Il controllo e la gestione dei costi

Materie:Riassunto
Categoria:Economia
Download:1138
Data:04.05.2007
Numero di pagine:12
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
controllo-gestione-costi_1.zip (Dimensione: 11.55 Kb)
trucheck.it_il-controllo-e-la-gestione-dei-costi.doc     48.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

1. Nella gestione aziendale, gli interventi economici prammatici e di controllo possono essere effettuati, teoricamente, sui costi e sui ricavi. Se il risultato economico, sia a livello di singola operazione sia a livello aziendale, nno è soddisfacente, è possibile migliorarlo agendo in 2 direzioni: aumentano i ricavo o diminuendo i costi. Le possibilità di controllo dei ricavi sono minori ristoppo a quelle di controllo dei costi. Bisogna fare i conti con il mercato, con la capacità di accogliere x es. un aumento dei prezzi di vendita. I ricavi sono poco controllabili cioè manovrabili e programmabili dall’azienda, poiché sono numerose le variabili esterne che intervengono nel conseguimento dei ricavi e che possono sfuggire al controllo dell’impresa. Se invece si passa sul fronte dei cosi, si constata che essi sono + facilmente controllabili da parte dell’azienda mediante interventi a livello di struttura e di organizzazione. Ma è anke vere che ci sono altri costi che sono invece modificabili dall’azienda es. cambiando la tecnica di lavorazione x avere un minor spreco di materie. X controllo dei costi si intende un sistema di rilevazione contabili e di interventi operativi x definire le aree aziendali in relazione alle quali è possibile ridurre l’ammontare dei costi, nel rispetto degli obbiettivi qualitativi, quantitative e temporali in precedenza programmati. Il controllo dei costi è un momento fondamentale del controllo di gestione e presuppone ke l’azienda disponga di un sistema di calcolo e contabilità dei costi: la contabilità gestionale ha una funzione d’informazione interna all’azienda, nn è obbligatoria, anke se la maggior parte delle aziende oggi vi fa ricorso. A differenza della contabilità generale ( ke ha lo scopo essenziale di determinare il risultato economico e il patrimonio di funzionamento), la contabilità gestionale ha scopi molteplici:
• Valutare la convenienza economica delle decisioni aziendali: conoscendo i costi delle varie produzione, x es. è possibile scegliere l’alternativa + conveniente x l’azienda e parità di altre condizioni;
• Controllare attraverso i costi l’efficienza delle gestione: intendendo i costi come la misura finanziaria dei fattori produttivi impiegati, la loro conoscenza permette di valutare l’efficienza della gestione mediante il confronto fra i costi preventivi ke erano stati ipotizzati e quelli che sono stati effettivamente sostenuti;
• Analizzare la redditività di settori dell’azienda, di commesse o lotti di prodotti, stimando i loro risultati economici;
• Fornire alla contabilità generale i dati necessari x la valutazione ai fini del bilancio d’esercizio di prodotti in lavorazione, prodotti finiti, semilavorati, costruzioni in economia, costi di ricerca e sviluppo da patrimonializzare.
Il calcolo dei costi richiede una serie di elaborazioni ke patrono dai costi rilevati in base alla loro natura. Seguono quindi diverse elaborazioni, connesse con le tecnike ke vengono scelte dall’azienda x il calcolo dei costi di prodotto e che possono passate attraverso la cosiddetta localizzazione dei costi nei centri di costo e la loro successiva imputazione agli oggetti di riferimento (commessa, processo o lotto di produzione) oppure possono prevedere la diretta imputazione di determinati costi ai vari oggetti. Secondo recenti tendenze, nn si considereno + i costi in relazione ai risultati della produzione (commessa, processo o lotto di produzione) ma alle attività necessarie x la loro fabbricazione.
2. i coti vengono considerati in contabilità gestionale secondo vari criteri. In base ai dati utilizzati x il loro calcolo, si distinguono costi effettivi, ke si riferiscono a una produzione specifica già effettuata (consuntivi) o futura (preventivi) e costi standard ke si calcolano in base a congetture, immaginando una produzione ipotetica in presenza della quale essi si sosterrebbero. In base al momento in cui avviene il loro calcolo, si distinguono costi preventivi, riferite a una produzione futura in modo da poter successivamente effettuarne il controllo e costi consultivi riferiti a una produzione specifica già effettuata. In base al rapporto esistente fra costi e volumi di produzione si distinguono costi variabili ke si modificano al variare delle quantità prodotte , costi fissi dipendenti dalla struttura dell’azienda e dalla sua capacità produttiva, ke nn variano al variare della quantità prodotta all’interno di determinati intervalli di produzione, costi semivariabili formati da una parte indipendente dalla variazione della quantità prodotta e da un’altra a essa collegata. In base all’oggetto x il quale sono stati consumati i fattori produttivi si distinguono in costi specifici, impiegati esclusivamente x un determinato oggetto, costi comuni impiegati x fattori riferiti a + produzione nello spazio o nel tempo, costi generali riferiti all’azienda nel suo complesso. In base al modo in cui i costi dei fattori sono riferiti agli oggetti di calcolo, si distinguono costi diretti , ke sono costi specifici riferiti a un dato oggetto in modo immediato e inequivocabile, e costi indiretti, ke vengono suddivisi fra + oggetti in base a criteri do riparto + o – soggettivi. La loro suddivisione di rende necessaria x i costi comuni e generali, ma anke x i costi specifici ke nn si riesce o ke nn è conveniente assegnare in modo oggettivo a un determinato oggetto. In base alla destinazione ovvero alla funzione aziendale x la quale sono sostenuti i costi si distinguono in: costi di produzione o industriali costi di distribuzione i di vendita o commerciali, costi amministrativi, costi finanziari, costi tributari. In base ai fattori produttivi di riferimento, si distinguono costi reali, ke riguardano i fattori produttivi ke l’azienda ottiene dietro versamento di un corrispettivo e costi figurativi (o virtuali) ke riguardano fattori ke l’azienda ha a disposizione senza dover versare corrispettivi ( interessi di computo sul capitale proprio, stipendi direzionale all’imprenditore ke lavora nell’azienda, fitti figurativi relativi a immobili di proprietà utilizzati x fini aziendali. In base agli effetti delle decisioni aziendali, possono esseri: costi cessanti, ke nn vengono + sostenuti in seguito a delle decisioni prese; costi emergenti nuovi costi derivanti da una decisione; costi differenziali ke costituiscono l’incremento o decremento di costi derivante dalla decisione assunta. In relazione alla possibilità di eliminarli, cessando determinate produzione, si distinguono: costi evitabili ke vengono eliminati quando si cessa la produzione di determinati beni, costi inevitabili ke nn possono essere soppressi nemmeno eliminando determinati prodotti. La complessità è una situazione caratterizzata dalla presenza di un numero elevato di variabili tra di loro dipendenti. I costi della complessità sono i costi ke l’impresa deve sostenere in seguito alla differenziazione dei suoi prodotti e dei mercati cui sono destinati. In genere, si tratta di costi indiretti ke nn variano in funzione della quantità de prodotto realizzata o venduta, ma in base al grado di complessità dei processi di produzione e distribuzione. Nelle moderne imprese industriali la qualità viene considerata come un fattore strategico di successo. Con essa si intende l’idoneità di un prodotto a soddisfare le aspettative dei clienti. I costi connessi alla qualità si classificano in: costi di prevenzione, x evitare fabbricazione di prodotti difettosi o nn rispettosi degli standard prefissati; costi di ispezione , sostenuti x verificare materiali, prodotti e rispetto delle procedure stabilite; costi di nn conformità ke si subiscono in caso di fabbricazione di prodotti difettosi; costi x perdite di opportunità che riguardano i danni all’immagine dell’impresa e le vendite che si perdono x al “nn qualità”.
3. abbiamo detto ke i costi fissi rimangono invariati all’interno di un determinato intervallo di produzione. Nn esistono infatti costi che siano in assoluto fissi, ma soltanto costi fissi legati a una determinata struttura, nell’ambito di una determinata capacità produttiva. X capacità produttiva si intende la struttura ke l’azienda si è costruita, ke è caratteristica di un determinato momento della sua vita e ke le consente id realizzare una certa quantità massima di prodotti. La capacità produttiva nn è facilmente modificabile e rikiede investimenti di notevole entità.
4. La break even analysis (bea) o analisi dei costi-volumi-risultati, è una tecnica utile in sede di controllo dei costi, alla quale si può ricorrere x al soluzione di problemi riguardanti la redditività dell’azienda. Permette di evidenziale l’andamento dei costi e dei ricavi in determinate ipotesi e di individuare il punto di equilibrio (break even point). La bea, mediante l’elaborazione del diagramma di redditività è un utile strumento x la definizione delle scelte da compiere in relazione all’assetto produttivo e alle politiche di mercato. L’analisi del punto di equilibrio permette di determinare a quale ammontare di ricavi deve mirare l’azienda x ottenere dei profitti e consente di analizzare la redditività globale o di singole produzioni, sia in fase preventiva sia a consultivo, x studiare i cambiamenti ke possono intervenire nell’andamento dei costi e dei ricavi e intraprendere le eventuali azioni correttive. Il punto di equilibrio esprime la quantità (produzione,vendite, fatturato) in corrispondenza della quale i costi totali (costi fissi + costi variabili) sono uguali ai ricavi. Nell’ambito del controllo dei costi, la break even analysis permette di cogliere gli effetti sulla redditività delle variazioni sia nei costi fissi sia nei costi variabili:
• Variazioni nei costi fissi: se i costi fissi aumentano la retta dei costi totali si posta verso l’alto senza modificare la pendenza. Il punto di pareggio può essere raggiunto x mezzo di un aumento della produzione o delle venite. Se i costi fissi diminuiscono, il punto di pareggio si raggiunge in corrispondenza di un quantitativo di produzione o di vendite inferiore x cui a parità di condizioni, aumenta l’utile
• Variazione nei costi variabili: se i costi variabili aumentano si accentua l’inclinazione verso l’alto della retta e anche il punto di pareggio si trova in corrispondenza di un maggiore quantitativo di produzione o di vendite; se diminuiscono si sposta verso il basso.
I limiti della bea:
• È sempre + difficile, in realtà sapere nettamente i costi fissi da quelli variabili: esistono i costi semivariabili e semifissi in cui le 2 componenti coesistono;
• La presenza di rimanenze in buona parte delle aziende organizzate in modo tradizionale fa si ke la quantità prodotta nn sia uguale a quella venduta;
• Le aziende generalmente realizzano + di un prodotto i diversi tipi di prodotto vengono venduti secondo un mix che varia continuamente nel tempo, determinando una variazione dei ricavi nn lineare come supposto nella bea;
• I costi fissi nn sono sempre costanti, ma variano a loro volta nell’ambito di determinati intervalli di produzione secondo il già noto andamento a scalini.
In molte aziende il punto di paretaio nn viene espresso in termini di unità vendute. Ma di volume di ricavi fatturato. Questa variante nell’applicazione della bea si adatta alle azienda caratterizzata dalla produzione multiprodotto.
5. x configurazione di costo si intende un processo di accumulazione graduale di costi ementari diretti e indiretti riferibili a un dato oggetto; tale processo può comprendere tutti i costi riguardanti l’oggetto oppure fermarsi a livello intermedio, ai quali si considerano determinati costi e se ne escludono altri.
Nelle aziende industriali le fondamentali configurazioni di costo sono:
• costo primo: è dato dalla soma dei costi specifici imputabili direttamente: materie prime, manodopera diretta, lavorazione esterne, è un costo diretto
• costo industriale o di produzione : si ottiene sommando al costo primo una quota di costi generali indiretti di produzione, attribuiti secondo diversi criteri; viene utilizzato x la valutazione dei prodotti finiti, dei semilavorati e dei prodotti in corsi di lavorazione;
• costo complessivo : si ottiene aggiungendo al costo industriale una quota di costi di amministrazione e vendita, una quota di oneri finanziari e una quota di oneri tributari, è un costo pieno e include tutti gli elementi reali di costo, a esso si fa riferimento x il calcolo della redditività di singole commesse o di singole produzioni o ancora di singoli settori di attività
• costo economico tecnico: oltre ai costi reali rappresentati dal costo complessivo comprende anke i costi figurativi (stipendio direzionali, interessi di computo, fitti figurativi); viene utilizzato quando si devono compiere scelte fra diverse alternative ke determinano impieghi di capitali x tempi e ammontari diversi, x i quali vanno considerati tutti gli elementi compresi nell’investimento.
Nelle aziende commerciali, il costo primo è dato dalla somma dei costi di acquisto delle merci, degli imballaggi e della manodopera diretta addetta al trattamento delle merci. X il resto , nn ci sarà il passaggio intermedio, m ala configurazione successiva sarà rappresentata dal costo complessivo e quindi dal costo economico tecnico. Nelle aziende di servizi le configurazioni rimangono le stesse di quelle industriali, tenendo presente ke nel costo primo le materie prime vengono sostituite x lo da materie di consumo e la configurazione di costo industriale viene ad assumere la denominazione di costo del servizio. L’imputazione dei costi comuni, generali e acke specifici, nei passaggi delle varie configurazioni, quando nn attribuita direttamente può essere effettuata:
• su base unica, ripartendo tutti i costi indiretti fra i prodotti o i vari oggetti di costo in proporzione a un solo parametro di riferimento, questa ripartizione ha il vantaggio di essere semplice da applicare e poco costosa, ma è altrettanto poco precisa nei risultati;
• su base multipla, utilizzando diversi parametri di riferimento x ciascun costo o x gruppi di costi omogenei, è + costosa e complessa della precedente, ma anke + precisa.
Le principali basi di ripartizione dei costi comuni e generali sono:
• x i costi generali di produzione: se si fa ricorso a quantità fisime, si usano materie prime , manodopera diretta, kilowattora, quantità di produzione ottenuta; se si fa ricorso a quantità monetarie, si usano costo delle materie prime consumate, costo della manodopera diretta, costo primo;
• x i costi generali commerciali,amministrativi e figurativi, si fa ricorso a quantità monetarie quali il costo primo , il costo industriale, il costo complessivo o il ricavo presunto.
La scelta delle basi di ripartizione va effettuata in relazione al peso ke viene attribuito ai ari fattori sulla produzione e considerando le caratteristiche tecniche delle varie lavorazioni. La scelta delle basi deve inoltre essere compiuta in modo tale ke esista un collegamento logico e il + possibile quantitativo fra il costo ke viene ripartito, l’oggetto al quale la quota di costo viene assegnata e la base di riparto.
6. I procedimenti utilizzati x il calcolo dei costi sono strettamente legati alle caratteristike del tipo di produzione attuata, ke individua l’oggetto del calcolo dei costi. L’oggetto del calcolo dei costi è costituito dal risultato della produzione e dipende dalle caratteristiche del processo produttivo. In base alle caratteristiche del processo produttivo,nelle aziende industriali il calcolo dei costi può essere effetuato nei seguenti modi:
• X commessa è una caratteristica delle aziende ke hanno produzioni singole o caratterizzate da piccoli gruppi di prodotti simili, in cui l’oggetto di calcolo è il prodotto orinato dal cliente commessa. Accanto alla commessa esterne commissionate dalla clientela, esistono ancke le commesse interne relative a lavorazioni e costruzioni in economia. Nel calcolo x commessa, i costi vengono imputati direttamente all’oggetto di calcolo, mentre il passaggio intermedio attraverso i centri di costo può essere opportuno, ma nn indispensabile;
• X processo è tipico delle aziende ke hanno produzione a flusso continuo , standardizzate, con prodotti fra loro uguali o con caratteristike uniformi. In tali aziende è impensabile calcolare il costo di ogni singolo prodotti in modo diretto come avviene x le commesse, x cui si procede a passaggi ke determineranno un costo medio di prodotto,suddiviso poi fra l’intera produzione di un certo periodo di tempo periodo di computo;
• X lotto è un calcolo ke viene effettuato dalle aziende ke producono serie di prodotti lotti ek presentano una sostanziale comunanza con un modello base, ma con caratteristiche differenti.
7. la contabilità gestionale può essere tenuta secondo 2 metodi ke si differenziano x il tipo di costi ke vengono assegnati agli oggetti di calcolo (commesse, processj o lotti di produzione). Essi sono la contabilità dei costi diretti e la contabilità dei costi pieni.
La contabilità a costi diretti si caratterizzano x il fatto ke nel calcolo dei costi del prodotti vengono assegnati soltanto i costi variabili e i costi fissi specifici, mentre i costi fissi comuni e generali vengono esclusi.
I costi variabili sono quelli ke variano al variare della quantità prodotta
X costi fissi specifici si intendono quei costi di struttura ke possono però essere riferiti direttamente all’oggetto
X costi fissi comuni e generali si intendo no invece quei costi di struttura ke sono riferiti a tutta l’azienda e alla sua organizzazione.
I costi variabili e i costi fissi specifici, dunque,sono costi diretti riferiti ai prodotti e costi fissi comuni e generali sono riferiti al periodo.
La contabilità gestionale a direct costing mette in evidenza il calcolo di 2 risultati economici denominati margini di contribuzione. Il margine di contribuzione è dato dalla differenza fra i ricavi di vendita e i costi diretti riferiti ai prodotti. Si possono calcolare 2 tipi di margini di contribuzione: lordo e netto. Il margine di lordo di contribuzione (o di primo livello) è dato dalla differenza fra i ricavi di vendita e i costi variabili dei prodotti venduti (costo variabile del venduto). Il costo variabile del venduto si ottiene sommando i costi variabili del periodo e le esistenze iniziali dei prodotti e sottraendo le rimanenze finali. Il margine lordo di contribuzione evidenzia il quale misura le vendite sono in grado di coprire tutti i costi fissi. Il margine netto di contribuzione (o di secondo livello) è dato dalla differenza fra il margine lordo e i costi fissi specifici ed evidenzia il quale misura le diverse produzioni contribuiscono alla copertura dei costi fissi comuni e generali. La contabilità a costi pieni (full costing) si caratterizza x il fatto ke nel calcolo dei costi di prodotto (commesse, processi o lotti) vengano considerati sia i costi variabile sia i costi fissi.
Il direct costing e il full costing presentano entrambi vantaggi e svantaggi e la scelta dell’azienda dovrà tenere conto dell’inevitabile compromesso da ricercare fra essi. Il direct costing ha il vantaggio di imputare al prodotto solo quei costi ke variano quando varia la produzione, mentre i costi fissi vengano considerati a parte come costi di period. Con il direct costing però si corre il rischio di evidenziare costi nn reali e il suo calcolo nn è sufficiente quale parametro x la determinazione dei prezzi di vendita. I risultati vengono collegati alle vendite + ke alla produzione e danno indicazioni + immediate sulla capacità effettiva dell’azienda di produrre reddito, ma l’utile del periodo rimane influenzato dall’incremento o decremento delle rimanenze; è un metodo + rapido e agevole del full costing.
Il full costing evidenzia costi reali, dal momento ke tiene conto della somma di tutti i costi, diretti e indiretti, ma proprio nell’imputazione dei costi indiretti prevale soesso la componente soggettiva e quindi nn necessariamente precisa. Il full costing è una configurazione utile x la determinazione del prezzo di vendita e x impostare le politike di lungo termine, dal momento ke si tiene conto dei costi variabili, controllabili a breve termine, e di quelli fissi, controllabili a lungo termine. I 2 metodi nn possono dirsi alternatici: entrambi possono servire ad acquisire informazioni indispensabili, in quanto il direct costing fornisce un valido supporto nelle scelte di breve periodo, mentre il full costing è + adatto a scelte strategie a lungo termine.

Esempio



  


  1. Sergio

    Mi servono per il lavoro che sto svolgendo. Grazie