Aristotele

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Testo

L’etica.

Specificità della filosofia pratica .

La parte ella filosofia che riguarda tutto ciò che è indipendente dall’uomo viene chiamata , da Aristotele filosofia teoretica, perché ha come fine esclusivamente la conoscenza , ma ne ha sviluppata anche un’altra che riguarda tutto quello che dipende dall’uomo , le sue percezioni ed azioni .
Mentre l’azione (pràxis) è fine a se stessa la produzione (pòiesis) ha come fine la produzione di un determinato oggetto , il bene dell’uomo è , secondo Aristotele, il suo fine e perciò rientra nella sfera dell’azione .
L’azione non si occupa solo della conoscenza , ma anche del raggiungimento del bene per l’uomo , che per Aristotele fa parte del bene della pòlis , diventando non solo filosofia pratica , ma anche politica .
Prima di trattare di politica , Aristotele parla del bene del singolo individuo , cioè di etica , oggetto di vari corsi ,di cui è stato conservato il testo nell’ Etica Nicomachea o nell’Etica Eudemea.
L’intera filosofia pratica comprende etica e politica in senso stretto ed è per Aristotele una scienza meno esatta della filosofia teoretica , dato che i comportamenti dell’uomo hanno una certa imprevedibilità , ma più utile per la vita .

Felicità e virtù : le virtù etiche .

Le azioni umane sono volte alla realizzazione di un bene , alcuni beni però sono mezzi , strumenti di un fine diverso , mentre altri sono fine a se stessi .
La serie dei mezzi e dei fini non prosegue in eterno ,altrimenti non si avrebbe un fine ultimo in vista del quale tutto viene desiderato , perché altrimenti non si desidererebbe nulla .Gli uomini fatto tutto in vista di un fine ultimo , la felicità (eudaimonìa) , che consiste , per Aristotele , nella realizzazione a pieno della propria forma , nella perfezione (entelècheia) che è data dalla differenza specifica , nel caso dell’uomo dall’anima razionale .Perciò la felicità consisterà nella realizzazione della virtù (aretè , perfezione)dell’uomo , della sua anima razionale, ma bisognerà realizzare anche il bene del corpo , tutto questo attraverso dei mezzi per il raggiungimento del fine ultimo .
L’essenza della felicità consiste nella realizzazione della virtù dell’anima razionale , che , per Aristotele , è composta di due parti : la ragione vera e propria o diànoia , e dal carattere (èthos) che si lascia guidare dalla ragione . Ci saranno perciò virtù della ragione , o virtù dianoetiche e virtù del carattere , o virtù etiche ,considerate una via di mezzo tra due vizi opposti .Per la perfezione dell’anima bisogna quindi evitare i vizi, cioè gli eccessi , tra loro opposti ; ma la via di mezzo non è una misura assoluta , uguale per tutti e la sua giusta determinazione spetta alla ragione.
Aristotele dedica particolare attenzione alla giustizia tra le varie virtù e la distingue in due diverse forme : giustizia distributiva , dare a ciascuno in proporzione ai suoi meriti e giustizia commutativa , cioè lo scambio di parti uguali .

Le virtù dianoetiche e il genere di vita migliore .

Le virtù dianoetiche cioè quelle ella ragione vera e propria , sono per Aristotele: l’arte (techne) è il buon esercizio della ragione nelle attività produttive ,ma non ha a che fare con la felicità , visto che le produzioni sono attività strumentali fini a se stesse ; la saggezza (phrònesis) è il buon uso della ragione nelle azioni , senza la quale non sono possibili le virtù etiche , ne la distinzione tra il bene e il male ; l’intelletto (nous) è la capacità di cogliere i principi delle varie scienze , ed è anch’esso una perfezione ; la scienza ( epistème) è la capacità di dimostrare le conseguenze che necessariamente derivano dai principi ; in ultimo la sapienza (sophìa) è l’unione di intelletto e scienza , cioè la conoscenza sia dei principi che delle loro conseguenze. Questa , secondo Aristotele è l’esercizio più alto che si possa fare della ragione , consiste nel conoscere le realtà più importanti .La sapienza è la stessa filosofia ,e in essa sta l’esercizio proprio della ragione e quindi la suprema felicità dell’uomo , non dice come agire perché è il fine , non la regola delle nostre azioni .
La vita migliore è la vita teoretica , dedita allo studio , alla ricerca , alla contemplazione della verità , insomma la vita che ha cercato di condurre il più possibile Aristotele ed è considerata da lui superiore alla vita politica , cioè alla vita dedita a governare , perché la vita teoretica è quella che più assomiglia alla vita degli dei .
L’etica di Aristotele , più che basata sui doveri è basata sui fini ,ma la sua concezione morale non è esclusivamente utilitaristica , egli ritiene anzi che il piacere sia necessariamente connesso alla felicità , ma essa non consiste nel piacere, bensì nell’esercizio della virtù .Il piacere è sempre l’effetto di un’attività , il piacere più alto sarà l’effetto dell’attività più alta , cioè nell’esercizio delle virtù dianoetiche.
Nella felicità è indispensabile l’amicizia , quella fondata sulla virtù , tra persone che discutono vivono insieme , aiutandosi nella ricerca della verità .

La politica .

Famiglia , villaggio , città .

Nella politica in senso lato , cioè come coincidente con tutta la filosofia pratica , rientra la politica in senso stretto , cioè la filosofia che concerne la pòlis , ad essa Aristotele dedica appunto la Politica , dove sostiene che il singolo uomo non basta a se stesso , ma per natura si unisce con la donna , generando un individuo e costituendo una famiglia , o casa (òikos). Le famiglie si organizzano in villaggi , cioè comunità che hanno come fine di provvedere ai bisogni non quotidiani .
L’uomo ha per fine di vivere bene , di tendere alla felicità e per questo è necessaria la pòlis , la città , che per Aristotele coincide con la società politica , comprendente in se tute le altre . L’uomo per natura è un animale politico , cioè fatto per vivere nella città e il segno di questa naturale tendenza è la parola , propria degli uomini e che li rende capaci di discutere su cosa è giusto e cosa è sbagliato .
La società politica quindi , per Aristotele si fonda sull’essenza stessa dell’uomo ed è necessaria per realizzarlo a pieno nelle sue capacità , nella sua civiltà .
Prima di studiare la città , Aristotele si sofferma sull’economia (oikonomìa , governo della casa ) o famiglia , composta da tre tipi di rapporti : tra marito e moglie che è tra liberi e uguali dove però comanda il marito ; tra genitori e figli che è un rapporto tra liberi e disuguali dove comandano i genitori nell’interesse dei figli e quello tra liberi e schiavi dove comanda il padrone nel suo interesse .
Aristotele è il primo a chiedersi se la schiavitù sia giusta , segno che gli appare necessaria ma non sempre ovvia , e la sua risposta è che è giusta solo quando è fondata sulla natura , cioè quando gli schiavi non si sanno comandare da se .
Nell’economia rientra anche la crematistica ( chrèmata , beni averi ), cioè l’arte di procurarsi il necessario per vivere , che fa parte , per Aristotele di una sana economia, solo quando si limita a procurare i mezzi veramente necessari per vivere .

Costituzioni e rivoluzioni .

Analizzando la città Aristotele si chiede quale sia la costituzione adatta , cioè la disposizione delle cariche nella polis , in particolare la determinazione della carica più alta . Prima di tutto Aristotele critica sia la Repubblica , perché abolisce la famiglia , che le Leggi , che hanno costituzione ancora troppo oligarchica .
Nel Politico di Platone riprende la classificazione delle costituzioni ,cioè il governo di uno , di pochi o di molti , distinguendo tra buono e cattivo per ciascuno ,a seconda che si governi nell’interesse dei governanti o dei governati : si ha cosi , rispettivamente , regno e tirannide , aristocrazia e oligarchia , politia e democrazia, con politia Aristotele indica la forma buona del governo di molti , inoltre non ne propone una in particolare come migliore in assoluto .
La politìa è buona anche perché è il giusto mezzo tra due vizi opposti , l’oligarchia, il governo dei ricchi, e la democrazia , il governo dei poveri è ,cioè ,una democrazia moderata , il governo di coloro che non sono ne troppo ricchi ne troppo poveri .
Basandosi sulla Repubblica ,ma soprattutto sulle 158 costituzioni reali , Aristotele ha fornito un’analisi delle rivoluzioni , in cui indica cause e metodi risolutivi .

La città felice .

Nella Politica Aristotele indica anche a cosa deve tendere il governo , cioè alla felicità dei cittadini , la città più felice sarà quella in cui sarà consentito a tutti i cittadini di dedicarsi in qualche misura alla vita teoretica , un risultato ottenibile assicurando pace e tempo libero .
Aristotele accetta la guerra di difesa , mezzo necessario per assicurare la pace , considerazione valida anche per gli affari e le attività economiche e politiche, volte al fine di impiegare meglio il tempo libero .
Le cariche sono assunte a turno per permettere a tutti di avere uguale tempo libero , in questa concezione il governare è visto solo come un servizio reso agli altri e la felicità si ottiene essendo governati bene .
Naturalmente per dedicarsi a tutte queste attività è necessaria una certa cultura , cui deve provvedere il governo attraverso l’educazione pubblica .

La retorica e la poetica .

Aristotele elabora anche una filosofia concernente le attività produttive , la cui trattazione razionale è costituita dall’arte , come abilità tecnica .
Due sono le arti di cui si occupa , cioè retorica , arte di fare discorsi persuasivi e poetica , arte di fare poesia .
Alla retorica aveva dedicato molta attenzione nel periodo accademico , tenendo corsi alla scuola di Platone e pubblicando il Grillo . La retorica , esaltata dai sofisti e criticata da Platone , viene rivalutata da Aristotele che la considera arte solo se si serve della dialettica .
La retorica utilizza mezzi di persuasione che vanno dalla morale ai sentimenti, per i quali dipende dall’etica , perciò è una , e la validità intrinseca delle argomentazioni , per la quale dipende dalla dialettica e sostiene che la retorica è alla dialettica .
Le argomentazioni della retorica sono le stesse della dialettica , deduzione ed induzione , che però vendono usate in modo abbreviato e sono dette rispettivamente entimemi ed esempi e si servono anch’essi di , cioè schemi argomentativi di carattere generale .Aristotele illustra diversi , relativi ai tre generi di discorsi persuasivi : il genere deliberativo (assemblee politiche ), il genere giudiziario (processi) e il genere empidittico , o illustrativo (per elogi o biasimi pubblici ) .
Egli pone un’ampia analisi dei caratteri e delle passioni , infine espone una teoria sull’elocuzione , mostrando gli stili con cui vanno resi i discorsi orali e quelli scritti.
Nella Poetica, Aristotele si occupa dell’arte di fare poesia , cioè scrivere componimenti poetici sia nel genere lirico che in quello epico e tragico .Lo studio sulla poetica tratta di un’analisi su come si fa poesia , basata soprattutto sulla tragedia antica .
Aristotele concepisce la poesia essenzialmente come imitazione , come rappresentazione delle vicende umane ed è per lui di gran valore conoscitivo , in quanto l’imitazione è una forma di conoscenza che si colloca a metà strada tra il valore inferiore della storia e quello superiore della filosofia.
Anche dal punto di vista morale Aristotele giudica la poesia in modo positivo , perché ha l’effetto di purificare le passioni violente .
Infine si parla del valore specificatamente estetico della poesia , cioè la vicenda deve avere un’unità d’azione che la rende bella , dove con questo termine indica un certo ordine nelle sue parti .
La nel suo complesso .

Le opere riguardanti la fisica non sono altro che il percorso per la realizzazione della ricerca dei quattro generi di cause .
Nella Fisica Aristotele da una definizione di natura , cioè la realtà in cui si devono cercare le cause . La natura è l’insieme degli enti naturali che hanno in se stessi la causa del loro mutamento o della loro quiete, cioè non dipendono dall’uomo , si distinguono dagli enti artificiali che hanno la loro causa prima nell’uomo .E’ natura tutto quello che non dipende dall’uomo , che però è a sua volta natura , cioè un ente naturale .
L’arte per Aristotele è nettamente subordinata alla natura , imitandola ,ma anche integrandola , cercando di raggiungere un fine . Per questo anche la natura deve agire in vista di un fine , una prova è la regolarità dei suoi processi .A differenza degli atomisti Aristotele vede il mondo sensibile proiettato nel raggiungimento di un fine , non qualcosa di esterno o superiore , al contrario ogni ente naturale tende al proprio fine , ovvero al proprio sviluppo pieno, alla perfezione .
Negli esseri viventi la perfezione è costituita dall’età adulta e dalla possibilità di generare , assicurando la sopravvivenza .Aristotele però non elimina il caso , che vede solo come un’eccezione alla natura .L’errore è dovuto a problemi di materia che alle volte non si lascia plasmare dalla forma .
Sempre nella Fisica si parla di movimento , che caratterizza la natura , come , ossia un processo che si sta svolgendo ma non ha ancora avuto termine .Si distinguono inoltre quattro tipi diversi di mutamento : il mutamento di luogo, o moto locale , il mutamento di qualità , o alterazione , il mutamento di quantità o crescita e diminuzione e il mutamento di sostanza o crescita o alterazione. Vengono definiti poi vari aspetti del movimento : il tempo definito come ; poi il luogo definito come >; infine l’infinito dichiarato inesistente in atto ed esistente in potenza .

Il cielo , la terra e i loro elementi .

La prima causa della natura che Aristotele cerca è la causa prima o causa motrice, definendo il mutamento come acquisizione in atto di una forma che si possiede solo in potenza . Ciò che muta deve ricevere la forma da qualcosa che già la possiede .
Non è possibile risalire all’infinito cercando la causa motrice prima , perché un infinito anche solo in potenza escluderebbe l’esistenza di un principio , cioè di una causa prima. Questa causa motrice prima o primo motore non può essere mosso esso stesso , altrimenti richiederebbe una causa motrice e non sarebbe più il primo,dunque deve essere un motore immobile .
Nel De caelo Aristotele si occupa di ciò che è mosso dal motore immobile , la prima cosa mossa è il cielo che diventa una sostanza tra il motore immobile e le realtà terrestri .Il cielo è concepito come un insieme di sfere concentriche che ruotano su se stesse attorno alla terra nella prima delle quali si trovano le stelle e nelle altre i pianeti.
Sono costituiti da una materia speciale non soggetta ad alterazione crescita,diminuzione e soprattutto generazione o corruzione . Questa materia diversa dai quattro elementi è chiamata ed è più sottile del fuoco e nobile di tutti gli altri . L’etere è solo il corpo dei cieli che hanno anche un ‘anima , sono esseri viventi mossi da un motore superiore .
Quello di Aristotele è un universo finito , costituito da cieli concentrici con in mezzo la terra , una sfera anch’essa , immobile .La terra costituita dai quattro elementi tradizionali soggetti ai moti locali rettilinei .
Ciascun elemento ha il suo luogo naturale , primo e più alto è il fuoco , poi cielo aria acqua e terra nel luogo più basso , perciò i cori formati di fuoco ed aria salgono verso l’alto , mentre quelli formati da terra ed aria si muovono verso il basso , tendendo a ritornare nel loro luogo naturale .
Grazie ai quattro elementi Aristotele ha potuto completare la ricerca delle altre cause prime e cioè le cause prime materiali , appunto i cinque elementi .
Visto che gli elementi terrestri si trasformano l’uno nell’altro Aristotele ammette l’esistenza di una materia prima che fa da sostrato ad essi , ma non esiste mai allo stato puro .Le forme dei cinque elementi sono le quattro qualità (caldo e freddo, secco e umido )combinate a coppie .

L’anima.

I corpi si dividono in privi di vita e viventi , più interessanti per Aristotele , che tendeva a concepire la natura come animata , interpretandola con un modello bimorfico spiegando il non vivente partendo dal vivente , in entrambi i casi la materia è la stessa , ma la forma è diversa composta da un principio più elevato detto .
Nel De anima Aristotele definisce l’anima come o come ,>, quindi l’anima per lui è l’organizzazione stessa del corpo vivente .
Le attività fondamentali in cui consiste la vita sono di tre livelli , il primo nell’anima dei vegetali o anima vegetativa caratterizzata da nutrizione e riproduzione , al livello superiore stanno sensibilità e movimento , possedute dagli animali nell’anima sensitiva, infine l’uomo con l’anima intellettiva ha pensiero e volontà .
Aristotele analizza sensibilità e pensiero , quest’ultimo proprio solo dell’uomo .La sensibilità è la possibilità di provare percezioni ed avviene attraverso i cinque sensi e un senso comune che percepisce stimoli comuni a sensi diversi .Il pensiero , cioè la formazione dei concetti , avviene grazie all’intelletto che cogli la forma intelligibile degli oggetti sensibili , la loro essenza .Senza percezione quindi non è possibile nessuna conoscenza .
Per Aristotele la conoscenza umana è capace di andare oltre l’esperienza , diversamente da quanto sosteneva Platone , mediante lo sviluppo di concetti . Per questo sono necessari due principi , il primo detto intellettivo attivo che faccia passare all’atto la forma intelliggibile e che viene paragonato alla luce , il secondo chiamato intellettivo passivo che deve apprendere la forma del primo passando esso stesso da intelligente in potenza ad intelligente in atto .
L’intelletto attivo è privo di potenza , quindi immateriale e perciò immortale .
Dalla sensibilità e dall’intelletto dipendono desideri o tendenze : dalla prima quelle sensibili o appetibili , dal secondo quelle razionali o volontà.

La biologia .

La dottrina dell’anima come forma ha permesso ad Aristotele di fondare la biologia e anche in questo campo parte dall’osservazione .
Nella Historia animalium , descrive 581 specie di animali , nel De partibus animalium, inaugura una classificazione rimasta invariata per due millenni distribuendo gli animali per generi e specie .Anzitutto divide gli animali in forniti e privi di sangue , poi analizza le parti di cui ciascun animale è costituito.Studiando gli organi cerca la causa finale e il loro funzionamento inaugurando il principio secondo cui la funzione spiega l’organo .Aristotele assegna una funzione centrale al cuore da lui considerato fonte del calore vitale che cuoce i cibi , li trasforma in sangue e nutre l’organismo.. Inoltre applica il criterio dell’analogia scoprendo affinità tra le parti di animali di specie diverse .
Nel De generatione animalium , studia il modo in ci gli animali si riproducono , individuando in esso la chiave per scoprire la loro vera forma .
Ciascuna specie per Aristotele è eterna , inoltre scopre che l’embrione non cresce per progressiva esplicitazione degli organi già preformati , ma per generazione aggiuntiva di organi nuovi , finalizzati a determinare funzioni .
Riassunto dal libro “STORIA della FILOSOFIA”

LA FISICA

I tre generi di principi e i quattro generi di cause .

Secondo Platone la filosofia è conoscenza dei principi ovvero delle
da cui tutto il resto dipende .
Rifiutato il mondo delle idee , Aristotele pone come ricerca filosofica delle cause prime il mondo sensibile , la natura (physis) e la ricerca dei suoi principi, ovvero la fisica .
Per Platone la fisica non poteva essere una vera scienza, in quanto trattava di una realtà dimezzata , perciò poteva essere descritta solo mediante un discorso verosimile.
Aristotele al contrario configura la fisica come una vera scienza , in quanto il suo oggetto è autentica realtà .Ad essa dedica la maggior parte dei suoi scritti , partendo dalla Fisica , sino alla Metafisica esclusa .
Criticando l’Uno e la Diade infinita posti da Platone , Aristotele ritiene necessario un terzo principio oltre ai due contrari capace di raccoglierli successivamente in se. Nella Fisica attraverso un’analisi del divenire precisa questi principi .
Osservando il divenire si nota che le cose acquistano certi caratteri di cui prima erano prive ,per spiegare questo pone tre principi : il sostrato cioè la cosa che muta, la privazione ,mancanza nel soggetto di un certo carattere infine la forma, il carattere acquistato .
Quando il mutamento è compiuto il sostrato ha preso una forma e si comporta verso di essa come materia che è stata plasmata .
Se poi si considerano le fasi del movimento ,passando ad una prospettiva dinamica, la materia risulta essere presente già all’inizio come qualcosa che non possiede ancora forma ,ma può acquistarla , cioè è in potenza ; mentre la forma si presenta come realtà in atto .
Sial il trinomio materia-privazione-forma che il binomio potenza –atto sono presenti in tutte le cose che mutano , perché principi di tutte le cose , o meglio, tre generi di principi , ciascuno dei quali formato da tutte le cose e che svolgono una certa funzione .
Aristotele quindi nega Parmenide spiegando la possibilità del divenire , come passaggio dalla potenza all’atto , da un certo non essere ad un essere in potenza .
Per spiegare il divenire oltre ai principi sono necessarie delle cause , che plausibilmente provocano tutto il processo di mutamento .
La causa motrice interviene attivamente mettendo in atto il processo del divenire ed è estranea rispetto ai principi .
Il mutamento , essendo intelligibile , si può capire solo scorgendone il senso , così il fine di esso diviene la causa finale che coincide con la forma , poiché il fine del progetto è di realizzare una forma .Dal punto di vista concettuale però il fine è diviso dalla forma perché serve a spiegare il senso del progetto .
Anche materia e forma servono a spiegare il divenire e possono essere chiamate cause, rispettivamente causa materiale e causa formale .

LA o .

L’essere in quanto essere e le sue proprietà .

Aristotele ha ripreso il concetto platonico di filosofia e l’ha applicato allo studio della natura, ma la ricerca delle cause prime della natura è arrivata a risultati che esulano l’ambito della natura stessa , nel senso che alcune delle cause , come i motori immobili del cielo e l’intelletto attivo , si sono rivelate del tutto immateriali , ciò porta a credere che l’oggetto della filosofia sia una realtà più ampia.
La filosofia dunque diviene scienza dell’essere in quanto essere o metafisica , chiamata filosofia prima , che Aristotele distingue dalla fisica, filosofia seconda .
La metafisica nasce in Aristotele come scienza dell’essere in quanto essere , cioè come ontologia .Non è altro che tutto ciò che esiste, messo a fuoco come essere e non sotto qualche aspetto particolare , esso ha molti significati, diversi ed irriducibili tra loro , i quali corrispondono alle dieci categorie . In questo modo Aristotele supera la concezione univoca dell’essere parmenideo , ma un problema di tipo opposto rimane , perché se l’essere è privo di unità non se ne può avere scienza.
Il pericolo è sventato dalla dipendenza di tutte le categorie verso la sostanza che nasconderebbe l’unità dell’essere , essendo principio delle altre categorie , ciascuna detta essere per la corrispondenza con la sostanza .
La sostanza però non coincide con l’Uno di Platone : non si tratta infatti di un genere universale di cui le altre categorie siano casi particolari , ma è una categoria tra le altre , che è condizione o causa dell’essere di tutte le altre .Per trovare le cause prime dell’essere bisogna trovare le cause prime della sostanza .
Aristotele illustra le proprietà universali dell’essere , la principale è il principio di non contraddizione , secondo cui .
E’ un principio comune a tutte le scienze , di cui si ha conoscenza naturale attraverso l’intelletto , tuttavia è indimostrabile perché la dimostrazione si basa su questo principio e quindi è indimostrabile , però si può procedere confutando tutti i tentativi che vengono fatti di negarlo .
Un’altra proprietà dell’essere è il principio del terzo escluso, secondo cui >. Può essere considerato un completamento del principio precedente perché la possibilità esclusa è la stessa.E’ utile in quanto permette un uso dimostrativo della dialettica .

Le cause prime della sostanza .

La sostanza , come si ribadisce in una parte della Metafisica , è la prima tra tutte le categorie , sia dal punto di vista dell’essere , perché gli enti delle altre categorie non possono esistere senza la sostanza , sia dal punto di vista sella nozione , perché la definizione delle altre categorie contiene sempre un riferimento alla sostanza .
I caratteri peculiari della sostanza sono il fatto di essere separata , cioè la distinzione dalle altre categorie , e di essere un questo cioè un realtà determinata in modo ultimo. Partendo da queste basi si capisce come la materia e la forma per sussistere come sostanza debbano essere unite , in una coppia chiamata (l’intero insieme).
Del sinolo vanno cercate le cause più profonde corrispondenti a ciascuno dei quattro generi individuati nella Fisica .La causa materiale è data dalla materia di cui il sinolo è costruito e , più precisamente dai quattro elementi .Per quanto riguarda la causa formale , essa è data dall’essenza , da ciò indicato nella definizione , chiamata dallo stesso Aristotele , dove il risponde alla prima domanda , e si riferisce a qualcosa di determinato. Questa realtà espressa dalla definizione è formata da genere e differenza specifica , quest’ultima secondo Aristotele e la vera causa formale della sostanza , la determinazione ultima, la più precisa .
La forma è la causa formale della sostanza , ciò che fa si che sia quello che è , perciò chiamata nella Metafisica >.
La forma è inoltre la causa prima nel genere delle cause finali , il fine a cui tende ogni mutamento è la realizzazione piena della loro forma , cioè la loro entelèchia .

La potenza e l’atto .

La considerazione del mutamento porta Aristotele ad approfondire la dottrina della potenza e dell’atto nella Metafisica .Potenza ed atto sono la rappresentazione dinamica rispettivamente di materia e forma , della funzione che svolgono nel divenire , ma sono anche due modalità universali dell’essere .
Proprio per la loro universalità non si possono definire , ma si possono solo illustrare mediante esempi .
Aristotele distingue vari tipi di potenza : attiva (potenza di agire)o passiva (potenza di patire ); razionale (potenza di entrambi i contrari )o irrazionale(potenza di un solo contrario) e vari tipi di atto : l’atto perfetto o attività , che ha in se il proprio fine e l’atto imperfetto , o movimento , che ha il fine in un altro .
Ma la precisazione più importante è l’anteriorità dell’atto rispetto alla potenza , innanzitutto rispetto alla nozione ; poi secondo il tempo perché se è anche vero che nel singolo avviene il contrario ,in generale viene prima l’atto e poi la potenza; infine secondo la sostanza , perché nelle sostanze corruttibili ogni mutamento presuppone una sostanza già in atto ,mentre le sostanze incorruttibili sono da sempre in atto .

Le sostanze immobili .

Le sostanze sensibili hanno causa motrice nelle sostanze terrestri che però sono a loro volta mosse non potendo essere così le cause motrici prime .
Nella Metafisica si precisa che il moto dei cieli è eterno , cioè circolare e continuo , ma un moto eterno esige una causa motrice tutta in atto, perché se fosse anche in parte in potenza , per la parte in cui è in potenza non potrebbe passare all’atto , con la possibilità dell’interruzione del movimento .
Una causa motrice tutta in atto è immobile , perché il movimento esiste solo dove c’è potenza ,perciò la causa motrice prima dei cieli deve essere un motore immobile . Dal puro atto deriva un principio in pura forma , si ha quindi una sostanza immateriale , semplice , senza grandezza e dotata di una potenza infinita.
Un motore immobile può muovere il cielo in quanto oggetto di amore da parte di quest’ultimo , perciò si devono ammettere le capacità intellettive dei corpi celesti , che devono avere quindi un’anima. Si muovono in circolo perché amano e cercano di imitare i rispettivi motori immobili , che vengono ad essere la causa finale ,ma solo dei cieli .
I motori immobili sono tanti quante le sfere celesti e fra essi esiste una gerarchia, cioè il primo fra tutti i motori immobili muove le prima sfera celeste , che coinvolge poi nel movimento tutte le altre .Essendoci un solo universo c’è quindi anche un solo primo motore immobile .
Il pensiero , cioè l’atto puro è la sostanza di tutti i motori immobili , ma è una forma di vita e quindi anche i motori immobili sono viventi e felici ,in quanto praticano l’attività più perfetta ed eccellente . Ma allora essendo viventi e beati , ciascuno di essi è un : i greci infatti chiamavano dei coloro che conduceva no una vita felice .Ma questi dei composti da pensiero non possono pensare che se stessi , perché altrimenti compierebbero un processo dall’atto alla potenza e poi di nuovo all’atto , dunque il dio supremo è pensiero del pensiero .
Con questo ragionamento Aristotele è arrivato a porre un principio supremo che possiede caratteri che le religioni più progredite attribuiscono a Dio : l’eternità , la trascendenza ed anche la personalità , esso pertanto è più vicino a Dio dell’idea del bene o del Demiurgo di Platone . La differenza è che per Aristotele il dio non ha creato l’universo ,che è sempre esistito .
La filosofia prima di Aristotele , nata come ontologia si conclude quindi come teologia , perciò la metafisica è chiamata filosofia prima , per la sua capacità di andare oltre la fisica.

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