Apologia di Socrate.

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia
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Data:04.04.2007
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Testo

Apologia di Socrate

Il documento più ricco, dal quale possiamo attingere notizie sul processo contro Socrate, è appunto l’Apologia di Socrate, scritta qualche anno dopo la causa da Platone. Non possiamo però considerare questo libro come una fonte oggettiva, perché Platone si propone di celebrare Socrate, essendo stato suo discepolo.
Le accuse rivolte a Socrate sono varie, ma sostanzialmente se ne ricavano due:
Perde tempo a indagare sul cielo e sulla terra.
Corrompe i giovani e crede a divinità nuove introdotte da lui.
Quella che si ritiene ufficiale è la seconda, perché presentata dagli accusatori. Socrate comincia la sua difesa dichiarando che nonostante i suoi accusatori abbiano parlato in modo pomposo e appariscente, non è detto che dicano la verità. Al contrario lui parlando semplicemente dirà sicuramente cose vere, come si addice ad un buon oratore. Poi si rivolge ai giudici esortandoli a non far caso a come si parli, ma a cosa si dica. Egli si presenta alla difesa negando di fare ricerche naturalistiche, che per alcuni apparivano come mancanza di fede negli dei e quindi contrarie ai principi della polis, ma di cercare di verificare, attraverso molte indagini presso politici, poeti e artigiani, la tesi dell’oracolo di Delfi, secondo la quale lui era il più sapiente. Interrogando queste persone ritenute sapienti - utilizzando la propria ironia e l’arte della maieutica - capisce che costoro non sono affatto saggi. Così egli scopre il significato dell’oracolo: lui era sapiente perché si era reso conto di non sapere. L’odio contro Socrate accresce anche perché i suoi discepoli continuano questa ricerca tra coloro che si sentivano saggi, smascherandoli e sminuendoli. Difendendosi dall’accusa di corrompere i giovani, fattagli da Melèto, incolpa il suo accusatore di non sapere cosa sia l’educazione dei ragazzi e che comunque non li corrompe, ma se lo facesse, lo fa involontariamente. Quindi dice che, prima di lui, le teorie sul cielo e sulla luna erano state pronunciate da Anassagora e che i demoni, ai quali secondo loro crede, sono comunque figli degli dei. Cercando di discolparsi, reputa un grosso errore la sua eventuale condanna a morte, in quanto lui è un dono di Dio, essenziale agli Ateniesi per stimolarli, come fa un cavaliere con un pigro cavallo, e uccidendolo faranno un’offesa allo stesso Dio. Dice che non entra in politica perché chi combatte per la giustizia deve essere un privato cittadino. Continua sostenendo che non ha mai impedito a nessuno di ascoltarlo, non ha mai chiesto denaro per parlare e che, se quelli che lo hanno interrogato o ascoltato sono diventati ingiusti, non è stato di certo per colpa sua, perché non ha mai promesso di insegnare e mai ha insegnato. Continua la sua difesa interrogando retoricamente i giudici sul perché quelli che sono stati corrotti - secondo gli accusatori - da lui, non si sono ribellati. Socrate si è rifiutato di impietosire i giudici perché non sarebbe stato onorevole né per sé, né per la città e la sua grande lealtà lo porta addirittura a invitare i giudici a giudicare sempre secondo legge e non secondo pietà. Dopo l’autodifesa, Socrate viene giudicato colpevole e condannato a morte. Come prevede la prassi gli chiedono come voglia essere punito, ma lui, un po’ ironicamente, risponde con una ricompensa: essere mantenuto dallo Stato, in quanto benefattore dei cittadini. Poi si rivolge a quelli che l’hanno condannato e dice loro che gli capiterà una cosa molto più grave di quello che hanno fatto a lui. Infine si rivolge a coloro che hanno votato per l’assoluzione dicendogli di confortarsi perché per lui la morte è un bene e così è per tutti coloro che fanno del bene in quanto gli dei si prenderanno cura di quello. In verità la questione per cui venne condannato è molto complessa. La polis si fondava sulla democrazia, sull’eguaglianza e sulla libertà di tutti a partecipare alla vita politica. Invece Socrate vedeva questa come una forma di dominio di incompetenti. Egli aspirava ad una classe preparata intellettualmente e moralmente selezionata che potesse guidare lo Stato. Probabilmente le accuse rivoltegli nascondevano uno stratagemma per far soccombere le sue idee che incutevano una paura non indifferente. Mi ha molto colpito la sua morte: non ha mai chiesto pietà, è rimasto sempre sereno e anche se poteva scappare o andare in esilio non l’ha fatto. Infatti voleva portare rispetto per le leggi della polis, non voleva fare cose moralmente scorrette e prima di tutto non voleva tradire la propria coscienza.
commento
Sinceramente sono stata "costretta" a leggere questo libro per la scuola, ma, a differenza di molti altri libri che ci danno da leggere, questo mi è piaciuto molto. Il tema è il processo di Socrate, quindi chi non è interessato alla filosofia è difficile che apprezzi questo libro, ma potrebbe anche non essere così!
Consiglio di non acquistare le edizioni greco-italiano (a meno che siate interessati alla versione greca) perchè spesso questi libri hanno, penso per moltivi di spazio, poche note che invece ritengo fondamentali. Consiglio inoltre quelle edizioni con una sezione d'introduzione ricca, perchè in questo spazio si ha l'opportunità di capire il significato dell'opera. Io ad esempio ho l'editrice la scuola e mi sono trovata bene.

Nell'introduzione si possono trovare alcuni approfondimenti. Ad esempio riguardo agli accusatori del filosofo (Melèto, Anito e Licone), riguardo le accuse che riceve Socrate (fare apparire il vero per il falso e il bene per il male, empia indagine sulle cose del cielo e della terra, miscredenza religiosa, introduzione di nuove divinità), la fondamentale differenza tra Socrate e i Sofisti, la vita e il carattere di Socrate, la struttura del processo, qualche informazione su Platone e sull'attendibilità dell'Apologia.

L'Apologia è scritta nel 396 ad Atene da Platone, discepolo di Socrate, che si dedica interamente alla ricerca del vero.
Socrate, ateniese, descritto come un uomo brutto, povero, mal vestito e sempre scalzo con però alti valori e con la coscenza di "sapere di non sapere" (che diventa quasi il suo motto). Ironico, è scomodo ai personaggi dell'antica Atene, che vengono continuamente criticati dal grandioso filosofo. Socrate non scrisse nulla, perchè ritenne che la ricerca filosofica, che egli praticava, non poteva essere continuata dopo di lui da uno scritto, inquanto essa è modo di vivere.

L'Apologia vera e propria è suddivisa in 3 parti: la difesa di Socrate, Socrate è giudicato colpevole, Socrate è condannato a morte.
Nella prima parte Socrate si difende dagli accusatori antichi e dai recenti, racconta dell'oracolo di Delfo e delle conseguenze che esso ha avuto nella sua vita; in questa prima parte avviene anche un colloquio diretto con Meleto, del quale analizza l'accusa. Esprime l'importanza della filosofia, maggiore di quella della vita.
Nella seconda parte è giudicato colpevole e Socrate commenta questa ingiustizia.
Nella terza parte è condannato a morte e Socrate spiega in questa parte il significato della loro azione, e parla della pena che gli hanno inflitto: la morte.

Contrariamente a ciò che mi aspettavo, questo libro mi è piaciuto molto. L'introduzione è molto importante e anche la semplicità della traduzione, perchè permettono di capire il reale significato del testo. L'Apologia è lunga circa 60 pagine, comprese le note, e si legge abbastanza velocemente. La consiglio a chi è interessato al genere, ma anche a chi vuole avvicinarsi allo studio della filosofia e iniziare con Socrate, escludendo i pre-socratici (che non è necessario conoscere per leggere l'Apologia di Socrate). E' una finestra per conoscere la filosofia, intesa come modo di vivere, del grande Socrate.

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