Economia collettivista: tesina di economia

Materie:Tesina
Categoria:Economia

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Testo

Cosa sono l’economia e il sistema economico?
Economia è una parola di origine greca, composta da “oikos” che significa casa e “nomos” che significa dividere, ripartire.
L’economia è un’arte di amministrare la casa e gli interessi della famiglia ma anche il complesso delle attività umane rivolte alla soddisfazione delle risorse.
L’economia si divide in Microeconomia e Macroeconomia; la Microeconomia parte dall’analisi del singolo operatore per studiare l’intero sistema economico. Dal termine greco micron = piccolo, studia il comportamento di un singolo operatore economico, ad esempio un consumatore, e presume che tutti i soggetti si comportino allo stesso modo.
La Macroeconomia analizza il funzionamento del sistema economico nel suo complesso, ( dal termine greco macros = grande) e si occupa dell’intero sistema economico e non solo dei singoli operatori.
Il sistema economico è formato dall’insieme degli operatori economici e dei rapporti economici che si instaurano fra di loro.
Gli operatori economici sono:
• Lo Stato;
• La famiglia;
• L’impresa;
• Il terzo stato.
Lo Stato deve fornire alla collettività i servizi pubblici (sanità, giustizia, istruzione, ordine pubblico). Effettua una spesa pubblica che viene in gran parte finanziata col prelievo tributario.
La famiglia è formata da tutti i consumatori presenti nel sistema economico.
La famiglia decide quali beni consumare; queste decisioni di trasformano poi in una Domanda di beni e servizi: è la famiglia a determinare il consumo, costituito dalla spesa per beni e servizi finali. Per acquistare i beni di consumo necessari al suo sostentamento, la famiglia offre sul mercato un’attività lavorativa in cambio di un reddito.
L’impresa produce i beni e i servizi destinati alla vendita sul mercato allo scopo di realizzare un profitto. Per poter produrre, le imprese effettuano degli investimenti e danno un reddito alle famiglie in cambio dell’attività lavorativa che queste offrono.
Il terzo mondo, il commercio internazionale è rappresentato dalle relazioni economiche che si instaurano fra i diversi paesi. Si parla di importazioni ed esportazioni.
Come reazione al liberismo economico sorsero le teorie collettivistiche. Queste proponevano:
• L’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione;
• Un intervento notevole dello Stato nell’economia, sia per quanto concerne le scelte dei beni da produrre, sia per la distribuzione della ricchezza tra le varie classi sociali;
• Numerose limitazioni al meccanismo dei prezzi a favore delle classi meno fortunate.
Il collettivismo spinto agli estremi porta al comunismo, che propone l’assoluta subordinazione dell’interesse privato a quello pubblico. Vengono mortificate così le iniziative e le libertà private.
Il documento fondamentale di questa ideologia è il “Manifesto del partito comunista” del 1848 a firma di Marx ed Engles.
La condizione della classe operaia fu oggetto di analisi e di critica da parte del movimento socialista e alcuni pensatori, tra i quali Karl Marx, condannarono lo sfruttamento dei lavoratori da parte dei capitalisti.
Apparentemente nella società capitalistica non esistevano distinzioni tra uomini liberi, schiavi o servi: si trattava di una società di uguali.
Inoltre il modo di produzione capitalistico, a giudizio di Marx, è l’unico in grado di favorire lo sviluppo economico, ma la società borghese è destinata a trasformarsi perché i lavoratori cercheranno di uscire dalla situazione di sfruttamento mediante una rivoluzione sociale, in seguito alla quale passerà alla società socialista, nella quale gli operai potranno collaborare all’impresa, e al lavoro alienato si sostituirà il lavoro libero.
La rivoluzione sociale cambierà la struttura economica e politica del sistema e i lavoratori saranno retribuiti secondo i loro meriti; poi, quando si passerà al comunismo, la retribuzione sarà proporzionata ai bisogni di ciascuno e le classi sociali e lo Stato scompariranno.
LA RIVOLUZIONE RUSSA E LA STRUTTURA DELLA SOCIETA’ SOCIALISTA
Queste idee hanno avuto un’importanza fondamentale per la nascita della società capitalista e sono state alla base della rivoluzione russa del 1917, in seguito alla quale ha avuto origine il modo di produzione collettivista.
In quel periodo, la Russia era un paese in condizioni economico - sociale molto arretrate e non esistevano quei presupposti ideali ipotizzati da Marx per dar luogo a una rivoluzione sociale.
Tuttavia, anziché far leva sullo scontento delle masse proletarie che in Russia non esistevano, si poté contare sulle misere condizioni dei contadini.
I bolscevichi, partendo dal principio Marxista che il plus valore creato dai lavoratori non doveva essere oggetto di appropriazione da parte dei capitalisti ma doveva ritornare a tutta la collettività, hanno dato vita a un sistema a economia pianificata o collettivista.
Il partito dei lavoratori e i soviet, partendo dalle necessità della popolazione, stabilivano quale parte della ricchezza prodotta doveva essere destinata al consumo e quale all’investimento.
La pianificazione centralizzata può avvenire sia in un contesto istituzionale di tipo capitalista, che in un contesto di tipo socialista. Per esempio in un’economia capitalista la pianificazione economica centralizzata assume una grande importanza in un periodo di guerra.
Lo Stato rappresenta delle esigenze della collettività, unico proprietario dei mezzi di produzione e unico imprenditore, rispetto alle domande fondamentali poste dal sistema economico: chi, cosa e quanto, come e per chi produrre. Lo Stato è una struttura politica organizzata a cui sono subordinati tutti coloro che si trovano nel territorio su cui esso esercita la propria sovranità.
I poteri di scelta sono attribuiti a un comitato per la pianificazione costituito da burocratici, emanazione delle autorità centrali.
Lo Stato inoltre deve fornire alla collettività i servizi pubblici (sanità, giustizia, istruzione, ordine pubblico).
In questo tipo di sistema alle famiglie e alle imprese non era riconosciuta alcuna libertà di iniziativa economica e le decisioni riguardo a chi, cosa, quanto, come e per chi produrre non erano affidate ai soggetti economici e alle libere contrattazioni del mercato, ma a funzionari pubblici (burocrati) che elaboravano un piano economico con il quale veniva regolata l’attività economica in ogni settore.
Così, se lo Stato mirava a frenare il consumo di un bene, lo offriva a un prezzo elevato. Allo stesso modo si comportava con i salari, che si discostavano più o meno dal minimo di sussistenza secondo le decisioni delle autorità politiche, perché non erano ammessi i sindacati e non era riconosciuto il diritto di sciopero. Tutti i lavoratori erano dipendenti pubblici e non esistevano percettori di profitti o di rendite, in quanto tutte le risorse erano di proprietà pubblica.
Nel piano pluriennale l’autorità centrale decide cosa produrre, con quali metodi produrre, quanta parte del reddito nazionale vada agli investimenti, ect.
L’economia centralizzata necessita di una struttura politica gerarchica, il cui vertice elabora il piano economico. I pianificatori di un’economia centralizzata di tipo tradizionale si propongono, come obiettivo principale, la raggiunta di un tasso di sviluppo molto alto, in genere di molto più elevato del tasso che caratterizza le economie di mercato. L’espansione dei settori industriali è molto accelerata. Più specificatamente, vengono stimolati i settori che producono beni capitali, e in particolare certe industrie pesanti, come quella mineraria, quella metallurgica e quella meccanica. Questo fatto provoca necessariamente, col passare del tempo, un progressivo disinteresse per l’agricoltura. Parlando più in generale si può affermare che si ottiene uno sviluppo industriale non equilibrato.
Il fatto di esser qualificata come economia centralizzata sta a significare, da una parte, che le decisioni importanti, relative alla pianificazione, sono riservate ai direttori del sistema; e d’altraparte, che le decisioni sono comunicate alle unità operative mediante ordini diretti, vale a dire direttive.
La figura dell’imprenditore privato viene sostituita da quella del direttore- funzionario di stato.
Permane la figura del lavoratore subordinato; scompare il capitalista privato.
Produzione e distribuzione dei beni sono direttamente gestite dallo Stato e il consumo deve adeguarsi all’offerta statale.
Il sistema non ha dato risultati esaltanti ed è stato abbandonato in Russia e nei paesi dell’ex blocco sovietico e tuttora è in vigore in: Cina, Vietnam, Corea del Nord, Laos, Cambogia e Cuba.
L’economia centralizzata sono modelli teorici che non esistono in realtà; partendo da questa constatazione, alcuni teorici economisti hanno teorizzato che tutti i sistemi economici sono misti.
IL SUPERAMENTO DEL SISTEMA COLLETTIVISTA E L’AVVIO VERSO L’ECONOMIA DI MERCATO
A partire dal 1985 in URSS è iniziata un’azione di rinnovamento e sono state introdotte riforme tese a superare le inefficienze della pianificazione e a realizzare l’apertura verso il sistema di mercato.
La svolta è stata frenata sia dalle idee conservatrici dei burocrati, sia dalla crisi economica, ma nel 1991 un tentativo di colpo di Stato ha accelerato lo smantellamento del sistema a economia pianificata e ha segnato il dissolvimento dell’URSS.
Al suo posto è nata la Comunità degli Stati indipendenti, formata da 11 repubbliche associate e 4 non associate, ognuna alla ricerca di un modello economico – sociale post – collettivista.
Presentiamo uno schema semplificato de sistema collettivista dal quale si nota:
- lo Stato pianifica tutte le risorse disponibili e quindi determina la ripartizione tra salari e investimenti;
- dalla ripartizione degli investimenti tra imprese di beni strumentali e imprese di beni di consumo dipende la quantità di beni e servizi che vengono distribuiti alle famiglie nei negozi statali;
- le famiglie non hanno alcuna possibilità di influire sulla quantità e qualità dei beni e dei servizi offerti.
STATO
PIANIFICAZIONE DELLE RISORSE
SALARI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI
FAMIGLIE IMPRESE IMPRESE
BENI BENI
STRUMENTALI DI CONSUMO
DISTRIBUZIONE
OFFERTA DI BENI
E DI SERVIZI

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