le decorazioni musive

Materie:Altro
Categoria:Disegno
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Testo

Le decorazioni musive
(mosaico: tecnica consistente nell’accostamento di tanti piccoli parallelepipedi, detti tessere, variamente colorati, in modo da formare la figurazione.)
La Basilica di S.Apollinare in Classe è conosciuta soprattutto per i preziosi mosaici che ornano le sue pareti interne; questa chiesa, infatti, ospita la più vasta superficie musiva che sia giunta a noi dall’antichità.

Particolarmente conosciuto e pregiato è il mosaico risalente al 533-549 che occupa l’intero catino absidale (catino absidale:volta di raccordo tra l’abside semicircolare della basilica paleocristiana e la sovrastante parte rettilinea. Ha forma di quarto di sfera). Esso ha subito una serie di restauri che però non ne alterano sensibilmente il valore.
La stessa impostazione prospettica dell’edificio conduce l’attenzione verso la vasta abside (abside:struttura architettonica a forma di nicchia semicircolare o poligonale, sormontata da una volta a quarto di sfera detta catino o conca) che occupa quasi totalmente la larghezza della navata centrale.
Il mosaico che la ricopre rappresenta S.Apollinare, primo vescovo della città, in atteggiamento di orante. Quest’ ultimo è affiancato da 12 pecore, 6 per lato, che simboleggiano, con lo stesso numero degli apostoli di Cristo, il gregge cristiano. In questo caso il gregge raffigura i fedeli ravennati, seguaci del loro pastore, incaricato da Dio di condurli all’eternità (il giardino rigoglioso).
Le figure umane sono quasi completamente assenti, ciò sta a significare che tutto è simbolo.
Il prato verdeggiante, costellato di fiori, sassi, cespugli, uccelli, si distende senza profondità prospettica, privo di vita concreta.
S.Apollinare è sormontato da un medaglione di pietre preziose all’interno del quale è rappresentata una croce con al centro un piccolo busto di Cristo “salvezza del mondo”, come ricorda l’iscrizione latina sottostante. Sul fondo blu risaltano le simmetriche nuvolette dorate.
Sopra il medaglione è presente una mano, mentre ai lati si trovano i busti Mosè ed Elia.
Più in basso, nel prato, ci sono tre pecore che guardano verso la croce gemmata.
Nel complesso tutto ciò rappresenta la trasfigurazione: la croce simboleggia Cristo durante questo atto, compiuto per volontà di Dio (la mano), alla presenza di Mosè ed Elia (i due busti), sul monte Tabor (il prato verde) su cui si era recato con Pietro, Giacomo e Giovanni (le tre pecore).
Il mosaico non deve essere interpretato come l’illustrazione di un fatto evangelico, ma come dimostrazione della presenza sia dell’umano sia del divino nella persona di Gesù.
Non si sono utilizzate figure umane, perché sarebbe stato impossibile rendere, attraverso un’ immagine, il concetto di “trasfigurazione”: rivelazione ai discepoli della gloria di Cristo.
Il mosaico risalta particolarmente all’interno della Basilica soprattutto per il contrasto tra il verde e l’oro.
Proprio i colori, con i diversi accostamenti, le mescolanze, i riflessi riescono a creare l’atmosfera tale per cui, lo spettatore, anche se non riesce ad interpretare i simboli, è coinvolto nella rappresentazione.
Questo mosaico rispecchia moltissime caratteristiche tipiche dell’arte Bizantina ed inoltre è una chiara dimostrazione di come l’architettura sia in stretta relazione con la decorazione musiva.

All’interno della basilica sono presenti altri mosaici; particolarmente preziosi sono quelli dell’arco di trionfo, risalenti ad un periodo posteriore rispetto a quelli che decorano il catino absidale.
Nella parte superiore dell’ arco è presente un medaglione con un ritratto aureolato di Gesù; ai lati, in una coltre di nubi variopinte, vi sono i simboli alati degli evangelisti.
Tra i mosaici si può notare la presenza di linee rosse che orlano alcune parti e dividono dalle altre le zone restaurate.

Le arcate che separano la navata centrale da quelle laterali sono sormontate da medaglioni raffiguranti i vari vescovi di Ravenna.

Fonti:
Piero Adorno “L’arte italiana” Ed G. D’Anna
AA.VV. “L’avventura dell’arte” Ed La Scuola
Piero Adorno “L’arte, correnti, artisti, società” Ed G. D’Anna

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