Contabilità di magazzino e indici di rotazione

Materie:Appunti
Categoria:Economia Aziendale

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Testo

Buyer: è il responsabile degli approvvigionamenti; il servizio di programmazione è formato da un insieme di programmatori che controllano la produzione aziendale e garantendo la presenza di scorte per continuare l’attività aziendale, definite le esigenze della produzione l’ufficio degli acquisti deve inoltrare l’ordine ai fornitori. Le funzioni del buyer sono:
1. individuare i potenziali fornitori;
2. verificare le richieste dell’ufficio programmazione e se confermate inviare l’ordine ai fornitori;
3. sollecitare il fornitore in caso di ritardi nelle consegne o restituire la merce se non corrisponde a quella ordinata.
L’approvvigionamento è fonte di alcuni costi:
1. costi di ordinazione, che sono fissi, non variano al variare della quantità di merce che si vuole acquistare ( spese di telefono per chiamare i fornitori o del personale);
2. costi di stoccaggio, variabili perché cambiano con l’aumentare della quantità della merce e che incidono sul singolo (costi di trasporto, di magazzino).

E-procurement: riguarda la gestione on-line degli approvvigionamenti perché con l’avvento di internet l’approvvigionamento offre nuove ed efficienti modalità di acquisto, in modo che l’azienda può collegarsi con operatori in ogni parte del mondo. Questo riduce i costi perché avviene direttamente il passaggio tra cliente e fornitore garantendo al cliente migliori prezzi e all’impresa di essere competitiva e all’avanguardia sul mercato.

Just in time: è una filosofia di programmazione della produzione che si pone come obiettivo quello di migliorare i processi di logistica e di produzione. Questo metodo permette all’azienda di avere in tempo reale le merci o le materia per l’attività aziendale; per questo è fondamentale che l’azienda abbia un rapporto di fiducia con i proprio fornitori e che questi garantiscano proprio in tempo di rifornire le materie. In questo modo non si lasciano le merci nel magazzino e si riducono i tempi per l’approvvigionamento che viene effettuato in tempo reale (cornetti nei bar, giornali alle edicole, prodotti freschi ai negozi alimentari)

Livello di riordino: Quando le scorte non sono gestite con il just in time o il buyer bisogna provvedere a riempire nuovamente il magazzino con le scorte. Normalmente queste scorte presentano un andamento a dente di sega, in un grafico il loro livello è dato da una retta che dipende dalla velocità con cui il magazzino si svuota. Per far continuare l’attività senza rallentamenti o interruzioni per la mancanza di materie si deve determinare il livello di riordino.
Segnala quando l’impresa deve acquistare altre merci per far si che la produzione continui. È la moltiplicazione tra il consumo medio giornaliero di scorte e i giorni necessari per l’approvvigionamento; per le imprese commerciali è uguale a consumi giornalieri (vendite) per i giorni di approvvigionamento, per le imprese industriali è uguale a la quantità di materie per la lavorazione diviso il tempo di lavorazione per i giorni di approvvigionamento.
Alcuni fattori possono comunque rallentare il processo produttivo dell’azienda come u ritardo dei fornitori, per questo il livello di riordino è collegato alla scorta di sicurezza e al livello di allarme.

Scorta di sicurezza: indica la quantità secondo la quale l’impresa rischia di rimanere senza materie o merci per svolgere la sua attività.

Livello di allarme: Si trova prima della scorta di sicurezza e serve per segnalare all’impresa che si ha bisogno di materie o merci per cui bisogna sollecitar i fornitori con la consegna. Se la merce o la materia non è molto acquistata o utilizzata il livello sarà basso, se invece è molto acquistata il livello sarà più alto per permettere l’azienda di rifornirsi subito.

Indice di rotazione: è il numero di volte in cui avviene il rinnovo totale del magazzino nel periodo considerato permettendo all’impresa di recuperare le risorse investite nell’acquisto delle scorte.
Se l’indice è elevato vuol dire che l’impresa ha recuperato velocemente le risorse e che le merci sono rimaste per breve tempo nel magazzino; se l’indice è lento vuol dire che le merci sono rimaste per più tempo ferme in magazzino. La rotazione dipende dalla domanda di mercato,dalla scorta aziendale e dalle strategie dell’impresa(promozioni aziendali, dove per merci presenti in elevato numero si cerca di incrementare la rotazione). Si calcola sulla base di un anno o in semestri o in periodi più brevi; è uguale al rapporto tra le merci in uscita dal magazzino e le merci medie presenti in esso. Può essere a valori o quantità.

Indice di rotazione a quantità fisiche: è il rapporto tra la quantità scaricata e la consistenza media presente nel magazzino, è difficilmente utilizzata quando si tratta di beni che vengono misurati in altre quantità(chili, metri, litri…)

Indice di durata: è l’inverso dell’indice di rotazione ed è il rapporto tra i giorni totali e l’indice di rotazione; esprime la durata media di permanenza nel magazzino delle merci.

(si fa la scheda di magazzino, poi la tabella dei giorni per le esistenze, si trova la consistenza media (esist x gg / gg tot), si determina l’indice di rotazione)

Indice di rotazione a valori: si utilizza quando si conoscono le quantità delle merci e i corrispondenti costi. È uguale al rapporto tra il costo del venduto e il costo della scorta media.

Costo del venduto: esprime il valore della merce venduta durante l’anno ed è uguale a costo esistenze iniziali + costo delle merci acquistate durante l’anno – costo delle rimanenze finali.

Scorta media: si ottiene dividendo le rimanenze per 13 mesi.

Contabilità di magazzino: Insieme dei movimenti dei beni per determinare la quantità, la qualità e il costo delle scorte aziendali. Rileva tutti i movimenti che possono essere in entrata per i carichi e in uscita per gli scarichi. Questa deve:
1. verificare il livello delle scorte e segnalare dove è necessario un approvvigionamento;
2. segnalare le scorte dei prodotti finiti;
3. trasmettere i dati alla contabilità gestionale per determinare i costi delle materie utilizzate nella produzione;
4. trasmettere i dati per le rimanenze finali;
5. adempiere agli obblighi fiscali.
Documenti originari: documenti che provano i movimenti delle materie e merce in generale relative agli acquisti e alle vendite. Questi sono:
1. bollette di carico;
2. bollette di prelievo;
3. bollette di resi da lavorazione (per merci non utilizzate nel reparto produzione);
4. bollette di versamento(per trasferire i prodotti ottenuti nel magazzino);
5. bollette di scarico.

Strumenti della contabilità di magazzino: si basa sui documenti elencati ed è costituita da:
1. giornale di magazzino (in ordine cronologico registra le entrate e le uscite, verifica costantemente le scorte);
2. mastro di magazzino(scritture sistematiche, formato dalle schede di ogni articolo indicando le rimanenze, i carichi, gli scarichi e le esistenze).
Il giornale di mastro è formato da tante schede; queste possono essere controllate dall’Amministrazione finanziaria, facilitano la gestione riguardo l’articolo, perchè specificano tutti i passaggi che l’articolo compie (dalle rimanenze, ai carichi, agli scarichi con tutti i relativi documenti). Possono essere a quantità o a valori.

Schede di magazzino a quantità: Segnalano le quantità caricate, scaricate e in rimanenza; danno la possibilità di vedere la quantità presente in magazzino dell’articolo richiesto dal cliente e quindi di facilitare gli ordini ma non forniscono il valore della scorta.

Schede di magazzino a valori: più diffuso perché forniscono informazioni sia per la contabilità generale (valore merce) sia per quella gestionale(passaggi subiti dai beni).

Valorizzazione dei movimenti di magazzino: Bisogna distinguere la valorizzazione dei carichi e degli scarichi.

Valorizzazione dei carichi: si tiene presente il costo d’acquisto o il costo di produzione se di origine interna all’azienda.

Valorizzazione degli scarichi: diversa da quella dei carichi si rileva in base al criterio del costo e si effettuano in vari modi:
1. metodo del costo effettivo(ogni scarico viene valorizzato all’effettivo costo sostenuto, non molto usato;
2. metodo del costo medio ponderato(il valore si ottiene calcolando la media aritmetica dei valori di carico senza distinguere i vari lotti ricevuti. Può essere per:
- movimento (si ottiene dividendo la scorta dell’ultimo carico per la quantità presente);
- periodo (si determina dopo un periodo stabilito attraverso la media degli importi degli acquisti e le quantità totali);
3. metodo LIFO (le materie entrate per ultime sono le prime a essere vendute, prendendo il prezzo dell’ultimo acquisto effettuato);
4. metodo FIFO (le materie entrate per prime sono le prime ad essere vendute, prendendo il prezzo del primo acquisto effettuato).

Esame dei metodi: in base ai prezzi del mercato i metodi possono andare a vantaggio o a svantaggi dell’impresa:
1. in presenza di prezzi costanti tutti i metodi danno lo stesso risultato;
2. se i prezzi sono crescenti conviene il metodo LIFO perché i beni appena entrati sono subito scaricati a differenza del FIFO dove rimangono in magazzino perché vengono scaricati i beni più vecchi acquistati per primi (si riduce il valore delle rimanenze);
3. se i prezzi sono decrescenti conviene il metodo FIFO per il motivo inverso al precedente);
4. con il costo medio ponderato il valore finale sarà compreso tra il LIFO e il FIFO;
5. per la determinazione del costo di produzione determina il valore più vicino a quello reale il metodo LIFO perché le merci vengono scaricate a prezzi più recenti;
6. sia il LIFO che il FIFO hanno l’inconveniente di scaricare a prezzi diversi quantità che sono state prelevate nello stesso momento.

Contabilità fiscale di magazzino: L’obbligo fiscale non interessa tutte le aziende ma varia in base al settore dell’attività svolta:
1. le imprese commerciali
- al piccolo dettaglio non richiede nessun obbligo di contabilità;
- al grande dettaglio obbligo per i movimenti dai magazzini ai punti vendita;
- all’ingrosso obbligo contabilità a valori o quantità.
2. le imprese industriali
- per produzioni di opere pluriennali obbligo di schede di lavorazione con tutti i costi imputabili al bene;
- per produzioni in serie o ciclo continuo obbligo di tenere la contabilità a valori o quantità per tutte le merci e le materie;
3. le imprese di servizi obbligo solo per le materie prime utilizzate.

Rilevazione contabile delle scorte: la gestione del magazzino si collega con la contabilità generale e incide sul bilancio finale. Mentre la contabilità sezionale serve per rilevare i movimenti dei beni e tenere sotto controllo la scorta, la contabilità generale rileva le scorte iniziali e finali. Per le scorte bisogna stabilire i fattori che anche se acquistati durante l’anno non sono stati utilizzati e quindi sono rimandati all’anno successivo.

Esistenze iniziale: ogni impresa apre il nuovo anno con la scorte non consumate l’anno precedente; anche se sono state acquistate in un altro periodo verranno utilizzate in quello in corso. Il conto è V.E.N. e sono merci c/esistenze iniziale, merci c/esistenze iniziali, prodotti c/esistenze iniali, ecc…

Acquisti dell’esercizio: devono essere rilevati nei conti Merci c/acquisti per le imprese commerciali e materie prime c/acquisti per quelle industriali; sommando le esistenze iniziali e queste troviamo le merci a disposizione dell’azienda.

Rimanenze finali: se nel corso dell’esercizio l’azienda ha consumato tutte le merci al 31/12 non si farebbe nessuna scrittura. Di solito però l’azienda ha delle scorte e per sapere l’effettivo consumo di merci avvenuto durante l’anno si sottrae il valore delle rimanenze alla fine dell’esercizio. Si può fare questa operazione solo sul valore delle merci e non sui costi dei singoli acquisti, come le spese di trasporto, di magazzino…Si rileva in partita doppia
Merci, prodotti, materie prime in dare V.F.A.
Merci c/rimanenze finali, prodotti c/rimanenze finali, materie prima c/ rimanenze finali in avere V.E.P.

Criteri civilistici di valutazione delle scorte:le modalità per determinare il valore delle scorte sono indicate nell’art. 2426, che definisce le seguenti regole:
1. le rimanenze, i titoli e le attività finanziari che non sono immobilizzazioni sono compresi nei costo d’acquisto o di produzione; dei costi d’acquisto fanno parte i costi di trasporto, di assicurazione…i costi di produzione comprendono quelli imputabili al prodotto, finché questo viene utilizzato. Il costo d’acquisto viene definito al netto di sconti e al lordo dei costo accessori, mentre il costo di produzione si riferisce ai costi di fabbricazione, rappresentata dalla materia prima, la manodopera, i servizi…
2. se i costi di acquisto o di produzione sono maggiori del valore di realizzo secondo il mercato, le rimanenze devono essere rivalutate (Es. prodotto al momento di acquisto sta 15 euro al 31/12 sta 14 le quantità delle scorte devono essere moltiplicate per il valore del mercato). L’impresa deve valutare quale tra il costo e il valore di mercato è minore, per ridurre al minimo il risultato economico e non dichiarare utili non effettivi;
3. nel caso di un successivo aumento del prezzo le scorte saranno di nuovo valutate, perché il valore precedente se minore non può essere tenuto anche nei bilanci successivi.

Valore di mercato (prezzo di vendita) : è costituito da:
1. per le materie prime e i beni per il processo produttivo, dal costo di sostituzione, cioè il prezzo a cui si acquista la merce dal fornitore, al netto di sconti e al lordo di costi accessori;
2. per le merci, i prodotti finiti e i semilavorati, dal valore netto di realizzo, cioè dal prezzo che l’impresa ritiene di poter applicare sul mercato in base ai propri listini o alla concorrenza al netto degli sconti e dei costi accessori;
3. per i prodotti in corso di lavorazione, dal valore netto di realizzo considerando anche i costi necessari per finirli.

Lavori in corso di subordinazione: si riferiscono alla costruzione di opere o beni pluriennali eseguiti su precise richieste del cliente. Questi contratti prevedono:
1. il versamento di un acconto iniziale dal cliente, in base a quanto serve all’azienda per avviare il lavoro;
2. versamento di altri acconti in base allo stato dei lavori;
3. il versamento del saldo finale.
Essendo un lavoro che non viene finito in un anno, ma riguarda diversi anni per calcolare quali costi e quali utili vengano imputati ai vari anni si possono usare due metodi:
1. Percentuale di completamento: valutando per ogni anno in base ad una percentuale dell’avanzamento dei lavori, in questo caso l’utile viene ripartito per ogni singolo anno;
2. Commessa completata: l’utile viene ripartito soltanto all’ultimo anno quando viene concluso il lavoro, mentre i costi vengono imputati a tutti gli anni in base alla percentuale prevista.
Per l’azienda è più conveniente il primo metodo così i costi vengono compensati con gli utili percepiti.

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