro costi-benefici. Questo neo-utilitarismo (che si ispira al filosofo Bentham) intende massimizzare il piacere, minimizzare il dolore, ampliare la libertà per il massimo numero di individui. In tal modo la persona è ridotta al suo essere senziente. Così si finisce per non tutelare gli embrioni, per eliminare individui “senzienti” senza infliggere loro troppo sofferenza (feti, handicappati). Questa “etica pubblica” sottovaluta quanti non fanno ancora parte attiva della comunità (embrioni, feti, bambini) o non hanno più un inserimento sociale (malati gravissimi). Ma su questi parametri si basa un’etica della QUALITA’ della vita (contrapposta alla sacralità).
• Modello personalista
E’ valido sia per risolvere le difficoltà dei modelli precedenti, sia per fondare oggettivamente i valori. Si basa sul ruolo della coscienza soggettiva nell’interpretare la realtà, sulla centralità del soggetto nelle relazioni e sul principio ontologico che considera l’uomo come un corpo animato e strutturato da uno spirito. L’io è dunque irriducibile ai suoi neuroni. In ogni uomo sta racchiuso il senso dell’universo ed il valore dell’umanità. La persona è un TUTTO (e non una parte di un tutto). Questo è il punto di riferimento per discriminare il lecito e l’illecito in bioetica.
c) Legge morale e legge civile
• Per San Tommaso non è la legge civile che fonda la morale, anzi, quando la legge non tutela un bene essenziale alla convivenza non ha neppure valore di legge.
• Per il positivismo giuridico il diritto non dipende dalla verità, ma da un atto di volontà di chi governa.
• Quindi il diritto è svuotato di contenuti etici e ricondotto ad un mero meccanismo per la ricerca del consenso. (es = l’esistenza di un’eventuale legge che legalizzasse l’eutanasia, non significherebbe riconoscere la liceità morale dell’atto).
d) Bioetica laica e bioetica cattolica
• Spesso sono state contrapposte, ma l’opposizione è fittizia. Infatti i presupposti personalistici della bioetica cattolica non sono fideisti e possono essere condivisi anche da laici. La falsa contrapposizione si basa su un concetto impoverito di laicità, quasi che essa fosse relativismo di valori e non, invece, affermazione di valori comuni.

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