Aristotele

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Testo

Aristotele

Per il ripasso di Aristotele, viene qui specificato il significato di alcuni termini chiave (questo testo è stato redatto da Sabrina Roglio sulla base dei seguenti testi: Carlo Sini, I filosofi e le opere, edizioni Principato, AA. VV. Enciclopedia Garzanti di filosofia, Maria Rosa Macchi, Federico Repetto, Appunti di storia della filosofia per uso didattico (dattiloscritto privato)
I CONCETTI PRINCIPALI DELLE SCIENZE TEORETICHE
1) Forma/Materia; Potenza/Atto.
Forma/Materia: Forma è la struttura interna che da ordine alle cose e che ne regola il divenire secondo necessità. Materia è invece il sostrato corporeo passivo che può essere ordinato e organizzato.
Aristotele sostiene che le forme sono inscindibili dalla materia che esse formano e viceversa. Infatti la materia priva di forma può essere solo pensata, ma mai isolata realmente dalla forma. La forma più specificatamente, per Aristotele, è ciò che c'è di universale negli individui ed è l'intima organizzazione delle parti in vista del fine. La materia, invece, causa le differenze fra gli individui e si presenta sempre formata.
Potenza/Atto: per Aristotele il divenire (o mutamento) è il passaggio dalla potenza all'atto. L'atto è la cosa nel momento stesso della sua piena realizzazione, è cioè l’attuazione della forma propria della cosa, è la sua esistenza perfetta e compiuta. Per esempio, un uomo adulto è l'essere umano in atto, mentre lo spermatozoo lo è ancora solo in potenza.
La potenza è il poter divenire qualche cosa (e perciò corrisponde alla materia, la quale ha in sé certe potenzialità, può cioè assumere diverse forme), e quindi è imperfetta rispetto all'atto, che è il perfetto compimento di ciò che una cosa è per essenza: per esempio, la conoscenza è la potenza proprio dell'uomo (anche quando è ancora bambino o quando dorme) perché l’essenza della sua specie è la razionalità, mentre il conoscere qualcosa di preciso e il fare determinati ragionamenti sono il suo atto specifico; il vedere è la potenza propria dell'occhio, la visione effettiva di qualcosa è il suo atto, eccetera.
2) Causa (formale, materiale, efficiente, finale):
la causa materiale è ciò di cui è costituito un oggetto, e che è ad esso immanente (il bronzo è immanente alla statua; i mattoni sono la materia costitutiva della casa).
La causa formale è la struttura, il piano, il progetto che la cosa realizza (la disposizione dei mattoni secondo un certo ordine e un certo disegno per formare la casa).
La causa efficiente (o motrice) è ciò che innesca il processo di formazione di una cosa (p. es., il costruttore di una casa).
La causa finale è la funzione o fine per cui una certa cosa è formata ed è riconducibile al concetto di fine o scopo (la casa è fatta per riparo). Per Aristotele il conoscere in senso proprio è quello attraverso le cause (cognoscere per causas), la vera conoscenza è conoscenza delle cause.
3) Filosofia prima/Filosofie seconde - Metafisica e fisica
Aristotele dà il nome di “filosofia prima” (più tardi detta Metafisica) a quella scienza che si occupa dell'”essere in quanto essere” (cioè dell’essere in generale, nel senso più astratto e universale del termine). Per lui è la scienza suprema, mentre chiama filosofie seconde, o scienze particolari, quelle che indagano solo questo o quell'aspetto dell'essere (fisica, matematica, ecc.).
La metafisica è in buona parte dedicata al chiarimento di che cosa sia la sostanza (l’essere necessario, l’essere per eccellenza). La fisica è la scienza che studia le sostanze sensibili in movimento ma non si chiede cosa sia in sé la sostanza, e si fonda quindi sulla metafisica.
4) Sostanza: Aristotele chiama Sostanza l’Essere Necessario, quello cioè che deve essere necessariamente quello che è, che non può essere altrimenti. Egli arriva alla fine alla conclusione che tale essere corrisponde di fatto con l‘INDIVIDUO, che è l'unità indissolubile di materia e forma che si realizza in ogni singola cosa.
D’altra parte Aristotele, in diversi passi delle sue opere, distingue tre tipi di sostanza:
1) la sostanza sensibile ed eterna, cioè i corpi celesti;
2) la sostanza sensibile e peritura, cioè i corpi del mondo sublunare: piante, animali, ecc.
3) la sostanza immutabile e soprasensibile (cioè la divinità).
In alcuni passi della Metafisica, Aristotele però afferma semplicemente che la sostanza vera e propria è l'individuo, in quanto sinolo (unità sintetica) di materia e forma, quindi gli individui visibili. Altrove considera sostanza anche la divinità, che è pura forma, puro atto, fine ultimo (cioè fine che non è mezzo per nient’altro), causa prima (cioè causa non causata, che non è effetto di altro), pensiero di pensiero (pensiero che pensa se stesso e nient’altro). Egli non ha chiarito però in modo sistematico questi diversi aspetti del suo pensiero.
5) Sostanza - Accidente
L’inverso della sostanza, o essere necessario, è l’accidente, cioè quell’essere che potrebbe anche essere diverso da ciò che è (è necessario che i gatti abbiano la coda, è accidentale che l’abbiano di un certo colore). Una volta definito l’essere accidentale, le scienze teoretiche non se ne occupano affatto, visto che il loro oggetto è ciò che è necessario ed eterno (esse conoscono solo le cause e i concetti universali).
Di un particolare tipo di esseri non necessari, quelli dipendenti dalla volontà umana, si occupano invece, per Aristotele, le scienze pratiche. L’uomo singolo può raggiungere la felicità o anche non raggiungerla, un certo Stato può essere governato secondo giustizia o non esserlo: l’etica e la politica si preoccupano di realizzare questi obiettivi contingenti, cioè possibili, ma, non garantiti da nessuna necessità.
6) Sostanza prima/Sostanza seconda: da un altro punto di vista, Aristotele classifica le sostanze come prime e seconde. La sostanza prima (la sostanza in senso stretto) è l'individuo (qualcosa di concreto, di realmente esistente), ed è detta prima proprio perché si tratta sia di un essere necessario (che, nelle sue caratteristiche essenziali, non potrebbe essere diverso da ciò che è), sia di un essere realmente e concretamente esistente. Invece le sostanze seconde (sostanze in senso lato) sono le specie e i generi, che esistono e si perpetuano solo tramite gli individui, e non esistono se non attraverso la sostanza prima. Anch’esse sono necessarie nella loro essenza, ma non corrispondono propriamente a esseri reali in atto. Comprendono infatti non solo gli individui ora realmente esistenti, ma anche quelli passati (non più esistenti) e quelli futuri (potenziali): la specie degli elefanti comprende tutti gli elefanti individuali del passato e del futuro.
7) Individuo/Specie/Genere: Aristotele ritiene che l'individuo rappresenti la vera sostanza, ovvero ciò che esiste di per sé, mentre afferma che specie e genere sono termini relativi. All’interno di un certo sistema di classificazione, il concetto più esteso si chiama genere, quello meno esteso specie. Per esempio, nella classificazione delle figure piane, il concetto di quadrilatero è genere rispetto a quello di un quadrato, il concetto di quadrilatero è specie rispetto a quello di un poligono.
8) Universale/Particolare/Individuale: Per Aristotele universale è ciò che si predica "per natura" di più esseri. Ciò che invece non può essere predicato "di altri" , cioè ciò che è proprio solo di una parte, viene detto da lui particolare.
Più in generale, tutti i concetti possono essere ordinati secondo il loro grado di universalità o di particolarità. Il concetto di “essere in quanto essere” (essere in generale) è il più universale (contiene dentro di sé i concetti degli esseri di tutti i tipi), e manca del tutto di particolarità, ma già i concetti di sostanza (o essere sostanziale) e di accidente (essere accidentale), pur universalissimi, sono particolari rispetto all’essere in generale. Il concetto di individuo singolo (di una determinata specie) è il più particolare possibile. Chiamiamo dunque “individuale” ciò che è il massimo della particolarità.
Nel sillogismo si procede dall'universale al particolare, dal generico allo specifico, o, per essere più precisi, dai livelli più universali e meno particolari a quelli meno universali e più particolari grazie alla deduzione.
9) Motore immobile-Dio. La divinità viene introdotta da Aristotele nei libri di Fisica per risolvere il problema del moto. Infatti per lui l'origine del moto è Dio, che è la causa prima del moto. Il moto ordinariamente è causato dall’urto di un motore mobile (un corpo qualsiasi) contro un altro motore mobile. Tuttavia ci deve essere un motore immobile che non deve essere mosso per dare inizio al movimento, se no il rimando dall'oggetto mosso al motore, e dal motore al motore del motore ecc. proseguirebbe all'infinito. Dio è motore immobile non in quanto causa efficiente o motrice che spinge, ma come causa finale che attrae. Dio esercita la sua influenza sul cielo delle stelle fisse e le fa muovere. La più bassa delle sfere, quella lunare, sfregandosi contro la sfera del fuoco, trasmetterà il moto al mondo terrestre, dove non sarà più circolare e perfetto ma "violento".
10) Moto circolare - Moto naturale - Moto violento
I corpi celesti si muovono spontaneamente di moto circolare, l'unico che si confaccia alla loro perfezione, poiché in questo movimento principio e fine si identificano. Il moto può quindi durare in eterno senza alterare il disegno complessivo dell'universo. Per quanto riguarda i moti terrestri, Aristotele distingue fra moti naturali e moti violenti.
=I moti naturali sono moti spontanei privi di costrizione e sono diretti verso un fine, verso il loro luogo naturale.
=I moti violenti sono quelli dovuti ad una causa esterna e che tolgono le cose dal loro ordine; essi durano solo fino a quando dura la costrizione. Ma i moti violenti mettono in difficoltà Aristotele, poiché deve trovare una spiegazione per il fatto che un oggetto lanciato con moto violento, appena finita la spinta, continui il suo tragitto per un dato periodo e non ritorni subito nel suo luogo naturale, come per esempio il sasso che, spinto dalla mano, non cade a terra appena cessa il contatto, ma vola nell’aria. Aristotele ne dà una spiegazione molto problematica: afferma che dietro il sasso lanciato tende a prodursi il vuoto, ma, poiché la natura aborre il vuoto ('horror vacui), l'aria circostante occuperà istantaneamente e violentemente lo spazio lasciato dalla mano dietro il sasso, spingendolo in là e fungendo così da propellente.
11) Categorie - Essenza - Definizione - Deduzione - Sillogismo
Le categorie (o predicati) sono i modi secondo i quali si può parlare di qualcosa, esprimendone le caratteristiche. L'ousia (termine connesso con il verbo “eimì”, che in greco significa “essere”, e che può essere tradotto con “sostanza” o con “essenza”) è la categoria fondamentale perché esprime l'essenza, cioè la definizione, quel concetto che fa essere una certa cosa quello che è e la differenzia specificamente dalle cose simili, che appartengono allo stesso genere. La definizione si enuncia riconducendo un certo essere al genere immediatamente più ampio che lo include, e alla differenza specifica, cioè a quella caratteristica sua propria che lo distingue da tutti gli altri esseri dello stesso genere. L’essenza dell’uomo, p. es., è quella di essere razionale, ed è infatti la razionalità che lo distingue dagli altri animali (per Aristotele, la definizione dell’uomo, attraverso il “genere prossimo” e la differenza specifica, è infatti quella di “animale razionale”; per essere pignoli, noi potremmo dire oggi che la specie Homo Sapiens è definibile come razionale per sua essenza rispetto alla famiglia -“genere prossimo”- degli Ominidi cui appartengono anche l’Homo Erectus, l’Homo Habilis, ecc.).
Aristotele distingue dieci categorie che comprendono tutti i tipi di predicati che noi possiamo attribuire ad un soggetto. Il primo, dunque, rappresenta l'essenza (ci dice che cos'è una certa cosa), gli altri nove gli accidenti. Essi sono: essenza, qualità, quantità, relazione, luogo, tempo, situazione, attività, passività, abito.
Egli poi identifica la deduzione con il sillogismo e ne specifica il significato in senso stretto come ragionamento che procede dall'universale al particolare (cioè appunto come un ragionamento deduttivo).
Il sillogismo è l'argomentazione logica in cui, poste due premesse, ne deriva di necessità una conclusione. Il sillogismo è sempre costituito da tre proposizioni: la premessa maggiore, la premessa minore, la conclusione. In esso il termine medio, comune alle due premesse, permette di applicare ad un caso particolare una qualità universale. Per esempio: tutti gli uomini sono mortali, i Greci sono uomini, i Greci sono mortali. La qualità universale della “mortalità” (che riguarda piante e animali, e quindi anche gli uomini) attraverso il termine medio dell’”umanità” può essere applicato al caso particolare dei greci.
In termini di teoria degli insiemi (naturalmente questa teoria in quanto tale era ignota ad Aristotele), si può dire che questo sillogismo ci dimostra che, se l’insieme “greci” è contenuto nell’insieme “uomini”, deve essere contenuto anche nell’insieme “mortali”, dato che l’insieme uomini è contenuto in tale insieme.
12) Induzione - Intuizione - Senso - Intelletto
L'induzione è una forma di ragionamento che dall'esame di uno o più casi particolari giunge ad una conclusione la cui portata si estende al di là dei casi esaminati. Il processo induttivo permette di individuare (di astrarre) le qualità essenziali degli individui appartenenti ad una specie, o delle specie particolari appartenenti ad un certo genere ecc. L'induzione attraverso l'esperienza, quindi, seleziona ciò che hanno di comune i singoli oggetti della stessa specie, e ricava le regole universali astraendole da casi particolari.
L'intuizione è, invece, la percezione diretta senza la mediazione della conoscenza discorsiva di un oggetto e delle sue relazioni.
Essa coglie immediatamente gli assiomi evidenti su cui si formano le varie scienze. Dall'intuizione derivano inoltre i principi fondamentali (assiomatici, intuitivi) del discorso: 1) il principio d'identità (A è A); 2) il principio del terzo escluso (A o è B o è non-B); 3) il principio di non contraddizione (A non è non-A);
Senso (conoscenze particolari)/Intelletto (conoscenze universali): I sensi (propri delle nostre facoltà animali) colgono la materia della conoscenza, cioè i contenuti sensibili che appartengono al singolo oggetto corporeo sottoposto alle nostre sensazioni.
L'intelletto (proprio solo dell’uomo) coglie ciò che c'è di comune in tutte le cose sensibili di una certa specie o di un certo genere. L'intelletto è in grado di separare ciò che è essenziale da ciò che è esclusivamente individuale o accidentale, cogliendo così la forma intelligibile universale nella materia sensibile particolare (coglie ciò che fa di un topo e di una balena due appartenenti ad uno stesso “genere” - in senso aristotelico, cioè ai mammiferi). E’ solo l’intelletto dunque che ci permette di cogliere l'ordine eterno e necessario nella natura, che sfugge ai sensi.

RIEPILOGO SINTETICO DI ALCUNI ARGOMENTI
1) Gli esseri viventi secondo Aristotele: Aristotele considera gli esseri naturali viventi disposti in una scala gerarchica di forme che vanno dagli individui più bassi fino all'uomo. Ogni forma è costituita da un principio interno chiamato anima. =Nelle piante tale funzione è assolta dall'"anima vegetativa" che presiede al nutrimento, alla generazione e alla crescita. =Negli animali si aggiunge l'"anima sensitiva" che presiede al piacere e al dolore, al desiderio e all'avversione, al movimento e alla sensazione. =Nell'uomo si aggiunge l'"anima intellettiva" che dà luogo alla conoscenza degli universali.
2) Finito e infinito nell'insieme del pensiero di Aristotele: Per Aristotele il vuoto non esiste, e neppure l'infinito: per lui dove finisce la materia, finisce anche lo spazio, e oltre il cielo delle stelle fisse non c’è uno spazio vuoto, realmente occupabile. Lo spazio occupabile coincide con la materia e il vuoto non può occupare spazio alcuno. Lo spazio è il posto disponibile per qualcosa, e ogni cosa che ha un posto preciso, il suo proprio posto, come in una casa. In questo piano architettonico preciso e perfetto della natura, non hanno senso né il vuoto né l’infinito.
Aristotele respinge l’idea che qualcosa di infinito esista in atto, ma introduce il concetto di infinito potenziale. Infatti la serie di numeri, per lui, è potenzialmente estensibile all'infinito, ma ad ogni passo ci si trova davanti ad una serie attualmente finita, per cui si può ammettere che esista l’infinito in potenza senaz ammettere l’infinito in atto.
3) Confronto tra la fisica di Aristotele e quella di Democrito:
Aristotele rifiuta la teoria di Democrito, la quale affermava che la pesantezza e la leggerezza dipendono dalla maggiore o minore quantità relativa di vuoto compresa nei corpi, e afferma invece che i componenti di un corpo pesante sono pesanti e quelli di un corpo leggero sono leggeri. Aristotele respinge anche la dottrina di Democrito per cui l'universo è infinito e in continuo movimento e il mondo ordinato in cui viviamo è circondato dal caos e può sempre ritornare in tale stato.
Schematicamente le differenze Democrito-Aristotele si possono rappresentare così:
Democrito Aristotele
Lo spazio è infinito Lo spazio è finito
Lo spazio è vuoto e contiene gli atomi Lo spazio è tutto pieno
L’ordine del mondo in cui viviamo è frutto del caso Tale ordine è frutto del piano della natura
I mondi sono infiniti Il mondo è unico
Il principio base di spiegazione della fisica è l’urto meccanico Tale principio è il fine o forma
La catena delle cause motrici procede all’infinito La catena delle cause motrici inizia in Dio
Gli atomi sono indivisibili La materia in potenza è divisibile all’infinito
Gli atomi sono caratterizzati dalla loro forma geometrica, dalla loro posizione relativa e dal Gli elementi sono caratterizzati dalle loro qualità
loro movimento (si noti che anche posizione e direzione del movimento sono rappresenta- sensibili: caldo, freddo, umido secco (fisica di
bili geometricamente: fisica di tipo QUANTITATIVO) tipo QUALITATIVO)
4) Il mondo terrestre e il mondo celeste in Aristotele: Aristotele concepisce l'universo come geocentrico, finito, sferico, tutto pieno e diviso in due parti: il mondo terrestre e quello celeste. Il mondo terrestre è quello compreso tra il centro della terra o centro dell'universo e la sfera a cui è inserita la luna ed è costituito dai quattro elementi: terra, acqua, aria, fuoco, disposti a formare quattro sfere concentriche. Il mondo celeste è costituito da una serie di sfere materiali trasparenti, che, toccandosi reciprocamente, come una serie di gusci, si muovono slittando una sull'altra. Su di esse sono incastonate la luna, il sole e i pianeti. Il mondo celeste è costituito da un unico elemento, l’etere, ed è perciò immutabile e incorruttibile.
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