Efficienza in un'impresa industriale

Materie:Appunti
Categoria:Economia Aziendale
Download:1142
Data:12.10.2009
Numero di pagine:9
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
efficienza-impresa-industriale_1.zip (Dimensione: 10.42 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_efficienza-in-un-impresa-industriale.doc     49.5 Kb


Testo

EFFICIENZA
L’efficienza consiste nella MASSIMIZZAZIONE DEI RISULTATI, MINIMIZZANDO GLI SFORZI SOSTENUTI PER OTTENERLI.
E’ un obiettivo indispensabile per l’impresa che lavora nell’attuale sistema economico, caratterizzato da elevatissima competitività , soprattutto per i prodotti standardizzati.
Vi sono due modalità per raggiungerlo:
a) minimizzazione dei costi
b) massimizzazione dei ricavi
MINIMIZZAZIONE DEI COSTI
L’impresa efficiente tende a minimizzare il costo unitario di produzione, ottenuto dividendo i costi dei fattori produttivi consumati per la quantità di prodotti ottenuti.
Il costo unitario di produzione esprime il costo sostenuto per produrre n° 1 unità di prodotto finito.
COSTO UNITARIO DI COSTO FATTORI PRODUTTIVI CONSUMATI
PRODUZIONE = -----------------------------------------------------------
Da minimizzare QUANTITA’ PRODOTTI OTTENUTI
Per raggiungere tale obiettivo, l’impresa efficiente può adottare una o più delle seguenti cinque strategie :
1) minimizzazione dei prezzi d’acquisto dei fattori produttivi
Quando i beni acquistati sono offerti sul mercato da un elevato numero di imprese, in competizione fra loro , il prezzo d’acquisto è difficilmente modificabile, risultando un fattore esterno alla singola impresa acquirente ,sul quale la stessa ha poche possibilità d’influsso.
Questa strategia è poco efficace per i beni altamente standardizzati e offerti su un mercato molto competitivo
2) Massimizzazione del rendimento dei fattori produttivi
Tale rendimento si determina dividendo la quantità di fattori produttivi consumati per la quantità di prodotti ottenuti :

Rendimento dei fattori Quantità fattori produttivi consumati
Produttivi = -------------------------------------------------
Quantità prodotti ottenuti
Il rendimento dei fattori produttivi esprime la quantità di fattori consumati per ottenere n°1 unità di prodotto finito.
Massimizzare il rendimento dei fattori produttivi significa minimizzare il valore di tale rapporto.
Poiché i fattori produttivi sono diversi fra loro e ognuno viene misurato fisicamente con diverse unità di misura, viene calcolato un distinto rapporto per ciascun fattore consumato; avremo ,pertanto, il rendimento della manodopera, il rendimento delle materie prime ,etc…..
La massimizzazione del rendimento dei fattori produttivi consente di ottimizzare le condizioni del loro utilizzo e minimizzare gli sprechi.
Rappresenta una strategia estremamente efficace ,per minimizzare il costo unitario di produzione, perché agisce su un fattore interno (condizioni di utilizzo dei fattori produttivi) sul quale l’impresa ha elevate possibilità di manovra.
3) Minimizzazione del costo unitario fisso di produzione
Il costo unitario, cioè il costo sostenuto dall’impresa per produrre n° 1 unità di prodotto finito, è pari alla somma di quello fisso con quello variabile:
Costo COSTI TOTALI COSTI FISSI COSTI VARIABILI
unitario = ----------------------- = -------------------------- + --------------------------
di Q.TA’ PRODOTTI Q.TA’ PRODOTTI Q.TA’ PRODOTTI
produzione
costo unitario costo unitario
fisso variabile
Poiché il totale dei costi fissi non varia al variare della quantità prodotta ( a parità di capacità produttiva ) , mentre il totale dei costi variabili varia in modo direttamente proporzionale alla quantità prodotta ( ad esempio, se la produzione raddoppia, anche il totale dei costi variabili raddoppia), il costo unitario fisso
diminuisce all’aumentare della quantità prodotta, mentre il costo unitario variabile rimane costante.
Pertanto, l’unica componente del costo unitario di produzione sulla quale è possibile agire , per abbassarlo, è IL COSTO UNITARIO FISSO.
A tale scopo è necessario sfruttare al massimo la capacità produttiva esistente e quindi risolvere in maniera ottimale il problema del dimensionamento dei beni strumentali .
In particolare, come già visto in quarta, quest’ultimo problema viene risolto in modo da soddisfare la domanda media annua del mercato , ricorrendo allo stoccaggio dei prodotti finiti , nei momenti di congiuntura favorevole, quando la produzione è inferiore alla domanda.
Infatti, le oscillazioni della domanda del mercato impediscono di dimensionare la capacità produttiva sul suo livello massimo, per evitare sottoutilizzi della stessa , nei periodi di congiuntura sfavorevole,in cui la produzione supera la domanda del mercato, con conseguente incremento del costo unitario fisso di produzione.
4) Riduzione dei costi fissi complessivi
Per raggiungere tale obiettivo è possibile agire in varie direzioni :
a) utilizzare un numero limitato di impianti e macchinari di maggiori dimensioni, in modo da realizzare le cosiddette economie di scala, derivanti dalla produzione di una elevata quantità di prodotti.
Tale strategia , tuttavia, crea all’interno dell’impresa condizioni di estrema rigidità, perché le economie di scala si realizzano solo dotando l’impresa di una consistente capacità produttiva.
In tali condizioni , però, l’impresa rischia di non essere in grado di adattarsi ai cambiamenti della domanda del mercato,sia in termini di quantità che di qualità dei prodotti finiti realizzati.
b) Ricorrere ad una politica di decentramento produttivo, chiamata anche outsourcing, oppure esternalizzazione.
Consiste nell’affidare a fornitori esterni l’esecuzione di talune fasi del processo produttivo o di taluni prodotti, in modo occasionale, per soddisfare le punte elevate della domanda del mercato, quando la produzione non è sufficiente, oppure in modo continuativo.
In entrambe i casi tale politica consente di contenere la capacità produttiva e quindi gli investimenti immobilizzati , che originano costi fissi, senza pregiudicare le vendite.
E’ una strategia molto utilizzata dalle imprese, perché consente di sostituire ai costi fissi costi variabili.
I costi sostenuti dalle imprese per le esternalizzazioni sono infatti variabili, perché dipendono dalla consistenza della domanda del mercato.
Nei periodi di congiuntura sfavorevole è possibile ridurre i costi per le lavorazioni esterne , riducendo gli ordini ai fornitori, mentre in quelli di congiuntura favorevole il ricorso alle lavorazioni esterne aumenta in modo proporzionale all’incremento della domanda del mercato.
L’estrema variabilità di tali costi aumenta la flessibilità dell’impresa e la sua elasticità.
In particolare, la flessibilità consiste nella capacità dell’impresa di variare la qualità dei prodotti e/o produrre prodotti nuovi ,in tempi brevi e con costi tollerabili.
Per elasticità, invece, si intende capacità dell’impresa di variare il volume della produzione, sempre in tempi brevi e con costi tollerabili, in relazione alle mutate esigenze del mercato.
5) Frazionamento della capacità produttiva in più luoghi
Consiste nell’utilizzare un elevato numero di impianti di piccole dimensioni,situati in luoghi differenti.
Rappresenta una strategia alternativa all’utilizzo di un limitato numero di impianti e macchinari di elevate dimensioni.
A differenza di quest’ultima, che causa rigidità dell’impresa, il frazionamento della capacità produttiva favorisce la flessibilità e l’elasticità.
Affinché, tuttavia, sia possibile frazionare la capacità produttiva, è necessario che si verifichino le seguenti condizioni:
a) Vi sia un basso livello di integrazione verticale: si ha integrazione verticale se il processo produttivo è suddiviso in più fasi sequenziali coordinate fra loro , che utilizzano impianti e macchinari con caratteristiche differenti e che sono complementari fra loro.
Un’elevata integrazione verticale rende impossibile realizzare il frazionamento della capacità produttiva.
b) Vengano adottati sistemi di automazione flessibili nei processi produttivi , in grado di compiere lavorazioni diverse sullo stesso tipo di prodotto.
Ciò è possibile, sottoponendo gli impianti a cambiamenti opportuni di attrezzaggio , nel passaggio dalla produzione di un bene a quella di un altro.
L’adozione, tuttavia, di impianti aventi le descritte caratteristiche comporta il sostenimento di notevoli investimenti in beni strumentali e quindi è strettamente connesso ad un attento dimensionamento della capacità produttiva.
Quindi, quando il potenziamento della flessibilità entri in conflitto con l’obiettivo di minimizzare i costi, è necessario trovare un punto di equilibrio fra le esigenze contrastanti .
Un’utile soluzione a tale conflitto consiste nel perseguimento di una politica di decentramento produttivo.
In altre parole, se l’impresa non è in grado di frazionare la capacità produttiva, oppure non lo può fare , per gli elevati costi connessi, ricorre all’outsourcing , che le consente di raggiungere contemporaneamente n°2 obiettivi:
- quello di essere flessibile ed elastica
- quello di minimizzare i costi.
c) Venga potenziato il livello di professionalità del personale tecnico.

MASSIMIZZAZIONE DEI RICAVI
Per massimizzare i ricavi, l’impresa moderna, che opera su un mercato altamente competitivo, cerca di ottimizzare la soddisfazione della clientela attraverso un serie di manovre:
- la differenziazione dei prodotti, finalizzati a soddisfare esigenze differenti
- il potenziamento della qualità dei prodotti
- la personalizzazione del prodotto
- la rapidità e la puntualità delle consegne
- la flessibilità produttiva
Al contrario, la manovra di alzare il prezzo di vendita dei prodotti è tanto meno praticabile quanto più standardizzati e di largo consumo sono i prodotti venduti e quanto più competitivo è il mercato di sbocco.
Solo per i prodotti cosiddetti “di nicchia”, venduti su un ristretto segmento del mercato, riservato ad una limitata clientela, il rialzo dei prezzi di vendita non sempre rischia di compromettere le vendite.
Le descritte strategie per perseguire l’efficienza non sono in contrapposizione fra loro e quindi possono essere perseguite dall’impresa contemporaneamente.
Esternalizzazione - scritture contabili
Oggi le imprese ricorrono in modo sempre più consistente all’outsourcing, allo scopo di aumentare la propria elasticità e flessibilità.
Le rilevazioni contabili connesse all’esternalizzazione originano costi d’esercizio, che variano in modo direttamente proporzionale al variare della quantità prodotta e si chiamano LAVORAZIONI DI TERZI:
l’impresa committente dà incarico ad una terza impresa, commissionaria, di eseguire per suo conto lavorazioni di materie prime o semilavorati di proprietà della committente, che vengono temporaneamente sottratti alla sua disponibilità, affinché l’impresa esterna possa sottoporli ad un processo fisico-tecnico di trasformazione.
In tal modo l’impresa, che esegue le lavorazioni, non sostiene l’onere di acquisto del materiale da lavorare, ma si limita a prestare a favore dell’impresa committente un servizio.
I costi per le lavorazioni di terzi, sostenuti dall’impresa committente, vengono infatti inseriti nella voce prestazioni di servizi dell’agglomerato B del COSTO DELLA PRODUZIONE.
L’impresa commissionaria, invece, rileva un ricavo d’esercizio, chiamato LAVORAZIONI PER CONTO TERZI, da iscrivere nell’agglomerato A del VALORE DELLA PRODUZIONE, sotto la voce 1) ricavi delle vendite e delle prestazioni.
Vi sono imprese, che , essendo dotate di una consistente capacità produttiva, effettuano in modo esclusivo e sistematico lavorazioni per conto terzi , allo scopo di minimizzare il proprio costo unitario fisso.
Le scritture contabili ,sia dell’impresa committente che di quella commissionaria, prevedono l’utilizzo, oltre ai conti di reddito e di capitale , che modificano l’entità del reddito e del patrimonio di funzionamento, poiché fanno parte del SISTEMA (di conti) DEL REDDITO E DEL PATRIMONIO anche, dei cosiddetti CONTI D’ORDINE,appartenenti ai SISTEMI MINORI e che vengono movimentati solamente allo scopo di MEMORIZZARE determinate situazioni, senza alcun effetto né sul reddito né sul patrimonio netto.
In particolare l’impresa committente memorizza la presenza di alcuni beni (materie prime e/o semilavorati da lavorare) di sua proprietà presso i magazzini dell’impresa commissionaria esterna, mentre l’impresa commissionaria memorizza la presenza nei suoi magazzini di beni di proprietà dell’impresa committente esterna .
I sistemi minori utilizzati dalle due imprese sono, di conseguenza ,i seguenti:
a) l’impresa committente , IL SISTEMA DEI NOSTRI BENI PRESSO TERZI;
b) l’impresa commissionaria, IL SISTEMA DEI BENI DI TERZI PRESSO NOI
I conti d’ordine sono di due tipi :
- CONTI ALL’OGGETTO = sono accesi ai beni e vanno in dare, quando i beni sono presso di noi e in avere, quando sono consegnati alla terza impresa.
- CONTI AL SOGGETTO = sono accesi alla terza impresa con cui si intrattiene il rapporto e va in contropartita al conto all’oggetto.

IMPRESA COMMITTENTE
Bisogna distinguere due fasi:
a) la consegna dei materiali
per memorizzare la consegna delle materie prime o dei semilavorati alla impresa commissionaria,il CONTO ALL’OGGETTO viene iscritto in AVERE ; il conto al soggetto ,acceso all’impresa commissionaria, va in contropartita, in dare:
Consegna materie alla commissionaria
DEPOSITARI NS. MATERIE 10
IN C/LAVORAZIONE
NS. MATERIE C/O TERZI
IN C/LAVORAZIONE 10
b) il ricevimento dei prodotti lavorati
Si rilevano:-il ricevimento della fattura
-lo storno dei conti d’ordin
-Ricevim. fattura dalla commissionaria
LAVORAZIONI DI TERZI 100
Iva a credito 20
Debito v/fornitori 120
-Storno dei conti d’ordine per ricevimento prodotti lavorati
NS. MATERIE C/O TERZI 10
IN C/LAVORAZIONE
DEPOSITARI NS. MATERIE
IN C/LAVORAZIONE 10
IMPRESA COMMISSIONARIA
Bisogna distinguere due fasi :
a) il ricevimento dei materiali
per memorizzare il ricevimento delle materie prime o semilavorati dalla impresa committente ,IL CONTO ALL’OGGETTO viene iscritto in DARE; il conto al soggetto, acceso all’impresa committente, va in contropartita in avere:
Ricevim. materie dalla committente
MATERIE DI TERZI 10
IN C/LAVORAZIONE
DEPOSITANTI MATERIE
IN C/LAVORAZIONE 10
b) la consegna dei prodotti lavorati
Si rilevano : - l’emissione della fattura
- lo storno dei conti d’ordine
- Emissione fattura alla committente
Crediti v/clienti 120
Iva a debito 20
LAVORAZIONI PER C/TERZI 100
-Storno dei conti d’ordine per consegna prodotti lavorati
DEPOSITANTI MATERIE 10
IN C/LAVORAZIONE
MATERIE DI TERZI
IN C/LAVORAZIONE 10

Esempio



  


  1. sara

    l'industria farmaceutica per la tesina di economia aziendale per l'esame di maturità.


Come usare