Apologia di Socrate

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Testo

Dondero Ilaria III A ling.

APOLOGIA DI SOCRATE

Nell” Apologia”, scritta da Platone , Socrate deve difendersi dalle accuse che gli vengono mosse dai suoi nemici. Alcune sono vecchie calunnie che lo descrivono interessato alle ricerche naturalistiche e capace di modificare la verità con le parole.
Le accuse presentate al processo da Anito, Meleto e Licone sono invece: empietà e corruzione dei giovani.
Per difendersi dalla prima accusa, Socrate racconta che l’Oracolo di Delfi lo aveva definito l’uomo più sapiente ed egli, sconcertato, aveva interrogato persone ritenute sapienti in vari campi per capire la verità. Aveva così scoperto che questi uomini credevano di essere sapienti, ma non lo erano, invece la consapevolezza di “ sapere di non sapere” e che solo la divinità conosce tutto lo rendeva superiore a loro.
In questo modo il filosofo si era fatto molti nemici, che adesso, invidiosi, lo accusano.
Il discorso di difesa di Socrate continua con una serie di domande incalzanti , rivolte a Meleto, su cosa è giusto e su chi è adatto ad insegnare ai giovani, che portano inevitabilmente l’interrogato a cadere in contraddizione.
Poi Socrate afferma di non temere la morte, perché noi non possiamo sapere cosa sia, e comunque il compito che gli stato assegnato è quello di cercare la verità, anche a costo di morire.
In tutta la vita ha rispettato sempre la giustizia, non ha mai perseguito i propri interessi, non ha mai insegnato a pagamento, come fanno i sofisti, e per questo è povero. Infine, non volendo perdere la dignità con lacrime e compassione, lascia la decisione ai concittadini e agli dei.

Socrate viene dichiarato colpevole e viene proposta la pena di morte. Egli può proporre un’altra pena ma, ritenendo di aver agito sempre nell’interesse della sua città e secondo giustizia, propone piuttosto una ricompensa, come quella di vivere nel Pritaneo, insieme agli Ateniesi illustri.
Infine, esclusa la condanna all’esilio, propone una multa in denaro.

Socrate è condannato a morte e, serenamente, si intrattiene ancora a parlare con il pubblico: a quelli che hanno votato contro di lui dice che è soddisfatto di non essersi umiliato per salvarsi la vita e che non è con le condanne a morte che si fermano le critiche, anzi in questo modo esse diventano più numerose.
A quelli che hanno votato a suo favore racconta di non aver mai sentito, durante il processo, la voce interiore che lo guida nel fare le cose giuste. Ciò vuol dire che la sua morte è un bene.
In conclusione, Socrate è contento di morire perché sarà comunque un guadagno: potrà dormire un profondo sonno, oppure dialogare con sapienti ed eroi per l’eternità .
Socrate se ne va verso la morte raccomandando ai cittadini di trattare i suoi figli come lui ha trattato loro.

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