Bilancio per flussi

Materie:Appunti
Categoria:Economia Aziendale

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Testo

ANALISI DI BILANCIO PER FLUSSI
Premessa
Un fondo è il valore assunto in un determinato momento dell’esercizio da un elemento del patrimonio. E’ una grandezza statica, perché si desume dallo stato patrimoniale , che rappresenta la fotografia del patrimonio dell’impresa in un particolare momento della gestione.
Sono fondi tutte le grandezze evidenziate nello stato patrimoniale.
Un flusso è la variazione in aumento o in diminuzione che un determinato fondo ha subito nel corso del periodo di tempo preso in considerazione ( solitamente un esercizio). E’ una grandezza dinamica , perché rappresenta la movimentazione di un fondo in un arco temporale.
Il conto economico , che accoglie i costi ed i ricavi di competenza dell’esercizio, mostra i flussi economici verificatisi nell’esercizio.

Analisi dei flussi finanziari
E’ un’analisi di bilancio di tipo esclusivamente finanziario, perché consente di esprimere un giudizio sulla dinamica finanziaria dell’impresa, dopo aver ricostruito e analizzato attentamente le CAUSE della variazione grezza di una particolare grandezza finanziaria verificatasi nell’esercizio preso in esame.
Esistono due tipi di analisi per flussi , a seconda della grandezza finanziaria oggetto di studio:
a) analisi dei flussi di capitale circolante netto, ricostruisce le cause della variazione di capitale circolante netto verificatasi nell’esercizio
b) analisi dei flussi di liquidità immediata netta, ricostruisce le cause della variazione di liquidità immediata netta verificatasi nell’esercizio.
Per giudicare le condizioni finanziarie dell’impresa non è sufficiente fermarsi al calcolo della variazione grezza della grandezza finanziaria presa in esame, ma è necessario risalire alla natura delle operazioni che l’hanno originata, cioè alle cause.
In particolare un incremento di capitale circolante netto o di liquidità immediata netta, anche se consistente, non autorizza l’analista ad esprimere un giudizio positivo, se prima non ne sono state individuate le cause :
a) se l’aumento derivasse prevalentemente dalla riscossione delle vendite, cioè da fonti interne provenienti dalla gestione reddituale, il giudizio sarebbe positivo, perché l’impresa ha potenziato l’autofinanziamento.
b) Se , invece, l’aumento della grandezza finanziaria derivasse dall’accensione di debiti a medio lungo termine e/o dall’aumento reale di capitale sociale ,o , ancora, dalla cessione a titolo oneroso di beni strumentali, il giudizio non sarebbe positivo, perché l’impresa ha aumentato il ricorso a fonti esterne di finanziamento.
Analogamente anche un decremento di capitale circolante netto o di liquidità immediata netta ,pur consistente, autorizza l’analista ad esprimere un giudizio negativo sulla dinamica finanziaria dell’impresa solo dopo averne accertato la natura reddituale , perché la gestione , a causa delle perdite subite, ha assorbito e non prodotto, risorse finanziarie.
Alcune operazioni di gestione provocano delle VARIAZIONI FINANZIARIE in aumento e/o in diminuzione nella grandezza presa in esame :
per effetto della somma algebrica delle variazioni finanziarie in aumento con quelle in diminuzione si ottiene la variazione grezza del capitale circolante netto o della liquidità immediata netta; se la somma delle variazioni finanziarie in aumento provocate da alcune operazioni ( riscossione di vendite, accensioni di debiti a medio lungo termine, aumenti reali di capitale sociale liberati in denaro, cessioni a titolo oneroso di immobilizzazioni) fosse superiore alla somma delle variazioni finanziarie in diminuzione della stessa grandezza , provocate da altre operazioni di gestione ( pagamento di costi, rimborso di debiti a medio lungo termine, pagamento di dividendi, acquisto di immobilizzazioni ), la grandezza finanziaria presa in esame aumenterebbe di un importo pari alla differenza fra variazioni finanziarie in aumento e variazioni finanziarie in diminuzione.
Ciascuna variazione finanziaria incrementativa o decrementativa di capitale circolante netto o di liquidità immediata netta rappresenta una causa della variazione grezza della grandezza stessa.
Inoltre ciascuna causa della variazione grezza di capitale circolante netto o di liquidità immediata netta evidenzia un flusso di tale grandezza finanziaria.
Esistono due tipi di flussi sia di capiatale circolante netto che di liquidità immediata netta, che si distinguono in relazione al segno algebrico della variazione finanziaria che provocano nelle grandezza finanziaria analizzata:
a) si chiama FONTE il flusso che provoca una variazione finanziaria in aumento nel capitale circolante netto o nella liquidità immediata netta.
b) Si chiama IMPIEGO il flusso che provoca una variazione finanziaria in diminuzione nella grandezza finanziaria presa in esame.
Pertanto la variazione grezza di capitale circolante netto o di liquidità immediata netta si ottiene facendo la differenza fra fonti e impieghi di quella stessa grandezza finanziaria:
a) se la variazione grezza di tale grandezza è un incremento , le fonti sono superiori agli impieghi , in misura tale per cui:
INCREMENTO DI CCN O LIN = FONTI - IMPIEGHI
b) se la variazione grezza di tale grandezza è un decremento, gli impieghi sono superiori alle fonti, in misura tale per cui :
DECREMENTO DI CCN O LIN = IMPIEGHI – FONTI
Non tutte le operazioni di gestione , tuttavia, provocano variazioni finanziarie nella grandezza finanziaria presa in esame.
Le operazioni che non originano né incrementi né decrementi di capitale circolante netto o di liquidità immediata netta , perché non hanno movimentato i conti che fanno parte della grandezza finanziaria in esame, si chiamano VARIAZIONI NON FINANZIARIE .
Sono variazioni non finanziarie di capitale circolante netto le seguenti operazioni di gestione:
1) aumento virtuale di capitale sociale, perché la capitalizzazione di riserve ,non movimentando alcuna voce del capitale circolante netto, non provoca alcuna variazione in esso,
2) riduzione virtuale di capitale sociale , perché la copertura di perdite con riduzione del capitale sociale non modifica né le attività correnti né le passività correnti;
3) copertura di perdite con riserve,per lo stesso motivo sopra indicato
4) aumento reale di capitale sociale liberato con conferimento di immobilizzazioni, perché non aumenta il capitale circolante netto
5) accantonamento di utile a riserva ;
6) conversione di obbligazioni convertibili in azioni;
7) accantonamenti ai fondi rischi e oneri
8) ammortamenti delle immobilizzazioni materiali ed immateriali
9) costruzioni in economia
10) plusvalenze e minusvalenze.
Le descritte operazioni hanno movimentato conti che non fanno parte né delle attività correnti né delle passività correnti e, quindi, non hanno provocato alcuna variazione nel capitale circolante netto.
Per ricostruire le fonti e gli impieghi della grandezza finanziaria presa in esame, è necessario isolare le variazioni non finanziarie , affinché non vengano prese in considerazione e analizzare soltanto le variazioni finanziarie, che hanno originato fonti e impieghi di capitale circolante netto o liquidità immediata netta.
Il prospetto che evidenzia in modo dettagliato i flussi finanziari si chiama RENDICONTO FINANZIARIO .
Esistono due tipi di rendiconto finanziario, che si differenziano fra loro in relazione alla grandezza finanziaria della quale studiano le cause della variazione:
a) il rendiconto finanziario delle variazioni di capitale circolante netto studia i flussi di capitale circolante netto, che rappresentano le cause della sua variazione grezza nell’esercizio preso in considerazione
b) il rendiconto finanziario delle variazioni di liquidità immediata netta studia i flussi di liquidità immediata netta, che rappresentano le cause della variazione grezza di tale grandezza finanziaria nell’esercizio in esame.
Il rendiconto finanziario è il documento che sintetizza i risultati dell’analisi di bilancio per flussi e che deve accompagnare il bilancio d’esercizio ( stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa), per fornire informazioni complementari di carattere finanziario, quando ciò sia ritenuto dall’amministratore necessario allo scopo di fornire” una rappresentazione veritiera e corretta” della situazione finanziaria della società . Alle società quotate nella Borsa valori la CONSOB ha imposto la redazione del rendiconto finanziario come informazione complementare al bilancio stesso. L’analisi per indici , invece, non fa parte della documentazione complementare al bilancio e viene redatta facoltativamente dall’analista interno o esterno allo scopo di valutare il complessivo stato di salute dell’impresa .
Inoltre a differenza dell’analisi di bilancio per indici, che è statica ,perché esclusivamente storica, quella per flussi è dinamica , perché consente di analizzare non solo le variazioni finanziarie passate della grandezza presa in esame, ma anche di prevedere la variazione grezza che tale grandezza subirà in futuro , dopo aver programmato , cioè prestabilito nel dettaglio l’entità delle fonti e degli impieghi che si verificheranno nell’esercizio futuro.
Confronto fra analisi per indici e analisi per flussi
caratteristiche
Analisi per indici
Analisi per flussi
Informazioni fornite
Analisi patrimoniale,
finanziarie ed economica
Analisi esclusivamente finanziaria
obbligatorietà
facoltativa
Può diventare obbligatoria ,se il rendiconto finanziario diventa informazione complementare al bilancio
tipologia
Storica

Statica, perché non spiega le cause degli squilibri evidenziati
Storica e prospettica

Dinamica, perché individua le cause degli squilibri evidenziati
ANALISI DEI FLUSSI DI CAPITALE CIRCOLANTE NETTO
Le fonti di capitale circolante netto sono flussi positivi originati da variazioni finanziarie , che hanno aumentato il capitale circolante netto per effetto di un aumento delle attività correnti e/o una diminuzione delle passività correnti.
Gli impieghi di capitale circolante netto sono flussi negativi originati da variazioni finanziarie , che hanno diminuito il capitale circolante netto per effetto di un aumento delle passività correnti e/o una diminuzione delle attività correnti.
Le variazioni finanziarie che originano flussi di CCN si raggruppano in due categorie, perché appartengono a due distinte aree di gestione:

1) GESTIONE REDDITUALE :accoglie tutte le operazioni che hanno originato costi e ricavi d’esercizio che hanno fatto variare il capitale circolante netto.
Il conto economico , depurato dei costi e ricavi iscritti, ma che non hanno fatto variare il CCN , fornisce le informazioni utili a ricostruire il flusso positivo ( fonte ) o negativo ( impiego) di CCN originato dalla gestione reddituale.
Pertanto :
a) non bisogna prendere in considerazione i cosiddetti costi e ricavi non monetari, che, non avendo provocato variazioni nelle passività correnti e le attività correnti , non hanno modificato la consistenza del capitale circolante netto.
Ne sono esempi le costruzioni in economia , le plusvalenze, le minusvalenze, gli ammortamenti e gli accantonamenti ai fondi rischi e oneri, che rappresentano variazioni non finanziarie .
Le svalutazioni dei crediti , invece, sono costi monetari, perché provocano una diminuzione dei crediti a breve e quindi anche delle attività correnti, perché i crediti a breve fanno parte delle attività correnti.
Anche le imposte , che provocano un incremento delle passività correnti ( Erario c/imposte), sono costi monetari.
La gestione reddituale produce impieghi pari ai costi monetari e fonti per i ricavi monetari.
b) Non bisogna calcolare tanti flussi separati quanti sono i costi ed i ricavi monetari , ma un unico flusso (positivo o negativo) per un importo pari alla differenza fra ricavi monetari e costi monetari.
Pertanto : - se la somma dei ricavi monetari è superiore a quella dei costi
monetari, si verifica che :
RICAVI MONETARI FONTE DI CCN
- COSTI MONETARI = GENERATA DALLA
GESTIONE REDDITUALE
- se la somma dei costi monetari è superiore a quella dei
ricavi monetari, si verifica che :
COSTI MONETARI IMPIEGO DI CCN
- RICAVI MONETARI = ASSORBITO DALLA
GESTIONE REDDITUALE
Per il calcolo del flusso , fonte o impiego , di CCN provocato dalla gestione reddituale, si possono adottare due procedimenti:
a) il procedimento diretto consiste nel fare la differenza fra il totale dei ricavi monetari ed il totale dei costi monetari, come visto poco sopra.
b) Il procedimento indiretto consiste nel depurare il risultato netto d’esercizio dei componenti di reddito non monetari:
UTILE D’ESERCIZIO +
COSTI NON MONETARI –
RICAVI NON MONETARI = FLUSSO POSITIVO(FONTE)
O FLUSSO NEGATIVO(IMPIEGO)
DI CCN ORIGINATO DALLA
GESTIONE REDDITUALE
In una ipotesi estrema, se non esistessero componenti di reddito non monetari, perché tutti i costi ed i ricavi iscritti in CE hanno modificato il capitale circolante netto, l’utile d’esercizio rappresenterebbe la fonte di CCN e la perdita d’esercizio l’impiego di CCN.
Il procedimento più utilizzato, è quello indiretto, per la sua velocità di calcolo, visto che l’individuazione dei componenti di reddito non monetari , che sono in numero assai più limitato di quelli monetari ,è molto più rapida.
Se la gestione reddituale ha prodotto una fonte di CCN , ha generato risorse finanziarie da impiegare nell’attività d’impresa:

FONTE GENERATA DALLA
GESTIONE REDDITUALE = AUTOFINANZIAMENTO
Al contrario , se la gestione reddituale ha generato un impiego di CCN , anziché generare internamente nuove risorse finanziarie, ha assorbito le risorse finanziarie provenienti dall’ esterno.
In tale ultimo caso, infatti, l’impresa, per mantenersi in condizioni di liquidità, intesa come capacità di far fronte tempestivamente ed in modo economicamente conveniente agli esborsi finanziari provocati dalla gestione, deve ricorrere a fonti esterne di finanziamento .
Il giudizio sulla dinamica finanziaria d’impresa dipende dalla presenza o meno di autofinanziamento e dalla consistenza dell’autofinanziamento calcolato:
quanto maggiore è la fonte generata dalla gestione reddituale, tanto migliore sarà il giudizio sulle condizioni finanziarie d’impresa.
Poiché l’autofinanziamento dipende dalla misura dell’utile prodotto , il miglioramento delle condizioni reddituali provoca anche un miglioramento delle condizioni finanziarie d’impresa.

2) GESTIONE PATRIMONIALE
Accoglie tutte le operazioni di natura extrareddituale, che hanno originato(se fonti)o assorbito ( se impieghi ) capitale circolante netto e che sono rappresentate in stato patrimoniale.
Le operazioni in esame sono variazioni finanziarie di CCN che si riflettono nelle voci patrimoniale che non fanno parte del capitale circolante netto:

a) capitale netto
b) debiti a medio-lungo termine
c) immobilizzazioni
In corrispondenza ad ognuna delle voci sopra individuate, si possono ricostruire due separati flussi di CCN di segno opposto : una fonte ed un impiego:

a) il capitale netto può essere aumentato per effetto di un aumento reale di capitale sociale da liberare con conferimenti in denaro e può essere diminuito per effetto della distribuzione dell’utile dell’esercizio precedente:
la fonte derivante dalla prima operazione non deve essere compensata con l’impiego derivante dalla seconda.
b) i debiti a medio lungo termine possono essere aumentati per effetto dell’accensione di nuovi debiti e diminuiti in seguito al rimborso di altri:
la fonte derivante dalla prima operazione non deve essere compensata con l’impiego derivante dalla seconda.
c) Le immobilizzazioni possono essere aumentate per effetto dell’acquisto da terze economie di nuovi beni pluriennali e possono essere diminuite in seguito alla cessione a titolo oneroso di altri beni pluriennali.
Anche per loro non bisogna compensare l’impiego derivante dalla prima operazione con la fonte derivante dalla seconda.
I flussi di segno opposto che scaturiscono da una stessa voce di bilancio sopra individuata non devono essere compensati fra loro , ma vanno tenuti distinti.
Allo scopo di individuare ed isolare le grandezze di stato patrimoniale utili a ricostruire i flussi di CCN di origine reddituale ed extrareddituale, si raggruppano opportunamente le varie voci di stato patrimoniale che sono evidenziate nell’uguaglianza fondamentale di bilancio:
ATTIVITA’ = PASSIVITA’
Attività correnti+Attività immobilizzate= Capitale proprio + Capitale di terzi
Att.corr.+Att.imm.te=(Cap. soc.+riserve+utile)+pass.corr.+debiti m/lungo

Spostando alcune grandezze da un termine all’altro dell’uguaglianza, si ottiene che:
Att.corr. – Pass.corr.= (Cap.soc.+riserve) + debiti m/lungo – Att.imm.te+utile

Quindi:
CCN = [( Cap. soc. +riserve)+ debiti m/lungo- Att . imm.te]+ utile esercizio
Conseguentemente:

∆CCN = ∆[(Cap. soc.+riserve)+ debiti m/lungo – Att. Imm.te] + utile esercizio
Variazione Flussi di CCN originati dalla gestione patrimoniale Flusso di CCN
Grezza di originato dalla
CCN gestione
reddituale

Ciò significa che la variazione grezza di capitale circolante netto è pari alla somma dei flussi originati dalla gestione patrimoniale con quello della gestione reddituale.
I flussi della gestione patrimoniale corrispondono alle variazioni finanziarie individuate in corrispondenza del capitale netto (escluso l’utile), dei debiti a medio/lungo termine e delle attività immobilizzate.
Il flusso della gestione reddituale viene individuato in corrispondenza dell’utile depurato dei componenti di reddito non monetari.
I flussi della gestione patrimoniale e quello della gestione reddituale rappresentano le cause della variazione grezza di capitale circolante netto.

TIPOLOGIA DI FLUSSI DI CCN ORIGINATI DALLA GESTIONE
La gestione patrimoniale origina i seguenti flussi:

1)in corrispondenza della voce capitale sociale + riserve :
a) una fonte,quando si verifica un aumento reale di capitale sociale liberato con conferimenti in denaro o in natura di beni dell’attivo corrente;
b) un impiego, quando diminuiscono le riserve per la distribuzione ai soci di dividendi, in attuazione di una politica di conguaglio dei dividendi ;
c) un impiego, quando si verifica una riduzione reale di capitale sociale per esuberanza con rimborso ai soci;

2) In corrispondenza della voce debiti a medio /lungo termine:
a) una fonte,quando si verifica l’accensione di nuovi finanziamenti con scadenza medio-lunga;
b) un impiego, quando vengono rimborsate quote dei suddetti finanziamenti.

3)In corrispondenza della voce immobilizzazioni, che sono precedute da un segno negativo nell’uguaglianza scritta sopra, il segno algebrico della variazione inverte il significato del flusso; pertanto si hanno:
a) una fonte , quando le immobilizzazioni vengono cedute a titolo oneroso;
b) un impiego, quando le immobilizzazioni vengono acquistate da terze economie.

Le operazioni sopra analizzate sono variazioni finanziarie, perché provocano una variazione positiva (fonte) o negativa (impiego) nel capitale circolante netto.
Al contrario le variazioni non finanziarie ,non modificando l’importo delle attività correnti o delle passività correnti, si compensano fra loro al secondo termine dell’uguaglianza sopra scritta, in modo tale che all’incremento di una voce per un determinato importo segue la diminuzione in un’altra voce dello stesso importo, con effetti nulli sulla variazione grezza di capitale circolante netto:
1)in alcuni casi le compensazioni si verificano internamente alla gestione patrimoniale:
a) la conversione di obbligazioni in azioni provoca un aumento del capitale sociale ed eventualmente della riserva sovrapprezzo che si compensa perfettamente con una diminuzione dei debiti a medio /lungo termine ;
b) il conferimento di immobilizzazioni provoca un aumento di capitale sociale ed eventualmente della riserva sovrapprezzo azioni, che si compensa perfettamente con l’incremento delle immobilizzazioni (poiché la variazione delle immobilizzazioni è preceduta da un segno negativo,l’incremento delle immobilizzazioni corrisponde ad una diminuzione di pari importo);
c) l’aumento virtuale di capitale sociale provoca una compensazione fra il capitale sociale ,che aumenta e le riserve, che diminuiscono;
2)In altri casi, quando entrano in gioco i costi ed i ricavi non monetari , le compensazioni si verificano fra gestione patrimoniale e gestione reddituale :
a) la costruzione in economia di immobilizzazioni crea unacompensazione fra immobilizzazioni , che aumentano ( con segno negativo diventa una diminuzione di immobilizzazioni) e l’utile , che aumenta (perché si rileva un componente positivo di reddito);
b) l’ammortamento delle immobilizzazioni crea una compensazione fra le immobilizzazioni ,che diminuiscono (con segno negativo diventa un aumento di immobilizzazioni) e l’utile , che diminuisce ( perché si rileva un componente negativo di reddito).
c) In generale i costi non monetari, che diminuiscono l’utile, si compensano con l’aumento di una voce patrimoniale di importo identico e i ricavi non monetari , che aumentano l’utile, si compensano con la diminuzione di una voce patrimoniale di importo identico.

FASI OPERATIVE PER LA COSTRUZIONE DEL RENDICONTO FINANZIRIO DELLE VARIAZIONI DI CAPITALE CIRCOLANTE NETTO
Gli strumenti di lavoro utili a redigere tale rendiconto finanziario sono tre:
1) n°2 stati patrimoniali consecutivi, riclassificati secondo criteri finanziari;
2) il conto economico dell’esercizio compreso fra i suddetti stati patrimoniali, non riclassificato
3) la nota integrativa del bilancio dell’esercizio a cui si riferisce il conto economico.

1) negli stati patrimoniali riclassificati secondo criteri finanziari non bisogna:
a) iscrivere nelle passività correnti la quota di debiti a medio /lungo termine (mutui passivi, prestiti obbligazionari, debiti TFRL, fondi rischi e oneri) che verrà rimborsata nell’esercizio successivo.
In tal modo è possibile ricostruire , in corrispondenza alla quota di rimborso dei suddetti debiti , l’impiego di CCN, provocato dal rimborso di debiti a medio lungo termine.
b) Iscrivere nelle passività correnti l’utile da distribuire agli azionisti :
Quindi, l’utile non verrà più separato nella parte da far affluire a riserva , da iscrivere nel patrimonio netto e la parte da distribuire, da far iscrivere nelle passività correnti, ma verrà mantenuto per intero nel patrimonio netto. In tal modo è possibile ricostruire l’impiego di CCN derivante dalla distribuzione di utile agli azionisti

2)Il conto economico dell’esercizio compreso fra i due stati patrimoniali consecutivi non deve essere riclassificato , perché è necessario solo individuare i costi e i ricavi non monetari ,allo scopo di quantificare il flusso originato dalla gestione reddituale con il procedimento indiretto.
3)La nota integrativa del bilancio a cui si riferisce il conto economico serve ad ottenere tutte le informazioni per ricostruire nel dettaglio tutte le movimentazioni incrementative e decrementative verificatesi nel corso dell’esercizio nelle voci di bilancio che non fanno parte del capitale circolante netto.
In pratica la nota integrativa ci permette di ricostruire i mastrini del capitale sociale, delle riserve,dell’utile, dei debiti a medio /lungo termine e delle immobilizzazioni.
Poiché non tutte le movimentazioni registrate contabilmente nel corso dell’anno nei suddetti mastrini rappresentano variazioni finanziarie, bisogna selezionare quelle che sono variazioni finanziarie ,che verranno prese in considerazione , perché hanno originato flussi di capitale circolante netto ,da quelle che non sono variazioni finanziarie e che vengono trascurate, perché non hanno prodotto alcun flusso di capitale circolante netto.

FASI DI LAVORO PER LA REDAZIONE DEL RENDICONTO FINANZIARIO DI CAPITALE CIRCOLANTE NETTO
Le fasi sono tre:
1)calcolo della variazione grezza di capitale circolante netto verificatasi nell’esercizio preso in considerazione :
ad esempio , se vogliamo redigere il rendiconto finanziario di CCN dell’esercizio “n”, dobbiamo disporre di :
- dei due stati patrimoniali al 31/12/n-1 e al 31/12/
- del conto economico dell’esercizio “n”
- della nota integrativa dell’esercizio “n”
Si calcolano , quindi, il CCN al 31/12/n-1 e il CCN al 31/12/n,in modo da poter determinare la variazione grezza di CCN per differenza fra il valore che tale grandezza finanziaria assume alla fine dell’anno n-1 ed alla fine dell’anno n.
A questo punto è necessario ricostruire le cause di tale variazione grezza, individuando i flussi di CCN prodotti sia dalla gestione reddituale che dalla gestione reddituale.

2)Calcolo dei flussi di capitale circolante netto:
a) prima si calcola il flusso derivante dalla gestione reddituale, con procedimento indiretto, partendo dall’utile risultante dal conto economico ,
a cui si aggiungono i costi monetari e si tolgono i ricavi non monetari .
b) Successivamente si calcolano i vari flussi derivanti dalla gestione patrimoniale, dopo aver ricostruito nel dettaglio i mastrini delle voci che non fanno parte del capitale circolante netto.

3) Redazione del rendiconto finanziario delle variazioni di capitale circolante netto, che sintetizza i risultati del lavoro svolto nelle fasi precedenti ed in particolare le fonti e gli impieghi di capitale circolante netto, che dimostrano e giustificano la variazione grezza di tale grandezza finanziaria.

Esempio



  


  1. marco

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