L'Euro

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Categoria:Economia

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Testo

L’EURO
LE CONDIZIONI
Le cinque regole elencate sottostante sono quelle stabilite dal trattato di Maastricht per i paesi che vogliono far parte della moneta unica.
• STABILITA’ DI CAMBIO
• INFLAZIONE BASSA
• TASSO DI INTERESSE
• DECIFIT PUBBLICO
• DEBITO PUBBLICO
Stabilità di cambio: questo criterio stabilisce che le monete che entreranno a far parte dell’euro devono già far parte, per i due anni precedenti la moneta unica, dello Sme che è l’accordo di cambio del sistema monetario europeo, ed inoltre, in questi due anni la moneta in questione non deve aver registrato gravi tensioni, ovvero non deve aver registrato improvvisi rialzi o ribassi. Lo Sme attuale ha bande di fluttuazione che oscillano del 15% al di sopra ed al di sotto delle parità centrali ed è molto diverso da quello che era in vigore mentre fu firmato il trattato di Maastricht perché allora la banda di oscillazione era del 2,25%. La lira nel 1992 per un breve periodo è uscita dallo Sme perché non riusciva a mantenere il peso delle monete più forti: per continuare a far parte di esso avrebbe dovuto svalutarsi e ciò avrebbe comportato una crisi economica; comunque le lira è rientrata nell’accordo di cambio già dal 25 novembre 1996 e oggi soddisfa il criterio della stabilità di cambio. Il cambio dalla moneta nazionale dei paesi partecipanti alla moneta unica con l’euro è un sistema a cambio fisso, in quanto i rapporti di cambio sono stabiliti e difesi dalle autorità monetarie : possono variare entro limiti molto ristretti e le oscillazioni del cambio sono minime. La parità uffuciale, cioè il numero di lire che, ad esempio corrisponde ad un euro, viene fissata dagli organi preposti. In tale modo , le banche centrali hanno l’obbligo di riportare la moneta alla parità stabilita . Nel caso in cui il cambio scenda al di sotto della parità si ha una rivalutazione della lira e per cui la banca centrale dovrà vendere lire in cambio di dollari; se il cambio al contrario, va al di sopra della parità , si ha una svalutazione della lira dove la banca centrale dovrà vendere dollari in cambio di lire. Questo sistema di cambio presenta il vantaggio di offrire certezza agli operatori economici riguardo alla stabilità dei prezzi egli consente di preparare con la dovuta sicurezza le transizioni internazionali, ma per garantire la stabilità spesso occorre l’intervento delle banche centrali o un intervento governativo, come per esempio limitare le importazioni di merce e favorire le esportazioni.
Inflazione bassa: i prezzi sono tra loro interdipendenti ed il sistema dei prezzi è in continuo mutamento. L’inflazione per cui non è altro che un aumento generalizzato del livello dei prezzi e presenta una situazione di squilibrio del sistema economico. Nell’anno precedente la decisione sui paesi partecipanti alla moneta unica l’inflazione è stata tenuta sotto stretto controllo e dinfatti, il tasso di aumento dell’indice dei prezzi, deve essere vicino a quello dei paesi con inflazione minore e cioè non superiore a 1,5 punti percentuali ed i paesi di riferimento sono al massimo tre. La verifica di questo criterio è stata fatta al momento della scelta dei paesi e L’Italia soddisfa questo criterio.
Tasso di interesse: solitamente se l’inflazione è bassa anche i tassi di interesse sono bassi perché fra i due vi è una stretta relazione. Nonostante ciò , il trattato ha voluto fare dei tassi di interesse un croterio preciso e ben isolato dall’inflazione. Questo criterio afferma che i tassi di lungo periodo (per esempio i Bot) osservati nell’anno precedente l’esame , devono essere rimasti vicini ai tassi di lungo periodo dei tre paesi a cui ci riferivamo anche nel al criterio precedente (cioè ai paesi con inflazione bassa). Per vicini si intende superiori di non più di due punti percentuali. Anche per questo criterio l’Italia si può dire che superi l’esame.
Debito pubblico: il debito pubblico di uno stato è il debito che lo stato stesso ha , nei confronti di coloro, che acquistando titoli di stato, fanno prestiti allo stesso pretendendo in cambio degli interessi più o meno elevati a seconda del termine del certificato. Il trattato dice che un paese candidato all’Unione Monetaria economica e monetaria non deve essere oppresso da un debito pubblico troppo elevato. Bisogna che la quota del debito rispetto al prodotto interno lordo (Pil) tenda a situarsi al massimo al 60% e quindi se è già inferiore a questa quota non si pongono problemi , ma se è superiore bisogna che il debito vada diminuendo in modo continuo e convincente. Il peso del debito pubblico in Italia è molto elevato, oltre il 120% del Pil , comunque già dal 1995, questo rapporto ha incominciato a scendere e questa diminuzione è si è dimostrta nel 1996 fino a continuare in questi anni.
Decifit pubblico: i paesi candidati all’Unione monetaria non devono presentare decifit pubblici eccessivi. Il trattato stabilisce che il decifit pubblico deve tendere a non essere superiore del 3% del Pil. Quindi se è al 3% o meno, non si pongono problemi. Se è superiore, deve diminuire verso un valore vicino al 3%, oppure il superamento di questo limite deve essere considerato eccezionale e temporaneo. Il decifit pubblico italiano , che agli inizi degli anni Novanta era a livelli molto elevati (più del 10% del Pil), è andato lentamente riducendosi negli ultimi anni. Ma nel 1996 era ancora a poco meno del 7%. Una manovra di bilancio pesante e rigorosa per il 1997 ha fatto scendere notevolmente questa percentuale. Il decifit pubblico è il rapporto tra avanzo e disavanzo tra lo stato e l’estero.

Disavanzo quando le entrate sono minori delle uscite, cioè i soldi che escono dall’Italia verso l’estero, sono maggiori di quelli che dall’estero arrivano all’Italia; esistono altri due situazioni che sono l’avanzo ed il pareggio Questi rapporti economici che un paese intrattiene con il resto del mondo e che si concretizzino in acquisti e vendite di merci, spostamenti di cittadini o investimenti da e per l’estero, danno luogo a movimenti di denaro in entrata ed uscita dal paese. Per un paese, tutte le voci registrate nella bilancia dei pagamenti rappresentano un’entrata o un uscita di valuta estera e , in seguito ai diversi scambi alcune partite possono risultare in rosso, e cioè in passivo perché le importazioni di beni hanno superato le esportazioni e per cui ogni paese si preoccupa di avere la bilancia dei pagamenti in equilibrio.
Questi movimenti vengono registrati in un documento chiamato la bilancia dei pagamenti , nel quale figura il volume degli scambi che un paese ha avuto con gli altri, in un certo periodo. Le relazioni internazionali necessitano dell’UFFICIO ITALIANO DEI CAMBI in quanto si dovranno cambiare le monete interagenti., percui la bilancia dei pagamenti contiene l’insieme dei rapporti economici di un paese verso l’estero.
Se un paese non soddisfa uno o più criteri non è detto che non possa entrare a far parte dell’unione monetaria, come non è detto che un paese che soddisfa tutti i criteri è certo di poter partecipare alla moneta unica perché quest’ultima è un progetto di portata storica , così complesso che non può essere affidato alle risposte dei criteri sopra menzionati, ma necessita di un esame complessivo. Il trattato dice che la commissione e l’Istituto europeo (Ime)dopo aver esaminato i dati ed i conti di ogni paese prepara una relazione in cui si tiene conto del lavoro e di altri indici dei prezzi , di quanto gli investimenti pubblici incidano sul disavanzo ed infine di tutti gli altri fattori significativi compresa la posizione economica e di bilancio a medio termine dello stato.
VANTAGGI INDIRETTI
E SVANTAGGI
DELLA MONETA UNICA.
Per importare beni o effettuare qualunque altra transazione è necessario procurarsi la valuta estera del paese con il quale si intende dar vita con un rapporto di scambio. Per tutti i paesi ci sono degli svantaggi e dei vantaggi immediati . il più importante vantaggio immediato è l’abolizione dei costi di conversione da una valuta all’altra e ciò vale per tutta l’economia difatti, per esempio se un italiano compie un viaggio a Londra, dovrà cambiare le lire in sterline e ciò per lui sarà una perdita in quanto agli sportelli di cambio, detraggono una certa parte ed inoltre se lo stato ha una moneta forte, come il marco sull’Italia, per noi sarè uno svantaggio perché la vita in quel paese sarà molto cara. La moneta unica completa il mercato unico, un mercatoin cui devono scomparire tutti gli ostacoli alla libera circolazione delle merci, dei servizi, delle persone, dei capitali. Ostacoli che tuttavia ancora oggi in molti casi permangono e che si riparano spesso dietro i tassi di cambio fluttuanti ed una volta rimosso questo ostacolo sarà più facile rimuovere anche gli altri ed assicurare che i consumatori europei ricavano i benefici di una maggiore concorrenza : ricevano cioè i benefici il miglior bene o il miglior servizio al prezzo minimo. La moneta unica fa fare un salto di qualità alla costruzione europea, conforta la fiducia ed i piani di investimento , attira i capitali perché diviene la moneta dell’economia più grande del mondo. Per l’Italia i vantaggi saranno notevoli perché l’Italia è un paese dove i tassi di interesse sono sempre stati elevati a causa del disordine dei conti pubblici. Con l’ingresso nell’Unione Monetaria , dopo aver rimesso in ordine i conti pubblici , l’Italia potrà consolidare i più bassi tassi di interesse che si è faticosamente meritata con il risanamento del bilancio. Questi più bassi tassi diverranno una conquista durevole, stimolando gli investimenti privati e quindi l’attività economica e l’occupazione. Le imprese avranno un sicuro vantaggio nel lavorare con una sola moneta per tutti gli scambi commerciali in Europa. Non dovranno più preoccuparsi delle oscillazioni dei cambi che creano incertezza e sono quindi nemiche dell’investimento. Certamente le imprese hanno imparato a proteggersi da queste oscillazioni , ma questa protezione costa, perché bisogna mettere in piedi una rete complessa i transizioni finanziarie. Con una sola moneta, le imprese non dovranno più destinare risorse a questi compiti improduttivi e potranno così concentrarsi sulle cose più importanti: l’innovazione, la qualità, la creazione di ricchezza e di occupazione. Per chi lavora il vantaggio principale sta nella difesa dell’inflazione. Una moneta solida è il più forte baluardo contro l’inflazione e con l’euro il potere d’acquisto dei salari sarà protetto. Come le imprese, anche i lavoratori beneficeranno dello stimolo alla crescita dell’economia che viene dalla realizzazione del grande progetto della moneta unica.
COSTI E RICAVI DELL’EURO.
Tutti i buoni affari hanno un determinato costo e la moneta unica non fa eccezione. Guardiamo dapprima ai costi delle manovre finanziarie . come in tutti i grandi cambiamenti c’è chi guadagna e chi perde. Ci sono poi i costi di riorganizzazione. Specie per quel che riguarda i computer , che oggi dominano invisibili, ma sempre presenti la vita di tutti i giorni. C’è da fare un lavoro immane per riscrivere i programmi e cambiare l'unità monetaria. È bene ricordare che questi se sono costi per le banche, le imprese, l’amministrazione pubblica, sono ricavi per tutti coloro che dovranno lavorare per mettere in opera questi cambiamenti. Infine ci sono i grandi costi, quelli di cui si parla quando si è invitati a fare sacrifici per entrare in Europa. Creare una nuova moneta è una cosa che val la pena di fare se si è sicuri che il nuovo arrivato sarà sano e florido. E per assicurarsi che l’euro sia una buona moneta bisogna prima di tutto esser sicuri che i genitori siano in buona salute. Quindi per entrare nell’unione monetaria , bisogna avere un’inflazione bassa e conti pubblici in ordine

CONIAZIONE DELL’EURO
In Italia la doppia indicazione in lire ed in euro è stata tenuta a battesimo per quanto riguarda gli stipendi dalla provincia di Biella. Già dai primi mesi del 1998 sono state avviate alcune sperimentazioni riguardanti l’utilizzo dell’euro per alcune operazioni di natura quotidiana come i pagamenti alla posta, ai bar ecc.. Le prime bollette con il doppio importo in lire ed in euro sono state emesse dalla telecom nel giugno del 1998. Anche se l’immissione sul mercato dell’euro è prevista a partire dal 1° gennaio del 2002, la stampa dei biglietti e spiccioli è già stata avviata dalla Bce, che sarebbe la banca commerciale europea, dopo la serie zero realizzata fin dall’autunno scorso. L’euro sostituirà oltre 13 miliardi di biglietti di banca e 70 miliardi di pezzi metallici per un peso totale di 300 mila tonnellate. Il valore complessivo di questa moneta contante è calcolato in 700 mila miliardi di lire,pari al 6% del prodotto interno lordo comunitario. Tre miliardi di biglietti di carta e 8.5 miliardi di pezzi in metallo : ecco tutti gli esemplari di euro che la banca d’Italia deve stampare o la zecca , inaugurata nel 4908, coniare. Il controvalore complessivo sarà superiore ad oltre 120 mila miliardi di lire, corrispondente in pratica a quello dei soldi italiani in circolazione alla fine del 2001 e che verranno progressivamente ritirati dal mercato entro il 30 giugno del 2002.
Il valore sarà diverso, ma inizialmente per gli italiani nel passaggio dalle banconote in lire a quelle in euro non cambierà molto. Sette infatti sono i tagli dei soldi di carta attualmente in uso ed ancora sette saranno quelli a disposizione dall’1 gennaio del 2002. In particolare ad ogni pezzatura dei nuovi biglietti di carta moneta , ciascuna di colore diverso corrisponde un colore specifico:
• 5 euro - grigio
• 10 euro - rosso
• 20 euro - blu
• 50 euro - arancio
• 100 euro - verde
• 200 euro - giallo
• 500 euro - porpora
Target nel linguaggio dell’Ue corrisponde ad una sigla : Trans-european automated real-time gross settlement express transfer system. Si trattadi un programma automatizzato per regolare tutti i flussi interbancari fra le aziende creditizie europee ed è un’altra conseguenza dell’arrivo dell’euro. Ogni istituto di credito detiene un conto presso la banca centrale del proprio paese su cui transitano tutti gli accrediti o addebiti relativi alle operazioni svolte e target permette di regolarli in tempo reale. Comprende infatti i vari sistemi nazionali e li mette in comunicazione tra loro con la rete di interconnesione Interlinking. Non si sa ancora che fine faranno le vecchie lire dopo la sostituzione con l’euro ed il loro ritiro definitivo dal mercato perché non è ancora stata presa una decisione , ma per quanto riguarda le banconote si profila un’alternativa, molto ecologica, triturare la cartamoneta e ricavarne concime agricolo. Un’altra soluzione propone di comprimere tutti i biglietti e seppellirli. In merito ai soldi metallici se ne prospetta la fusione, con due modalità: in barre da vendere come metallo di recupero o nello stesso formato di origine per coniare i nuovi spiccioli di un’altra valuta, su commissione di qualche paese estero. La divisione europea sarà l’unica moneta di scambio per undici paesi con una popolazione di circa 270 milioni di abitanti. Per questa ragione nella stampa delle nuove banconote il cui valore varierà da 5 a 500 euro, cioè fino a quasi un milione di lire sono stati adottati alcuni particolari accorgimenti tecnici “antifalsari”. I più importanti sono tre:
1. filo di sicurezza inserito in un supporto cartaceo
2. ricorso allo stampa calcografica, ossia in rilievo
3. utilizzo di carta con elementi visibili di variabilità ottica, come fibre fluorescenti o filigrana multitono.
Se per le banconote gli italiani si ritroveranno con 7 tagli diversi come accade tutt’ora per la lira, anche per quanto riguarda le monete in metallo dell’euro il numero dei vari tipi di moneta rimarrà invariato: otto. Tuttavia i valori previsti costringeranno a riprendere confidenza con i centesimi, abbandonati da tempo, come in altri paesi europei. Oltre i pezzi da uno e due euro saranno infatti battute monetine da 50,20,10,5,2,1, cent. (è questa la denominazione ufficiale). L’importo dei nuovi spiccioli partirà pertanto da una base corrispondente a poco più di 19 lire attuali. Il doppio del peso della torre di Pisa: è l’ammontare complessivo delle monete metalliche che la Zecca italiana batterà con l’arrivo dell’euro. Per far fronte all’impegno, essa ha dovuto rinnovare in parte gli impianti della sua stamperia , anche se per quanto concerne la fabbricazione degli spiccioli in metallo gran parte del lavoro sarà svolto dalle quattro collaudate presse tedesche Schueler con una spinta pari a 300 tonnellate. In particolare in Italia saranno immessi nel circuito finanziario 5,5 miliardi di pezzi da 1,2,5 cent; 1,2 miliardi da 10 cent, 1,5 miliardi da 20 cent; 550 milioni da un euro e 200 milioni da 2 euro. A differenza di quanto avviene per le banconote una sola faccia degli spiccioli di euro sarà comune per tutti gli undici paesi che lo adottano fin dal primo gennaio 2002. Il secondo lato è invece di competenza nazionale con un effigie dei singoli stati che ne battono gli esemplari. Questo però non significa che le monete metalliche avranno libera circolazione soltanto nei rispettivi paesi di conio; potranno al contrario essere scambiate in tutta l’area dell’euro esattamente per come è previsto per i biglietti di carta. Il bozzetto per la facciata in comune dei nuovi eurospiccioli è stato prescelto attraverso un concorso pubblico ( 36 concorrenti ) ed un successivo sondaggio popolare a cui erano stati ammessi i 9 progetti selezionati. Ne è autore il belga Luc Lucyx, esperto di computer design della Zecca reale di Bruxelles che dovrebbe definirsi quasi un predestinato: alla stessa età del Trattato di Roma (1957). I suoi disegni sono usciti vincitori dal sondaggio popolare con il 68,8% delle preferenze totali.mentre le banconote sono uguali per tutti i paesi i pezzi metallici della nuova moneta unica avranno infatti una faccia in comune ed il secondo dorso con un’immagine scelta da ogni stato. Unico vincolo inserire il disegno all’interno di una cornice formata dalle dodici stelle della bandiera Ue. L’Italia ed alcuni paesi hanno preparato una figura per ogni valore; altri partner hanno predisposto facciate uguali anche per due o più tagli.
• L’aquila per la Germania
• L’albero della vita per la Francia
• Il profilo di Re Alberto per il Belgio
• il ritratto di Mozart per l’Austria
• il volto di Re Juan Carlos per la Spagna
• due cigni in volo su un lago stilizzato per la Finlandia
• un timbro reale del 1134 per il Portogallo
sono i soggetti principali scelti dagli altri paesi per caratterizzare le monete metalliche da un euro coniate dalle rispettive Zecche (alcune sono di stato altre private). Diversamente dall’Italia tre paesi hanno scelto un’immagine per ogni gruppo di monete metalliche di euro da coniare. La Finlandia per esempio imprimerà sui cent il simbolo araldico del leone rampante con la spada in pugno. Il Portogalloha approntato timbri e sigilli del regno datati 1142 e 1144. La Spagna si è affidata per gli spiccioli da 1,,2, e 5 cent alla cattedrale di Santiago di Compostela e per quelli da 10,20 e 50 cent al volto di Miguel de Cervantes Saavendra. Questo bozzetto è stato predisposto per sostituire un dipinto du Pablo Picasso, dopo la rottura di un accordo con gli eredi sull’ammontare dei diritti d’autore. Secondo un giudizio diffuso all’interno dell’unione europea e presso che unanime l’Italia nella scelta dell’effigie per le monete di euro (secondo dorso diverso da paese a paese) ha vinto nettamente il confronto con gli altri partner europei. Fra tutte le immagini destinate ad essere impresse sugli spiccioli , la figure dell’uomo di Leonardo , emblema per eccellenza della razionalità e dell’armonia universali è diventata infatti nel corso dei secoli un simbolo dell’attività occidentale. L’euro in cartamoneta appare mediamente più lungo e più alto. Negli altri le dimensioni salgono in progressione fino al biglietto più grande da 500 euro che è paragonabile al valore da 500 mila lire stampato dalla Banca d’Italia.
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