Intervento Stato in economia

Materie:Altro
Categoria:Economia Politica

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Testo

L’INTERVENTO DELLO STATO
E
LE RELATIVE CONSEGUENZE
Un problema ricorrente è quello di gestire al meglio la spesa pubblica, spesso insufficiente, e di aumentare le entrate. Ma il nostro Stato come si sta movendo nel settore della finanza? È sempre più presente anche se le entrate rimangono pressoché costanti o addirittura ridotte. Negli ultimi anni ci sono stati molti interventi che hanno coinvolto attivamente la spesa pubblica; per esempio è stato dato un buono ai giovani nati nel 87/88 per acquistare un computer. In che direzione è però più giusto dirigere questa spesa? I campi che ne hanno bisogno sono numerosi ma le disponibilità limitate perciò lo Stato deve prendere difficili decisioni in modo da rendere il sistema efficiente. Un campo in cui si è investito è quello della tecnologia in modo da tenere i cittadini al passo con l’innovazione, un esempio è proprio il provvedimento già citato. Questa è sicuramente una scelta di carattere economico per incentivare la popolazione all’uso delle nuove tecnologie. Precedentemente sono state però fatte anche scelte di carattere sociale, un esempio è la cassa integrazione che evita che i lavoratori sprovvisti di mezzi per procurarsi un reddito, perché licenziati, cadano in povertà; questo avviene destinandogli, attraverso la spesa pubblica, una percentuale del salario che percepivano. Gli interventi da intraprendere nel campo sociale sarebbero di gran lunga superiori rispetto a quelli da intraprendere in altri campi ma per motivi economici la spesa a disposizione non può essere completamente riversata su questo campo. Se così fosse il campo economico ne risentirebbe notevolmente; infatti se per esempio le imprese che vengono supportate dallo Stato attraverso incentivi si trovassero improvvisamente private di questo aiuto le loro capacità di investimento nei processi produttivi diminuirebbero e per effetto del moltiplicatore keynesiano anche l’intero sistema economico ne risentirebbe. Un altro importante provvedimento preso ultimamente, sempre riguardante la spesa pubblica è il tanto discusso taglio delle tasse. A prima vista può sembrare che questo intervento sia puramente di carattere sociale ma non è così. A sostegno di questa affermazione troviamo il taglio dell’IRPEF (IRE) praticato su coloro che percepiscono redditi medio alti. Questo è stato fatto per incoraggiare gli investimenti poiché, se questo taglio fosse stato praticato su ceti meno abbienti non si sarebbe favorito l’investimento ma il consumo. Il fatto che la quota di tasse risparmiata sia investita è puramente teorico, non è infatti possibile prevedere il comportamento dei cittadini; potrebbero al contrario decidere di tesaurizzarla. Le ragioni che possono portare a fare ciò sono:
- per i ceti meno abbienti: la paura che il taglio delle tasse comporti un taglio ai servizi attualmente forniti dallo Stato.
- per i ceti più abbienti: la mancanza di occasioni di un profittevole investimento all’interno del mercato nazionale. Naturalmente la risposta di quest’ultimi non riguarda solamente la tesaurizzazione ma anche gli investimenti all’estero o in valori immobiliari.
Qui sta l’abilità dello Stato a convincere i cittadini che non ci saranno tagli nel settore della sanità o dell’istruzione in modo da non spingerli a risparmiare la quota di tasse che pagheranno in meno.
Anche se ultimamente c’è stato qualche miglioramento gli investimenti dello Stato sono diretti verso anziani e occupati, già sufficientemente tutelati. Una critica che gli è stata mossa è infatti l’eccessiva tutela verso questi soggetti anziché verso altri altrettanto bisognosi, per esempio i giovani disoccupati. Naturalmente, piuttosto che dare a questa categoria sussidi, sarebbe più opportuno creare nuovi posti di lavoro come il governo si era proposto di fare. Un esempio di aiuto agli anziani è stato, qualche anno fa, l’aumento della pensione minima, tuttavia, a causa dell’inflazione, questo non è bastato e ancora oggi rimane uno dei problemi più discussi.

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