Disabilità e sport

Materie:Tesina
Categoria:Educazione Fisica
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Testo

INTRODUZIONE E CENNI STORICI

L'inserimento di individui diversamente abili in un contesto sportivo è un fatto relativamente recente.
Individui affetti da paralisi spinale traumatica sono stati i primi disabili a praticare sistematicamente un'attività sportiva. Tale attività pionieristica ebbe origine in Gran Bretagna, nell'ospedale di Stoke Mandeville (Aylesbury), non lontano da Londra, grazie all'entusiastica opera di Sir Ludwig Guttmann, neurochirurgo, direttore di quel centro di riabilitazione motoria. Il centro fu aperto il 1 febbraio 1944, durante la seconda guerra mondiale, ed i primi paraplegici a cimentarsi nelle varie discipline sportive furono giovani di ambo i sessi appartenenti alle forze armate britanniche, portatori di lesioni midollari per cause belliche.
È noto il calvario di affezioni «satellite, che perseguitano un mieloleso: piaghe da decubito, patologie urinarie, affezioni respiratorie, depressione psichica etc. Sir Ludwig ebbe il merito di riconoscere l'importanza della collaborazione attiva del malato, unitamente alle cure mediche, nella prevenzione di tali patologie secondarie all'handicap; egli studiò e realizzò con grande determinazione dei programmi di allenamento per disabili, facendovi partecipare tutti i pazienti che si presentavano al suo centro.
Una delle maggiori difficoltà che si incontra nell'ottenere la collaborazione attiva del paraplegico traumatico risiede nel basso livello delle motivazioni psichiche, pressoché azzerate dall'handicap acquisito.
Una grave disabilità fisica, tale da ostacolare pesantemente il reinserimento nel contesto lavorativo, produce una depressione psichica che rende il soggetto totalmente astenico, demotivato e abulico, puro oggetto delle cure mediche che subisce passivamente.
Occorre un contesto adattato, un ambiente favorevole, nel quale gli stimoli siano adeguati alla condizione fisica del disabile. Solo così si possono proporre dei nuovi interessi, ricreando i presupposti per un'adeguata motivazione alla collaborazione del soggetto, per ricostruire attivamente la propria esistenza. Inventando delle discipline e delle tecniche sportive adattate all'handicap, si ottiene un contesto sociale e ambientale rispondente a queste esigenze.
Grazie dunque allo sport i pazienti paraplegici del Dr. Guttmann (definito da Papa Giovanni XXIII "il De Coubertin dei disabili") cominciarono a sviluppare la muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiungendo rapidamente risultati macroscopicamente superiori a quelli della normale chinesiterapia. Inoltre lo sport, aiutando ad acquisire equilibrio ed abilità motorie nell'uso della sedia a rotelle, consentiva a questi paraplegici di servirsi più efficacemente di tale mezzo di locomozione nella normale vita di relazione.
L'iniziativa del Dr. Guttmann ebbe molto successo, ed il 28 luglio 1948 si tennero i primi Giochi di Stoke Mandeville per atleti disabili, cui parteciparono sportivi handicappati ex membri delle Forze Armate britanniche.
Tali attività destarono molto scalpore, medici e tecnici di tutto il mondo visitarono il centro di Stoke Mandeville per apprendere tali metodologie riabilitative. Nel 1952 per la prima volta i Giochi di Stoke Mandeville divennero internazionali, e nel 1960 si svolsero nel contesto delle Olimpiadi di Roma.
Era nata dunque la Federazione Internazionale dei Giochi di Stoke Mandeville (ISMGF), che da allora indìce annualmente una manifestazione sportiva comprendente vari sport, come il nuoto, le corse, i lanci, il tiro con l'arco, la pallacanestro, la scherma, il tennis-tavolo, il tiro a segno, le bocce.
Tali Giochi hanno fatto registrare un continuo aumento del numero di partecipanti, ed oggi quasi tutti i Paesi del mondo vi inviano atleti.
Poiché l'attività dell'ISMGF era limitata alla organizzazione di Giochi solo per atleti affetti da patologie del midollo spinale, ben presto handicappati di altro genere (ciechi e soprattutto amputati) avvertirono l'esigenza di associarsi per poter partecipare anche essi a manifestazioni sportive. Nel 1964 fu così fondata l'ISOD, e più recentemente (nel 1980) si formarono l'IBSA ed il CP-ISRA, associazioni che si occupano rispettivamente di amputati, ciechi e cerebrolesi in un tempo successivo, l'ISOD ha allargato le proprie competenze anche ad altre patologie invalidanti.
Nel 1982, ISMGF, ISOD, IBSA e CP-ISRA fondarono un comitato internazionale di coordinamento (ICC) delle organizzazioni sportive mondiali per i disabili, preposto alla codifica ed alla stesura delle regole tecniche ed organizzative dei Giochi paraolimpici.
In occasione delle Olimpiadi di Roma si posero le basi per effettuare regolarmente in futuro dei Giochi per handicappati, da tenersi, per quanto possibile, nella stessa città dei Giochi Olimpici e nello stesso anno.
Così, nel 1964 vi fu un'Olimpiade per disabili a Tokio, con 390 partecipanti; nel 1968 ben 750 atleti su sedia a rotelle presero parte ai Giochi di Ramat Gan (Tel Aviv), località offerta da Israele per indisponibilità di Città del Messico. In tale occasione un pubblico di 25.000 persone acclamò gli sportivi handicappati alla cerimonia di apertura nello stadio di Gerusalemme.
Nel 1972 i Giochi si svolsero ad Heidelberg (Germania), ed i partecipanti furono più di 1.000. In occasione dei Giochi Olimpici di Montreal del 1976 i Giochi per disabili ebbero luogo a Toronto (anch'essa in Canada), e per la prima volta vi parteciparono atleti membri dell'ISOD; si videro quindi, tra i 1500 partecipanti, gareggiare anche atleti non vedenti od amputati.
Nel 1980, 2500 sportivi disabili presero parte ai Giochi di Arnhem (Olanda); nel 1984 le Paraolimpiadi si svolsero in parte a New York (1750 atleti) ed in parte ad Aylesbury (Gran Bretagna, 1100 partecipanti).
L'apoteosi del movimento sportivo per disabili si ebbe nel 1988 a Seul (Corea del Sud), con una importante manifestazione successiva alle Olimpiadi, durante la quale gareggiarono ben 3200 atleti provenienti da 65 Nazioni, al cospetto di un pubblico di 100.000 persone.
Altri sport si aggiungono costantemente alle prime discipline introdotte a Stoke Mandeville. Dal 1976 si svolgono i Giochi Olimpici Invernali per disabili:
nel 1976 si tennero a Ornskoldsvik (Norvegia); nel 1980 a Glilo (Svezia). Le ultime due edizioni, del 1984 e del 1988, sono state ospitate entrambe da Innsbruck (Austria). Inizialmente riservati ad amputati o videolesi, i Giochi Olimpici Invernali si sono aperti alla partecipazione anche di paraplegici e di cerebrolesi:
gli atleti che rientrano in queste due ultime categorie gareggiano su slitta.
Dal 1991 l'ISMGF ha modificato la propria denominazione che è diventata ISMWSF (International Stoke Mandeville Wheelchair Sports Federation).
Attualmente gli sportivi diversamente abili praticano le seguenti discipline: - automobilismo
- atletica leggera
- badminton
- ballo

- bocce
- bowling
- calcio
- canoa
- ciclismo
- curling
- ginnastica
- equitazione

- goalball
- judo
- lotta
- nuoto
- pallacanestro
- pallanuoto
- pallavolo: Le differenze principali rispetto alla pallavolo tradizionale è il fatto che i giocatori siano seduti nel campo, di dimensioni inferiori rispetto a quello standard, con una rete posta a altezze inferiori. Il gioco si svolge in una palestra, fra 2 squadre composte ciascuna da 6 giocatori (e 6 riserve), con un campo di 6 [m|metro] per 10 m.
- pattinaggio
- pesca sportiva
- scherma
- sci alpino
- sci nautico
- slittino
- sollevamento pesi
- tennis da tavolo
- tennis
- tiro a segno
- tiro con l'arco
- torball
- vela
- hockey in palestra
- hockey sul ghiaccio

In Italia queste attività sono gestite e coordinate dalla Federazione Italiana Sport Handicappati (disabilità psichiche e motorie), fondata nel 1980, dalla Federazione Italiana Ciechi Sportivi (atleti non vedenti), fondata nel 1980, e dalla Federazione Italiana Sport silenziosi (atleti non udenti), fondata nel 1929. Dal 1990 tali Federazioni sono rappresentate presso il CONI da un organismo unitario, denominato Federazione Italiana Sport Disabili.
Lo sport moderno, inteso secondo i canoni olimpici di De Coubertin, nasce nel secolo scorso come espressione di forza e di vigore, riferiti essenzialmente all'uomo giovane, sano e di sesso maschile.
Nel nostro secolo la mentalità sportiva ha progressivamente preso le distanze da questo stereotipo iniziale, per includere dapprima le donne sportive, in seguito gli atleti anziani e, infine, quelli disabili.
È degno di nota il fatto che le varie Federazioni sportive nazionali hanno nel tempo allargato la propria attività, per comprendere le discipline femminili, nonché quelle praticate da amatori non più giovanissimi. Viceversa, allorché si è trattato di atleti disabili, sono state create delle Federazioni Sportive a se stanti. Queste ultime devono sopportare l'onere di organizzare manifestazioni per le più varie attività sportive (dal nuoto allo sci), pur fruendo talvolta della collaborazione delle Federazioni dei vari sport.
Questo stato di cose è dovuto per buona parte alle difficoltà tecniche ed organizzative legate alle attività sportive per disabili; si ha quasi la sensazione, però, che molte delle Federazioni sportive nazionali che a suo tempo hanno realizzato l'integrazione tra sportivi differenti per sesso e per età, stentino ad integrare gli atleti sani con quelli affetti da un handicap.
Qualcuna (vedi FITARCO) ha già manifestato un'apertura concreta ai disabili, con competizioni integrate; si spera che altre Federazioni seguano l'esempio, perché lo sport per handicappati non venga ghettizzato, e possa essere per il disabile un'occasione di incontro con il normodotato.
VISITA MEDICO – SPORTIVA
La visita medico – sportiva per gli atleti disabili si svolge in modo totalmente diverso rispetto a quella di atleti con capacità psichico – fisiche normali.
ESAME CLINICO DEL DISABILE
- Il medico dello sport deve superare la diffidenza del disabile e conquistarne la fiducia
- L'ambiente deve essere:
a) tranquillo e confortevole
b) caldo u STRESS FREDDO (nel cerebroleso) > SPASTICITA' e ATETOSI
c) il medico dello sport deve trasmettere la certezza che opera sempre nell'interesse dell'atleta
ANAMNESI
1- u FAMILIARITA' (Ricerca cause/concause dell'Handicap)
2- Notizie vita neonatale:
1. sviluppo psico-fisico (deambulazione ecc.)
2. alvo e diuresi
3. uso abituale di sussidi (carrozzelle, stampelle ecc.)
4. uso abituale di apparecchi ortesici e protesici
5. abitudine o necessità di avere assistenza da parte di familiari o altri
3- Patologie recenti per la ricerca di controindicazioni o condizionamenti per l'idoneità all'attività sportiva agonistica
ESAME OBIETTIVO
ESAME NEUROLOGICO
1. ESAME DELLA FUNZIONE MOTORIA
- forza
- tono
- riflessi
2. ESAME DELLA SENSIBILITA'
- tattile
- di posizione e movimento
- vibratoria
- termica
- dolorifica
3. ESAME DEI NERVI CRANICI E DEL CAMPO VISIVO
- vista
- udito
4. ESAME DELLE FUNZIONI CEREBELLARI E VESTIBOLARI
- deambulazione ed equilibrio
- coordinazione
5. ESAME DELLE FUNZIONI SUPERIORI
- intelligenza
- linguaggio
- prassia
- memoria ecc
VALUTAZIONE
1. eventuali problemi cardiocircolatori e disturbi vasomotori connessi con le lesioni delle strutture preposte alla regolazione neurovegetativa
2. apparato respiratorio: presenza di atelettasia, enfisema o patologie infettive dovute a riduzione della capacità ventilatoria
3. esame della cute: piaghe da decubito (particolari attenzioni sui punti di contatto di sussidi ortesici, protesici, punti d'appoggio più comuni)
4. apparato genito-urinario: per le frequenti patologie infettive e/o litiasiche dovute a ristagno vescicale o altri disturbi funzionali dovuti a lesioni neurologiche
5. controllo visus, campo visivo e (per patologie specifiche) fundus oculi
ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI
1. ELETTROMIOGRAFIA: valuta lesioni neurologiche e neuromuscolari (livello, entità, causa deficit)
2. ELETTROENCEFALOGRAFIA: valuta lesioni cerebrali
3. ELETTROCARDIOGRAFIA a riposo e dopo test ergometrici: valuta aritmie e patologie cardiache
4. RADIOGRAFIA: per lo studio dei monconi di amputazione ed arti vicarianti, per eventuali osteoporosi nei neurologici
5. VISUS + CAMPO VISIVO + FUNDUS OCULI: per la classificazione dei non vedenti e degli ipovedenti
6. EVENTUALI ULTERIORI ACCERTAMENTI SU MOTIVATO SOSPETTO CLINICO
ESAME ORTOPEDICO
comprende:
- valutazione forza muscolare
- valutazione ampiezza movimenti articolari
- valutazione capacità coordinativa del movimento
- studio dell'atteggiamento (OBBLIGATO per dolore e/o rigidità; INDIFFERENTE)
- ispezione (STAZIONE ERETTA, DEAMBULAZIONE)
- palpazione
- misurazione lunghezza arti-tronco
- valutazione tono muscolare
- valutazione temperatura cutanea
- valutazione dimensione, consistenza, spostabilità di eventuali tumefazioni
- valutazione della presenza di versamenti endoarticolari
- valutazione del dolore alla pressione superficiale e profonda
- ESAME DELLA MOTILITA'
• MOTILITA' PASSIVA
Si invita il soggetto a mantenere completamente decontratto il segmento articolare interessato e si saggia l'escursione articolare in funzione degli ostacoli meccanici (retrazione della capsula, ipertrofia della sinoviale, corpi mobili endoarticolari ecc.). Si misura con un goniometro l'ampiezza dell'escursione articolare.
L'escursione articolare può essere:
- normale: articolarità indenne
- ridotta nell'uno e nell'altro settore del movimento: RIGIDITÀ
- abolita: ANCHILOSI
Si valutano con opportune manovre segni di mobilità articolare su piani diversi da quelli fisiologici. Il riscontro di lassità legamentosa ha sempre significato patologico.
• MOTILITA' ATTIVA
Si valuta:
l'ampiezza dei movimenti volontari nei vari piani
la forza con la quale vengono eseguiti
Per evidenziare l'esistenza di limitazioni funzionali si fa uso di alcune manovre (ad esempio: afferrare un oggetto u piegare le ginocchia).
Per valutare l'efficienza muscolare si invita il soggetto a contrarre il gruppo muscolare che si vuole esaminare.
VALUTAZIONE FORZA MUSCOLARE
5
NORMALE
SI ASSEGNA UN PUNTEGGIO DA 0 A 5 PER OGNI GRUPPO MUSCOLARE VALUTATO
4
MOVIMENTO POSSIBILE, ANCHE CONTRO RESISTENZA OPPOSTA DALL'ESAMINATORE
3
MOVIMENTO IMPOSSIBILE CONTRO RESISTENZA, MA POSSIBILE CONTRO GRAVITA'
2
MOVIMENTO POSSIBILE SOLO FUORI GRAVITA' (ACQUA)
1
POSSIBILITA' DI MODESTE CONTRAZIONI, MA INCAPACITA' DI PRODURRE MOVIMENTI
0
IMPOSSIBILITA' DI QUALSIASI AZIONE MUSCOLARE
VALUTAZIONE MOBILITÀ
5
NORMALE: MOBILITA' ARTICOLARE NORMALE
SI ASSEGNA UN PUNTEGGIO DA 0 A 5 PER OGNI DISTRETTO VALUTATO
4
BUONA:
3
DISCRETA: MOBILITA' ARTICOLARE PARI AL 50% DEL NORMALE
2
SCARSA: MOBILITA' ARTICOLARE PARI AL 25% DEL NORMALE
1
MINIMA: MOBILITA' ARTICOLARE MINIMA
0
NULLA:
VALUTAZIONE COORDINAZIONE MOTORIA
5
NORMALE: POSSIBILITA' DI MOVIMENTI RITMICI PER 100% DEL NORMALE RANGE ARTICOLARE
SI ASSEGNA UN PUNTEGGIO DA1 A 5 PER OGNI DISTRETTO VALUTATO
4
BUONA: POSSIBILITA' DI MOVIMENTI RITMICI PER 75% DEL NORMALE RANGE ARTICOLARE
3
DISCRETA: POSSIBILITA' DI MOVIMENTI RITMICI PER 50% DEL NORMALE RANGE ARTICOLARE
2
SCARSA: POSSIBILITA' DI MOVIMENTI RITMICI PER 25% DEL NORMALE RANGE ARTICOLARE
1
MINIMA: MOVIMENTI RITMICI
ESAME DELLA SENSIBILITÀ
- TATTILE
- TERMICA
- DOLORIFICA
ESAME DEI RIFLESSI OSTEOTENDINEI
- TRICIPITALE
- ROTULEO
- ACHILLEO ecc.
Fornisce elementi indispensabili allo studio di alcune affezioni ortopediche secondarie a deficit neurologici da interessamento dei vari tronchi nervosi periferici delle radici spinali (lesioni traumatiche) o del midollo (fratture vertebrali).

HOCKEY IN CAROZZINA
Poter consentire la pratica sportiva a ragazzi colpiti da distrofia muscolare poteva sembrare un'utopia. L'Hockey in carrozzina elettrica ha invece risolto questo problema


Il Wheelchair Hockey è una disciplina sportiva rivolta principalmente ad atleti con Distrofia Muscolare. Una patologia gravemente invalidante e presente in un numero svariatissimo di forme. Il denominatore comune in tutte queste forme è l'indebolimento muscolare progressivo. Con queste premesse, l'idea di poter consentire la pratica sportiva a ragazzi con lo stesso problema genetico (la limitata forza fisica), ma con aspetti e potenzialità diversissime tra loro, poteva sembrare un'utopia.

DISTRIBUZIONE DELLA FORZA IN FUNZIONE DELLA DIVERSA PATOLOGIA
VALUTAZIONE DINAMOMETRICA DEI MM.DELL'AVAMBRACCIO
(Legenda: D/A = Distrofici/Atrofici)

L'Hockey in carrozzina elettrica ha invece risolto nel migliore dei modi questo problema, consentendo di giocare nella medesima squadra, partecipando in maniera corale all'azione, sia a ragazzi che riescono a colpire la pallina utilizzando la forza del braccio [scopo raggiunto tramite una mazza (H-STICK) in materiale plastico], sia a ragazzi che riescono ad impiegare la forza unicamente per azionare il comando della carrozzina.


Quest'ultimo risultato viene essenzialmente raggiunto grazie all'utilizzo di un semplice attrezzo: lo "stick" (T-STICK), che applicato alla pedana della carrozzina, permette di colpire e di indirizzare la pallina.

Uno degli strumenti fondamentali, alla base del Wheelchair Hockey è senz'altro il cosiddetto: "T-STICK", semplicemente detto, in Italia, stick. In inglese con la parola stick normalmente si indica la mazza, da cui la traduzione è molto semplice: ""mazza a forma di T". Secondo il regolamento lo stick deve essere di materiale non trasparente con una lunghezza massima di cm. 30 e un'altezza massima di cm. 10. A questo possono essere attaccate una coppia di "alette" fissate, rispetto alla parte centrale, con un'angolazione compresa tra 75 e 90 gradi e il punto di attacco tra la parte centrale e le alette può essere ovunque.
Questo strumento ha consentito anche a quegli atleti che non hanno la forza e la capacità di stringere una mazza di poter giocare a Wheelchair Hockey. Ma è molto di più di uno "stratagemma" per poter giocare, è un vero e proprio strumento tecnico che consente gesti tecnici che con la mazza non si possono realizzare. Grazie alla sua forma consente un controllo e protezione della palla che con la semplice mazza non si può effettuare, consente quindi di portar palla con una certa sicurezza. Il suo uso non è solo limitato al controllo, ma sfruttando l'inerzia del movimento della carrozzina consente sia di passare che di realizzare addirittura delle segnature.
Nel nostro campionato spesso viene adottato in difesa, visto che consente una discreta opposizione alle mazze, sia nell'intercettare passaggi che tiri in porta. La regola che non consente alla pallina di essere giocata ad un'altezza superiore ai 20 cm consente agli "sticks" di essere protagonisti del gioco alla stregua delle "mazze". Inoltre è lo strumento in dotazione ai portieri e quindi fondamentale per il nostro gioco.
Da alcuni anni, la Federazione Internazionale, ha adottato la regola tutta italiana, di adottare in campo, oltre a naturalmente il portiere, uno stick "di movimento" riconoscendone così definitivamente la grande importanza tecnica.
In questi ultimi anni, si sta anche perfezionando un modello elettrico in grado di realizzare l'unico gesto tecnico che lo rendeva inferiore ad una mazza: "il passaggio"; con il perfezionamento di questi stick, probabilmente riusciremo a portare atleti fino ad oggi meno considerati, al livello dei migliori atleti dotati di mazza, se non addirittura ad uno superiore

In questo modo non si esclude nessuno, tutti possono partecipare. Anzi da qualche anno si è dato spazio anche ad atleti con malattie neuromuscolari (tipo tetraplegia, atrofia, ecc.) per consentire un maggior coinvolgimento a questa disciplina.
Il Wheelchair Hockey ha le sue origini in Olanda dove, dopo alcuni tornei organizzati per promuovere la disciplina, nel 1982 viene disputato il primo campionato ufficiale. In Italia questa disciplina si affaccia nel 1991 per iniziativa del gruppo giovani della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e, un po' come in Olanda, dopo vari tentativi attraverso tornei e manifestazioni varie, nel 1996 si disputa il 1° Campionato Nazionale.
Oggi è da poco terminato il 10° Campionato Italiano, al quale hanno partecipato 13 squadre con 130 atleti tesserati.

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