Aristotele

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Testo

ARISTOTELE
Aristotele nacque a Stagira nel 384-383 a.C. ed entrò nella scuola di Platone a 17 anni.
Egli studiò presso l’Accademia di Platone sino alla morte del maestro (348-347).
La sua formazione spirituale avvenne interamente sotto l’influenza dell’insegnamento e della personalità di Platone. Più tardi Aristotele sviluppò una propria autonomia di pensiero che caratterizzò la sua indagine razionale.
Nel 342 Aristotele divenne precettore di Alessandro Magno al quale comunicò la sua convinzione della superiorità della cultura greca e della sua capacità di dominare il mondo se si fosse congiunta con una forte unità politica.
Aristotele fondò nel 335 una scuola il Liceo dove teneva corsi regolari.
Muore nel 322-321 a 63 anni causa una malattia di stomaco.
LE OPERE
Possediamo due tipi di gli scritti aristotelici:
- TRATTATI SCOLASTICI destinati ad un pubblico ristretto e specialistico (studenti) nei quali il suo pensiero è perfettamente sistematico e compiuto.
- DIALOGHI opere a carattere ampio e divulgativo nelle quali Aristotele utilizza un linguaggio razionale, rigoroso, sistemico, rivolto a un pubblico di sapienti. Questi scritti ci rivelano un Aristotele che dapprima aderisce al pensiero platonico per poi allontanarsene e modificarlo sostanzialmente.
- TRATTATI genere letterario che meglio si apprestava alla discussione esauriente di un argomento ben definito. I trattati aristotelici si distinguono in:
• Scritti di logica, noti col nome di Organon
• Scritti filosofici che comprendono i 14 libri della Metafisica
• Scritti di fisica, di storia naturale, di matematica e di psicologia
• Scritti di etica, di politica, di economia e di poetica
IL QUADRO DELLE SCIENZE
Aristotele ci presenta le scienze in un’enciclopedia suddivisa in tre nuclei:
• SCIENZE TEORETICHE: hanno per oggetto il necessario ,ossia ciò che non può essere diverso da come è e, hanno come scopo la conoscenza disinteressata del vero. Si prefiggono l’osservazione e la comprensione della realtà. Sono scienze che studiano l’ESSERE e sono:
- METAFISICA → cos’è l’essere
- FISICA → movimenti dell’essere
- MATEMATICA → numero
- PSICOLOGIA → l’anima è la forma, l’atto del corpo, vi è un SINOLO fra anima e corpo.
L’ individuo è un SINOLO (unità) tra materia e forma. La psicologia studia
l’anima come forma del corpo. Per Aristotele la psicologia ha un forte legame
con la fisica. Ogni ENTE (tutto ciò che non ha autonomia perché la sua
essenza dipende dall’essere) ha la sua essenza nella forma e nell’atto.
• SCIENZE PRATICHE non hanno più carattere teoretico, :hanno per oggetto il possibile e indagano i comportamenti umani sia a livello individuale (ETICA) che a livello collettivo (POLITCA)
• SCIENZE POIETICHE (poiesis → attività) Non si propongono come fine la conoscenza e sono strettamente collegate alla manipolazione di oggetti materiali. Comprendono le belle arti (letteratura, poesia, teatro) e le tecniche.
L’arte ha una propria autonomia, è creativa.
LA METAFISICA
Metafisica dal punto di vista etimologico significa DOPO LA FISICA.
Viene definita da Aristotele FILOSOFIA PRIMA. Nella sua opera Aristotele dà 4 definizioni di metafisica:
- Studia le cause e i principi primi → SCIENZA DELLE CAUSE (perché)
- Studia l’essere in quanto essere → SCIENZA DELL’ ESSERE (che cos’è l’essere, la sostanza)
- Studia la sostanza → SCIENZA DELLA SOSTANZA
- Studia Dio e la sostanza immobile → SCIENZA DI DIO (teologia)
La METAFISICA considera l’essere in quanto tale, per questo è la “filosofia prima” mentre le altre scienze “filosofie seconde”. La metafisica dà alla filosofia la massima universalità, costituendola come il presupposto indispensabile di ogni ricerca.
CHE COS’E’ L’ESSERE
L’essere non ha un’unica forma né un’unica accezione ma una molteplicità di aspetti e di significati:
• L’ESSERE COME ACCIDENTE → caratteristica casuale o fortuita della sostanza
• L’ESSERE COME VERO
• L’ESSERE COME ATTO E POTENZA
• L’ESSERE PER SE’ (CATEGORIE)
Per CATEGORIE Aristotele intende le caratteristiche fondamentali dell’essere. Esse sono 10:
- Sostanza - Subire
- Qualità - Dove (luogo)
- Quantità - Quando (tempo)
- Relazione - Stato
- Agire - L’essere in una certa posizione
Dal punto di vista ONTOLOGICO le categorie sono i GENERI SUPREMI DELL’ESSERE ossia i modi fondamentali in cui si presenta la realtà, dal punto di vista LOGICO esse sono i vari modi con cui si dice (predica) l’essere delle cose. L’essere si può dire attraverso 10 significati che non riguardano l’essere solo dal punto di vista ontologico ma riguardano ciò che l’essere è, ciò che si dice dell’essere. Aristotele vuole spiegare l’essere individuando l’ESSENZA dell’essere nel mondo e nella realtà SENSIBILE.

ONTOLOGIA (10 significati)
ESSERE
LOGICA (predicati)
Tra le categorie la più importante è la SOSTANZA :
- è causa di sé
- è il polo unificante e il centro di riferimento delle altre 9 categorie (accidenti della sostanza prima) → si definiscono in altro, dopo avere definito la sostanza.
- è il significato fondamentale dell’essere
Per definire l’essere in quanto essere Aristotele ha bisogno di tre principi fondamentali che regolano la logica Aristotelica:

• PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE → è impossibile che la stessa cosa sia e insieme non
sia  A è A e non può essere non-A
• PRINCIPIO DI IDENTITA’ → A è A A = A
• PRINCIPIO DEL TERZO ESCLUSO → A può essere A o non-A ma non può essere insieme
A e non-A
La logica di non-contraddizione diventa il disegno della logica occidentale
L’essere è così e non può essere diverso da com’è (in una determinata situazione).
Ogni essere ha una sua natura determinata che è impossibile negare e che è necessaria in quanto non può essere diversa da quella che è. Non posso dire il contrario di ciò che affermo.
- La sostanza è l’equivalente ontologico del principio logico di non-contraddizione.
LA SOSTANZA
Rappresenta l’individuo concreto (todè ti) che fa da soggetto reale di proprietà e da soggetto logico di predicati.
L’essere è un insieme di SOSTANZE e di QUALITA’ di tali sostanze.
• SINOLO→ ognuna di queste sostanze; unione indissolubile di due elementi: FORMA e MATERIA
• FORMA→ natura propria di una cosa che la rende quella che è. E’ l’elemento attivo e determinante del sinolo, che struttura la materia (ESSENZA).
• MATERIA→ soggetto di cui una cosa è fatta. E’ l’elemento passivo e determinato che viene strutturato dalla forma.
La SOSTANZA è quindi:
- SINOLO concreto di FORMA e MATERIA (l’individuo) ed è insieme FORMA o NATURA che fa sì che il sinolo sia quello che è.
- L’ESSENZA necessaria di una cosa, la STRUTTURA FISSA e IMMUTABILE che la definisce e la organizza.
La sostanza come oggetto di scienza

Le sostanze non differiscono tra di loro in quanto sostanze ma per caratteri diversi dalla sostanza stessa. La sostanza è l’oggetto proprio della scienza perciò tutte le scienze in quanto rivolte alla ricerca e alla definizione di sostanza hanno lo stesso valore e la stessa dignità. Ogni scienza in quanto studia la sostanza delle cose di cui tratta ha valore uguale alle altre.
LE QUATTRO CAUSE
Aristotele afferma che la CONOSCENZA e la SCIENZA nascono dalla “meraviglia” di fronte all’essere e consistono nel rendersi conto della causa delle cose. La ricerca delle cause è la ricerca del “perché”. Egli enumera quindi 4 tipi di cause e tutte fanno parte della scienza delle cause:
• CAUSA MATERIALE → è la materia, ciò di cui una cosa è fatta e che rimane nella cosa
• CAUSA EFFICIENTE → è ciò che da inizio al mutamento o alla quiete, ossia ciò che origina
qualcosa
• CAUSA FORMALE → è la forma o il modello, cioè l’essenza necessaria di una cosa, da alla
materia la qualità
• CAUSA FINALE → è lo scopo cui una cosa tende
1) Le 4 cause sono specificazioni del vero principio o la vera causa dell’essere
2) Nei processi artificiali queste 4 cause possono essere distinte tra loro
3) Nei processi naturali causa FORMALE, EFFICIENTE e FINALE sono una cosa sola
La RAGIONE è la FORMA e fa si che l’uomo abbia un FINE.
Ogni ENTE ha una natura che gli è propria, ha un TELOS (fine).
La natura porta dentro di sé il TELOS e il BENE (coincide con la NATURA di ogni ENTE)
L’ UOMO è qualificato da:
• MATERIA (substrato “morto”)
FORMA
• NATURA (aspetto dinamico) FINE vita della materia
MEZZO determinano enti diversi
NATURA → racchiude la causa FINALE, FORMALE ed EFFICIENTE (causa prossima del
movimento)
E’ ciò che è FORMA (che qualifica l’ente), ciò che determina la differenza fra gli enti,
ossia il FINE per il quale la sua natura lo caratterizza. La natura dell’uomo è quella di
essere animale razionale. Ogni ente realizza la natura che lo caratterizza.
L’ ESSENZA caratterizza l’ ENTE.
LA DOTTRINA DEL DIVENIRE
Aristotele afferma che il divenire sarebbe irrazionale e quindi irreale solo se esso consistesse nel passaggio dal non-essere all’essere e viceversa.
• Aristotele ritiene invece che il DIVENIRE implichi semplicemente un passaggio da un certo tipo di essere ad un altro tipo di essere. L’unica realtà è l’ ESSERE e il DIVENIRE è solo una modalità dell’ ESSERE.
Allo scopo di pensare adeguatamente la realtà del divenire Aristotele elabora due concetti:
- POTENZA → possibilità da parte della materia di assumere una determinata forma in quanto
c’è sempre un fine, una proiezione di sé che va conseguita, una natura da
raggiungere nella sua pienezza.
- ATTO → realizzazione congiunta di tale capacità, rappresenta la pienezza della natura
UNO → 10 significati
ESSERE
IMMOBILE → l’essere è insieme in POTENZA e in ATTO
E’ in rapporto dialettico tra potenza e atto, interagiscono tra loro.
• La POTENZA sta alla MATERIA (possibilità di assumere forme diverse) come l’ATTO sta alla FORMA (realtà in atto di tali possibilità).
• Il punto di partenza del divenire è la MATERIA come PRIVAZIONE o pura POTENZA, mentre il punto di arrivo è l’assunzione di tale FORMA.
L’ATTO è detto anche ENTELECHIA che significa realizzazione o perfezione attuata.
Per Aristotele l’atto ha una priorità nei confronti della potenza:
- GNOSEOLOGICA → la conoscenza della potenza presuppone un’implicita conoscenza
dell’atto, di cui essa è potenza
- CRONOLOGICA → l’atto è temporalmente prima della potenza. Non ci può essere potenza se
non c’e prima stato un atto
- ONTOLOGICA → l’atto è superiore alla potenza in quanto esso costituisce la causa, il senso
e il fine della potenza.
La potenza esprime oltre che possibilità anche una NECESSITA’.
La necessità costituisce la modalità fondamentale dell’essere e il suo principale strumento interpretativo.
La materia prima
Una stessa cosa può essere considerata, a seconda dal punto di vista sia FORMA (o ATTO) sia MATERIA (o POTENZA).
Questa catena suppone due termini estremi:
• MATERIA PURA → materia prima, pura potenza, priva di determinazioni. E’ un concetto limite che ammettiamo come base o sostrato di ogni divenire ma che di per sé non si può conoscere, né constatare poiché ciò che esiste nel mondo è sempre materia formata.
• FORMA PURA (atto puro) → perfezione completamente realizzata. Costituisce la sostanza più alta dell’universo, la sostanza immobile e divina, oggetto della teologia.
 L’ UNIVERSALE di Platone è TRASCENDENTE : al di là del sensibile, nel mondo delle idee
 L’ UNIVERSALE di Aristotele è IMMANENTE (atto, forma) : il ciò che è non sta al di là ma è in
ogni ente. Ciò che è sostanza non sono le specie e i generi ma gli INDIVIDUI
(come sinolo di materia e forma). E’ un universale INDIVIDUALE.
Le sostanze seconde (non qualificanti) sono l’uomo, l’anomale razionale ecc. 

LA CONCEZIONE ARISTOTELICA DI DIO
Aristotele afferma che tutto ciò che è in moto è necessario sia mosso da un altro. Per questo ci deve essere un principio assolutamente PRIMO e IMMOBILE, causa iniziale di ogni movimento possibile. La materia non può avere in sé stessa la causa del proprio movimento.
Aristotele identifica questo MOTORE IMMOBILE con DIO. Egli è:
- ATTO PURO: senza potenza (movimento) perché non può essere soggetto al divenire
- PURA FORMA: sostanza incorporea, non contiene materia
- REALTA’ ETERNA: perfezione, entità totalmente compiuta che non manca di nulla e non ha bisogno di nulla.
Dio muove come causa FINALE perché pur rimanendo impassibile, esercita, come tale, una forma calamitante sul mondo, comunicandogli il movimento. Muove per attrazione.
• L’ UNIVERSO è uno sforzo della materia verso Dio, un desiderio incessante di prendere forma
E’ il mondo che aspirando a Dio si auto-determina e si auto-ordina assumendo le varie forme delle cose. L’essere è dunque un processo eterno verso la forma.
MATERIA PURA → DIO (MOTORE IMMOBILE)
Si muove
verso
ESSERE: realtà complessa che si esprime in una molteplicità di significati:
- l’essere come ACCIDENTE
- “ CATEGORIE (in se e per se)
- “ VERO
- “ POTENZA e ATTO
L’essere per Aristotele ha una molteplicità di significati uniti tra loro da un comune riferimento alla SOSTANZA (categoria più importante).

SOSTANZA: ogni individuo concreto che è “per sé”, ossia che ha vita propria e che funge da soggetto reale di proprietà e da soggetto logico di predicati. Ogni sostanza costituisce un SINOLO (unità indissolubile) di MATERIA e FORMA.
MATERIA: soggetto di una cosa, materiale recettivo che la compone e che funge da sostrato del suo divenire. Rappresenta l’elemento passivo e determinabile del sinolo, su cui si esercita l’azione strutturante e determinante della forma.
FORMA: natura propria di una cosa, struttura o essenza necessaria in virtù della quale essa è ciò che è. Rappresenta l’elemento caratterizzante e determinante del sinolo, ossia ciò che costituisce in qualche modo la “sostanzialità” della sostanza.
POTENZA: possibilità da parte della materia di assumere una determinata forma.
ATTO: realizzazione compiuta di tale possibilità, cioè l’esistenza stessa o la “forma” dell’oggetto.

ENTELECHIA: è il termine finale del movimento, cioè la compiuta realizzazione della potenza. Essa coincide con la forma perfetta di ciò che diviene, ovvero con la specie o sostanza totalmente in atto.
CAUSE: esistono più tipi di causa:
- CAUSA MATERIALE → ciò di cui è fatta una cosa
- CAUSA FINALE → scopo cui una cosa tende
- CAUSA FORMALE → essenza necessaria di una cosa
- CAUSA EFFICIENTE → ciò che dà inizio a un movimento
IL DISTACCO DA PLATONE E L’ENCICLOPEDIA DEL SAPERE
La frattura tra Platone e Aristotele rispecchia il diverso contesto socio-politico in cui i due filosofi vissero e operarono.
PLATONE:
- prevale il momento politico-educativo, egli crede nella finalità politica del sapere e vede il filosofo come reggitore e legislatore della città.
- Guarda il mondo con un’ottica VERTICALE e GERARCHICA che distingue tra realtà “vere” e “apparenti”, tra conoscenze “superiori” e conoscenze “inferiori”.
- La filosofia platonica si caratterizza per l’incessante RICERCA
- Platone fa uso dei miti.
- La matematica e la dialettica rappresentano le scienze più importanti.
ARISTOTELE:
- prevale il momento conoscitivo e scientifico, si forma un processo di autonomizzazione delle ricerche scientifiche rispetto alla filosofia.
- Inizialmente pensa anch’egli che l’oggetto proprio della filosofia sia il “divino” per cui la filosofia, avendo come oggetto Dio stesso, viene considerata come il sapere più alto.
Successivamente Aristotele giunge a guardare il mondo secondo un’ottica realtà si suddivida in varie “regioni” che costituiscono ciascuna l’oggetto di studio di un gruppo di ORIZZONTALE e UNITARIA che considera tutte le scienze e le realtà su un piano di pari dignità.
Aristotele ritiene infatti che la realtà sia suddivisa in varie “regioni” che costituiscono ciascuna l’oggetto di studio di un gruppo di scienze basate su principi propri.
- Aristotele ritiene che la filosofia si differenzi dalle altre scienze solo perché si interroga sull’ESSERE o sulla REALTA’ in generale, in quanto tali. La filosofia è quindi la “scienza prima”, ossia la disciplina che studia l’oggetto COMUNE (l’essere) e i suoi principi. Rappresenta l’ANIMA UNIFICATRICE e ORGANIZZATRICE delle scienze in quanto studia il loro COMUNE FONDAMENTO.
- La filosofia aristotelica si presenta come un “sistema chiuso” cioè come un insieme fisso di verità rigidamente connesse tra di loro.
- Concepisce la filosofia come RAZIONALE e “specialistica”
- Le scienze naturali sono le scienze più importanti.
ANALOGIE:
- Ricerca della verità con un metodo corretto
- La ricerca filosofica nasce dalla meraviglia, dalla curiosità e dal bisogno dell’uomo di conoscere in modo spassionato e disinteressato.
LA CRITICA ALLE IDEE PLATONICHE
- Aristotele afferma che essendo le idee fuori delle cose o separate da esse non si capisce bene in che senso possano essere causa delle cose stesse. Il principio delle cose non può che risiedere nelle cose stesse, ossia nella loro forma interiore. Il principio delle cose non risiede in idee trascendenti me nelle loro “FORME” IMMANENTI.
- Le idee sono altrettanti realtà che si aggiungono alle realtà sensibili. Le idee sono inutili doppioni, che complicano, anziché semplificare, ciò che devono rendere comprensibile.
- Per spiegare la realtà delle idee bisogna porre idee di cui i platonici non considerano l’esistenza come per esempio per le cose negative o per quelle transitorie. Per il rapporto di somiglianza tra le idee e le cose corrispondenti ci dovrebbe essere un’idea (terzo uomo).
- Le idee, essendo immobili, non spiegano il movimento delle cose sensibili.
• Aristotele irrigidisce la distinzione platonica tra idee e cose, trasformandola in una vera e propria SEPARAZIONE di mondi, non tenendo conto dello sviluppo autocritico dei dialoghi della “vecchiaia”.
• Inoltre Aristotele critica le idee solo in quanto modelli delle cose naturali, come se le idee platoniche non fossero anche, e soprattutto, VALORI ETICI o VALORI MATEMATICI.
L’ANIMA E LE SUE FUNZIONI
- ATTO finale (ENTELECHIA) primo di un corpo naturale che ha la vita in potenza.
ANIMA
- FORMA o facoltà che fa si che il corpo, vita in potenza, risulti vita in atto.
La funzione del corpo è quella di vivere e di pensare, l’atto di questa funzione è l’ANIMA.
Aristotele rifiuta i modelli naturalistico-materialistico (anima = materia sottile) e quello orfico-pitagorico (anima = sostanza a se stante).
Secondo Aristotele l’anima pur non riducendosi a corpo opera soltanto a contatto con il corpo.
Egli distingue tre funzioni fondamentali dell’anima:
- FUNZIONE VEGETATIVA → POTENZA RIPRODUTTIVA e NUTRITIVA propria di tutti gli esseri viventi.
- FUNZIONE SENSITIVA → SENSIBILITA’ e MOVIMENTO propria degli animali e dell’uomo.
- FUNZIONE INTELLETTIVA → è la funzione più elevata e complessa propria dell’uomo.
INTELLETTO
La CONOSCENZA non ha una base a priori, non c’è un intelletto che ha già le nozioni. Per Aristotele non esistono semi di conoscenza del mondo delle idee.
L’ INTELLETTO è tabula rasa, l’uomo riesce a universalizzare solo attraverso la RAGIONE.
Per Aristotele in ogni uomo è presente:
• INTELLETTO PASSIVO o POTENZIALE → capacità o potenza di cogliere i concetti.
Lavorando sui dati offerti dalla sensibilità e dalla immaginazione riesce ad enucleare la FORMA e la SOSTANZA intelligibile delle cose, ossia a costruire i CONCETTI universali su cui si basa tutta la nostra conoscenza. E’ considerato corruttibile
• INTELLETTO ATTIVO → facoltà che agisce sull’intelletto passivo, facendo passare in ATTO le verità o i concetti universali che in quest’ultimo sono solo in potenza.
Riesce a cogliere nell’individuale quello che c’è di universale
E’ un intelletto AGENTE che illumina l’invisibile nascosto nel visibile.
Esso si spinge oltre comprendendo l’UNIVERSALE nascosto nell’individuale.
Il passaggio da individuale a universale è possibile attraverso l’INTELLETTO ATTIVO.
LA FISICA
- I movimenti -
La fisica studia l’essere in movimento e quindi le sostanze in movimento, percepibili con i sensi, costituiscono l’oggetto della fisica.
Aristotele ammette 4 tipi di movimento:
1) movimento SOSTANZIALE → generazione e corruzione
2) movimento QUALITATIVO → mutamento e alterazione
3) movimento QUANTITATIVO → aumento e diminuzione
4) movimento LOCALE → cambiamento di luogo TRASLAZIONE, è il movimento fondamentale
che consente di distinguere e di classificare le varie sostanze fisiche.
E’ di tre specie:
- MOVIMENTO CIRCOLARE intorno al centro del mondo → l’etere (immutabile) è l’unico
elemento che si muove di
movimento circolare
- MOVIMENTO DAL CENTRO del mondo verso l’alto
→ provocano la nascita, il mutamento
e la morte delle sostanze
- MOVIMENTO DALL’ALTO verso il centro della terra
- I luoghi naturali -
I movimenti dall’alto in basso e dal basso in alto sono propri dei 4 elementi che compongono le cose terrestri o sublunari: acqua,aria,terra,fuoco.
Per spiegare il movimento di questi elementi Aristotele formula la teoria dei luoghi naturali. Ognuno di questi elementi ha nell’universo un suo luogo naturale; se una parte di esso ne viene allontanata essa tende a ritornarvi con un moto naturale.
I luoghi naturali dei 4 elementi sono determinati in base al loro peso:
- TERRA → è al centro del mondo perché è l’elemento più pesante.
- ACQUA
- ARIA
- FUOCO
Sopra il fuoco c’è la prima sfera eterea o celeste, quella della luna.
- Perfezione e finitezza dell’universo -
L’universo che comprende i cieli formati dall’etere e il mondo sublunare formato dai 4 elementi è:
• FINITO → non manca di nulla, è chiuso entro dei limiti
• PERFETTO → il mondo possiede tutte e tre le dimensioni possibili (perfezione del numero 3)
• UNICO → non esistono altri mondi al di là del nostro
• ETERNO
L’ETICA
Felicità e Ragione
L’etica è annoverata all’interno delle SCIENZE PRATICHE, cioè quelle che riguardano il piano dell’agire dell’uomo.
Essa è già stata presa in considerazione parlando dell’ente e del suo TELOS (causa finale) che è indirizzato al BENE
ETICA  TELOS (FINE)  BENE
Esiste un BENE SUPREMO, un fine che è desiderato per se stesso: per l’uomo questo BENE SOMMO (dal quale tutti gli altri dipendono) corrisponde con il VIVERE SECONDO RAGIONE che coincide con l’AUTOSUFFICIENZA.
Questa è una condizione che rende l’uomo libero e attraverso ciò si raggiunge la PIENEZZA e quindi la FELICITA’ dell’ente.
Questo fine per Aristotele è quindi rappresentato dalla FELICITA’ la cui ricerca e determinazione è l’oggetto primo e fondamentale della scienza.
L’uomo dunque sarà felice solo se vive secondo ragione e questa vita è la VIRTU’.
Alla virtù è collegato il PIACERE che rappresenta la vera attività dell’uomo che accompagna e perfeziona qualsiasi attività umana, alimentandola e motivandola.
Nel piano dell’etica si possono distinguere due piani:
• VIRTU’ ETICHE (morale) virtù che presiedono all’ambito passionale e sensibile dell’uomo
• VIRTU’ DIANOETICHE (intellettiva, raz.)  virtù che presiedono alla RAGIONE nel senso PURO
LE VIRTU’ ETICHE
Le virtù etiche consistono nella disposizione a scegliere il GIUSTO MEZZO adeguato alla propria natura, la VIA DI MEZZO.
Dentro le azioni e l’agire si deve cercare un EQUILIBRIO, un’azione che non sia oltre il limite, ma che neppure uccida l’azione.
Questo giusto mezzo deve diventare una REGOLA, un ABITO che deve accompagnare l’uomo virtuoso per tutta la vita. Si deve ricercare il CONTROLLO delle proprie PASSIONI.
Il piano dell’ AGIRE che sta tra sensibilità e razionalità, sta in questa semplicità di regola.
In analogia con le religioni dell’India, ciascuno deve trovare il suo equilibrio e tutti sono in grado di trovarlo.
La principale tra le virtù etiche è la GIUSTIZIA  virtù intera e perfetta che si distingue in:
• GIUSTIZIA DISTRIBUTIVA  presiede alla distribuzione degli onori e del denaro o di altri beni che si possono dividere tra coloro che appartengono alla stessa comunità. Tali beni devono essere distribuiti a seconda dei meriti di ciascuno.
• GIUSTIZIA COMMUTATIVA  presiede ai contratti che possono essere VOLONTARI (compra, vendita, mutuo, deposito, locazione) o INVOLONTARI (furto, rapina, tradimento, uccisione)
La giustizia commutativa è CORRELATIVA: mira a pareggiare i vantaggi e gli svantaggi tra i due contraenti.
PRIVATO
Sulla giustizia è basato il DIRITTO LEGITTIMO stabilito nei vari stati
PUBBLICO
NATURALE conserva dappertutto il suo
valore
EQUITA’  correzione della legge mediante il diritto naturale
LE VIRTU’ DIANOETICHE
Le virtù dianoetiche proprie dell’anima RAZIONALE sono cinque.
In tutte queste virtù ritorna la valenza razionale e teoretica: sono le virtù che devono elevare l’uomo in una posizione che privilegia la valenza intellettiva:
• INTELLIGENZA → capacità di cogliere i primi principi di tutte le scienze
• SCIENZA → capacità dimostrativa che ha per oggetto ciò che non può accadere diversamente da come accade, cioè il NECESSARIO e l’ ETERNO.
• ARTE → capacità di produrre un qualche oggetto, riguarda la produzione che ha sempre un fine fuori di sé
• SAGGEZZA → (in greco PHRONESIS = saper vivere in modo equilibrato) virtù in grado di comprendere il GIUSTO MEZZO. La saggezza fa evitare all’uomo le situazioni estreme.
Sta all’interno delle situazioni

• SAPIENZA → virtù che permette di arrivare ad una situazione di estrema conoscenza e intelligenza. E’ CONOSCENZA PURA, proietta l’uomo al di là delle situazioni, verso la ricerca.
Non tutti sono in grado di arrivarci.
- Aristotele afferma quindi che la vita teoretica è superiore a quella umana e distingue e contrappone:
• SAPIENZA → ha per oggetto l’essere necessario, che si sottrae a ogni vicenda ha bisogno di esercizio teoretico.
• SAGGEZZA → ha per oggetto le faccende umane, che sono mutevoli e on possono essere incluse tra le cose più alte.
- Platone invece non distingueva tra sapienza e saggezza: con le due parole intendeva la stessa cosa, cioè la condotta razionale della vita umana.
LA POLITICA
A differenza di Platone che aveva elaborato l’utopia, Aristotele essendo uno scienziato, prima di elaborare le sue riflessioni esamina 158 costituzioni delle polis greche.
Il suo problema fondamentale è quello di trovare la costituzione più adatta a tutte le città.
Anch’egli distingue tre tipi fondamentali di governo:
• MONARCHIA (governo di uno solo) degenera TIRANNIDE (vantaggio del monarca)
• ARISTOCRAZIA (governo dei migliori) degenera OLIGARCHIA
• POLITIA (governo dei più) degenera DEMOCRAZIA (la partecipazione di
tutti crea uno stato di confusione che
degenera nel disordine e nell’anarchia.
Aristotele manifesta la propria preferenza per un governo DEMOCRATICO in cui prevale la classe media, cioè dei cittadini forniti di modesta fortuna.
Solo questa componente può garantire il GIUSTO MEZZO.
Le condizioni per le quali un qualsiasi tipo di governo può raggiungere la sua forma migliore sono:
- la costituzione dello stato deve provvedere alla prosperità materiale e alla vita virtuosa e felice dei cittadini.
- Il numero dei cittadini non deve essere né troppo elevato né troppo basso
- L’indole dei cittadini deve essere coraggiosa e intelligente
- Si devono formare le tre classi fondamentali: governanti, guerrieri e cittadini.
Aristotele esclude però la comunanza delle donne e della proprietà. Inoltre afferma la necessità
di comando da parte degli anziani che hanno raggiunto una condizione superiore.
- Educazione dei cittadini → deve essere uniforme per tutti e diretta non solo ad allenare alla
guerra ma a preparare alla vita pacifica, alle funzioni necessarie e utili e soprattutto alle azioni
virtuose.
La SOCIETA’ per Aristotele è come un organismo vivente, in cui tutte le parti sono coordinate in un rapporto gerarchico.
Al vertice c’è lo STATO → forma più alta di organizzazione sociale che consente agli uomini di vivere ordinatamente e felicemente.
Alla base c’è la FAMIGLIA → cellula elementare dello stato che ha la funzione naturale di assicurare la riproduzione della specie.
Anche per lo Stato vale il discorso della natura (cuore di ogni ente):
• l’uomo per natura è animale sociale
• per NATURA si hanno uomini liberi e schiavi
• per NATURA si ha la distinzione tra uomini e donne.
L’organizzazione della società ha quindi un suo equilibrio secondo NATURA
Ogni ente (elemento) deve rispettare la propria natura
CONCEZIONE NATURALISTICA DELLO STATO
- FAMIGLIA → nucleo principale
- VILLAGGIO → insieme di più famiglie
- STATO → insieme di più villaggi
LA POETICA
L’arte come imitazione
La poesia e in genere l’ARTE è da Aristotele definita IMITAZIONE
Aristotele è colui che ha stabilito le regole fondamentali della poesia, che sono rimaste fino alla modernità. Le regole che riguardano il teatro in particolare sono:
• L’unità di LUOGO
• L’unità di TEMPO
• L’unità di AZIONE
Aristotele attua quindi una valorizzazione della poesia e dell’arte:
ARTE, POESIA → proiettarsi aldilà, uscire da sé, entrare in un’universalità
L’arte è imitazione delle forme esterne e ideali.
Le “arti” si differenziano tra loro per il MEZZO (linguaggio, musica, ritmo), per l’OGGETTO (persone ed eventi) e per i MODI o GENERI LETTERARI (poema, dramma)
LA CATARSI E LE SUE INTERPRETAZIONI
Aristotele ritiene la TRAGEDIA la forma più elevata di poesia
TRAGEDIA → imitazione di un’azione seria con il fine di purificare l’animo umano dalle passioni, suscitando pietà o terrore. L’oggetto della tragedia è il VEROSIMILE
In particolare con la TRAGEDIA CLASSICA (Eschilo, Sofocle ed Euripide) avviene la PURIFICAZIONE (il CATARSI) delle passioni, non solo di tipo individuale ma anche epico.
Lo SPETTACOLO TEATRALE diviene quindi un momento di condivisione, di sentimenti e di passioni
 FROID vede nella TRAGEDIA il luogo dove si eliminano tanti elementi del rimosso, dove lavora l’inconscio, quindi non ha solo una valenza etica, ma anche un valore introspettivo. F
LA LOGICA
Logica e Metafisica
La LOGICA è il tessuto che tiene insieme le SCIENZE (tessuto CONNETTIVO).
Costituisce un sistema logico.
E’ la scienza del linguaggio che studia i suoi elementi strutturali: “E’ l’arte che dirige gli atti della ragione”
Anche il termine ORGANON (insieme degli scritti aristotelici relativi alla logica) non è stato usato per la prima volta da Aristotele bensì da Alessandro di Afrodisia per indicare la funzione propedeutica o introduttiva della logica, intesa come strumento di cui si avvalgono tutte le scienze, come funzione di base da cui le scienze traggono gli strumenti.
1) la Logica si è sviluppata parallelamente alla METAFISICA
2) Tra le forme del pensiero, studiate dalla logica e le forme della realtà, studiate dalla metafisica, esiste un rapporto NECESSARIO sul quale si fonda la precedenza ideale della metafisica rispetto alla logica.
Aristotele tratta di oggetti che vanno dal semplice al complesso:
- TERMINI o CONCETTI
- GIUDIZI o PROPOSIZIONI
- RAGIONAMENTI → mette in relazione i giudizi tra loro
I CONCETTI
Oggetti del nostro discorso che possono essere classificati entro una scala di maggiore o minore universalità (comprensione ed estensione) e classificati mediante un rapporto di genere e specie.
GENERE → idee più universali; rispetto alla specie ospita un minor numero di caratteristiche ma può venire riferito a ad un maggior numero di individui.
SPECIE → idee meno universali, rispetto al genere ospita un maggior numero di caratteristiche ma può venire riferito ad un minore numero di individui.
COMPRENSIONE → insieme delle note caratteristiche che esso contiene in sé.
ESTENSIONE → numero di individui ai quali esso si riferisce.
Comprensione ed estensione stanno tra loro in un rapporto inversamente proporzionale, in quanto arricchendosi una si impoverisce l’altra.
Ad un estremo si trova la SOSTANZA PRIMA (infima) che presenta la massima comprensibilità e la minima estensione: è l’individuo, ciò che dal punto di vista ontologico non può esistere in altro e dal punto di vista logico può fungere solo da soggetto.
Dall’altro estremo esistono le SOSTANZE SECONDE: le specie e i generi in cui sono comprese le sostanze prime. Sono le CATEGORIE che presentano la massima estensione e la minima comprensione.
GIUDIZI
Proposizioni costituite da soggetto, copula e predicato. → Es. l’uomo è un animale sociale
Aristotele ha costruito un quadrato logico con l’intento di studiare le strutture del discorso e le proprie regole.
Egli differenzia le preposizioni in vari tipi:
• AFFERMATIVE
QUALITA’
• NEGATIVE
• UNIVERSALI
QUANTITA’ (numero)
• PARTICOLARI
• SINGOLARI (il soggetto è un ente singolo)
Universale affermativa A ← contrarie → E Universale negativa
(Tutti gli uomini sono bianchi) (nessun uomo è bianco)

Particolare affermativa I ← sub-contrarie → O Particolare negativa
(Alcuni uomini sono bianchi) (alcuni uomini non sono bianchi)

A → prima vocale di adfirmo
E → prima vocale di nego
I → seconda vocale di adfirmo
O → seconda vocale di nego
• CONTRARIE → possono essere entrambe false ma non entrambe vere
• CONTRADDITTORIE → devono essere una vera e una falsa
• SUB-CONTRARIE → possono essere entrambe vere ma non entrambe false
• SUB-ALTERNE → sono qualitativamente identiche ma quantitativamente differenti (I e O sono comprese rispettivamente in A e E).
Aristotele considera anche il modo in cui avviene l’attribuzione di un predicato ad un soggetto, ovvero la modalità delle proposizioni:
- ASSERZIONE → A è B
- POSSIBILITA’ → A è possibile che sia B
- NECESSITA’ → A è necessario che sia B
IL SILLOGISMO
Per Aristotele noi ragioniamo quando passiamo da proposizioni a proposizioni che abbiano fra di loro determinati nessi e che siano in qualche modo le une cause di altre.
Il SILLOGISMO è un ragionamento formato da due PREMESSE vere e da una CONCLUSIONE.
Le premesse sono tenute insieme da un TERMINE MEDIO che rappresenta la relazione tra le due. Il sillogismo studia le premesse per comprendere la relazione razionale.
Le due premesse MAGGIORE e MINORE hanno un legame esplicitato (TERMINE MEDIO) attraverso il quale si arriva a una conclusione VERA, il termine medio è l’elemento connettivo fra gli altri due e quindi fa da perno o leva dell’intero sillogismo.
Premessa maggiore
Ogni animale
(termine medio)
È
Mortale
(termine maggiore)
Premessa minore
Ogni uomo
(termine minore)
È
Animale
(termine medio)
Conclusione
Ogni uomo
(termine minore)
È
Mortale
(termine maggiore)
In base alla POSIZIONE occupata dal termine medio Aristotele riconosce varie FIGURE
(o SCHEMI tipici) di sillogismo:
- 1° figura → il termine medio è SOGGETTO della premessa maggiore e PREDICATO di quella minore.
- 2° figura → il termine medio è PREDICATO di entrambe le premesse
- 3° figura → il termine medio è SOGGETTO di entrambe le premesse
- 4° figura → il termine medio è PREDICATO della premessa maggiore e SOGGETTO di quella minore.
I sillogismi sono definibili e differenziati a seconda di:
• FIGURA → forma che il sillogismo riveste a seconda della posizione occupata dal termine medio nelle due premesse.
Le figure sono 4 ma Aristotele si è soffermato soltanto sulle prime tre.
• MODO (QUALITA’ e QUANTITA’) → forme specifiche che il sillogismo può assumere in rapporto alla qualità e alla quantità delle premesse e della conclusione.
Dei 256 modi possibili, Aristotele ne considera concludenti (validi) soltanto 14 (19 se si
considera la 4^figura)
INDUZIONE
Procedimento che parte dal particolare per giungere all’universale
L’induzione parte dal molteplice dei casi indagati per giungere all’uno.
L’induzione è priva di ogni autentico valore necessario o dimostrativo in quanto, per essere “perfetta”, dovrebbe contemplare la conoscenza di tutti i casi possibili.
L’induzione, limitandosi a registrare ciò che si è constatato di fatto, senza spiegare perché le cose stanno necessariamente così, non riesce ad attingere il vero universale ma soltanto il cosiddetto
“UNIVERSALE PER LO PIU’ ”, ossia un tipo di universale di cui non si può mai essere completamente sicuri (non c’è una base e certa).
L’induzione è VEROSIMILE (parte dall’esperienza, dall’osservazione)
DEDUZIONE
Procedimento che va dall’universale al particolare
La deduzione va dall’uno al molteplice.
Per Aristotele la deduzione coincide con il meccanismo stesso del sillogismo, il quale per essere dimostrato deve partire da premesse universali capaci di riferirsi alla sostanza o essenza necessaria degli oggetti considerati.
La deduzione è CERTA (parte da fondamenti certi, unici, veri e NECESSARI)
• Per Aristotele il criterio di verità è la RAGIONE, la DEDUZIONE, l’esperienza non da invece risultati certi.

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