Il Welfare State

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LA PREVIDENZA

La previdenza copre il 60% della spesa pubblica ed è difficile da controllare per l’elevato numero di pensionati. L’aumento dei contributi non è facilmente applicabile (ciò appesantirebbe le imprese), perciò si è scelta la via della riduzione delle prestazioni. Calcolo della pensione:
Sistema contributivo → apprezzamento in base ad un indice dei contributi versati dal lavoratore.
Sistema retributivo → si applica alla base pensionabile annua una percentuale proporzionata all’anzianità.

Pensione di vecchiaia → si acquisisce al raggiungimento di una certa età anagrafica (65 uomini, 60 donne).
Pensione di anzianità → anzianità di servizio (35 anni con almeno 57 anni di età).
Pensione ai superstiti → spetta ai familiari (coniuge e figli) del lavoratore deceduto.

L’ASSISTENZA

Le spese per l’assistenza riguardano l’erogazione di rendite a cittadini privi di mezzi necessari per vivere e inabili al lavoro. Inoltre si cerca di far fronte ai fenomeni di disoccupazione. Questi interventi fungono da ammortizzatori sociali, perché cercano di evitare scontri tra le parti.
Assegno di invalidità → lavoratore che ha subito una riduzione delle sue capacità.
Pensione sociale → ai cittadini con un reddito inferiore al minimo stabilito per legge.
Indennità di Cassa Integrazione → integrazione salariale in caso di sospensione del rapporto di lavoro
Trattamento di disoccupazione → non c’è la possibilità di recuperare il posto di lavoro
Indennità di mobilità → il lavoratore licenziato non può più recuperare il lavoro.
Assegni familiari → per l’entità del nucleo familiare.

L’EVOLUZIONE DEL WELFARE STATE

1870 – Grande Crisi → lo Stato resta fuori dall’ambito economico (LIBERISMO)
WW2 – 70s → politica economica della piena occupazione (teorie keynesiane), promozione dello sviluppo. Il paese guida non è più la Germania, ma la Gran Bretagna di Beveridge, il quale promosse lo “Stato del servizio sociale” e l’assistenza al cittadino “dalla culla alla tomba”.

RIFORMA DEL WELFARE STATE IN ITALIA

Destinata a: disabili, poveri, bambini in difficoltà, tossicodipendenti, senza casa.
La riforma del governo:
- buoni servizio (da parte dei comuni per i servizi sociali)
- interventi urgenti sulla povertà
- affidamento degli orfani alle famiglie, non in orfanotrofio
- prestito d’onore a tasso zero (da parte dei comuni alle persone in difficoltà)
- ricostituzione delle IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza)
- abbassamento del reddito minimo
- assegni di cura e servizi di sollievo (chi ha un malato in casa)
- livelli essenziali di assistenza sociale

L’INTERVENTO DELLO STATO NELL’ECONOMIA

Fascismo → 1^ fase: liberista 2^ fase: dirigista
Nazismo → 1. piena occupazione (grandi opere pubbliche, coscrizione obbligatoria, allontanamento delle donne non sposate, 1 anno obbligatorio di lavoro nelle campagne) e arianizzazione (confisca dei beni agli ebrei). → consenso popolare
New Deal → 1933 Roosevelt attuò il New Deal per arginare la crisi. Questo rimase un ricordo di democrazia perché mobilitò energie sociali ed intellettuali. I problemi da risolvere erano: sostegno della domanda, diminuzione dell’occupazione e avviare la ripresa economica. Nel 1936 con la rielezione di Roosevelt venne applicato il Secondo New Deal, con l’appoggio delle masse contadine, di disoccupati e di operai. Tuttavia il capitalismo era troppo forte e la guerra riuscirà a salvare il compromesso: si accontentarono i grandi industriali, pur garantendo l’occupazione alle masse grazie allo sforzo bellico. Dopo la guerra l’economia americana si rivolse a salvaguardare gli interessi monopolistici.

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