Attività economica dello Stato

Materie:Appunti
Categoria:Economia

Voto:

2 (2)
Download:332
Data:23.04.2001
Numero di pagine:16
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
attivita-economica-stato_1.zip (Dimensione: 15.7 Kb)
trucheck.it_attivit+     63 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

LA FINANZA LOCALE
RAPPORTI TRA FINANZA STATALE E FINANZA LOCALE
La decentralizzazione della spesa
La spesa pubblica, che è l’insieme delle spese sostenute dallo Stato, è effettuata in parte attraverso strutture proprie in parte attraverso organi dipendenti dallo stato stesso e cioè gli Enti pubblici minori, in particolar modo enti locali e territoriali.
La responsabilizzazione degli enti locali
Il decentramento porta ad un processo di responsabilizzazione degli amministratori locali. Le scelte di spesa locali sono controllate direttamente dai cittadini tramite il voto alle elezioni politiche. Questo porta ad un esito positivo di qualità ed efficienza delle scelte del Governo locale. In quanto gli amministratori se vogliono rimanere in carica devono seguire le preferenze dei cittadini elettori. Il problema della responsabilità di chi amministra la spesa pubblica, ovvero il problema degli amministratori di utilizzare al meglio le risorse disponibili nell’interesse della collettività, si risolve riducendo le dimensioni del territorio da amministrare. Vi è un più stretto legame fra amministratori e amministrati. Comunque sia la realtà è più complessa, le preferenze dei cittadini non sono sempre facilmente definibili, ed anche a livello locale i cittadini possono presentare opinioni differenti. Anche a livello locale perciò si stende a preferire la maggioranza dei cittadini – elettori. È evidente che se ogni ente locale è dotato di autonomia della spesa può effettuare le proprie scelte in piena autonomia, perseguendo anche politiche di spesa differenti rispetto ad altri enti locali, cosa non più possibile se fosse gestita a livello centrale.
Teorema della decentralizzazione
Elaborato da Oates, dimostra come il decentramento delle funzioni di spesa agli enti locali, realizzi un maggior grado di soddisfazione per i cittadini di tutto il territorio nazionale, anche sotto il punto di vista economico.
Teoria dei club e il voto con i piedi
La teoria dei club dimostra l’efficienza delle scelte locali rispetto a quelle centrali. Molte sono le analogie tra un club ed un’entità locale (ammissione = residenza; pagare la quota associativa = pagare le imposte; spostarsi in un altro club = cambiare club…). Lo Stato non è come un club, non si può cambiare Stato tanto facilmente, né crearne uno nuovo.
La possibilità di entrare ed uscire dai vari enti locali permette ai cittadini di scegliere tra gli enti locali quello che offre i servizi migliori, in base alle loro preferenze. Questa possibilità è il cosiddetto voto con i piedi, teorizzato da Tiebout. Questo modello può presentare aspetti negativi, soprattutto in relazione alla formazione di giusridizioni stratificate in base al reddito, cioè enti locali con una popolazione con reddito omogeneo. Più reddito comporta più domande di servizi, portando ad una situazione conflittuale fra ricchi e poveri. In effetti i cittadini residenti in enti locali poveri cercheranno di emigrare in quelli ricchi in quanto offrono migliori servizi. I cittadini appartenenti ad enti ricchi cercheranno di impedire l’entrata di essi nel loro ente, in quanto avendo un reddito basso, pagherebbero meno tasse.
L’efficienza della spesa locale
In alcuni casi è evidente che la spesa pubblica locale è più efficiente di quella centrale. La gestione di alcuni servizi costa sicuramente meno se organizzata a livello periferico (es. raccolta di rifiuti). Una delle ragioni del decentramento può essere quindi l’efficienza economica, ridurre i costi legati all’offerta di alcuni servizi pubblici. Questa ragione può portare a decentrare solo alcune aree, ci sono infatti servizi (come la difesa del territorio) che difficilmente possono essere gestiti a livello locale.
Il decentramento nella legislazione italiana
La Costituzione italiana prevede espressamente che la Repubblica sia ripartita in enti territoriali come Regioni, Province e Comuni. Le Regioni sono distinte tra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale, le seconde godono di più ampi margini di autonomia, rispetto alle altre. È importante notare, poi, che a livello costituzionale viene definito il concetto di coordinamento tra i diversi livelli di gestione della spesa pubblica. Essa deve essere gestita con una chiara definizione dei compiti e delle responsabilità di ciascuno dei soggetti. Questo per evitare sovrapposizioni, spreco di risorse e per rispettare il criterio di eguaglianza. La Costituzione definisce così Comuni e Province come Enti Autonomi, definendo le loro aree di competenza e responsabilità (ordinamento delle autonomie locali).Sono rilevanti anche gli enti pubblici non territoriali (es. Camera del Commercio e ASL), per loro il territorio non è un elemento costitutivo, ma solo un limite per la loro competenza. Al contrario per gli enti pubblici territoriali il territorio, alla stregua dello Stato, è un elemento costitutivo ed hanno una popolazione su cui esercitare il proprio potere.
PRINCIPI DI FEDERALISMO FISCALE
La potestà tributaria originaria e derivata
Gli enti locali o territoriali hanno necessità di procurarsi risorse finanziarie attraverso tributi locali per soddisfare i bisogni della collettività a cui si rivolgono. La potestà tributaria originaria spetta allo Stato centrale (diritti che riguardano l’accertamento e la riscossione dei tributi). Quest’ultimo la può delegare agli enti locali, da cui prende nome la cosiddetta potestà tributaria derivata. Molti economisti favorevoli al decentramento sono convinti che tale situazione andrebbe ribaltata, anche se questo potrebbe portare a notevoli difficoltà. Comunque l’istituzione dei tributi locali è nata come alternativa al sistema dei trasferimenti tra Stato ed enti locali.
Il federalismo fiscale
Il caposcuola delle teorie di federalismo fiscale è l’economista americano Musgrave.
Federalismo fiscale: quella parte di scienza delle finanze che studia i rapporti fra Governo ed enti locali, per ottimizzare la spesa pubblica e le forme di finanziamento locale della stessa, combinando nel modo migliore tributi propri e finanziamenti statali. Non bisogna confondere il federalismo fiscale con il federalismo politico: si possono avere ampi spazi di autonomia di spesa e autonomia tributaria a livello locale anche in presenza di uno Stato unitario. Il federalismo politico comporta, però, sempre anche quello fiscale.
L’autonomia impositiva
È la possibilità degli enti locali di esercitare determinati poteri e utilizzare competenze tributarie a seconda delle loro esigenze (nei limiti della legge). Per fare in modo che si concretizzi occorre che uno dei tre elementi che caratterizzano un tributo sia deciso dall’ente locale: o il soggetto passivo (coloro che devono pagare l’imposta), o la base imponibile (ricchezza sulla quale è calcolata l’imposta), o l’aliquota (percentuale applicata alla base imponibile, determinando il valore dell’imposta). Se tutti e tre gli elementi sono decisi dallo Stato centrale (anche se il finanziamento è destinato al locale) non si ha autonomia impositiva ma un semplice trasferimento. Il più delle volte l’elemento deciso dall’ente locale è l’aliquota, mentre soggetti e base imponibile sono uniformi su tutto il territorio nazionale (per evitare gravi disuguaglianze).
Il principio del beneficio
Autonomia finanziaria: possibilità di scegliere come e quanto spendere nell’ambito di servizi di loro competenza. Essa è diversa dall’autonomia impositiva, può sussistere anche senza disporre di tributi propri, ma appoggiandosi ai trasferimenti. I tributi locali devono ispirarsi al principio del beneficio: il prelievo locale deve essere misurato secondo il beneficio che il singolo cittadino può fruire da una specifica attività svolta dall’ente locale.
Si capisce subito che la difficoltà è misurare il beneficio che ogni singolo cittadino riceve, ricorrendo così spesso a forme di “presunzione del beneficio”. Questo principio è evidente che predilige l’autonomia impositiva, il prelievo di imposte locali consente di individuare meglio il beneficio che ogni cittadino ritrae dalla spesa pubblica.
Per quanto riguarda i beni pubblici puri (beni il cui consumo non è evitabile) si può utilizzare anche un sistema impositiva derivante dallo Stato centrale.
Motivazioni a favore dell’autonomia impositiva
Servizi pubblici locali: servizi pubblici erogati e gestiti dall’ente locale, per cui necessita di risorse idonee (raccolta dei rifiuti, trasporti pubblici…)
Vi sono varie “motivazioni” a favore del decentramento impositivo:
- Teoria economica: a causa delle eterogeneità nelle preferenze locali le risorse ottengono un’allocazione ottimale se i servizi pubblici locali sono erogati dagli stessi Governi locali, che dovrà essere libero di gestire le proprie entrate tributarie, facendone un uso appropriato.
- Principio dell’autodeterminazione: il flusso complessivo delle risorse necessarie per erogare servizi pubblici, dovrebbe essere gestito totalmente o almeno parzialmente dalle autorità locali. L’autonomia tributaria locale è essenziale per garantire quella politica, prevista dalla Costituzione. Il Governo centrale, attraverso i trasferimenti, dovrebbe solo correggere le disuguaglianze che nascono a causa della diversa capacità contributiva, nelle diverse aree del Paese.
- Principio di responsabilizzazione: chi ha la responsabilità di decidere come e quanto spendere per erogare un servizio pubblico, deve essere anche responsabile di reperire le risorse finanziare necessarie. In Italia l’eccesso di centralismo statale ha aumentato i disavanzi pubblici a causa della cattiva gestione. Secondo il principio di responsabilizzazione si conoscerebbero meglio i bisogni dei cittadini, che a loro volta potrebbero controllare direttamente l’operato dei governanti, e gli ampliamenti di spesa dovrebbero essere autorizzati dal consenso dei cittadini.
- Principio della flessibilità operativa: la gestione delle entrate assegnata agli enti locali consentirebbe una maggiore elasticità nella spesa, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti. Alcuni studiosi ritengono che gli enti locali operino meglio, conoscono con maggiore speditezza i dati utili per accertare l’imposta a confronto dell’Amministrazione statale. Altri studiosi ritengono invece che tali compiti, accertamento e riscossione, comporterebbero degli oneri, che sarebbero sostenuti meglio dall’Amministrazione statale. Ma orientandoci verso un federalismo fiscale non si può escludere totalmente gli stessi dall’accertamento e dalla riscossione di tributi locali.
IL FINANZIAMENTO DEGLI ENTI LOCALI E I TRIBUTI LOCALI
Gli strumenti di finanziamento di un ente locale
L’ente locale si può finanziare attraverso: risorse proprie, trasferimenti di risorse statali (dette anche risorse erariali), entrate da indebitamento. Tali modalità di finanziamento non sono alternative e l’ente locale le può combinare nel miglior modo possibile. Va notato il fatto che in un sistema che tende all’autonomia impositiva, si avranno più risorse proprie rispetto ad altre tipologie di finanziamento; in un sistema tributario caratterizzato dal forte prelevamento saranno centrali i trasferimenti…
I trasferimenti statali a integrazione delle risorse proprie degli enti locali sono previsti anche nei sistemi più orientati verso l’autonomia impositiva, questo alla fine della perequazione, fine di riequilibrare le opportunità di spesa tra enti locali ricchi ed enti locali poveri. Tale perequazione può essere:
- Verticale: il compito di fornire risorse aggiuntive agli enti, che non dispongono di adeguate risorse, è affidato allo Stato centrale, che interviene tramite i trasferimenti. Verticale in quanto avviene dall’alto (lo Stato) verso il basso (l’ente locale)
- Orizzontale: il compito di fornire risorse aggiuntive agli enti, che non dispongono di adeguate, risorse, è affidato ad altri enti dello stesso livello. Orizzontale in quanto avviene fra enti posti sullo stesso piano.
Entrambi i modelli sono realizzabili, per la perequazione di tipo orizzontale si necessita una condivisione di obiettivi e solidarietà tra i diversi enti.
Le risorse proprie
1) Tariffe: corrispettivi che i cittadini versano per ottenere beni o servizi di pubblica utilità (es. gas, acqua…). Il vantaggio di queste entrate è che consentono l’applicazione del principio del beneficio al finanziamento degli enti locali, garantendo l’equità fiscale.
2) Tasse: a seguito di una controprestazione (scuola, polizia…)
3) Imposte: nascono dal fatto che molti servizi pubblici sono indivisibili. Va però notato che se gli enti locali godessero di piena autonomia impositiva:
- Vi sarebbe una riduzione della possibilità di controllo sulla politica fiscale nazionale, da parte del Governo centrale, i comuni potrebbero, ad esempio, stabilire un loro livello d’imposizione senza curarsi dell’andamento generale economico del Paese. Al Governo mancherebbero in definitiva gli strumenti tributari.
- Potrebbe nascere una competizione fiscale tra i vari enti locali, causando esodi…ad esempio se un comune disponesse di un’aliquota sui consumi minore rispetto agli altri è logico che si sarebbe portati a fare ingenti acquisti lì. Si penalizzerebbero perciò i comuni poveri, costretti a tenere aliquote più elevate.
- Potrebbe causare una corsa verso il basso delle aliquote e conseguente effetto negativo sul gettito dei tributi locali. Si avvantaggerebbero gli enti dotati di più risorse.
Per evitare tutto ciò si è pensato di assegnare ai singoli enti locali i tributi gravanti sui beni immobili e di mantenere nelle mani del Governo centrale la gestione delle imposte sul reddito e sui consumi. Si ritiene che la tassazione degli immobili sia più adatta per l’ente locale, perché è:
- Trasparente: i beni immobili sono visibili, perciò è più facile individuare i soggetti passivi
- Efficiente: impossibilità di nascondere la base imponibile, riducendo il rischio di evasione fiscale
- Stabile: una volta determinate le aliquote si può prevedere il gettito di un’imposta locale, in quanto la base imponibile è piuttosto uniforme nel tempo.
Si ritiene poi che agli enti locali andrebbe lasciata la gestione di quei tributi che hanno una forte elasticità rispetto al gettito fiscale, ottenendo così gettiti in linea con gli aumenti di base imponibile senza ritoccare ogni qual volta le aliquote.
4) Partecipazioni alle imposte erariali: può avvenire attraverso
- Compartecipazioni: attribuzione totale o parziale all’ente locale del gettito di un’imposta statale riscossa localmente. Ammontare è stabilito secondo diversi criteri, ad esempio il numero di persone residenti…
- Applicazione di aliquote determinate a livello locale su una base imponibile determinata a livello statale
o Sovraimposte: aliquote applicate direttamente alla base imponibile dell’ente
o Addizionali: aliquote riferite al gettito dell’imposte
Le diverse forme di partecipazioni ai tributi erariali presentano alcuni limiti: in presenza di un’addizionale o di una sovraimposta il cittadino perde la percezione di quanto sta pagando al Governo centrale e quanto all’ente locale.
I trasferimenti o finanziamenti statali
Ricoprono una forte percentuale del fabbisogno di finanziamento degli enti locali. Il sistema dei trasferimenti mira ad eliminare le divergenze esistenti tra autorità locali, livellando la pressione tributaria di cittadini con lo stesso reddito ovunque residenti, tali interventi consisterebbero nell’erogazione di contributi generici in base al reddito e / o alla necessità locali, eliminando il vantaggio di coloro appartenenti a località più ricche. Questi trasferimenti perequativi assumono importanza rispetto al criterio dell’equità orizzontale, che ha rilevanza costituzionale, ai cittadini in eguali situazioni vanno riservati uguali trattamenti. I trasferimenti non servono solo sotto il profilo perequativo ma anche su un piano di efficienza. Sono l’unico strumento utilizzabile per arginare gli effetti di traboccamento (spill – over) situazioni in cui lo svolgimento di una determinata attività economica comporta degli effetti, benefici o dannosi, per i quali chi ha agito e sopportato il costo non riceve remunerazione, mentre il destinatario non paga il prezzo, o non riceve un risarcimento. Esempio di traboccamento negativo: discarica per lo smaltimento dei rifiuti situata nei pressi del confine tra due enti locali. Esempio di traboccamento positivo: elevato grado di istruzione dei cittadini di un ente, a causa di ingenti investimenti nel settore scolastico, che si trasferiscono in un altro comune. Se i traboccamenti sono elevati, o se gli enti non cooperano lo Stato interviene erogando sussidi, trasferimenti effettuati senza ottenere niente in cambio.
Entrate da indebitamento
Per questa forma di finanziamento esistono dei limiti. Questo perché un forte ricorso all’indebitamento potrebbe contrastare con politiche economiche a livello nazionale che si indirizzano in senso contrario. Il ricorso al mercato dovrebbe essere consentito solo se si necessità di finanziamenti per investimenti e non per fronteggiare un incremento di spesa corrente (spesa sostenuta per il normale funzionamento del “Governo locale”). Un ente locale si indebita se l’investimento produrrà in futuro benefici a carico della collettività.
Negli ultimi anni alcuni Comuni Province hanno fatto ricorso alla “Cassa Depositi e Prestiti”. La legge ha permesso poi agli stessi di emettere: BOR, BOC e BOP (buoni ordinari regionali, buoni ordinari comunali e buoni ordinari provinciali).
IL SISTEMA DEI TRIBUTI LOCALI IN ITALIA
Autonomia impositiva
In Italia le entrate tributarie locali sono sempre state di gran lunga inferiori rispetto a quelle centrali. Solo dal 1990 gli enti territoriali sono stati dotati di una maggiore autonomia impositiva. Bisogna evidenziare il fatto che però non sempre gli enti locali gradiscono un’accentuata autonomia impositiva, in quanto comporta più responsabilità e la necessità di dotarsi di strutture adeguate per l’accertamento e la riscossione dei tributi. Se però fosse tutto relegato al Governo centrale si avrebbe una limitata responsabilità degli enti locali e una redistribuzione non equa di risorse erariali tra i vari enti locali. Le riforme degli ultimi anni prevedono una maggiore autonomia per gli enti locali, lo stesso Trattato di Maastricht prevede un Comitato delle Regioni, con potere consultivo, un primo passo verso il decentramento regionale.
La finanza delle regioni ordinarie
Diverse sono le fonti finanziarie per le regioni:
- Tributi propri: non si possono istituire dazi di importazione, esportazione o transito, questo per evitare che il commercio si blocchi. Particolarmente rilevante è l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), costituita per rispondere a due esigenze; dare ordine esemplificativo al sistema tributario e contributivo ( con esso si abolirono altri cinque tributi); bisogno di attuare un decentramento fra Stato e Regioni (dotando quest’ultime di strumenti di autonomia finanziaria). L’IRAP comunque non presenta le caratteristiche proprie di un tributo locale. I soggetti passivi, la base imponibile e le aliquote sono fissate in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Le Regioni possono solo aumentare di un punto la percentuale dell’aliquota. Essa colpisce il valore aggiunto della produzione (valore della produzione meno il valore della retribuzione dei fattori produttivi), calcolato in base al bilancio secondo specifici criteri per ogni categoria di soggetti passivi. Aliquota circa 4, 25%, minore in alcuni settori come quello agricolo. Abbiamo poi altri tributi propri:
o Imposta regionale sulla benzina
o Imposta regionale sul gas e sull’energia per uso domestico
o Tasse automobilistiche di regionali
o TOSAP: tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche
o Imposta sulle concessioni statali, per l’occupazione dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile
o Tassa sulle concessioni regionali, applicate a licenze, autorizzazioni
o Tassa regionale per il diritto allo studio universitario, per l’erogazione di borse di studio e prestiti d’onore
o Tassa verde: tasse speciali per il deposito in discarica di rifiuti solidi
- Quote di tributi erariali: finanziano il funzionamento di tutte le funzioni normali delle Regioni:
o Una parte dell’accisa sulla benzina (£242 al litro)
o Addizionale regionale dell’IRPEF, da aggiungersi ad ogni scaglione di reddito (tra 0,5 % e 1%) [in realtà è una sovraimposta]
o Addizionale regionale all’imposta sul consumo di gas metano
- Trasferimenti: fino al 1999 i trasferimenti Stato – Regioni erano riuniti in un fondo per il finanziamento dei programmi regionali di sviluppo, costituito da una base fissa e una quota variabile, triennale. Questo sistema è stato modificato dal 2000 non si avranno più trasferimenti dallo Stato alle Regioni, se non in casi eccezionali, come calamità, ma compartecipazioni delle Regioni ai gettiti dello Stato. I trasferimenti saranno sostituti con :
o L’aumento di compartecipazione all’addizionale IRPEF non superiore all’1,5%
o L’aumento di compartecipazione all’accisa sulla benzina, non superiore a £ 450 al litro
o Istituzione di una compartecipazione all’IVA, non superiore al 20%.
È stato poi istituito un fondo perequativo nazionale finanziato con una parte della compartecipazione all’IVA e all’accisa sulla benzina.
Sono trasferimenti anche quelli erogati dall’UE: fondi di coesione, destinati direttamente alle Regioni
o Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), adeguamento strutturale delle Regioni in ritardo
o Fondo europeo di orientamento e garanzia agricola (FEOGA)
o Fondo sociale europeo (FSE) favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e la formazione professionale
o Fondo di coesione, protezione dell’ambiente e sviluppo delle infrastrutture nei Paesi in cui il PIL è sotto la media comunitaria
o Fondo europeo per gli investimenti
Il finanziamento di questi è destinato per il raggiungimenti di tre obiettivi:
o Promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle Regioni con ritardo di sviluppo (PIL inferiore al 75% della media comunitaria)
o Riconversione economica e sociale delle zone con problemi strutturali
o Finanziare politiche di istruzione e formazione professionale
Questo deve avvenire tramite cofinanziamento interno: risorse stanziate dall’UE devono venire integrate con risorse stanziate dai rispettivi Stati.
- Contributi speciali: erogazioni effettuate alle singole Regioni da parte dello Stato in relazione a scopi specifici (es. sostegno aree depresse del Mezzogiorno)
- Ricorso all’indebitamento: contraendo mutui ed emettendo obbligazioni, solo per far fronte ad investimenti o per assumere partecipazioni in società finanziarie regionali. Le regioni possono poi emettere BOR (buoni ordinari regionali)
Le regioni a statuto speciale
La gran parte delle loro entrate deriva dalla “partecipazione al gettito di tributi erariali”. Lo Stato gli conferisce dei “contributi speciali”, per finanziare determinate attività o programmi. Essi possono istituire autonomi tributi, rispettando i principi fondamentali del sistema tributario italiano, non colpendo ricchezza soggetta già da altri tributi statali.
Regioni a statuto speciale: Trentino, Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli – Venezia Giulia.
La finanza dei Comuni e delle Province
Essi godono di ampia autonomia finanziaria. La loro finanza è costituita da: imposte proprie, addizionali o compartecipazioni a imposte erariali o regionali, trasferimenti erariali o trasferimenti regionali, tasse e diritti per servizi pubblici, altre entrate proprie, anche patrimoniali, risorse per investimenti.
Comuni e Province possono disciplinare con propri regolamenti le loro entrate.
1) Entrate tributarie
- Dei Comuni.
Le imposte sono:
o ICI colpisce il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli. Imposta comunale sugli immobili contiene gli elementi che la qualificano come imposta locale a pieno titolo: colpisce gli immobili e permette autonomia ai Comuni nel determinare aliquote e detrazioni. Essa costituisce più della metà dell’entrate complessive dell’ente locale.
o Imposta sui cani
o Imposta sulla pubblicità
Le tasse sono:
o TOSAP: tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche
o TARSU: tassa per la rimozione e lo smaltimento di rifiuti solidi urbani
o Contributi per le opere di urbanizzazione
Le partecipazioni (compartecipazioni, addizionali, sovraimposte) sono:
o Addizionale IRPEF
o Compartecipazione all’IRAP
o Addizionale obbligatoria sul consumo di energia elettrica
o Attribuzione al gettito delle imposte di registro, ipotecarie e catastali
- Delle Province
o IPT: imposta provinciale di trascrizione, relativa a beni mobili iscritti nei Pubblici Registri (automobili). Non sopra il 20%
o Addizionale provinciale dell’IRPEF
o Tassa per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente
o TOSAP: tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche
o Il gettito dell’imposta sulle assicurazioni per la responsabilizzazione civile derivata dalla circolazione di veicoli iscritti in Provincia
2) I fondi erariali
- Fondo ordinario: per il finanziamento della spesa corrente di Bilancio
- Fondo consolidato: finalizzato all’attuazione del contratto di lavoro di dipendenti degli enti locali
- Fondo perequativo: correggere gli squilibri di fiscalità locale
- Fondo nazionale speciale: finanziamento di opere pubbliche di enti locali (spese di investimento)
- Fondo nazionale ordinario: finanziamento di opere pubbliche di interesse sociale ed economico (spese di investimento).
L’intero sistema a partire dal 2000 è stato riformato per ridurre gli oneri a carico del bilancio dello Stato. I fondi statali saranno i seguenti:
- Fondo ordinario per Province e Comuni
- Fondo ordinario per le Comunità montane
- Fondo consolidato
- Fondo per la Perequazione per gli investimenti
- Fondo per lo sviluppo degli investimenti degli enti locali
Le regioni concorrono al finanziamento degli enti locali
3) Altre entrate dei comuni e delle province. Entrate derivanti da:
- Proventi da servizi pubblici
- Proventi dalla gestione patrimoniale
- Proventi finanziari
- Utili di aziende partecipate
- Accensione di prestiti (sempre per il finanziamento di investimenti)
o Mutui assunti con istituti di credito speciale ed ordinario
o Emissione di obbligazioni (BOC buoni ordinari comunali; BOP buoni ordinari provinciali)
Ricorrendo al prestito se la spesa supera il miliardo, l’ente locale deve stilare un piano economico – finanziario, dove deve dimostrare che i ricavi copriranno integralmente i costi dell’investimento, definendo il livello tarifarrio adeguato.
1

Esempio