"Enea e la discesa agli inferi"

Materie:Appunti
Categoria:Epica

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Testo

Enea e la discesa agli inferi

Di qui la via che porta alle onde dell’infernale Acheronte.
Qui un vortice torbido di fango in una vasta voragine
ribolle ed erutta in Cocito tutta la sabbia.
Orrendo nocchiero custodisce queste acque e il fiume
Caronte, di squallore terribile,a cui una barca bianca,
lunga folta e non curata invade il mento, si sbarrano gli occhi di fiamma,
sporco il mantello pende dalle spalle.
Egli spinge la barca con un lungo bastone,
e trasporta i corpi sullo scafo di color ferrigno,
vecchio ma forte come un dio.
Qui una grande folla si precipita sulle rive,
donne e uomini, morti
di grandi eroi, fanciulli e vergini fanciulle,
e giovani morti sul rogo davanti agli occhi dei padri:
quante foglie, scosse nei boschi cadono al primo freddo d’autunno
o quanti uccelli dal mare si raccolgono sulla terra, se la fredda stagione
li metta in fuga nelle regioni assolate.
Stavano dritti pregando di essere traghettati per primi sull’ altra sponda
e allungavano le mani per il desiderio di andare sull’ì altra sponda.
Ma il barcaiolo accoglie l’uno o gli altri,
quelli che non riesce a prendere li sospinge lontano e li caccia dalla spiaggia
Enea allora, meravigliato e turbato dal tumulto,
“Dimmi oh vergine” esclama, “Che fa la folla sul fiume?
Che vogliono le anime? E per quale differenza alcuni
Lasciano la riva, le altre solcano con le barche le acque scure?”.
Così gli parlò la vecchia sacerdotessa:
“Figlio d’Anchise,
vedi i profondi stagni di Cociuto e la palude stigia,
sulla potenza dei quali temono di spregiudicare gli dei.
Tutto quello che vedi è una misera folla insepolta;
Il nocchiero e Caronte, questi sono i sepolti.
Non si possono attraversare le rive paurose e la rauca
corrente prima che le ossa riposino nella tomba.
Sbagliano cento anni e si avvicinano a queste sponde:
allora, infine ammessi rivedono gli stagni desiderati”.
Si fermò il figlio d’Anchise,
concentrato, con l’animo impietosito dall’ingiusta sorte.

Ecco avanzava il timoniere Palinuro
Che poc’anzi nella libica rotta, mentre osservava le stelle
era precipitato da poppa in mezzo alle onde.
Come lo riconobbe a stento, triste nella grande ombra
Così gli si rivolge per primo: “Quale degli Dei, oh Palinuro,
ti staccò da noi e ti sommerse in mezzo al mare?
Dimmi. Infatti Apollo, che non era mai stato
un ingannatore, con questo solo responso mi deluse l’animo,
quando prevedeva che saresti scampato alle ondate
e giunto alle terre italiche. Questa è la fede promessa?”.
Ed egli: “Lo sgabello di Apollo non ingannò te,
condottiero figlio d’Anchise, né il Dio sommerse me in mare.
Infatti mentre precipitai trascinai con me il timone
Staccato all’improvviso con grande violenza, a cui mi stringevo
Dirigendo la rotta. Giuro sugli aspri mari
che non sentii alcun timore che la tua nave, senza alcun strumento, sbalzato
il timoniere naufragasse all’alzarsi delle alte onde.
Tre notti il Noto violento mi trascinò
nell’acqua; a stento il quarto giorno
vidi l’Italia dalla cima di un’onda a terra.
Lentamente mi accostavo a nuoto a terra; già era sicura
se una gente crudele non mi avesse assalito con le armi
mentre ostacolato dai vestiti bagnati, afferravo con le mani storte
le sporgenze del monte, e se inconsapevole non mi avesse creduto una preda.
Ora mi possiedono le onde e mi dirigono i venti sulla riva.
Per la luce allegra del sole, per i venti leggeri, per il padre,
ti prego, e per la speranza di Iulo che cresce
strappami invincibile a questi mali; o coprimi di terra,
poiché lo puoi, e cerca il porto di Velia;
oppure, se qualche via ti mostra la divina madre
- non credo che senza il volere degli dei
ti prepari a navigare il grande fiume e la palude stigia -,
porgi la mano a un tuo sventurato, e prendimi con te sulle onde,
perché almeno quando sei morto riposi in una tranquilla dimora”.
così aveva detto,quando così la Sibilla disse:
“Di dove, oh Palinuro, ti viene un tale desiderio?
insepolto vedrai le onde stigia e il severo
fiume delle Eumenidi, e senza comando approderai alla riva?
Cessa di sperare che i destini degli dei si pieghino a te.
Ma ricorda codeste parole, nel confronto della dura sorta.
I vicini spinti in lungo e in largo per le città
dai miracoli degli dei, ripareranno l’oltraggio recato al tuo cadavere,
e ti porranno un sepolcro e gli faranno omaggi,
e il luogo avrà in eterno il nome di Palinuro”.
Queste parole allontanarono l’affanno e scacciarono per un poco
il dolore dell’animo; gioisce al pensiero di un luogo con il suo nome.
Essi proseguono il cammino e si avvicinano al fiume.
Quando il barcaiolo dell’onda li vide avviarsi
di lì per il bosco silenzioso e levare i piedi dalla riva,
per primo li rimprovera così:
“Chiunque tu sia che ti dirigi armato al nostro fiume,
dimmi perché vieni, di lì, e si ferma.
Questo è il luogo delle Ombre, del Sonno e della tranquilla notte;
Il battello stigio non può trasportare viventi,
e non mi rallegrai mai di aver ricevuto sul lago
Ercole che scendeva, né Teseo e Piritoo,
sebbene fossero generati da dei e invincibili.
Quello stanò dal trono del re e mise in catene
Cerbero, il guardiano dell’oltretomba;
questi tentarono di strappare dal letto coniugale la sposa di Dite”.
Rispose in breve la Sibilla veggente:
“Qui non vi sono queste insidie cessa di adirarti;
le armi non portano violenza;Cerbero nella grotta
atterrisca abbaiando in eterno le anime pallide,
serbi Proserpina, casta la soglia di Plutone.
Il troiano Enea famosoper la pietà e per le armi
discende dal padre tra le profonde ombre dell’Erebo.
Se l’immagine di tanta pietà non ti fa pena,
almeno riconosci il ramo” e mostra il ramo che nascondeva nel mantello.
Allora si placa il cuore pieno di rabbia.
Non fu detto nulla di più. Quegli, ammirando il venerabile dono
del fatale ramoscello, visto dopo lungo tempo,
indirizza la poppa alla riva.
Indi scaccia le altre anime che sedevano sui lunghi
banchi, e sgombra il ponte; insieme accoglie nello scafo
il grande Enea. gemette sotto il peso della barca
composta da vinchi, e imbarcò molta acqua dalle fessure.
Infine depose dopo il fiume la Sibilla
e l’ eroe sulla fanghiglia e tra l’azzurra terra palustre.

Esempio



  


  1. andrea

    la parafrasi di enea la discesa negli inferi

  2. Alessia

    parafrasi ''la discesa agli inferi''

  3. luigi

    costruzione e parafrasi la discesa agli inferi caronte e cerbero