Apeiron

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia
Download:55
Data:09.04.2001
Numero di pagine:3
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
apeiron_1.zip (Dimensione: 4.21 Kb)
trucheck.it_apeiron.doc     26 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

APEIRON

Il pensiero di Anassimandro mette in luce l’esigenza che l’elemento comune a tutte le cose non sia a sua volta una cosa particolare (giacché esso è proprio quanto deve stare alla base di ogni particolare determinarsi delle cose). Partendo da tale esigenza, Anassimandro fornisce solo un’indicazione in negativo riguardo alla natura di quell’elemento comune: indica infatti che cosa esso non può essere (non acqua, non aria...), lasciando così nell’indeterminatezza i suoi tratti positivi.

Il linguaggio ontologico metterà successivamente in luce che il “non essere una determinazione particolare” non significa necessariamente un “essere totalmente indeterminato”: intanto “ciò che è comune” - tò xynón, dice Eraclito - è già determinato in quanto tale (essendo necessariamente distinto da tutto ciò che non è comune), e poi anche in quanto esso costituisce un’unità che si differenzia, standone alla base, dal molteplice; il che viene esplicitamente rilevato dallo stesso Eraclito e dal pensiero pitagorico.
Certamente, quando nel linguaggio ontologico l’essere viene posto appunto come l’elemento comune di tutte le cose (di modo che, per così dire, l’Apeiron riceve finalmente un nome, in positivo), esso appare come la qualità più indeterminata di tutte, la più generale ed universale: ma ciò non equivale a pensarlo come assoluta indeterminatezza. L’essere è infatti pensato anzitutto come l’opporsi al niente da parte delle varie determinazioni (= enti) in esso riunite, e poi come l’opposizione di ogni ente rispetto agli altri enti.

La ricchezza qualitativa di tutte le cose che popolano la realtà appare così unificata in una dimensione di cui non può esisterne una più vasta, e di tale dimensione è aspetto fondamentale la legge che mantiene ogni singola cosa (o determinazione) nell’identità con se stessa, distinguendola dal niente e da tutte le altre determinazioni, secondo la struttura che prenderà il nome di “Principio di non Contraddizione”.

Ma è indubbio che questo statuto dell’essere è già nettamente anticipato nel pensiero non ancora approdato esplicitamente alla terminologia ontologica: già Anassimandro parla infatti di un “governo” dell’Apeiron, che raggiunge tutte le cose, anche nella dimensione della loro “ingiustizia”, mantenendole legate nell’unità; così che l’elemento comune è qui, al contempo, la legge universale che ordina le cose.

Per Eraclito “ciò che è comune” prende il nome di “fuoco” in quanto sostanza costitutiva di tutte le cose, e di “lógos” in quanto legge unitaria che le governa: non si tratta di due diversi principi, ma di due aspetti, proprietà di quell’unico principio generale che successivamente riceverà, appunto, il nome di “essere”.

Quando la filosofia assume l’essere come “ciò che è comune”, lo intende infatti, si è detto, sia come apertura della dimensione [insuperabile] in cui si esplicano i tratti delle infinite determinazioni (cioè come spazio della presenza luminosa degli enti), sia come incontraddittorietà di quel loro determinarsi (= legge suprema che tutto governa). La concretezza del principio comune consiste dunque nella sintesi di quei due aspetti [astratti], che risultano in verità inseparabili tra di loro (allo stesso modo che ad es. la forma geometrica del cerchio implica le sue proprietà matematiche - e viceversa).
E tuttavia l’essere, inteso come “ciò che è comune”, è ancora un astratto, un momento costitutivo di quel Concreto che è la sintesi tra questa essenza comune (nei due aspetti che la caratterizzano) e l’insieme di tutte le determinazioni (= gli enti) che ne partecipano: il Concreto è il Tutto, come inseparabilità delle infinite determinazioni dal loro essere raccolte in un’unica regione, sotto un’unica legge.

2

Esempio