I sistemi economici

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Testo

DIRITTO
I SISTEMI ECONOMICI
Colpani Roberto
Istituto Tecnico Industriale
“Leonardo da Vinci”
Anno scolastico 2004/2005
SISTEMI ECONOMICI
Nel corso dei secoli si sono succeduti fondamentalmente tre sistemi economici. Tra la fine del diciottesimo secolo e gli inizi del diciannovesimo secolo, da prima in Inghilterra e poi nel resto dell’Europa occidentale e in America si è diffuso il sistema economico capitalista.
Nel sistema economico capitalista la produzione di beni e servizi sono svolti per la maggior parte da imprese private, che operano con il criterio del profitto e scambiano i loro prodotti in conformità ad un sistema di prezzi che si formano liberamente nel mercato, attraverso l’incontro tra la domanda e l’offerta. In questo sistema economico lo Stato deve astenersi da ogni intervento nell’economia e procurarsi soltanto di garantire i servizi pubblici essenziali ed eventualmente di fornire le infrastrutture. Sulla base di questo modello economico si formarono le classi sociali; da una parte i capitalisti, proprietari di mezzi e di produzione, dall’altra i lavoratori.
CRITICA AL SISTEMA CAPITALISTA
Con l’affermarsi del lavoro in fabbrica, contadini e artigiani, pur di lavorare accettavano qualsiasi salario e vivevano in condizioni sociali misere; gli orari di lavoro erano insostenibili (16 ore), era sfruttato il lavoro minorile e quello delle donne. Il salario spesso non era sufficiente per garantire la sussistenza e il sovrappiù era diviso soltanto tra i capitalisti sottoforma di profitto. Questo sistema è stato fortemente criticato da Marx, il quale condannava il fatto che il datore di lavoro, nel retribuire il proprio lavoratore, gli corrispondesse come compenso solo una parte del valore effettivo della forza lavoro, appropriandosi dell’altra.
SISTEMA AD ECONOMIA PIANIFICATA
Sulle teorie di Marx, nasce in Unione sovietica, dopo la rivoluzione del 1917, un sistema economico collettivista, sistema che si è poi diffuso in Cina, Cuba, Corea del Nord e in tutti i paesi satellite dell’Unione Sovietica. La caratteristica più importante di questo modello è l’abolizione della proprietà privata e i mezzi produttivi appartengono esclusivamente allo Stato. La libertà d’iniziativa economica non è più riconosciuta alle imprese private, ma solo allo Stato, il quale sulla base di un piano economico stabilisce cosa produrre e quanto produrre, indipendentemente dall’effettivo bisogno della popolazione. In tale sistema non sono ammessi sindacati e non è nemmeno riconosciuto il diritto di sciopero. Il sovrappiù spettava allo Stato che lo destinava ai consumi sociali ed eventualmente agli investimenti.
SISTEMA ECONOMICO MISTO

Nonostante i liberisti fossero convinti che il mercato, attraverso il meccanismo della libera concorrenza, riuscisse sempre a mantenersi in equilibrio, riuscendo così ad assorbire tutto ciò che è prodotto, gli avvenimenti del 1929 hanno dimostrato il contrario. Infatti, la grande depressione del 1929, ha dimostrato come il sistema capitalista liberista non fosse stato capace di fornire delle soluzioni alla crisi di mercato. Come risposta degli insuccessi dei due sistemi economici capitalista e collettivista, si è creato il modello del sistema economico misto, nel quale lo Stato assume un ruolo diverso, perché non solo deve fornire i servizi pubblici essenziali, ma deve intervenire anche a sostegno della produzione e dell’occupazione. Deve anche intervenire a soddisfare i bisogni essenziali delle classi più deboli, attraverso un sistema d’assistenza sociale, attraverso una più giusta distribuzione del reddito e in fine tramite un’imposizione fiscale destinata a colpire i ceti più abbietti.

Esempio



  


  1. ivana

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