L' imposizione fiscale

Materie:Tesina
Categoria:Economia Aziendale

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Testo

L’IMPOSIZIONE FISCALE
Materie coinvolte nel percorso interdisciplinare

Definizione d’imposizione fiscale
Principi dell'imposizione fiscale -principi giuridici e amministrativi- (Adam Smith)
Adam Smith (biografia)
Caratteristiche dell'imposta
Sviluppo storico dell'imposta sui consumi
IRPEG e IRAP
Il sistema tributario prima della riforma del 1971 - Importanza storica delle varie imposte –
Tabella delle imposte dirette ed indirette prima della riforma del 1971
Grafici incidenza imposte dirette ed indirette dal 1862 al 1981
Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale
Sforzi per raggiungere l'equità
Altri effetti dell'imposizione fiscale
I Paradisi fiscali nel mondo
Anguilla
Antigua
Antille Olandesi
Aruba
Bahama
Barbados
Bermuda
Giamaica
Cipro
Malta
Svizzera
Libano
Filippine
Singapore

Definizione d’imposizione fiscale
Sistema di prelievi applicati da un governo ad individui, imprese e proprietà, principalmente per ottenere entrate con cui finanziare la spesa pubblica. L'imposizione fiscale, tuttavia, può essere impiegata per altri obiettivi economici e sociali:
Ad esempio, per promuovere l'equilibrio dell'economia favorendo o riducendo diverse forme d’attività, oppure per attuare riforme sociali mediante la modificazione della distribuzione ricchezza.

PRINCIPI DELL'IMPOSIZIONE FISCALE
I sistemi impositivi espletano diverse funzioni, secondo le responsabilità previste dal governo in carica. In Italia, gli enti locali, ossia Regione, Provincia e Comune, dipendono in buona parte dalle imposte sulla proprietà, mente gli enti centrali dipendono dalle imposte sulle vendite e dalle imposte sul reddito. I governi locali devono mantenere le spese entro limiti di bilancio determinati dalle loro stesse entrate sommate ai pagamenti ricevuti dai governi centrali. Questi ultimi, tuttavia, possono creare denaro; non devono necessariamente ricavare dal sistema Impositivo entrate sufficienti a pareggiare il bilancio. Il sistema impositivo, inoltre, non funge solo da mezzo per raccogliere entrate, ma rappresenta anche lo strumento principale della politica fiscale. Assieme al controllo dell'offerta di moneta (la politica monetaria), il governo ambisce a mantenere la stabilità economica (che si riflette nei livelli dei prezzi e dell'occupazione). Durante le fasi di depressione si possono ridurre le imposte determinando deliberatamente dei deficit di bilancio, cosicché vi sia una maggiore disponibilità di denaro da spendere in consumi e investimenti, con l'effetto di stimolare la produzione.
Oggi quasi tutte le democrazie moderne hanno fatto propri i quattro principi dell'imposizione fiscale enunciati nel XVIII secolo dall'economista scozzese Adam Smith:

Imparzialità
È fondamentale in un paese democratico che qualsiasi imposta sia equa, in altre parole che i cittadini siano tassati in proporzione e in progressione alla loro capacità contributiva.Un'imposta è considerata equa se coloro che possono pagare sono gravati o in proporzione alla loro possibilità di pagare o, secondo la situazione, in rapporto a quello che ricevono dal governo. Sia "la capacità di pagare" sia i "benefici ricevuti", dunque, sono criteri validi d’equità. Quando i servizi pubblici arrecano benefici personali quantificabili ed esclusivi a determinati individui e quando è lecito prevedere che i beneficiari si assumano una parte ragionevole del costo, si ritiene corretto finanziare i vantaggi stessi, anche se parzialmente, tassando i beneficiari del servizio. L'imposizione fiscale, basata sia sulla capacità contributiva sia sulla tassazione del beneficio, soddisfa i requisiti dell’equità verticale, in quanto questo sistema impositivo riscuote importi diversi da contribuenti in condizioni diverse. Altrettanto importante è l’equità orizzontale, principio secondo il quale gli individui che hanno la stessa capacità contributiva e ricevono gli stessi benefici devono essere tassati in uguale misura.
Chiarezza e certezza
L'applicazione di un'imposta dovrebbe essere chiara e certa. Questo principio, considerato fondamentale da Smith, è stato spesso sottovalutato nei moderni sistemi impositivi.
In paesi nei quali l'applicazione delle tasse è incerta e arbitraria, tuttavia, il cittadino può non avere fiducia nel sistema. Ad esempio, alti tassi d’inflazione hanno spesso creato timore e incertezze nei confronti dell'aumento del carico fiscale e dubbi sulla correttezza delle imposte sui valori inflazionati. Queste reazioni dimostrano l'importanza della chiarezza e della certezza quali principi base di un sistema impositivo rispettabile.
Comodità
L'adempimento dei doveri fiscali dovrebbe essere facile e comodo. Il rispetto delle leggi fiscali aumenta sensibilmente in paesi nei quali è stato introdotto un sistema di deduzione delle imposte dalla busta paga (ad esempio in Italia, nel caso dei lavoratori dipendenti).
Efficienza
Un buon sistema impositivo dovrebbe essere strutturato in modo tale da poter essere amministrato efficientemente ed economicamente. Le imposte dispendiose o difficili da gestire dirottano le risorse verso impieghi improduttivi e riducono la fiducia nella tassazione e nel governo.
I principi fiscali di Smith hanno retto bene alla prova del tempo. Altri principi sono stati aggiunti alla lista, ma alcuni si sono rivelati controproducenti. Un esempio è l'elasticità, cioè la reazione automatica delle imposte ai cambiamenti delle condizioni economiche, senza ritocchi delle aliquote. Un'alta elasticità, tuttavia, crea squilibri nei periodi di forte inflazione, spingendo la gente in fasce di reddito più alte, sebbene il potere d'acquisto del loro reddito non riesca a tenere il passo con l'aumento dei prezzi. Le ingenti entrate così ottenute incoraggiano le spese statali proprio quando i crescenti oneri impositivi scoraggiano lavoro, risparmio e investimento.
Questa situazione può provocare o peggiorare uno stato di stagnazione economica (cioè una situazione in cui non si verifica né crescita né calo del reddito nazionale) accompagnata da inflazione. In questi casi i prelievi delle imposte divengono troppo elastici e sono necessari ritocchi che tengano conto dell'inflazione.
Inoltre le imposte dettate dal Sistema Tributario devono seguire alcuni principi giuridici, che sono quei criteri cui il legislatore deve ispirarsi nell’istituire e regolamentare i tributi.
Il nostro Ordinamento giuridico riconosce una grande importanza per questi principi che sono, infatti, indicati dalla Costituzione stessa, e per questo motivo assumono carattere di veri e propri principi costituzionali.
I principi giuridici d’imposta sono:
Principio di legalità che si ricava dall’art. 23 della Costituzione, secondo il quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.
Soltanto il Parlamento in rappresentanza del popolo può imporre tributi: il principio della legalità, già sancito dalle costituzioni liberali è volto a tutelare l’individuo nei confronti dei possibili abusi della Pubblica Amministrazione.
Il principio di generalità o universalità che si ricava dall’art.53 della Costituzione, secondo il quale tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva; questo principio deriva dalla coerente applicazione in campo tributario di un altro principio costituzionale, quello d’uguaglianza, sancito dall’art.3 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Il principio d’uniformità d’imposta che trova anch’esso il proprio fondamento nel principio costituzionale d’uguaglianza afferma che l’onere d’imposta deve gravare in modo omogeneo sui diversi contribuenti, cioè, deve colpire in modo equo i contribuenti, tenendo conto delle diverse condizioni individuali. Affinché sia rispettato il principio dell’uniformità d’imposta è necessario però commisurare il tributo ad un parametro oggettivo rappresentato dalla situazione soggettiva del contribuente, quindi una precisa indicazione è contenuta ancora una volta nell’art.53 della Costituzione, che identifica tale parametro nella capacità contributiva.
Quest’ultima si desume da alcuni indicatori, quali il reddito, il patrimonio, le spese per consumi e tutti quegli elementi, concretamente accertabili, che consentono di misurare la capacità dei soggetti di contribuire alla spesa pubblica.
Infine c’è il principio di progressività della Costituzione, la quale afferma che il sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività.
Si ritiene, perciò che la capacità contributiva dei soggetti cresca in misura più che proporzionale alla base imponibile: ragioni d’equità fiscale giustificano allora un’imposta che cresce in misura più che proporzionale alla base imponibile.
Il rispetto del principio costituzionale di progressività non comporta che tutte le singole imposte debbano essere progressive, ma che l’insieme di tutte le imposte realizzi la progressività, quindi sono anche ammesse imposte proporzionali in cui l’aliquota è sempre costante al variare della base imponibile.

SMITH ADAM

Smith, Adam (Kirkcaldy 1723 - Edimburgo 1790), economista e filosofo scozzese. Il suo celebre trattato Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni fu il primo studio sistematico della natura del capitalismo e dello sviluppo storico dell'industria e del commercio tra le nazioni europee.
Smith, che compì i propri studi nelle università di Glasgow e Oxford, tenne lezioni di retorica e letteratura a Edimburgo dal 1748 al 1751. In questo periodo, stabilì una stretta collaborazione con il filosofo David Hume, che durò fino alla morte di quest'ultimo nel 1776 e che contribuì notevolmente allo sviluppo delle teorie etiche ed economiche di Smith.
Fu nominato professore di logica nel 1751 e professore di filosofia morale nel 1752 all'Università di Glasgow. Successivamente raccolse le sue lezioni d’etica nella sua prima grand’opera, Teoria dei sentimenti morali (1759). Smith conobbe molti dei principali esponenti della scuola dei fisiocratici del continente e fu particolarmente influenzato da François Quesnay e Anne-Robert-Jacques Turgot, dai quali trasse alcuni elementi che confluirono nella sua teoria. Dal 1766 lavorò alla Ricchezza delle nazioni: l'opera, pubblicata nel 1776, avrebbe segnato l'inizio della storia dell'economia come scienza autonoma.
La Ricchezza delle nazioni rappresenta il primo serio tentativo nella storia del pensiero economico di separare l'economia politica dalle discipline connesse della teoria della politica, dell'etica e del diritto. Quest'opera è una penetrante analisi dei processi di produzione e distribuzione della ricchezza economica, e dimostra che le fonti principali d’ogni reddito risiedono nel lavoro (quota dei lavoratori produttivi sul totale della popolazione) e nel livello di produttività del lavoro.
La tesi principale della Ricchezza delle nazioni è che il lavoro, e dunque il capitale che ne aumenta la produttività, è impiegato nel migliore dei modi in condizioni di non interferenza pubblica e di libero scambio. Per spiegare questa tesi, Smith si servì della famosa metafora della "mano invisibile": ciascun individuo, nel perseguire il proprio tornaconto, è spinto, come da una mano invisibile, ad operare per il bene di tutta la collettività. Ogni interferenza nella libera concorrenza da parte del governo è pertanto quasi sicuramente dannosa.

CARATTERISTICHE DELLE IMPOSTE
Le imposte possono essere reali se colpiscono la ricchezza senza tenere conto delle condizioni personali del contribuente e personali se tengono invece anche conto delle condizioni economiche, sociali e familiari del contribuente.
Inoltre, sono dirette se colpiscono manifestazioni immediate della capacità contributiva (il reddito percepito o il patrimonio posseduto), e indirette se colpiscono le manifestazioni mediate della capacità contributiva, ovvero quegli atti (il consumo del reddito percepito, il trasferimento del patrimonio posseduto, lo scambio di merci e servizi) dai quali si può desumere l’esistenza di una ricchezza disponibile, quindi di una capacità contributiva. Possono essere generali se gravano su tutte le analoghe categorie di ricchezza, indipendentemente dalla loro natura specifica, e le colpiscono con le stesse modalità (IRPEF). Sono invece speciali se colpiscono solo alcune particolari categorie di ricchezza, o le colpiscono tutte ma con diverse modalità (imposta di fabbricazione sugli alcolici o sugli oli minerali.
Poi l’imposta può essere progressiva se l’aliquota cresce all’aumentare della base imponibile, proporzionale se è costante al variare della base imponibile e regressiva quando l’aliquota decresce all’aumentare della base imponibile.
Le imposte che sono maggiormente applicate in Italia sono di tipo progressivo (la più importante è l’IRPEF), ma alcune sono proporzionali (IRPEG); Per quanto riguarda le imposte regressive non sono applicate nel nostro ordinamento tributario.
La progressività dell’imposta può essere continua se l’aliquota cresce ad ogni minimo incremento della base imponibile, per detrazione se l’aliquota prevista è costante (come nel caso di un’imposta proporzionale) ed è applicata una detrazione fissa, per classi quando l’imponibile è suddiviso in classi e ad ogni classe è applicata una diversa aliquota (imposta sui redditi) e per scaglioni se l’imponibile è suddiviso in parti (scaglioni) con aliquote crescenti. In quest’ultimo caso l’aliquota superiore non si applica all’intero imponibile, ma solo alla parte che supera il limite dello scaglione inferiore. Il nostro Ordinamento tributario ha optato per la progressività per scaglioni, in quanto questa si è dimostrata più equa delle precedenti, garantendo una maggiore equità nei confronti d’alcuni contribuenti, dato che la maggiore aliquota colpisce soltanto la parte dell’imponibile che sconfina nello scaglione superiore (e non l’intero imponibile).
Il nostro sistema d’imposizione fiscale, ma anche quello degli altri paesi considerano tre indicatori della ricchezza dei contribuenti o della capacità di pagare: quello che possiedono (imposte sul patrimonio), quanto spendono (imposte sui consumi) e quanto guadagnano (imposte sui redditi) e (imposte sui profitti delle imprese).
Le imposte sui consumi: imposte generali sugli scambi, dazi doganali e le imposte di fabbricazione e altre, hanno la caratteristica di risultare per il singolo contribuente meno gravose rispetto ad imposte sui redditi (IRPEF); in questo mese (giugno) i contribuenti sono tenuti a presentare la propria dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente, indicando l’ammontare d’imposta sul reddito delle persone fisiche complessivamente dovuto all’erario per quell’anno e pagando in un’unica soluzione l’eventuale saldo ancora dovuto.
Le imposte sui consumi, invece sono generalmente comprese nel prezzo di vendita, per cui il pagamento da parte del consumatore - contribuente avviene in occasione d’ogni singolo atto d’acquisto. Grazie a questo funzionamento l’onere d’imposta risulta così per lui meno percepibile. Si tratta quindi di un fenomeno d’illusione finanziaria.

SVILUPPO STORICO DELL’IMPOSTA SUI CONSUMI
Le imposte sui consumi sono sorte come "accise", o di fabbricazione o di consumo su determinati beni, normalmente d’importanza fondamentale, in quanto, per assicurare un gettito al bilancio dello Stato, colpivano i beni il cui consumo costituiva una percentuale notevole del reddito nazionale. Rientrano in questo gruppo: l’imposta sul macinato del secolo scorso, le imposte sul sale, sugli alcolici, sullo zucchero, sugli oli commestibili, sul tabacco, sull’energia elettrica e sul gas, sugli oli minerali, ecc...
Per motivi pratici d’accertamento e di riscossione tali imposte erano generalmente specifiche, cioè commisurate su elementi quantitativi. Le prime imposte ad valorem vere e proprie a carattere speciale nei sistemi tributari moderni sorgono nel periodo che va dal 1916 al 1923, allo scopo di finanziare gli oneri della prima guerra mondiale, e assumono la forma d’imposta di bollo applicate sulle fatture relative alle vendite di taluni prodotti di lusso. Il successo di questa forma d’imposizione spinge gli Stati a generalizzarne l’applicazione a tutti gli scambi di merci. Sorge, così l’imposta generale sulle vendite, variamente chiamata nei diversi paesi. L’imposta si diffonde rapidamente ed è caratterizzata da una tassazione generale delle vendite di merci ad un tasso generalmente moderato (1-2%). Intorno al 1931, la grande crisi da un’ulteriore impulso a questa forma d’imposizione, per procurare risorse aggiuntive al bilancio pubblico, onde finanziare le spese necessarie per ridurre la disoccupazione, sia con l’aumento delle aliquote dell’imposta nei paesi in cui era già in vigore, sia con la sua introduzione nel sistema tributario di molti paesi. La seconda guerra mondiale, sempre sotto la spinta delle esigenze finanziarie, ma anche come strumento per comprimere i consumi privati, vede un’ulteriore espansione del tributo, con una generalizzazione della sua base imponibile (anche con l’estensione ai servizi) e con la sua introduzione in paesi tradizionalmente contrari a tale forma d’imposizione (Inghilterra). A partire dal primo dopoguerra, si manifestano nuove tendenze nella struttura tecnica dell’imposta, rivolta a sopprimere l’imposizione plurifase cumulativa sul valore pieno, onde sostituirla con forme non cumulative. Il punto d’arrivo sarà rappresentato dall’introduzione, nei diversi paesi europei, di un’imposta plurifase non cumulativa, l’Iva, Imposta sul valore aggiunto rappresenta il principale strumento dell’imposizione fiscale indiretta adottato in numerosi paesi, compresi gli stati membri dell’Unione Europea. L’I.V.A. colpisce l’incremento di valore che i beni e i servizi subiscono nelle diverse fasi del ciclo produttivo - distributivo. E’ chiamata anche plurifase in quanto colpisce ogni fase del ciclo produttivo - distributivo.
Questo tipo d’imposta presenta il vantaggio della neutralità dato che ad ogni scambio successivo, l’imposta colpisce soltanto l’incremento di valore del bene (non il valore pieno), l’onere d’imposta non varia al variare del numero degli scambi: non si verificano in altre parole effetti a cascata, cioè effetti di tipo cumulativo.
Inoltre un altra caratteristica è quello della trasparenza: in ogni fase del processo produttivo - distributivo è possibile determinare in modo preciso l’onere complessivo d’imposta incorporato nel suo prezzo:
Ad esempio se l’aliquota d’imposta è del 10% e un certo bene è venduto al dettaglio al prezzo di 198000 comprensive d’IVA, con una proporzione di sopra cento si riesce ad ottenere il valore complessivo dell’imposta incorporata nel prezzo di vendita del bene:
198000*10/110=18000


IRPEG (IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE GIURIDICHE) E IRAP (IMPOSTA REGIONALE SULLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE)
Per quanto riguarda le imprese le imposte principali sono: l’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive) e IRPEG (Imposta sul reddito delle persone giuridiche) che colpisce le società di capitali . Con il decreto legislativo del 18/12/97, l'IRPEG è diventata un'imposta sul reddito a due aliquote (dual income tax,nota come DIT).
Lo strumento DIT consente di assoggettare ad un regime fiscale agevolato secondo determinate regole gli interventi che comportano incrementi del patrimonio netto; si pone quindi lo scopo di contrastare uno degli aspetti di tradizionale debolezza del nostro sistema produttivo e cioè la diffusa insufficiente capitalizzazione delle imprese.
Il meccanismo agevolativo previsto da questo decreto si è però dimostrato poco efficace per incidere in modo rapido e diffuso sui comportamenti aziendali; ciò ha spinto il Parlamento ad intervenire con la delega contenuta nella legge 13/5/1999 n.133 per estendere e potenziare la disciplina della dual income tax; si è previsto per le società di capitali l’applicazione di un moltiplicatore dell’aumento del capitale investito e per le imprese individuali e le società di persone, il riferimento all’intero patrimonio netto.
La normativa, conseguente al d.lgs. 18/01/2000 n.9, si propone di potenziare gli effetti d’incentivo della dual incom tax stabilendo in sintesi quanto segue:
- il reddito complessivo netto dichiarato dalle società di capitali è assoggettabile all’imposta sul reddito delle persone giuridiche con l’aliquota del 19% per la parte corrispondente alla remunerazione ordinaria della variazione in aumento del capitale investito rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 30/9/1996, incrementata del 20% per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 30/9 1999 e del 40% per i periodi d’imposta successivi; in pratica il moltiplicatore è posto uguale a 1,2 per l’esercizio 2000 e a 1.4 per quelli successivi. Per la parte del reddito restante è applicata un’aliquota del 37%;
La remunerazione ordinaria è determinata con decreto del ministro delle Finanze, di concerto con il ministro del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica, entro il 31 marzo d’ogni anno, tenendo conto dei rendimenti finanziari medi dei titoli obbligazionari pubblici e privati, aumentabili fino al 3% a titolo di compensazione del maggior rischio; il tasso di remunerazione ordinaria del 7% finora applicato potrà nel futuro subire modifiche.
C’è da dire che l’applicazione dell’agevolazione non può determinare un’aliquota media dell’imposta inferiore al 27%, altrimenti è applicata una sola aliquota del 35% sul reddito totale.
Per quanto riguarda l’IRAP è applicata un’aliquota del 4,25%. La base imponibile dell’imposta si ottiene extracontabilmente sottraendo dal valore della produzione i costi di produzione deducibili ed escludendo quelli non deducibili che sono rispettivamente: la parte dei canoni di leasing riferibile agli interessi passivi, alcuni costi del personale, compensi per collaborazioni coordinate e continuative, svalutazioni di materiali e immateriali, perdite e svalutazioni su crediti, e altri.

Il sistema tributario prima della riforma del 1971
IMPORTANZA STORICA DELLE VARIE IMPOSTE
Il nostro Paese, per motivi ancor oggi discussi dagli storici, ha realizzato l'unità nazionale in ritardo e in condizioni di notevole arretratezza economica.
Di conseguenza, per un lungo periodo storico, l'esigenza di ottenere risparmio pubblico sufficiente a creare condizioni ambientali (infrastrutture, servizi, ecc.) per colmare questo ritardo, costituì per l'Italia un problema di fondo.
Questa esigenza si tradusse però, dati i rapporti di classe allora ilenti, in una severa compressione dei consumi popolari; compressione fu realizzata anche attraverso il sistema fiscale.
Secondo alcuni storici, peraltro vivacemente contraddetti da altri, questa scelta politica fu all'origine dell'ulteriore ritardo accumulato dal nostro Paese, dopo l'unificazione, nello sviluppo industriale. Comunque questa scelta ebbe un notevole riflesso sul sistema tributario italiano. Dai primi anni dell'unità d'Italia fino alla seconda guerra mondiale è stata assai alta, sul totale delle entrate tributarie, la percentuale rappresentata dalle imposte sui consumi, ossia da quelle imposizioni che gravano in misura relativamente maggiore sulle classi fruenti di redditi bassi.
Particolarmente gravose per le classi povere furono l'imposta sulla macinazione dei cereali (imposta sul macinato) che arrivò a fornire l'8% le entrate tributarie dando origine a numerose proteste e rivolte popolari - e l'imposta sul sale di cui lo Stato era ed è tuttora produttore monopolista. Altra gravosa imposta fu il dazio sul grano. L'imposta sul macinato fu abolita nel 1884, il dazio sul grano nel 1902. Nel fermento sociale degli anni che seguirono la prima guerra mondiale fu possibile un relativo rinnovamento del sistema fiscale. Fu introdotta un'imposta straordinaria sul patrimonio e, dopo un lungo dibattito, l'imposta complementare (un'imposta che, come si dirà più avanti, essendo commisurata ai redditi globali dei singoli cittadini, tende a realizzare il principio della perequazione tributaria). Come risulta dalla tabella , fu in questo modo possibile mantenere il livello d’incidenza delle imposte su reddito e patrimonio che si era avuto nel periodo bellico, periodo in cui necessariamente lo Stato aveva dovuto gravare di più sul reddito delle persone abbienti, dato il basso livello cui si erano ridotti i consumi popolari. L'avvento del fascismo bloccò questo processo innovativo e, in seguito, il consolidarsi del regime portò ad un nuovo mutamento d’indirizzo; in particolare l'imposta complementare, che era quella cui era affidata una funzione perequatrice nella distribuzione del carico fiscale, non raggiunse il suo obiettivo a causa soprattutto del basso livello delle aliquote e dei criteri fissati per la valutazione del reddito imponibile.

TABELLA: COMPOSIZIONE PERCENTUALE DELLE ENTRATE TRIBUTARIE (1862-1980).
IMPOSTE DIRETTE (SUL REDDITO E SUL PATRIMONIO) E IMPOSTE INDIRETTE.

PERIODI DIRETTE INDIRETTE PERIODI DIRETTE INDIRETTE

1862-1896 36 64 1949-1963 24 76
1897- 1906 35 65 1964-1970 28 72
1907-1913 28 72 1971-1974 32 68
1914-1919 34 66 1975-1978 45 55
1920-1928 34 66 1978 49 51
1929-1934 29 71 1979 50 50
1935-1938 31 69 1980 51 49
1939-1948 23 77 1981 55 45



IL PERIODO SUCCESSIVO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Dopo la seconda guerra mondiale, le istanze sociali che avevano caratterizzato il movimento di liberazione nazionale si tradussero, per ciò che riguarda il problema fiscale, in alcuni principi che furono sanciti dalla Costituzione della Repubblica, nella quale è accolto il principio della capacità contributiva (art. 53) nella distribuzione del carico fiscale. Quindi il sistema tributario è confermato a criteri di progressività.
Alcuni miglioramenti in questa direzione furono introdotti con esenzioni dei redditi minimi, con l'introduzione dell'imposta sulle società e dell'imposta cedolare, ma la riforma più importante, quella della complementare, che fu attuata nel 1951 su iniziativa del ministro Vanoni, diede risultati piuttosto modesti.
Nel clima d’adeguamento della struttura dello Stato alle nuove funzioni cui esso, in una società moderna, deve assolvere anche nel campo dell'economia,nel 1971 è stata finalmente varata una riforma globale del Sistema tributario che nel suo complesso è entrata in vigore il 1 gennaio 1974.
In seguito sono stati emanati parecchi provvedimenti tendenti sia ad adattare il sistema a nuove esigenze, sia a renderlo più omogeneo rispetto a quelli degli altri paesi della CEE.
Il nostro sistema tributario è pertanto modellato essenzialmente sui principi informatori di questa riforma le cui linee di fondo ricalcano i sistemi tributari dei paesi della CEE.
Alcuni elementi del vecchio sistema tributario sono tuttavia rimasti in vita e formano ora un tutto unico con il nuovo sistema. La riforma tributaria è stata fatta con legge 9 ottobre 1971 n. 825, ed è entrata in vigore il 1gennaio 1974.Il vecchio ordinamento veniva da tutti considerato superato e inaccettabile essenzialmente per questi motivi:
a) era troppo complesso, sia per il gran numero di tributi esistenti, sia per l'eccessivo numero di leggi (non sempre chiare) che lo costituivano;
b) l'incertezza rendeva il sistema costoso e sperequato, soprattutto a causa delle possibilità d’evasione fiscale che esso offriva;
c) alcune imposte (l'IGE in particolare) creavano effetti distorsivi sulla struttura interna delle imprese e sui prezzi;
d) era assai poco flessibile, rispetto alle esigenze d’intervento congiunturale.
La riforma tributaria ha teso a:
a) razionalizzare le imposte (anche riducendole di numero);
b) distribuire meglio il carico tributario;
c) ridurre il più possibile le esenzioni;
d) ridurre le evasioni attraverso un migliore accertamento, reso possibile dalla costituzione dell'anagrafe tributaria (centro nazionale di raccolta d’atti rilevanti, ai fini fiscali, compiuti dai singoli contribuenti).
Nel nostro sistema d'imposizione fiscale le imposte più importanti sono: l'imposta sul valore aggiunto (IVA), l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), a carattere personale e progressivo che grava sul reddito; l'imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), a carattere personale e proporzionale che colpisce il reddito di una persona giuridica (ad esempio una società) e l'imposta locale sull'incremento reale di valore degli immobili (INVIM), che colpisce l'incremento di valore degli immobili.

SFORZI PER RAGGIUNGERE L’EQUITÀ
Siccome nessuna forma di ricchezza è un indicatore perfetto della capacità del contribuente, molte nazioni moderne cercano di diversificare i propri sistemi fiscali. Molti pensano alla capacità di pagare in termini di reddito; questo punto di vista, tuttavia, sta perdendo terreno poiché divengono sempre più esplicite le iniquità dei moderni sistemi impositivi basati sul reddito. La tassa sulla proprietà è stata anch'essa oggetto di numerose critiche. Una forma globale di tassazione sulle spese di consumo ha guadagnato consensi tra gli esperti fiscali, ma non tra i cittadini.
Nessuna imposta è riscossa in modo perfettamente uniforme; è inevitabile che il suo peso ricada più marcatamente su alcuni contribuenti. Esenzioni, eccezioni e altri stratagemmi fiscali sono in parte il risultato di preoccupazioni umanitarie per coloro che ne subiscono il peso maggiore; in parte, riflettono le pressioni politiche, in parte derivano da inefficienza amministrativa o incapacità di gestire la struttura estremamente complessa del sistema fiscale. Utilizzando una gran varietà d’imposte, i governi possono distribuire le diseguaglianze e mitigarne così l'effetto. Al crescere della pressione fiscale e del risentimento dei contribuenti per le palesi iniquità delle tasse più comuni, aumenta l'interesse per le imposte progettate per assicurare un trattamento equo rispetto ai benefici ricevuti. Fra tali imposte vi sono quella sui carburanti, che è destinata alla manutenzione e alla costruzione di strade, e i contributi previdenziali, accantonati per l'assicurazione contro l'invalidità e come fondi pensione dei lavoratori.

Effetti dell'imposta
L’introduzione di una nuova imposta produce sempre notevoli effetti sul sistema economico. I problemi relativi a questi effetti possono essere suddivisi in: problemi relativi al rispetto della norma, problemi relativi agli effetti psicologici sui produttori, problemi relativi ai mutamenti dei prezzi.
Il contribuente che si sottrae illegalmente al pagamento dell’imposta dicesi evasore fiscale. L’evasione è un reato e, in quanto tale, punibile con pene sia pecuniarie sia detentive. E’ possibile anche che il contribuente cerchi di aggirare la legge senza violarla sottraendosi al pagamento dell’imposta, (elusione fiscale) che consiste nello sfruttare le possibili scappatoie concesse dalla legge per sottrarsi all’onere tributario. In questo caso si parla d’elusione fiscale.
L’elusione d’imposta è un fenomeno che può assumere proporzioni rilevanti soprattutto per le imprese e particolarmente per quelle che operano sui mercati internazionali. Giocando infatti sulle norme tributarie più o meno favorevoli dei diversi paesi del mondo, un impresa può conseguire rilevanti benefici fiscali, con grave danno per l'Erario. Esistono paesi in genere di piccole dimensioni e situati nel mondo non industrializzato che non prevedono imposizioni sul reddito dell’impresa o applicano comunque un’imposizione molto modesta: sono i cosiddetti paradisi fiscali. Per la Legge si definiscono tali i regimi fiscali che sottopongono i redditi d’impresa ad un ‘imposizione inferiore della metà rispetto a quella vigente in Italia. Una legge del 1992 ha stilato l’elenco dei paesi a bassa fiscalità, la cosiddetta black list., dividendoli in tre gruppi a seconda dell’entità del vantaggio fiscale concesso.

ALTRI EFFETTI DELL’IMPOSIZIONE FISCALE
Secondo alcuni studiosi, l’introduzione di una nuova imposta spinge il soggetto colpito a ridurre la propria attività produttiva. In questo modo quindi il contribuente si sottrae legalmente, facendone venir meno i presupposti, al pagamento di una quota d’imposta (rimozione dell’imposta). Secondo altri studiosi, l’introduzione dell’imposta spinge invece il contribuente ad eliminare gli effetti dell’imposta stessa, producendo di più (elisione dell’imposta) .
Le imposte possono avere effetti sui prezzi se il soggetto colpito ha modo di addossare ad altri, in tutto o in parte, l’onere dell’imposta. Ciò è possibile quando il soggetto colpito ha rapporti di scambio con altri soggetti, e può quindi trasferire l’imposta mediante l’aumento del prezzo del bene o servizio o fattore scambiato.
Il soggetto legalmente colpito dall’imposta (contribuente di diritto) dicesi percosso, il soggetto che effettivamente paga (contribuente di fatto) dicesi inciso.
La traslazione avviene in misura più o meno accentuata o non avviene affatto a seconda delle circostanze in cui l’imposta opera.
Le circostanze da prendere in esame sono:
1. Regime di mercato esistente;
2. Generalità o specialità dell’imposta;
3. Elasticità della domanda;
4. Lunghezza del periodo considerato;
5. Tipo d’imposta;
6. Mobilità dei capitali;
7. Andamento dei costi di produzione dei beni colpiti.
In mercato di libera concorrenza la traslazione avviene se l’imposta è speciale, non avviene se è generale. Se però vi è mobilità di capitali verso l’estero, l’imposta può essere trasferita anche se è generale; per le imposte speciali, se i capitali sono facilmente spostabili da un settore all’altro, la traslazione avviene più facilmente.
La traslazione è ostacolata dall’elasticità della domanda, poiché se la domanda è molto elastica all’aumento del prezzo i compratori riducono alquanto la loro richiesta sul mercato; è quindi difficile aumentare i prezzi. L’adeguamento del mercato alle nuove condizioni determinate dall’imposta (aumento dei prezzi) avviene in modo tanto più completo quanto più lungo è il periodo di tempo preso in considerazione. In un tempo brevissimo non è infatti possibile cambiare la quantità che esiste sul mercato, in un tempo breve è possibile mutarla nei limiti della capacità produttiva degli impianti esistenti, in un periodo lungo è possibile mutare la capacità produttiva adeguando gli impianti stessi.
Se i costi sono crescenti la traslazione avviene in modo parziale, se costanti in misura pari all’imposta, (cioè totale), se sono decrescenti l’aumento del prezzo supera l’ammontare stesso dell’imposta.
In regime di monopolio il prezzo è fissato dal monopolista secondo il criterio del massimo profitto per cui, se l’imposta è fissa o proporzionale al profitto, la traslazione non è possibile, poiché il profitto continua ad essere massimo al prezzo precedente, se è proporzionale alla produzione o progressiva rispetto al profitto, la traslazione è possibile, poiché muta il prezzo al quale il massimo profitto si realizza.
L’ammortamento dell’imposta consiste nella diminuzione di valore del bene capitale dal quale deriva il reddito colpito.
L’assieme degli effetti sui prezzi dei vari beni direttamente o indirettamente colpiti da imposta dicesi diffusione dell’imposta.
Per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale il sistema tributario Italiano adotta due metodi:
Controllo incrociato e contrapposizione d’interessi.
Con il primo metodo, la pubblica amministrazione, nel momento in cui il contribuente deposita la propria dichiarazione, valuta se sussiste un corretto coordinamento tra la dichiarazione presentata per il pagamento delle imposte dirette e quella presentata per il pagamento di quelle indirette.
Il secondo metodo per contrastare l’evasione è quello della contrapposizione d’interessi, che il legislatore attua tenendo sotto controllo due categorie di soggetti: ad esempio con l’analisi del rapporto intercorrente tra un medico e il proprio paziente, lo Stato è in grado di controllare la dichiarazione dei redditi sia di chi ha effettuato la spesa medica, sia di chi ha prestato l’assistenza o la consulenza medica.
Nonostante sia difficile ottenere misurazioni precise, i governi sono comprensibilmente attenti alla ricaduta verticale dell’onere fiscale: l’imposta colpisce più pesantemente il ricco che il povero (tassazione progressiva) che realizza un’uguaglianza sostanziale, colpisce ciascuno secondo la propria capacità contributiva (tassazione proporzionale) che realizza un’uguaglianza formale, o grava maggiormente sui poveri (tassazione regressiva). In molte nazioni moderne, una struttura fiscale generalmente progressiva è considerata auspicabile per due ragioni. Primo, perché una tassazione progressiva è più equa (in quanto i ricchi hanno una maggiore capacità contributiva); secondo, perché gli estremi di ricchezza e povertà sono considerati dannosi per il benessere economico e sociale e una struttura progressiva tende a mitigare questi estremi.
D’altro canto, le aliquote d’imposta troppo progressive (che cioè salgono troppo rapidamente al crescere dell’imponibile) possono scoraggiare sia il lavoro sia gli investimenti, eliminando gran parte delle remunerazioni. Nei primi anni Ottanta, questo problema ha richiamato l’attenzione dei politici indirizzandoli verso teorie economiche che enfatizzano l’importanza di evitare che le tasse eliminino gli incentivi agli investimenti, da parte dei singoli o delle imprese.


I PARADISI FISCALI NEL MONDO
CARAIBI: Anguilla, Antigua, Antille Olandesi, Aruba, Bahama, Barbados, Barbuba, Bermuba, Dominica, Giamaica, Grenada, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini Britanniche, Montserrat, Nevis, portorico, Saint Lucia, Saint Kitts, Saint Vincent
AMERICA CENTRO SUD: Costa Rica, panama, Uruguay.
EUROPA: Andorra, Cipro, Isole del canale, Isola di Man, Liechtenstein, malta, Svizzera.
MEDIO-ORIENTE: Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Libano, Obano.
AFRICA: Gibuti, Liberia, Seicelle.
ASIA: Filippine, Macao, Malesia, Singapore.
PACIFICO: Isole Cook, Nauru, Vanuatu, Western Samoa.

ANGUILLA
Anguilla (isola) Isola del mar dei Caraibi, compresa nel gruppo delle isole Leeward, nelle Piccole Antille. D’origine corallina, si estende per 96 km2; ha una caratteristica forma stretta e allungata, e proprio dalla sua struttura morfologica, che ricorda un'anguilla, ha derivato il suo nome. La popolazione, quasi tutta discendente dagli schiavi neri provenienti dall'Africa, assomma a 7000 abitanti, dediti perlopiù all'agricoltura (cotone, prodotti ortofrutticoli), alla pesca, all'estrazione del salmarino e alle attività legate a un fiorente turismo. Capoluogo è il piccolo centro di The Valley (600 abitanti); l'aeroporto è situato in una località chiamata Wallblake, mentre i porti sono a Sandy Ground e a Blowing Point.
Anguilla fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1493 e fu colonizzata dagli inglesi solo nel 1650. Venne ufficialmente istituita in colonia britannica nel 1881 unitamente alle isole di Saint Kitts e Nevis, che già dal 1623 erano state occupate dagli inglesi; ne seguì poi le sorti, acquisendo l'autonomia interna nel 1967, come stato associato alla Gran Bretagna. Anguilla (distaccata da Saint Kitts e Nevis nel 1976) è tuttora una dipendenza britannica, unitamente alla più piccola isola di Sombrero (5 km2), retta da un governatore, come rappresentante del sovrano, ma dotata di una propria costituzione; nel 1983 Saint Kitts e Nevis hanno invece ottenuto la piena indipendenza.

ANTIGUA

Antigua Città del Guatemala meridionale, capoluogo del dipartimento di Sacatepéquez; detta anche Antigua Guatemala, è situata nei pressi della capitale del paese, Città di Guatemala. È il principale centro commerciale e mercato delle regioni circostanti, in cui si coltivano caffè selezionato, frumento, canna da zucchero, frutta e ortaggi.
Fondata nel 1527, fu per oltre due secoli sede governativa della colonia spagnola del Guatemala, che comprendeva quasi tutta l'America centrale. La città vecchia fu distrutta da un terremoto nel 1773, ma sono rimasti alcuni edifici coloniali (vedi Architettura coloniale) che costituiscono una delle maggiori attrattive turistiche della città.
Abitanti: 15.801 (1981).

ANTILLE

Antille Olandesi (olandese Nederlandse Antillen), isole, situate nel mar dei Caraibi, che costituiscono una dipendenza dei Paesi Bassi. Il primo gruppo, comprendente Curaçao e Bonaire (fino al 1986 comprendeva anche Aruba, che si è resa indipendente), è situato a breve distanza dalla costa venezuelana, a nord-ovest della città di Caracas, fa parte delle isole Sottovento e ha una superficie di 732 km2. Il secondo gruppo, che fa parte delle isole Leeward, è situato all'estremità settentrionale della catena delle Piccole Antille, a est di Puerto Rico, e comprende la parte meridionale dell'isola di Saint-Martin (Sint Maarten) e le isole di Sint Eustatius e di Saba, con una superficie complessiva di 68 km2. La popolazione totale è di 189.474 abitanti (1992). Il capoluogo e il maggiore centro urbano è Willemstad, situato sull'isola di Curaçao (ha una popolazione di 43.547 abitanti, 1992).
La maggiore industria delle Antille olandesi è la raffinazione del petrolio importato dal Venezuela. Grandi raffinerie si trovano a Curaçao. Il petrolio e i suoi derivati costituivano, alla fine degli anni Ottanta, circa l'85% dell'esportazione. Altre importanti attività economiche sono la produzione di tessuti, di apparecchiature elettroniche, di rum e di sale, il turismo, che è un'importantissima voce del bilancio, e l'estrazione di fosfato di calcio a Curaçao. La moneta corrente è il fiorino delle Antille Olandesi, che corrisponde a circa 902 lire italiane (1996). La lingua ufficiale è l'olandese, anche se viene abitualmente usato il "papiamento", una lingua creola formata dalla fusione di elementi spagnoli e portoghesi. La religione prevalente è il cattolicesimo. Il potere esecutivo è esercitato da un governatore, nominato dal governo olandese, e dal consiglio dei ministri. L'autorità legislativa è conferita allo Staten, composto da 22 membri elettivi. La difesa e la politica estera sono gestite dall'Olanda.
Gli spagnoli presero possesso delle isole Leeward nel 1527, seguiti nel 1634 dagli olandesi, che le hanno governate ininterrottamente dall'inizio del XIX secolo. Le isole, anticamente note come Indie Occidentali olandesi (vedi Indie occidentali), hanno costituito una colonia olandese fino al 1954, quando sono entrate a far parte del regno dei Paesi Bassi.

ARUBA
Aruba Piccola isola situata nel mar dei Caraibi, a breve distanza dalla costa del Venezuela, in prossimità della penisola di Paraguaná, e compresa nelle Piccole Antille. Ha fatto parte delle Antille Olandesi fino al 1986, anno in cui ha ottenuto l'autonomia interna, con un governatore nominato dal sovrano dei Paesi Bassi che gestisce le relazioni esterne. Ha una superficie di 193 km2. Le principali risorse economiche sono costituite dall'agricoltura, dal turismo e dall'industria petrolchimica. Oranjestad, situata nell'estremità occidentale dell'isola, è la città principale ed è la sede dell'Università di Aruba. La popolazione è di circa 68.000 abitanti (1993).

BAHAMA

Bahama Stato indipendente delle Indie Occidentali, membro del Commonwealth (denominazione ufficiale: Commonwealth of the Bahamas). Le Bahama comprendono un arcipelago di circa 700 isole e isolotti e quasi 2400 fra scogli e banchi di sabbia e corallo, che si estendono nel mar dei Caraibi per circa 1200 km da Palm Beach (Florida, Stati Uniti) alle propaggini orientali di Cuba. La superficie territoriale è di 13.939 km2. La capitale è Nassau (172.196 abitanti nel 1990) nell'isola di New Providence, mentre l'unico altro centro di rilievo è Freeport, nell'isola di Grand Bahama.
Solo una quarantina di isole è abitata. Dal punto di vista economico, New Providence è la più importante e ospita più della metà della popolazione complessiva delle Bahama, composta per l'85% da neri. Le altre isole maggiori sono: Acklins, Andros, Cat, Crooked, Eleuthera, Grand Bahama, Great Abaco, Great Inagua, Harbour, Long, Mayaguana e San Salvador (Watling). La popolazione, nel 1992, era stimata a circa 264.000 abitanti; la lingua ufficiale è l'inglese.
Ogni anno circa tre milioni di turisti visitano le Bahama, attratti dal clima subtropicale e dalle splendide spiagge: il turismo copre infatti circa il 50% del prodotto interno lordo dello stato. Grazie a leggi fiscali particolarmente favorevoli, centinaia di banche hanno stabilito le loro sedi alle Bahama, mentre le attività industriali non sono molto sviluppate (raffinerie di petrolio, produzione di articoli farmaceutici, sale, rum e crostacei). Il prodotto interno lordo ammonta a 2913 milioni di dollari USA, con un reddito pro capite di circa 11.035 dollari (dati della Banca Mondiale). L'unità monetaria è il dollaro delle Bahama.
Storia
Il primo europeo a raggiungere le isole nel 1492 fu Cristoforo Colombo il quale, approdato probabilmente a Samana Cay, le battezzò San Salvador. I primi coloni permanenti non furono spagnoli bensì britannici, i quali fondarono Eleuthera e New Providence nel 1648 circa. Gli spagnoli attaccarono ripetutamente questi insediamenti, mentre le isole divennero poi roccheforti di pirati e bucanieri, in particolare del temutissimo Barbanera. Dal 1670 le Bahama furono sotto la reggenza del governatore della colonia britannica della Carolina (America del Nord); i britannici ne assunsero poi direttamente il controllo civile e militare a partire dal 1717.
Durante la guerra d'indipendenza americana, nel 1776 Nassau fu per un breve periodo base delle forze navali americane, mentre gli spagnoli si impadronirono delle isole nel 1782-1783 e i britannici ne fecero una propria colonia nel 1787. L'abolizione della schiavitù nel 1834 fece sì che le colture di piantagione non reggessero più la concorrenza di quelle nordamericane, dove lo schiavismo continuava a sussistere. La decadenza dell'agricoltura, dovuta in parte all'impoverimento dei suoli, comportò anche un calo demografico, ulteriormente aggravato da un'epidemia di colera scoppiata a metà del XIX secolo. Le isole rifiorirono temporaneamente durante la guerra di secessione, quando servirono per aggirare l'embargo, e nuovamente durante il periodo del proibizionismo negli Stati Uniti (1920-1933), utilizzate come base dai contrabbandieri di rum. Nel 1964 la Gran Bretagna concesse alle Bahama un parziale autogoverno. Si svilupparono poi tensioni razziali fra partiti a predominanza nera e bianca, fino a quando, nel 1967, il Partito liberale progressista (PLP), composto in maggioranza da neri, vinse le elezioni generali e il suo leader, Lynden O. Pindling, divenne primo ministro. La piena indipendenza fu raggiunta il 10 luglio 1973 e Pindling rimase al governo per tutti gli anni Settanta e Ottanta. Il gravissimo problema della disoccupazione e le accuse di corruzione mosse al governo finirono per minarne il consenso. Nell'agosto del 1992, il Movimento di libertà nazionale (FNM) vinse le elezioni politiche e Hubert Ingraham divenne il nuovo primo ministro.
Le elezioni del 1997 ridiedero a Ingraham la maggioranza dei seggi in parlamento.

BARBADOS

Barbados Stato indipendente delle Indie Occidentali, l'isola di Barbados si trova a est di Saint Vincent, nell'arcipelago Windward. Ha una superficie di 431 km2 e la capitale è Bridgetown.
Territorio
L'isola di Barbados presenta coste piatte, con golfi e porti naturali poco profondi; nell'interno il territorio è mosso da leggere ondulazioni collinari. Il suolo è costituito da depositi corallini sovrapposti a rocce sedimentarie.
Il clima tropicale è addolcito dalle brezze che spirano dal mare e la temperatura media annua è di circa 26,1 °C. Le precipitazioni, concentrate prevalentemente nella stagione che va da giugno a dicembre, raggiungono mediamente i 1000 mm sulla costa e i 2300 mm nell'interno; occasionalmente l'isola viene investita dagli uragani. Limitata è la presenza di fauna (lepri, scimmie, manguste e numerose specie di uccelli). La vegetazione originaria, quasi del tutto scomparsa, è stata eliminata per favorire le coltivazioni intensive. Scarse sono le risorse minerarie.
Popolazione, istruzione e cultura
La popolazione di Barbados conta 257.082 abitanti (stima 1990), con una densità media di 572 abitanti per km2. L'incremento demografico, a causa della forte emigrazione, è sceso, intorno alla metà degli anni Ottanta, sotto l'1%. La capitale Bridgetown, con circa 6720 abitanti, è la città principale e l'unico porto dell'isola.
La maggioranza della popolazione è costituita da neri (90%), il rimanente sono bianchi e meticci. La lingua ufficiale è l'inglese; più della metà della popolazione è di religione protestante, mentre alcune minoranze professano altre religioni tra cui quella cattolica.
L'istruzione è gratuita dai 5 ai 16 anni d'età. A Bridgetown ha sede dal 1963 un campus dell'università delle Indie Occidentali.
A Barbados, colonia inglese per più di tre secoli, la cultura esprime influenze britanniche combinate a tradizioni popolari africane, chiaramente distinguibili nella musica e nelle danze.
Economia
L'economia è tradizionalmente basata sulla coltivazione della canna da zucchero e sull'esportazione di zucchero, melassa e rum. La canna da zucchero viene coltivata sia in piccoli appezzamenti sia su vasta scala. Gli sforzi governativi per ridurre la dipendenza economica dai prodotti della monocultura hanno incentivato alcune produzioni industriali (abbigliamento, mobili, componenti elettronici, articoli di plastica) e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e di gas naturale di recente scoperta. Alla tradizionale attività peschereccia, già dagli anni Settanta si è aggiunto il turismo, che ha arrecato al paese un consistente apporto di valuta estera.
L'isola è dotata di una buona rete stradale; a Seawell, nella zona sudorientale, è situato l'aeroporto internazionale e a Bridgetown il porto, costruito nel 1961. Nel 1972 è stato creato un istituto bancario nazionale ed è stata adottata una nuova unità monetaria: il dollaro di Barbados, suddiviso in 100 centesimi.
Ordinamento dello stato
Barbados riconosce come capo dello stato il sovrano del Regno Unito, rappresentato da un governatore generale. In base alla Costituzione del 1966 il potere esecutivo è esercitato dal governo (diretto e controllato da un consiglio dei ministri presieduto dal primo ministro), mentre il potere legislativo è affidato al Parlamento, composto dal Senato e dalla Camera dei rappresentanti eletti a suffragio universale.
Storia
Scoperta dagli spagnoli nel XVI secolo, Barbados fu raggiunta dai primi coloni inglesi nel 1627 e divenne un possedimento della corona britannica nel 1663. La prosperità dell'isola fu gravemente compromessa nel XVIII secolo dalla guerra tra Francia e Gran Bretagna e, in seguito, dalla guerra di secessione americana. L'abolizione della schiavitù nel 1834 diede un nuovo impulso alla produzione agricola e risollevò le sorti economiche dell'isola.
Nel 1876 il governo britannico impose una confederazione tra Barbados e le isole Windward, distanti circa 160 km. Nei decenni successivi l'emancipazione della maggioranza dei neri e dei meticci portò gradualmente al potere politico la popolazione di colore, che in alcune legislature ebbe un numero di rappresentanti superiore a quello dei proprietari terrieri bianchi.
Nel 1937 il governo britannico fu costretto a concedere a Barbados riforme sociali e politiche, che gradualmente portarono all'istituzione del suffragio universale (1951). Dal 1958 al 1962 Barbados fece parte della Federazione delle Indie Occidentali, che includeva anche Trinidad e Tobago.
L'isola ottenne l'istituzione di una forma di autogoverno nel 1961 e divenne stato indipendente nell'ambito del Commonwealth il 30 novembre 1966. Membro delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli stati americani, il paese nel 1973 ha contribuito alla creazione della Comunità economica dei paesi caraibici, un'organizzazione per la cooperazione politica e sociale e l'integrazione economica. Barbados ha raggiunto una forma di governo democratico e stabile, basata sull'alternanza dei due maggiori partiti politici. Nelle elezioni del 1994 la vittoria è andata al Partito laburista di Owen Arthur. Nel 1996 l'isola ha raggiunto un accordo e