Skeleton e Slittino

Materie:Tesina
Categoria:Educazione Fisica

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Testo

INTRODUZIONE
Lo slittino e lo skeleton sono due sport invernali nei quali gli atleti scendono lungo una pista ghiacciata, naturale o artificiale, a bordo di una slitta dotata di pattini d’acciaio molto scorrevoli. Sono due discipline molto simili, che differiscono semplicemente per la posizione assunta dagli atleti in fase di discesa. Infatti nelle competizioni di slittino si gareggia supini con i piedi a valle, mentre nello skeleton l’atleta è sdraiato in posizione prona, con la testa in avanti.
Caratteristica comune è la corsa contro il tempo: sia nello skeleton che nello slittino vince chi impiega il minor tempo possibile per percorrere la pista e le velocità raggiunte sono elevatissime (tra i 120 e i 140 km/h).
Nel budello di ghiaccio a pochi centimetri dalla pista, è il movimento del corpo a guidare la slitta lungo il percorso. Davanti agli occhi degli uomini jet dello slittino e dello skeleton l’ultima curva e poi il traguardo, guidati dal coraggio, per schizzare dalla posizione della discesa al gradino più alto del podio della premiazione.

Lo skeleton e lo slittino sono due discipline olimpiche che fanno parte della FIBT, la Federazione Internazionale di Bob e Tobogganing. In Italia sono rappresentate dalla Federazione Italiana Sport Invernali.

ORIGINI ED EVOLUZIONE DELLE DISCIPLINE SPORTIVE
Inizialmente lo skeleton e lo slittino non erano due discipline distinte. La slitta nacque sostanzialmente come mezzo di trasporto. Bob, skeleton e slittino hanno moltissime caratteristiche in comune, ma con il passare degli anni queste tre discipline si distinsero sempre di più, anche se le piste adottate per le gare erano sostanzialmente le stesse, ad eccezione del diverso punto di partenza.
Anche gli atleti si specializzarono decisamente nelle tre diverse specialità ma ci furono spesso passaggi da una disciplina all’altra.

SLITTINO
La slitta è un vero e proprio mezzo di trasporto storico. Le sue origini si fanno risalire all’VII-IX secolo d.C. nelle campagne vicino ad Oslo. Come per molti sport invernali, quindi, il suo utilizzo è strettamente legato alla vita quotidiana di allora.
Nei freddi paesi del Nord Europa lo slittino costituiva infatti l’unico mezzo di locomozione, uno strumento diffuso da subito per la sua utilità e per la relativa semplicità. L’aspetto divertente non tardò, comunque, ad essere considerato e non tardarono ad arrivare quindi le prime gare di slittino.
In seguito lo slittino appare nelle cronache scandinave del XVI secolo e in quelle delle valli di Erz, in Norvegia. I minatori cechi se ne servivano per spostarsi a valle.
Stando alle testimonianze storiche, una delle prime sfide fu disputata sulle colline ghiacciate di San Pietroburgo, nel XVIII secolo. Ed è sempre nel 1700 che iniziarono a nascere le prime rudimentali piste artificiali, a San Pietroburgo e Berlino.
La disciplina si diffuse poi nel nord Europa e in Svizzera, più precisamente a Davos, nel 1883 si svolse la prima gara ufficiale, cui parteciparono 21 atleti. Nel 1885 vi fu la edizione della competizione della Cresta Run a San Moritz, che ancora oggi è quella più rinomata.
Solamente settant’anni dopo, nel 1955, arrivarono i primi Campionati del Mondo: 52 atleti per 8 paesi, ospitati proprio dalla capitale norvegese Oslo, che la tradizione vuole come patria della slitta.
Il riconoscimento dello slittino come disciplina ufficiale arrivò nel 1957, con l’istituzione della Federazione Internazionale (FIL), e con l’inclusione nel 1964 fra gli sport olimpici di Innsbruck.
Gli anni passano per tutti e anche lo slittino è invecchiato con il tempo. Se la semplicità d’uso e la manovrabilità erano due punti di forza della vecchia e tradizionale slitta, non si può certo dire che le cose siano rimaste invariate per lo slittino agonistico. Grandi dosi di coordinazione e forza fisica, senza dimenticare un grande senso dell’equilibrio, sono essenziali per condurne uno. Le regole del gioco, però non cambiano: le gare di slittino consistono nel terminare nel minor tempo possibile un percorso prefissato. La tecnologia dei moderni slittini non deve però distogliere da quello che è lo spirito genuino e ludico di questa disciplina.

SKELETON
Lo skeleton è considerato uno tra i più importanti sport di discesa. Le origini di questa disciplina sportiva sono scarsamente documentate.
Deve i suoi natali alla cittadina svizzera di St.Moritz, verso la fine del 1800, e divenne rapidamente uno sport tra i più popolari.
Le prime manifestazioni agonistiche di quello che si chiamava “Toboggan Run” si hanno nel 1885, anno in cui si formò il “St.Moritz Tobogganing Club”, associazione di atleti che partecipavano a delle competizioni sulla pista ghiacciata che si sviluppava da St.Moritz fino a Celerina, un villaggio nelle immediate vicinanze.
Nel gennaio del 1885 fu costruita la Cresta Run, una pista in ghiaccio naturale lunga 1214 metri, tuttora ritenuta la discesa più prestigiosa di questo sport.
Al vincitore veniva consegnata una bottiglia di champagne. Partecipavano a queste competizioni atleti provenienti da scuole differenti per tipologia di slittino: dalla canadese, all’americana, alla svizzera. Ma fu solamente dopo il 1887 che i gareggianti cominciarono a scendere sullo slittino con la posizione prona che caratterizza oggi la disciplina.
L’iniziatore di questa nuova e innovativa tecnica della “testa davanti” fu l’inglese McCormack. Il suo tempo di discesa era nettamente minore, infatti la posizione da lui utilizzata consentiva una velocità di discesa più elevata, grazie alla maggiore aerodinamicità. Con i piedi a monte era anche più semplice correggere la traiettoria, attraverso dei movimenti minimi. Per rendere ancora più veloce lo strumento si pensò di zavorrarlo con dei pesi in ferro nella parte anteriore.
Prendendo spunto da McCormack, nel 1890 tutti i partecipanti alla gara della Grand National adottarono questa tecnica di discesa, sancendo così l’atto di nascita dello skeleton.
Anche le donne fecero per la prima volta la loro apparizione in queste gare, fino a quel momento ritenute prerogativa dei soli maschi per la dose di adrenalina che richiedevano di sviluppare.
Il nome della disciplina fu dato posteriori, infatti esso risale al 1892 quando venne introdotto un nuovo tipo di slittino, costituito essenzialmente da un telaio metalliche, che ad alcuni ricordarono la struttura dello scheletro (in inglese skeleton) umano.
Il tipo di slitta utilizzato subì importanti restyling nel corso degli anni: nel 1882 l’inglese Child aveva proposto una struttura più essenziale della precedente, con pattini dalle lame da 22mm.
Nel 1912 in Germania venne fondato il primo Club di Hockey e Skeleton.
Nel 1928 i Giochi Olimpici Invernali si tennero proprio a St.Moritz e lo skeleton, fu incluso tra gli sport olimpici. Alla competizione parteciparono 15 skeletonisti per sei nazioni: vinse l’americano Jennison Heaton. La seconda edizione delle Olimpiadi invernali in Svizzera fu organizzata nel 1948. In quell’anno lo skeleton regalò all’Italia a St.Moritz la prima medaglia d’oro: fu una conquista di Nino Bibbia, che gareggiò sulla pista olimpica della Cresta Run.
In seguito, fino agli anni Settanta, lo skeleton visse all’ombra dello slittino, finchè non venne inserito nella FIBT, la Federazione Internazionale di Bob e Tobogganing, che era stata fondata nel 1923.
Dopo un’assenza di oltre cinquant’anni, a causa dell’elevata pericolosità della disciplina, che causò diversi decessi, lo skeleton è stato reinserito nel programma olimpico a partire dall’edizione dei Giochi Olimpici Invernali di Salt Lake City del 2002, con il trionfo degli skeletonisti statunitensi. È stato quindi anche presente alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006.
REGOLAMENTO E CRITERI DI QUALIFICAZIONE
Entrambe le gare consistono nella discesa lungo una pista ghiacciata, e il vincitore è colui che nella totalità delle manches ha realizzato il tempo minore. Questo è misurato, al millesimo di secondo, da un cronometro che scatta al fondo della rampa di partenza.

Le qualificazioni di atleti e squadre alle Gare Olimpiche nelle varie discipline sono regolate da un complesso di norme e criteri formalizzato dal Comitato Olimpico Internazionale. Per rispettare la corretta formulazione dei criteri e non indurre in possibili fraintendimenti dovuti alla traduzione di termini tecnici in un’altra lingua, il Comitato Organizzatore ha deciso di mantenere i regolamenti e i criteri di qualificazione nelle lingue internazionali native: l’inglese e il francese.

SLITTINO: LE REGOLE
Le gare di slittino si disputano sulle medesime piste utilizzate per le competizioni di bob e skeleton. La pista deve essere lunga almeno 1500 metri. A differenza dello skeleton nello slittino ci sono diverse specialità: maschile singolo, femminile singolo e maschile doppio.
La vittoria va a chi fa registrare il tempo totale più basso.
Nelle competizioni singole gli atleti partono da una posizione seduta in cima ad una rampa. In partenza i concorrenti, dopo aver oscillato avanti ed indietro aiutandosi con due maniglie fisse, con le mani, provviste di guanti chiodati, si danno una spinta di alcuni metri, che risulta fondamentale per guadagnare velocità. A questo punto gli atleti assumono una posizione supina che garantisce una maggiore aerodinamicità. Le manovre vengono effettuate spostando il peso con un leggero movimento della testa e delle spalle. Una volta tagliato il traguardo l’atleta si alza, facendo pressione sulle punte dei pattini e frenando così gradualmente lo slittino.
Arrivare senza lo slittino comporta la squalifica, invece è concesso fermarsi durante la discesa e riprendere la gara con una spinta dopo aver riposizionato lo slittino sulla pista.
Ai Giochi Olimpici se gli atleti sono più di 30 vengono divisi in 3 gruppi.
• Prima discesa: l’ordine di partenza viene stabilito estraendo a sorte i pettorali degli atleti che compongono i 3 gruppi di merito.
• Seconda discesa: gli atleti dei 3 gruppi partono in ordine inverso rispetto alla prima discesa.
• Terza e Quarta discesa: l’ordine di partenza è invertito e a partire per primo sarà il 15° in classifica. Dal 16° posto in avanti, invece, l’ordine di partenza rispetta l’ordine di classifica.
Nel doppio maschile l’atleta che si trova in cima alla rampa di partenza si spinge da due maniglie fisse mentre il secondo atleta infila le mani in cinghie che lo collegano all’atleta che lo precede. Per le gare di doppio sono previste due discese. L’ordine di partenza viene deciso secondo gli stessi parametri delle prime due discese delle gare individuali.
Il peso massimo consentito è pari a 90,5kg, zavorra ed abbigliamento inclusi. I concorrenti più leggeri possono aggiungere una zavorra (dischi o cinture di piombo) sotto la tuta.

SKELETON: LE REGOLE
Attualmente le gare di skeleton si svolgono prevalentemente su piste artificiali, le stesse utilizzate per le competizioni di bob e slittino. Le piste devono essere lunghe almeno 1200 metri, con un dislivello massimo del 12%. Le gare si svolgono normalmente in più manche, e vince l’atleta che ha realizzato il minor tempo complessivo, si tratta quindi di una corsa contro il tempo.
La partenza è la stessa del bob. Al semaforo verde lo skeletonista ha un tempo massimo di 30 secondi per partire. Dopo la fase di corsa/spinta, che varia da 25 a 40 metri, l’atleta prende posto sulla slitta ed inizia la sua discesa. Dopo il traguardo la pista di sviluppa in salita per consentire la frenata. Rendono impegnativa la guida combinazioni di curve e tratti rettilinei.
La posizione assunta dagli skletonisti è a faccia in giù. Gli atleti devono essere proni, con la faccia a valle e le braccia lungo il corpo. La velocità che riescono a raggiungere può arrivare anche a 130/140 km/h. Per muovere la slitta sono permesse unicamente la forza di spinta dell’atleta e la forza di gravità.
Per imprimere direzione e movimento c’è solo la forza di spinta: basta la contrazione di un muscolo a determinare una variazione.
Il peso totale, slitta e atleta, non deve superare i 115 kg per gli uomini e i 92 kg per le donne. Per raggiungere il peso massimo totale è possibile aggiungere della zavorra alla slitta. Aggiungere zavorre al corpo degli atleti è vietato. Qualsiasi elemento di sterzo e freno della slitta sono proibiti, così come ogni installazione idraulica e pneumatica.

EQUIPAGGIAMENTO
Sostanzialmente si potrebbe dire che l’equipaggiamento degli atleti delle due discipline è il medesimo, ma ci sono tutta una serie di regole e di accorgimenti da rispettare che variano a seconda che si tratti di skeleton o di slittino.

SLITTINO
Gli atleti indossano una tuta ben aderente ed aerodinamica, degli scarponcini con suole lisce, un casco protettivo e dei guanti con dei rinforzi che permettono una migliore presa durante la partenza.
Le calzature di ultima generazione, utilizzate nello slittino, sfruttano un innovativo materiale chiamato Pellethane. Oltre ad essere leggero e resistente, il Pellethane, si dimostra molto flessibile e permeabile all’aria.
I componenti primari della slitta sono due pattini, due ponti e un sedile. Sono vietati freni meccanici. I pattini sono montati parallelamente o in leggera apertura (questione di millimetri) e sono curvi per poter effettuare cambiamenti di direzione più o meno stretti. Le lamine metalliche sono affilate nel caso di pista naturale o senza filo nel caso di pista artificiale, per avere meno attrito. La distanza tra le lame dei pattini non deve superare i 45cm, mentre la larghezza massima dello slittino è di 55cm. Il peso massimo dello slittino non può superare i 23kg per il singolo e 27kg per il doppio.
I moderni slittini hanno il sedile posizionato ad un paio di centimetri dal ghiaccio (si segnalano piccole variazioni a seconda della statura dell’atleta) per abbassare il baricentro ed aumentare la tenuta in curva.
La tecnologia con cui è costruita la slitta influisce in modo determinante sulle prestazioni. Anche la posizione del concorrente è cambiata: ora si corre supini con la testa dietro, i piedi non servono più per cambiare direzione ma solo per frenare: a questo scopo vengono fissati sotto le scarpe dei chiodi speciali.
Su pista naturale per curvare a destra il piede sinistro spinge sul lato sinistro della slitta, mentre il peso del corpo viene spostato verso destra (nel senso della curva) e la mano destra (anche le mani sono protette da guanti chiodati) tocca il ghiaccio (solo nelle curve ad ampio raggio).

SKELETON
Lo skeleton è una slitta con l’intelaiatura d’acciaio, con una leggera imbottitura dove poggia l’atleta, munita di due pattini anch’essi d’acciaio. Il peso complessivo dello skeleton non può superare i 33 kg per gli uomini e i 29 kg per le donne.
La slitta è lunga tra gli 80 e i 120 cm e alta tra gli 8 e i 20 cm, la distanza tra i due pattini deve essere compresa tra i 34 e i 38 cm. L’intelaiatura è in acciaio, la parte superiore è imbottita per il confort dell’atleta. I pattini sono in acciaio e hanno un diametro costante di 16mm.
Come protezione, la divisa dello skeletonista comprende casco, tuta e scarpe.
Gli atleti indossano un casco integrale molto leggero, dall’aerodinamica curata. Nella tuta da gara non sono permesse appendici aerodinamiche. Le calzature possono avere un massimo di 8 chiodi, di 7 mm di lunghezza e 2 mm di diametro, per evitare di rovinare il ghiaccio della pista.

LA PISTA DELLO SKELETON E DELLO SLITTINO A TORINO2006
L’area che ospitava l’impianto di Bob, Skeleton e Slittino è situata nel comune di Cesana Torinese, in località Pariol. Il sito ha una quota compresa tra i 1545 e 1690 metri s.l.m.
La pista, utilizzata per le competizioni di skeleton, slittino e bob, è lunga 1435 metri, con un dislivello di 114 metri e 19 curve (11 a sinistra e 8 a destra). La parte più tecnica della pista è il cosiddetto Toro, caratterizzato da 3 curve (6-7-8) in successione. La velocità massima raggiungibile è di circa 130-140km/h.
La pista, pur essendo molto tecnica, si può considerare molto selettiva, mantenendo comunque un alto livello di sicurezza. Sono previste 3 partenze differenti (“Junior”, “Practice” and “Kids”). È stata progettata dai tedeschi Deyle-Gurgel insieme agli italiani Quaranta e Brecko. I lavori di realizzazione erano iniziati nel giugno 2003. La pista è stata terminata nel dicembre 2004.

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