Appunti di politica economica

Materie:Appunti
Categoria:Economia

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Testo

1) P= EP* legge del prezzo unico in termini assoluti
e= EP*/ P = 1
legge prezzo unico in termini relativi e proporzionali:
Pt – Pt-1 = circa Et – Et-1 + P*t – P*t-1
Pt-1 Et-1 P*t-1
Vale a dire che il tasso di inflazione del paese interno è approssimativamente uguale al tasso di svalutazione della valuta nazionale nei confronto della valuta estera più il tasso di inflazione del paese estero corrispondente.
2) La ricchezza (W) di una famiglia così come la ricchezza di una nazione può essere uguale a tre tipi di attività: una attività fruttifera di tassi di interesse della moneta (M) e 2 attività fruttifere di tassi di interesse da attività finanziarie nazionali (B) e attività finanziarie estere (B*):
W= M + B + B*
Il problema della famiglia e del paese è prima scegliere qual è il livello ottimo di ricchezza e poi come allocare questa ricchezza tra le diverse attività. In particolare la condizione che individua una condizione di equilibrio, (cioè la condizione che se verificata determina una composizione ottima del portafoglio e quindi evita che ci siano ulteriori flussi e deflussi di capitale per acquisire attività finanziarie), è data dalla cosiddetta condizione di parità dei tassi di interesse.
Questa condizione ci dice che il tasso di interesse interno è uguale al tasso di interesse esterno più il tasso di svalutazione della valuta nazionale nei confronti della valuta estera:
i = i* + Et – Et-1
Et-1
Il tasso di cambio (E) è stato definito come unità di valuta nazionale necessaria per acquistare un unità di valuta estera e quindi un aumento del tasso di cambio determina una svalutazione o un deprezzamento
del tasso di cambio.
Il libro di testo fa una distinzione: si parla di svalutazione quando il cambiamento della parità valutaria è un deciso amministrativamente dalle autorità di politica economica, mentre di parla di deprezzamento o di apprezzamento quando la variazione della parità valutaria dipende dalle forze di mercato e quindi dall’equilibrio tra domanda e offerta di valuta estera sui mercati delle valute internazionali.
3) Abbiamo definito l’equilibrio sul mercato valutario e abbiamo detto che la domanda di moneta è una certa funzione del valore monetario della produzione e della velocità di circolazione della moneta che in qualche modo dipende dal tasso di interesse.
Imponendo la condizione di equilibrio, lo stock di moneta in circolazione è uguale a domanda di moneta:
MD = PQ
v(i)
Questo possiamo anche scriverlo come:
Mv(i) = PQ

se vale la condizione di equilibrio sui mercato internazionali per cui la per cui il tasso di interesse interno è uguale al tasso di interesse internazionale e se vale la legge del prezzo unico, questa condizione di equilibrio possiamo scriverla come:
Mv(i*) = EP*Q
Sostituendo al tasso di interesse interno (i) il tasso di interesse internazionale (i*) e poi data la legge del prezzo unico si sostituisce il livello dei prezzi interni (P) con il livello dei prezzi esteri.
Questa ancora una volta è la relazione di equilibrio sul mercato della moneta e si può interpretare in due modi equivalenti:
a) M = P*Q E
v(i*)
b) E = v(i*) M
P*Q

Queste due relazione evidenziano il legame tra tasso di cambio (E) e stock di moneta in circolazione (M).
Quale delle due relazioni descrive la relazione tra E e M?
Dipende dal regime di cambio che prevale. Se ci troviamo in un sistema di cambi fissi e le banche centrali devono garantire il rispetto di questa parità valutaria, quindi il tasso di cambio è per le autorità di politica monetaria di qualsiasi paese una grandezza esogena, in qualche modo c’è una trattativa politica tra paesi che ha stabilito una certa parità valutaria, una volta che la trattativa politica è stata conclusa ed è stato firmato questo atto amministrativo che ha stabilito la parità valutaria della valute, le banche centrali insieme con le autorità di politica monetaria del paese si impegnano nel rispetto di questa parità.
Il rispetto di una parità valutaria implica che lo stock di moneta in circolazione si deve adeguare a seconda delle necessità del tasso di cambio.
RIASSUMENDO: Quindi in un sistema di cambi fissi il tasso di cambio è una grandezza esogena e lo stock di moneta in circolazione è una grandezza endogena, la banca centrale si dichiarerà disposta a creare o a distruggere moneta nella quantità necessaria a garantire il rispetto della parità valutaria.
Perché questo accade? Ovviamente se l’autorità di politica monetaria deve difendere la parità valutaria è costretta ad intervenire sul mercato delle valute estere; se c’è un eccesso di offerta di valuta estera l’autorità di politica monetaria deve effettuare una domanda di valuta estera e viceversa, se c’è un eccesso di domanda l’autorità di politica monetaria si deve presentare come offerente di valuta estera.
Ogni qualvolta la banca centrale opera sul mercato delle valute estere questo si riflette in mutamento della base monetaria.
In cambi flessibili la banca centrale non è più vincolata al rispetto della parità valutaria: in questo caso il tasso di cambio diventa una grandezza endogena e l’autorità di politica monetaria ha obiettivi in termini di stock di moneta in circolazione.
Quindi in un regime di cambi flessibili la banca centrale può decidere qual’ è lo stock di moneta in circolazione se è pronta a che il tasso di cambio si equilibri liberamente.
In un sistema di cambi fissi, il rispetto della parità valutaria implica che lo stock di moneta in circolazione non è più autonomamente determinato dalla banca centrale.
Questo significa che il regime di cambi determina il numero degli strumenti di politica economica a disposizione dell’autorità di governo.
Siamo sempre abituati a pensare che l’autorità di politica economica può far variare il livello dell’occupazione e della produzione di equilibrio intervenendo con due strumenti classici: politica fiscale e politica monetaria.
Ciò che stiamo ora dicendo è attenzione perché uno di questi due strumenti può non essere efficace , può addirittura non essere utilizzato dalla banca centrale, se il regime di cambi è ad esempio un regime di cambi fissi.
Chiarito questo duplice legame causale tra M e E, passiamo a una analisi più dettagliata dei problemi di politica monetaria che si presentano in questo quadro.
Supponiamo che l’intervento della banca centrale rappresenti una operazione sul mercato aperto di acquisto di titoli del settore pubblico, quindi cambia la disponibilità di titoli del debito pubblico in possesso della banca centrale.
La banca centrale interviene sul mercato secondario dei titoli del debito pubblico acquistando titoli del debito pubblico, questo determina creazione di base monetaria:
Dtg,cb -- Dt-1g,cb = BMt – BMt-1
Le conseguenze della creazione di base monetaria sono che ora il portafoglio delle famiglie è squilibrato rispetto alla posizione di partenza, nel senso che aumenta la moneta nel portafoglio delle famiglie.
La banca centrale per operare questo acquisto di debito pubblico sul mercato secondario convince le famiglie a cedere debito pubblico.
Quale sarà la reazione delle famiglie di fronte a questo squilibrio di portafoglio? Le famiglie cercheranno di riequilibrare il loro portafoglio modificando la disponibilità delle attività finanziarie, e in particolare cercheranno di usare parte di questo eccesso di moneta che si trova nei loro portafogli per acquistare le attività finanziarie estere e nazionali.
Supponiamo per esempio che a seguito di questa operazione di acquisto di titoli nazionali ci sia un aumento del prezzo dei titoli nazionali.
L’operazione sul mercato aperto (OMO) ha come conseguenza un aumento del prezzo dei titoli nazionali (PB), sappiamo che tra prezzo e rendimento (i) di un titolo c’è una operazione inversa e quindi se aumenta il prezzo del titolo diminuisce il tasso di interesse sui titoli nazionali (i); ma a parità di ogni altra condizione questo fa si che il tasso di interesse interno (i) è inferiore al tasso di interesse internazionale (i*) e quindi le attività finanziarie denominate in valuta nazionale (PB) siano meno redditizie delle le attività finanziarie denominate in valuta estera, quindi aumenta la domanda di attività finanziarie estere , aumenta il prezzo dei titoli esteri (PB*) e ciò
comporta una diminuzione del tasso di interesse sulle attività finanziarie denominate in valuta estera (i*) fino a che non si ritorna in una posizione di equilibrio dei rendimenti delle attività finanziarie e fino a che non si rispetti nuovamente la condizione di parità dei tassi di interesse; cioè:
OMO : PB ; i iE0 M
Riassumendo: all’iniziale aumento del tasso di cambio hanno fatto seguito 2 variazioni di rilievo: la prima è che c’è stato un aumento del livello dei prezzi dovuto alla relazione (1), però c’è stato anche un aumento dello stock di moneta in circolazione. È probabile che queste due variazioni siano esattamente proporzionali e quindi se la banca centrale aveva all’inizio ha deciso una svalutazione per esempio per motivi di natura reale, per dare impulso alle esportazioni, questo vediamo che ad un certo punto viene frustrato perché grandezze reali ritornano al livello precedente. Però c’è una conseguenza di rilievo data dal fatto che nel frattempo le famiglie sono state costrette a cedere attività finanziarie estere, e di questa cessione ne ha beneficiato la banca centrale che ha aumentato l’offerta di moneta in circolazione, ha venduto valuta nazionale, ma ha acquistato anche valuta estera.
Da questo punto di vista la politica di svalutazione decisa dalla banca centrale può essere considerata come un imposta che la banca centrale ha fatto gravare sul settore privato.
L’analogia tra svalutazione e imposizione fiscale sta nel fatto che il gettito fiscale che ha origine da una imposizione tributaria in questo caso è assimilato con lo spostamento di valuta estera dal portafoglio delle famiglie al bilancio della banca centrale.
Le famiglie detenevano valuta estera sotto forma di attività finanziarie e a seguito della svalutazione sono state costrette a cedere queste attività finanziarie in valuta estera che sono finite sotto forma di valuta estera nel portafoglio della banca centrale.
Una svalutazione di lungo periodo perde di efficacia, cioè se io svaluto e sono disposto ad accettare un po’ di inflazione perché questo può cambiare l’equilibrio reale devo sapere che una volta che le famiglie e la banca centrale hanno ricompattato i loro portafogli è probabile che l’equilibrio reale sia lo stesso di prima.
Vediamo cosa accade se i=i* perché per esempio esiste un regime di controllo sui movimenti di capitale, però vale sempre la legge del prezzo unico, quindi vogliamo vedere quali sono le conseguenze di una operazione sul mercato aperto della banca centrale di acquisto di titoli del debito pubblico contro cessione di moneta. Qui dobbiamo come al solito distinguere tra cambi fissi e cambi flessibili.
a) Cambi fissi.
In cambi fissi l’operazione sul mercato aperto che consiste nell’acquisto di titoli del debito pubblico fa aumentare lo stock di moneta in circolazione, si crea base monetaria per acquistare titoli del debito pubblico, c’è quindi un eccesso di offerta di moneta che determina uno squilibrio nel portafoglio del settore privato che reagisce a questo eccesso di offerta domandando attività finanziarie. Quali attività finanziarie domandando? Se c’è controllo sui movimenti di capitale non possono domandare attività estere, uno dei modi per imporre il controllo sui movimenti di capitale è quello di proibire al settore privato di comprare attività finanziarie denominate in valuta estera; supponiamo che questo sia il caso e quindi questo eccesso di offerta di moneta può essere recuperato soltanto se il settore privato modifica il portafoglio in modo da acquistare una maggiore quantità di titoli nazionali (B).
La domanda di titoli nazionali determina un aumento del prezzo di attività finanziarie denominate il valuta nazionale (PB) e una diminuzione del tasso di interesse (i).
Se è vera la parità del potere d’acquisto e se i cambi sono fissi vuol dire che E è costante, i* nemmeno cambia, P non può cambiare e quindi il tasso di inflazione è nullo.
Il tasso di inflazione è nullo, il tasso di interesse reale (r) definito come tasso di intesse nominale (i) meno tasso di inflazione
(Pt – Pt-1/ Pt-1):
r = i – Pt – Pt-1/ Pt-1
se quindi è vera la parità del potere d’acquisto e stiamo in un regime di cambi fissi, siccome il tasso di inflazione è nullo, questo significa che il tasso di interesse reale è sempre uguale al tasso di interesse nominale:
OMO MS B PB e i, se è vera la parità
del potere di acquisto e i cambi sono fissi: P =EP* r = i – Pt – Pt-1/ Pt-1
se diminuisce il tasso di interesse nominale significa che si riduce anche il tasso di interesse reale.
Che cosa accade sul mercato nazionale risparmio- investimento se c’è una riduzione del tasso di interesse reale?
i r Snaz ; I def. Partite correnti : IM>X
Se diminuisce il tasso di interesse, il risparmio diminuisce e gli investimenti aumentano. C’è un eccesso di investimento rispetto al risparmio, e questo sappiamo che determina un deficit delle partite correnti, cioè IM> X, vale a dire che i residenti nazionali acquistato merci dall’estero, più di quanto i residenti esteri acquistano merci nazionali. In termini di domanda e offerta di valuta nazionale contro valuta estera questo come si traduce?
Se c’è un eccesso di IM su X questo che conseguenze ha sul flusso di valuta estera e valuta nazionale? Il fatto che IM>X vuol dire che ci sono certi soggetti, cioè gli importatori, che vendono valuta nazionale per acquistare valuta estera. Gli esportatori invece acquistano valuta nazionale contro una vendita di valuta estera.
Le conseguenze di ciò sono che coloro che si dichiarano disposti ad acquistare valuta estera sono inferiori di coloro che sono disposti a vendere valuta estera; la differenza deve essere sanata dalla banca centrale, la quale si presenta sul mercato vendendo valuta estera contro moneta nazionale.
Quindi l’esistenza di un deficit delle partite correnti, coincide con una cessione di riserve valutarie da parte della banca centrale. Ma se la banca centrale vende valuta estera, significa che acquista valuta nazionale.
Ma acquistando valuta nazionale sottrae moneta dalla circolazione.
Questa riduzione dello stock di moneta in circolazione , innanzitutto riduce lo squilibrio nel portafoglio delle famiglie e in secondo luogo fa aumentare il tasso di interesse reale.
RIASSUMENDO: l’esistenza di un regime di cambi fissi e controllo dei movimenti di capitali e parità del potere d’acquisto, fa sì che un intervento di politica economica (del tipo di quello che abbiamo visto prima), a seguito di un intervento della banca centrale sia assolutamente neutrale; perché si è determinato un eccesso di offerta di moneta, ma poi la banca centrale per difendere il cambio , deve vendere valuta estera e acquistare valuta nazionale, per cui è costretta a togliere di nuovo moneta dalla circolazione; il tasso di interesse presente nell’eccesso di offerta di moneta diminuisce e fa comparire un deficit delle partite correnti; quando la banca centrale interviene sottraendo moneta dalla circolazione, il tasso di interesse aumenta e il deficit delle partite correnti scompare.
b) Cambi flessibili.
In cambi flessibili, le operazioni sul mercato aperto di acquisto di titoli del debito pubblico, determina un eccesso di offerta di moneta.
Questo eccesso di offerta di moneta non si traduce in un deficit delle partite correnti, perché ora trovandoci in un regime di cambi flessibili il tasso di cambio può aumentare.
Se il tasso di cambio aumenta, semplicemente perché c’è questa tendenza degli individui a importare più di quanto si esporti, quindi ci sono questi flussi di moneta che portano ad un eccesso di moneta nazionale sui mercati internazionali delle valute, di conseguenza c’è una tendenza al deprezzamento e alla svalutazione, e se è vara la parità del potere d’acquisto questo coincide con un aumento del livello dei prezzi.
Ora l’aumento del livello dei prezzi fa ridurre l’eccesso di moneta nazionale, perché prima è aumentato lo stock di moneta ora aumenta il livello dei prezzi ed è probabile che le due variazioni siano proporzionali, o meglio che il livello dei prezzi aumenta fino a che lo stock di moneta reale in circolazione non è sempre lo stesso. Tutto ciò si può scrivere:
OMO MS E P
Quindi se stiamo in cambi flessibili, il riequilibrio lo abbiamo attraverso la variazione, pur in presenza di controllo sui movimenti di capitale, del livello dei prezzi che fa ridurre l’eccesso di offerta di moneta iniziale.
La condizione di perfetta mobilità dei capitali e un controllo sui movimenti dei capitali è una questione discriminante per l’efficacia della politica monetaria in un regime di cambi fissi.
Ma in un regime di cambi flessibili questa differenza si perde, nel senso che le conseguenze sono le stesse dei cambi fissi.
In entrambi i casi ciò che accade è che la variazione del tasso di cambio rende possibile ed inevitabile un aumento del tasso di inflazione, un aumento del livello dei prezzi e quindi questo determina una invarianza dello stock di moneta reale in circolazione che assorbe l’iniziale aumento della banca centrale.
Quali sono gli effetti di una svalutazione nel caso ci sia perfetta mobilità dei capitali? Nel caso ci sia perfetta mobilità dei capitali (i=i*) e la banca centrale decide di svalutare la moneta e quindi decide un aumento del tasso di cambio, allora :

E P ; M/P B* vendono valuta estera
e acquistano valuta nazionale riserve banca centrale.
Un aumento del tasso di cambio (E) si traduce in un aumento del livello dei prezzi (P).
Un aumento del livello dei prezzi, a parità di ogni altra condizione, si traduce in una diminuzione dello stock di moneta reale in circolazione (M/P) e in presenza di perfetta mobilità dei capitali abbiamo che se si riduce lo stock di moneta reale in circolazione di conseguenza le famiglie cercano di ricostituire il loro portafoglio vendendo attività finanziarie denominate in valuta estera (B*) perché si è ridotto lo stock di moneta reale in circolazione e ora le famiglie detengono una quantità di moneta inferiore a quella che desidererebbero.
A seguito della cessione di B* entrano in possesso di valuta estere poiché vogliono aumentare la disponibilità di valuta nazionale, vendono valuta estera e acquistano valuta nazionale, e questo si traduce in un aumento delle riserve della banca centrale.

Se non vale la condizione di perfetta mobilità dei capitali (i =i*):
E P ; M/P r surplus partite correnti, cioè
X>IM.
È tutto vero fino alla diminuzione di M/P, ma se non vale più la condizione di perfetta mobilità dei capitali, le famiglie non possono più ricostituire il loro portafoglio intervenendo sulla disponibilità di attività finanziarie, ma lo possono fare se e solo se commerciano, cioè se assorbono la diminuzione di moneta commerciando con l’estero.
La conseguenza di una diminuzione di uno stock di moneta reale sarà l’aumento del tasso di interesse reale, questo aumento del tasso di interesse reale fa comparire un surplus delle partite correnti cioè X>IM.

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