Consumi, Risparmi e Investimenti

Materie:Riassunto
Categoria:Economia Politica

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Testo

CONSUMI, RISPARMI, INVESTIMENTI

La spesa per consumi e investimenti sono le componenti che formano la domanda aggregata. Esse dipendono, rispettivamente, dalle decisioni dei diversi operatori del sistema economico.

1.CONSUMI E RISPARMIO
Le famiglie ottengono un reddito che viene utilizzato in parte per l’acquisto di beni e servizi necessari al soddisfacimento dei bisogni e in parte accantonata a scopo prudenziale per esser usata in futuro. Quest’ultima parte, che costituisce il risparmio, può essere destinata all’acquisizione di:
• Attività Finanziarie, se serve al finanziamento diretto della produzione (acquisto di azioni/obbligazioni in Borsa), oppure viene depositato in banca.
• Attività Reali, se serve all’acquisto di beni durevoli, come case, ecc.

2.RISPARMIO E INVESTIMENTI
Il risparmio serve a finanziarie gli investimenti in nuovi macchinari e in nuovi stabilimenti industriali: le imprese, infatti, si finanziano ottenendo dalle banche i capitali necessari per acquistare i beni strumentali, oppure offrendo azioni/obbligazioni in borsa.
Le imprese effettuano gli investimenti per ottenere un aumento dei profitti. Gli investimenti dipendono, quindi, dalle previsioni degli imprenditori sui profitti futuri. Tali previsioni dipendono, a loro volta, dalle aspettative sulla domanda futura.
In generale, nel breve periodo, gli investimenti non sono diretti ad aumentare la capacità produttiva; nel lungo periodo, invece, se si prevede che il mercato possa assorbire una produzione superiore a quella consentita dagli impianti, si cercherà di aumentare anche il capitale fisso.
• Teoria Neoclassica. Secondi i neoclassici i soggetti economici decidono subito il risparmio, che è tanto più alto quanto maggiore è il tasso di interesse. Anche le decisioni di investimento dipendono dal tasso di interesse: quanto più e basso, tanto maggiore è l’investimento. Pertanto, se il tasso è alto, i risparmiatori sono indotti a risparmiare, mentre gli imprenditori sono scoraggiati dall’investire, e viceversa. Secondo i neoclassici, il tasso d’interesse è il prezzo di mercato dei capitali, e ne assicura l’equilibrio, cioè l’uguaglianza tra Risparmio e Investimenti.
• Teoria Keynesiana, il risparmio e l’investimento sono due atti distinti, ciascuno dipendente da variabili diverse: il risparmio dipende dal livello del reddito, l’investimento dalle aspettative di profitto degli imprenditori e dal tasso di interesse.

3.I CONSUMI SECONDO LA TEORIA TRADIZIONALE

Secondo la teoria classica la spesa per l’acquisto di beni di consumo varia in funzione inversa al tasso di interesse. Ciò perché quando il tasso di interesse è alto, le famiglie risparmiano di più e consumano di meno; quando invece il tasso di interesse è basso, le famiglie risparmiano di meno e consumano di più.

4.LA FUNZIONE KEYNESIANA DEL CONSUMO

Secondo Keynes il consumo non dipende dal tasso di interesse, come ritenevano i classici e i neoclassici, ma dal livello del reddito. Keynes osserva che:
• Il consumo è una funzione crescente del reddito, cioè cresce all’aumentare del reddito:
• Il consumo cresce in modo meno che proporzionale all’aumentare del reddito.

La teoria keynesiana del consumo afferma che al crescere del reddito aumentano anche i consumi, ma in misura meno che proporzionale rispetto al reddito. Per capire meglio questa teoria bisogna introdurre i concetti di:
• Propensione Marginale Al Consumo: è il rapporto fra l’incremento del consumo e l’incremento del reddito.
• Propensione Marginale Al Risparmio: è il rapporto fra l’incremento del risparmio e l’incremento del reddito.

IL RISPARMIO
Dato che il risparmio è reddito non consumato, è facile capire che le variabili che determinano i consumi sono le stesse che determinano i risparmi.
• Secondo i Classici e i Neoclassici il risparmio è funzione crescente del tasso di interesse: all’aumentare di tale tasso aumentano i risparmi, attratti dalla maggiore remunerazione;
• Secondo Keynes il risparmio è funzione crescente del reddito: infatti, al crescere del reddito, i risparmi aumentano in misura più che proporzionale rispetto al reddito

Quindi, secondo la teoria tradizionale è il tasso di interesse che determina il livello del risparmio; secondo Keynes, invece, i risparmi dipendono dal livello del reddito.
Teoricamente il risparmio totale è la somma del risparmio delle famiglio, delle imprese e dello Stato.
Nella realtà italiana, il risparmio proviene prevalentemente dalle famiglie: infatti, dopo un lungo periodo in cui il risparmio delle imprese si è attestato a livelli piuttosto bassi a casa degli scarsi profitti, solo negli ultimi anni si è registrata una certa tendenza alla crescita.

Il risparmio pubblico è dato dalla differenza fra le entrate correnti dello Stato (tributi pagati da famiglie e imprese) e le spese correnti (spese dello Stato per offrire servizi pubblici). Nel nostro paese le spese correnti hanno superato le entrate correnti, creando uno dei maggiori debiti pubblici dei paesi industrializzati.

GLI INVESTIMENTI
Gli investimenti sono costituiti dalle somme impiegate per aumentare i beni capitali durevoli (macchinari, ecc.), utilizzati nel processo produttivo allo scopo di ottenere una quantità di beni e servizi maggiori di quella impiegata.
Gli investimenti si possono classificare in:
• Investimenti Fissi, costituiti dal capitale destinato per l’acquisto di attività immobilizzate che servono per più cicli produttivi (es. capannone industriale).
• Investimenti In Scorte, costituiti dal capitale destinato all’acquisto di tutti i beni che non formano il capitale fisso, ma sono destinati al processo produttivi (es. materie prime).
• Investimenti Immateriali, costituiti da acquisti di brevetti, diritti d’autore, ecc.

Rientrano negli investimenti immateriali anche le spese per il “capitale umano” (istruzione, formazione professionale), che aumenta notevolmente la produttività del lavoro.
Gli investimenti possono essere:
• Privati, realizzati dalle imprese private per conseguire un profitto;
• Pubblici, realizzati dallo Stato per produrre servizi pubblici.

LA DIMENSIONE OTTIMA DEGLI INVESTIMENTI

Il livello degli investimenti dipende da un confronto fra i profitti attesi, che l’investimento consente, e i costi che si devono sostenere per effettuarlo.
L’investimento permette ogni anno di realizzare dei ricavi, i quali, depurati dei costi di esercizio e dell’impianto, costituiscono un flusso di rendimenti futuri attesi dall’imprenditore.
Va poi introdotto il concetto di efficienza marginale del capitale, elaborato da Keynes e oggi di uso corrente.

Per efficienza marginale del capitale (o dell’investimento) si intende il tasso di sconto da applicarsi al flusso futuro dei rendimenti attesi da un certo investimento, in maniera che il valore attuale di tale flusso uguagli il costo iniziale dell’investimento.

L’imprenditore avrà convenienza ad investire solo se l’efficienza marginale del capitale sarà superiore o pari al tasso di interesse.
L’efficienza marginale del capitale è decrescente, cioè diminuisce all’aumentare dei capitali investiti. Ciò sia perché, dopo un certo punto, l’impresa entra nella fase dei costi crescenti (legge dei rendimenti decrescenti), sia perché l’investimento determina un aumento del volume di prodotto, che possono collocarsi sul mercato solo riducendone il prezzo.
L’ACCELERATORE

Nell’analisi di periodo breve l’investimento viene analizzato come elemento della domanda aggregata, diretto a ottenere il pieno impiego della capacità produttiva esistente.
Nelle analisi di periodo lungo, invece, gli investimenti hanno una duplice funzione: in primo luogo, accrescono la domanda globale attraverso il meccanismo del moltiplicatore; inoltre, aumentano la capacità produttiva del sistema, sia attraverso l’aumento della dotazione di capitale fisso, sia con l’introduzione di nuove tecniche produttive.

Nel periodo lungo, l’imprenditore si propone soprattutto di accrescere le dimensioni degli impianti: il volume degli investimenti dipende dall’accrescimento della domanda di mercato.
La teoria che spiega la domanda di beni strumentali come funzione della domanda globale viene chiamata teoria dell’acceleratore.
Il principio di accelerazione si basa sull’assunzione che, essendo già completamente utilizzate le capacità produttive, ogni aumento della domanda di consumi finali, stimoli una domanda aggiuntiva di beni di investimento.

Definizione: Il rapporto tra l’incremento nella domanda di beni di investimento e l’incremento nella domanda di consumi finali prende il nome di acceleratore.

Esempio: immaginiamo un’impresa i cui investimenti globali siano parti a 5 volte il valore delle sue vendite annuali: supponiamo che gli investimenti ammontino a 5 milioni di euro e le vendite a 1 milione.
Ipotizziamo poi un aumento della domanda dei prodotti di questa impresa nella misura del 50%; la domanda passa da 1 a 1,5 milioni. Dato il rapporto investimenti vendite di 5:1, anche gli investimenti dovranno aumentare del 50%, e passare da 5 a 7,5 milioni. Un aumento della domanda pari a 0,5 milioni ha cioè provocato un investimento aggiuntivo pari a 2,5 milioni. In questo caso l’acceleratore è pari a 5, cioè 2,5 : 0,5.

Quindi, all’aumento della domanda di beni di consumo corrisponde un aumento più che proporzionale nella domanda dei beni di investimenti.

Allo stesso modo, una diminuzione nei consumi determina un sottoutilizzo più che proporzionale degli investimenti effettuati e ciò contribuisce alla instabilità del sistema economico.

Esempio