3 prova filosofia

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Testo

La comprensione razionale è per Hegel la «conciliazione con la realtà», la capacità di «mantenere in ciò che è sostanziale la libertà soggettiva, così come di stare con la libertà soggettiva non in qualcosa di particolare e di accidentale, bensì in ciò che è in sé e per sé». Commenta il concetto di libertà dello spirito sottinteso a questa dichiarazione.
(massimo 10 righe)

Esempio di risposta
La riflessione hegeliana sulla libertà prende le mosse dalla concezione romantica e fichtiana come assoluta autonomia nei confronti di ciò che è dato e contingente. L’uomo è un essere finito e particolare, ma, nella sua coscienza, può distaccarsi dalla propria esistenza finita e considerare sé stesso alla stregua di un puro soggetto universale. Hegel definisce questa facoltà dello spirito la “negatività astratta” del sé. A partire da questa concezione, il problema che Hegel si pone, in particolare nella propria dottrina politica, è quello di comprendere come il soggetto, potenzialmente infinito, si possa sentire appagato dalla propria esistenza particolare: così, per esempio, nel sistema dell’eticità ogni individuo, pur svolgendo una funzione parziale e subordinata rispetto al tutto, percepisce tale condizione come la realizzazione della propria vera natura.
Esponi i principi fondamentali della dottrina della scienza di Fichte, chiarendo:
a) perché l’identità dell’io con sé si sostituisce al principio logico di identità;
b) la natura del non-io;
c) la distinzione fra io divisibile e io che pone sé stesso nel primo principio.
(massimo 4 righe per ogni quesito)

Risposta
a) La riformulazione del fondamentale principio logico A = A come principio dell’identità dell’io con sé stesso (Io = io) esprime il criterio idealistico per cui la coscienza precede ogni contenuto e lo rende possibile. Fichte definisce questo atto dell’io come un “porre” l’oggetto. Ma prima di porre qualsiasi contenuto, l’io pone necessariamente sé stesso.
b) Il non-io, nella dottrina fichtiana dei tre principi, rappresenta la natura, gli oggetti sensibili. Essi sono posti dall’io come una realtà che gli si contrappone; non ne sono quindi derivati, ma, al contrario, si presentano come ciò che gli si oppone e che, a prima vista, non può essere compreso e limita la libertà dell’io.
c) L’io divisibile è l’io che si contrappone a sua volta al non-io, alla natura e agli oggetti di conoscenza. Esso si identifica con la coscienza che ciascuno di noi ha di se stesso, in quanto l’io assoluto rappresenta un modello concettuale, la struttura fondamentale della coscienza, che, come per Kant, garantisce la possibilità di un rapporto fra il soggetto e l’oggetto.
Quale è il rapporto tra l’Io fichtiano e lo Streben tipico della cultura romantica ?
Risposta:
E’ un rapporto molto stretto. Streben (tendere, aspirare) indica il principio romantico dello slancio spirituale, della tensione perenne al di là di ogni limite oggettivo, di ogni convenzione o realtà finita che si voglia. E’ lo stesso movimento spirituale che caratterizza l’Io fichtiano nei confronti del non-Io: l’affermazione della propria libertà nei confronti del non-Io è il compito infinito dell’Io.
E’ giusto dire che il non-Io di Fichte corrisponde alla “cosa in sé” di Kant ?
Risposta:
No. La “cosa in sé” è per Kant qualcosa di inconoscibile ed irriducibile alla ragione, e che segna comunque il permanere di una realtà indipendente dal soggetto. Per questo il criticismo kantiano non supera completamente il dualismo soggetto-oggetto. Invece il non-Io fichtiano non ha realtà indipendente dall’Io, ma è una posizione dell’Io stesso, il quale distinguendosi da sé dà origine alla coscienza o soggettività finita. In questo modo l’Io diventa per Fichte il fondamento di tutto il reale (monismo idealistico).
l problema di Fichte e del suo idealismo etico è “come è possibile l’io quale autocoscienza”.
Pur partendo da Kant, egli ne vuole migliorare i risultati e ottenere un più coerente idealismo (già di tipo assoluto), dunque lo critica:
1. a) la cosa in sé è un residuo dogmatico;
2. b) Kant non si è adeguatamente posto il problema dell’essere stesso dell’Io, infatti l’io penso come autentica autocoscienza è intuizione intellettuale.
L’Autocoscienza è l’atto puro e libero con cui il soggetto pone sé a sé stesso (il primo principio: “l’Io pone se stesso”); è un conoscere ed è il fatto di coscienza da cui deriva tutto il resto.
Tuttavia non è un essere assoluto con in sé tutta la realtà, ma piuttosto un io generalissimo una soggettività pura che è atto e libertà. Tale punto di partenza vuole proprio ottenere una base solida e incondizionata (autofondante) per lo sviluppo della filosofia, una base che non sia dipendente dalla coscienza empirica o dall’esperienza che, come tale, è invece variabile e condizionata.
Al primo principio fa seguito, in modo necessario e implicito, il secondo: “all’io è opposto assolutamente un Non-io”. La ‘posizione’ di una realtà (l’Io) comporta anche quella di qualcosa di diverso e di opposto rispetto ad essa, e la richiede in maniera forte cioè non come semplice contesto bensì come effettivo principio.
Ma come può l’Io infinito essere limitato da un non-io a lui esterno? “All’interno dell’Io; l’Io oppone all’Io divisibile un non-io divisibile”: l’io divisibile è ciascun soggetto in ogni situazione sociale e ogni non-io divisibile è in primo luogo ciascun altro soggetto di fronte a lui (cioè io e non-io sono gli io individuali all’interno dell’Io assoluto, puro e primo).
L’unico non-io degno di contrapporsi all’io è un altro io e non tanto un oggetto immoto e morto (o un mondo di oggetti): ecco che l’intersoggettività è fondata a monte nel primo principio.
Questi sono i tre principi della “Dottrina della scienza” (1794), l’opera teoretica principale di Fichte in cui è comunque visibile la curvatura etica del suo idealismo e l’impronta morale data alla teoresi1.
Conosciamo per agire: questo è l’imperativo etico che segue la legge morale “agisci sempre secondo la migliore convinzione del tuo dovere” cioè agisci secondo la tua coscienza. L’infinito è l’ordine etico del mondo che ha il suo inizio in un atto libero, perciò l’Io produce la natura in modo pratico e libero (un fare autonomo, attivo, autofondato) e giunge ai rapporti con gli altri uomini (la società).
Nello scritto “Lo stato commerciale chiuso” (1800) Fichte prospetta uno stato sociale basato sul diritto al lavoro (attività) più che sulla proprietà; allora nazione è un insieme di individui uniti dal senso di una continuità spirituale (missione) e non tanto dalla legge e la vera sede del valore etico-politico è lo Stato (l’insieme) più che i singoli.
nota
1. Anche per Kant si può affermare sia più importante la Critica della Ragion pratica di quella della Ragion pura: l’esistenza di Dio, dell’anima e la sua libertà sono un punto fondamentale per la Ragione pura pratica che la Ragione teoretica deve e può solo usare e accettare.
Cosa intende Schelling quando, riferendosi a Fichte, parla di “assassinio della natura ?”
Risposta:
La riduzione fichtiana della natura a semplice non-Io, priva di realtà spirituale autonoma.
Soggetto, Natura, Assoluto. In quale rapporto si trovano tali Realtà nella filosofia del primo Schelling ?
Risposta:
Io e Natura sono per Schelling i due poli (rispettivamente soggettivo, e cioè conscio, ed oggettivo, e cioè inconscio) di un'unica realtà fondamentale, l’Assoluto, il quale è identico con se stesso in quanto indifferente (non più l’uno dell’altro) ai suoi due poli. L’Assoluto schellinghiano è rappresentabile solo mediante un atto di intuizione intellettuale.
Quale posto occupa la storia nel sistema filosofico del primo Schelling ?
Risposta:
Nel primo Schelling la storia rappresenta, dopo la conoscenza e prima dell’arte, uno dei momenti fondamentali di realizzazione della soggettività umana. Essa è il campo di espressione della volontà degli uomini, che nella storia realizzano una progressiva unificazione tra Soggettività conscia e Natura inconscia (si pensi a quanto la storia umana ha “umanizzato” e trasformato l’ambiente naturale).
Notte nella quale tutte le vacche divengono nere”. A cosa si riferisce questa celebre espressione di Hegel ?
Risposta:
Alla concezione schellinghiana dell’Assoluto, che in quanto identità indifferente rispetto a Soggetto ed Oggetto annulla nel proprio essere indistinto tutte le determinazioni soggettive ed oggettive. Hegel usa tale espressione nella prefazione della Fenomenologia dello spirito.
La concezione hegeliana della natura è più vicina alla filosofia di Fichte o a quella di Schelling ?
Risposta:
In definitiva a quella di Fichte: anche per Hegel la natura, pur essendo un momento costitutivo dell’Assoluto, non sembra avere dignità spirituale autonoma. Essa appare come esteriorità, come il “luogo” necessario dello svolgimento dello spirito, che si esprime invece direttamente nell’uomo e nella storia.
Cosa si intende quando si definisce la logica di Hegel una “onto-teo-logica” ?
Risposta:
Si intende dire che la logica di Hegel è anche una ontologia (poiché la dialettica non è solo legge del pensiero, ma anche dell'essere) ed una teologia (poiché la logica e l’ontologia sono l’esposizione dell’Assoluto, che per Hegel coincide con la “comprensione filosofica” di Dio).
La vita di un essere umano può essere interpretata come un modello di procedimento dialettico ?
Risposta:
Certamente, al pari di ogni altra forma di sviluppo spirituale. La vita di ogni essere umano si sviluppa secondo il tipico movimento dialettico del “superare conservando” (Aufhebung): ciascun uomo adulto non è più il bambino che è stato, ma è ancora quel bambino, nella misura in cui la sua vita adulta è stata ed è condizionata dalla sua infanzia.
Si può dire che per Hegel è storicamente reale tutto ciò che semplicemente accade ?
Risposta:
No. Storicamente reale è per Hegel ciò che produce un effetto (Wirkung) spirituale significativo, non tutto quello che è reale (Real) e che accade in quanto semplicemente esteriore o accidentale. Hegel distingue cioè il piano della vera realtà (Wirklichkeit) da quello del puro accadere (Realitaet).
Hegel afferma che "ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale": che cosa intende dire con questa affermazione?
Definisci i momenti essenziali del processo dialettico hegeliano, chiarendo:
a) in che senso Hegel afferma che la tesi, nella sua immediatezza, corrisponde all’atteggiamento conoscitivo dell’intelletto;
b) quale è la relazione logica fra essa e l’affermazione che le si contrappone;
c) in che senso i momenti antecedenti, nella conclusione dialettica, sono “tolti” e insieme conservati.
(massimo 4 righe per ogni quesito)

Risposta
a) Questa formulazione risente della polemica di Hegel nei confronti di Kant, che egli accusa di aver concepito ogni concetto filosofico secondo una logica rigida, che si limita a enunciare una fra le alternative pensabili in riferimento a ogni problema metafisico, come per esempio: il mondo è necessario, la realtà è finita.
b) Il rapporto fra tesi e antitesi non può essere di semplice opposizione (esempio: il caldo e il freddo), ma è di contraddittorietà, cioè tale che le due non possano essere contemporaneamente vere (esempio: libertà e necessità).
c) La sintesi, per Hegel, pur superando l’unilateralità di tesi e antitesi, prende atto del fatto che le due opposte determinazione esprimono una duplicità di principi che è nelle cose, e non solo nel nostro modo di presentarle. Pertanto, il processo dialettico non è solo un processo logico, ma riflette la struttura del reale

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