Ricerca sull'alimentazione

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Testo

L’AGRICOLTURA
Il territorio produttivo
Per territorio produttivo s’intende tutta quella parte di superficie terrestre capace di produrre fiori, frutti, semi, cereali, foraggi, fibre, essenze forestali e, in definitiva, tutto ciт che и necessario alla vita e all’alimentazione degli esseri viventi.
Le tecniche e le conoscenze che hanno permesso all’uomo di utilizzare nel modo piщ conveniente il territorio potenziandone sistematicamente la produttivitа (fino a trasformarlo da ambiente naturale in paesaggio agrario) vanno sotto il nome di Scienze Agrarie, le quali, comprendendo in sй l’agricoltura e l’agronomia, si avvalgono del contributo di molte discipline, dalla Fisica alla Meccanica, dalla Botanica alla Biologia e Zoologia, dalla Topografia alle Costruzioni e all’Idraulica.
Ovviamente le attivitа agricole, intese dunque come insieme di fattori di diverso tipo, sono strettamente legate alle condizioni dell’ambiente naturale, cioи alla natura del suolo e del clima.
Una terra adatta per una certa coltivazione puт non esserlo per un’altra, cosм come una coltivazione puт impoverire il suolo mentre un’altra puт, all’opposto, arricchirlo. Si tratta della cosiddetta "vocazione del terreno" che dovrebbe essere tenuta in considerazione come documento di base per ogni pianificazione agricola.
Purtroppo al giorno d’oggi si assiste troppo spesso a pianificazioni avventate che, pur di ottenere qualche beneficio immediato e contingente, trasformano il territorio in modo sbagliato creando cosм le premesse per profondi danni e piщ alti costi futuri.
I fattori umani
L’ambiente naturale presenta un’utilitа economica soltanto quando su di esso interviene l’opera dell’uomo, che agisce diversamente a seconda delle sue capacitа e della varietа dei suoi bisogni. Pertanto lo sviluppo economico di una regione non dipende solo dalle condizioni fisiche, ma anche dagli uomini che la occupano e la controllano; per interpretarlo, occorre conoscere gran parte della storia e della cultura degli abitanti (tradizioni, religione, ecc.), la struttura fondamentale della loro vita economica, sociale, politica, il grado delle conoscenze tecniche e degli strumenti di cui dispongono, le esigenze della loro vita, la possibilitа di produzione e la richiesta del consumo.
Tanto sulla produzione quanto sul consumo dei beni influisce in primo luogo il numero degli abitanti; una popolazione molto numerosa puт significare un’abbondante disponibilitа di manodopera ed una spinta ad una maggiore produzione, per soddisfare una piщ ampia richiesta di beni di consumo.
Piщ che il numero assoluto hanno perт significato la densitа di popolazione e le forme di insediamento umano, entrambi in stretta relazione con i diversi sistemi colturali.
Forme di insediamento e tipi di agricoltura
Si puт distinguere un insediamento sparso, quando gli abitanti vivono in dimore isolate nella campagna o in piccoli gruppi sparsi sulle aree coltivate; un insediamento accentrato, quando la popolazione si addensa in centri abitati piщ o meno popolosi.
Dove la densitа della popolazione и molto elevata e prevale l’insediamento sparso, predomina di solito la coltura intensiva, che cerca di ricavare dalla terra elevate produzioni e massimi rendimenti unitari; dove la densitа di popolazione и scarsa e predomina l’insediamento accentrato, prevale invece la coltura estensiva, nella quale il rendimento unitario relativamente basso и compensato dalla grande estensione dell’area coltivata.
I due sistemi colturali, intensivo ed estensivo, assumono aspetti ben diversi nei differenti stadi evolutivi dell’agricoltura e nei diversi ambienti umani.
Nei paesi dell’agricoltura tradizionale, dove all’attivitа agricola si dedica ancora gran parte della popolazione, la coltura intensiva assorbe una grande quantitа di lavoro manuale, per le cure assidue, l’irrigazione, la lavorazione del suolo; il prodotto и destinato di solito al consumo diretto da parte dei coltivatori (autosostentamento) e il reddito и relativamente scarso in proporzione al grande lavoro. La coltura estensiva, con larghissimo uso di braccia e di mezzi tradizionali di lavorazione, fornisce prodotti spesso scadenti e relativamente modesti, in proporzione alla vasta superficie coltivata.
Nell’agricoltura moderna dei paesi industrializzati, dove ormai partecipano all’agricoltura percentuali sempre piщ modeste di popolazione (negli U.S.A. solo il 4%), la coltura intensiva viene praticata con larghissimo impiego di capitali, di macchine, di concimi e col ricorso alle tecniche agrarie piщ evolute, al fine di ottenere un elevato raccolto di prodotti pregiati, destinati a un mercato mondiale; il costo elevato di produzione viene compensato dal valore del prodotto. La coltura estensiva razionale и diffusa nelle regioni meno popolate; le macchine, i concimi, le progredite tecniche colturali fanno sм che un numero relativamente basso di agricoltori riesca a coprire tutto il fabbisogno nazionale e anche a fornire notevoli eccedenze per l’esportazione.

Popolazione agricola nei maggiori paesi.
Nei paesi dell’agricoltura primitiva l’unitа lavorativa и rappresentata dall’uomo con la zappa, nei paesi dell’agricoltura tradizionale dall’uomo con il bue, nei paesi dell’agricoltura moderna dall’uomo con il trattore; la capacitа di lavoro di un uomo in un’ora и ben diversa nei tre ambienti. La maggior quantitа di lavoro che puт fornire un uomo aiutato dalla macchina ha provocato nei paesi industrializzati un sovraccarico di manodopera nelle campagne, a cui ha fatto seguito l’abbandono dell’attivitа agricola (esodo dalle campagne) a favore di altre attivitа. A tale fenomeno hanno concorso anche i redditi agricoli alquanto incerti, perchй troppo dipendenti dalle condizioni atmosferiche, che possono compromettere interi raccolti (malgrado le innovazioni tecniche), e assai sensibili alle condizioni del mercato; molte produzioni si concentrano in una sola stagione, creando problemi di concorrenza, di conservazione, di trasporti. Si sottrae meglio alle oscillazioni del mercato l’agricoltura di sussistenza diretta essenzialmente a soddisfare i limitati bisogni familiari del coltivatore, quasi sempre associata alla piccola proprietа e alla policoltura, prevalente negli ambienti isolati, poveri di comunicazioni e di scambi, o dove sopravvivono forme arretrate di organizzazione sociale ed economica.
Ben diversa и la situazione dell’agricoltura commerciale, diretta a soddisfare la richiesta di un mercato che и tanto piщ vasto quanto piщ sono facili e sviluppate le possibilitа di scambio. Questa forma di agricoltura и specialmente legata alla grande proprietа e alla monocoltura e prevale dove l’organizzazione del mercato e delle comunicazioni consente, si puт dire, una “divisione geografica della produzione agricola” destinando ogni terra alla coltura piщ adatta.
La monocoltura ha il vantaggio di rendere piщ agevoli le pratiche agrarie, di semplificare i trasporti, di consentire migliorie e di aumentare la produzione, perт determina un rapido impoverimento del suolo, facilita la diffusione dei parassiti della pianta e fa dipendere tutta l’economia di una regione da un solo prodotto, soggetto a pericolose crisi, derivanti sia da fatti naturali (avversitа atmosferiche, parassiti, ecc.) che economici (crisi di sovrapproduzione).

Generi di vita rurale.
Le condizioni culturali
I vari fattori storici, religiosi, politici, sociali possono influire in varia misura sui bisogni degli uomini e quindi sulla loro attivitа economica, come pure sullo sviluppo culturale e tecnico della popolazione.
A fatti storici si deve lo sviluppo della colonizzazione agraria e la formazione di tradizioni alimentari o l’introduzione di nuove piante (ad esempio il grano nel Continente Americano ad opera degli immigrati europei) e di nuove tecniche. La religione, con il divieto di certi consumi (ad esempio il vino per i Musulmani) e con l’imposizione di certi comportamenti (ad esempio proibizione di uccidere i bovini per gli Induisti) condiziona ancora fortemente le attivitа agricole di alcuni paesi.
La forma di governo e il suo indirizzo politico agiscono in vario modo, tanto sulle scelte economiche quanto sulla organizzazione sociale; possono modificare le condizioni del mercato interno, e quindi della produzione, mediante l’istituzione di imposte protettive, di aiuti alla produzione, di riduzioni fiscali, ecc. Inoltre possono determinare condizioni d’ambiente che offrono in varia misura possibilitа di istruzione, facilitа di scambi, disponibilitа di capitali, ordine e sicurezza.
Ordinamento della proprietа e riforme agrarie
L’organizzazione sociale si riflette in particolare sulle forme della proprietа. Si ha la proprietа collettiva quando la terra и indivisa ed и un bene comune a tutti gli abitanti; nelle societа primitive, come in alcune tribщ di popoli seminomadi, sussiste ancora la proprietа collettiva della terra, del bestiame e degli strumenti di lavoro, spesso associata ad un'agricoltura itinerante. Una nuova forma di proprietа collettiva и stata attuata nei paesi socialisti (Russia, Cina) dove terra e strumenti di lavoro appartengono allo Stato, che li affida per la produzione ad organismi collettivi di lavoratori.
La proprietа privata и perт ancora la forma piщ diffusa nel mondo. A seconda dell’ampiezza delle terre, si possono distinguere grandi, medie e piccole proprietа. Questa distinzione ha spesso dei riflessi nei diversi sistemi di conduzione dell’azienda agricola.
Ogni forma di proprietа e ogni sistema di conduzione sono in stretto rapporto con i vari ambienti economici, sociali e politici.
Lo sviluppo della tecnica agricola e dell’industria pone oggi a disposizione del coltivatore mezzi meccanici sempre piщ numerosi ed efficienti, che allargano le dimensioni economiche dell’azienda; d’altra parte l’agricoltura moderna richiede una buona preparazione tecnica, la conoscenza del mercato e un piщ largo movimento di capitali, che l’evolversi dell’organizzazione economica ha reso piщ accessibili.
Mentre si assiste ad un aumento di dimensioni delle aziende agricole moderne e meccanizzate, si osserva d’altra parte una spinta a frazionare le grandi proprietа coltivate secondo l’agricoltura tradizionale estensiva, mediante riforme agrarie, che sono in atto in diversi paesi per migliorare le condizioni dell’agricoltura.
Il cammino delle riforme и perт quasi dovunque ritardato dalla resistenza che ai rinnovamenti oppone il mondo dell’agricoltura, travagliato oggi piщ che mai da una crisi di adeguamento alla nuova economia.

I rapporti di lavoro in un’azienda agricola
Contratto agrario и l’accordo stipulato tra chi possiede la terre e chi la coltiva.
Esistono diversi tipi di contratto, i piщ comuni dei quali sono: la mezzadria, l’affitto, il contratto a giornata e quello stagionale.
• Mezzadria
E’ un tipo di contratto ormai in via di estinzione. Esso prevede che il fondo sia lavorato dal colono (mezzadro) con l’aiuto della sua famiglia. Tanto le spese quanto i prodotti del podere sono poi divisi a metа (o in altre proporzioni) tra mezzadro e proprietario.
• Affitto
In questo caso il contadino (fittavolo) paga un canone fisso al proprietario, indipendentemente dalla quantitа del raccolto.
• Salariati o braccianti agricoli
Essi si limitano a fornire al proprietario la propria capacitа lavorativa in cambio di un salario in denaro, senza avere alcun diritto sui prodotti della tenuta.
Coltivatore diretto
Diverso da tutti i casi ora descritti и quello della conduzione familiare, ossia di colui che possiede un appezzamento di terra (per lo piщ di piccole dimensioni) coltivato personalmente o con il contributo della famiglia.
Cooperativa agricola
Essa viene costituita quando alcuni coltivatori si associano per lavorare un fondo, mettendo in comune macchinari, attrezzi e versando ciascuno una quota stabilita. I guadagni ottenuti vengono poi suddivisi tra i soci.

Estensione dell’agricoltura di sussistenza e distribuzione dell’agricoltura speculativa
Paesi industrializzati e in via di sviluppo
Una grande distinzione si puт fare fra i paesi industrializzati (U.S.A., Canada, Europa, Russia, Giappone) e i paesi in via di sviluppo.
Nei paesi industrializzati prevale l’agricoltura moderna, estensiva o intensiva, a scopo commerciale. Da questi paesi proviene la maggior parte dei prodotti agricoli consumati nel mondo.
Nei paesi in via di sviluppo prevalgono invece le forme di agricoltura primitiva, talvolta itinerante, spesso limitata all’uso della zappa, o l’agricoltura tradizionale estensiva; sono presenti anche le piantagioni, organizzate dalla tecnica e dal capitale dei paesi industriali. In questi paesi la produzione agricola provvede a mala pena al sostentamento diretto del coltivatore e della sua famiglia, mentre all’esportazione vanno quasi tutti i raccolti delle piantagioni.
Le grandi regioni agrarie della terra
Le diverse colture, per l’azione combinata dei molteplici fattori fisici e umani dai quali dipendono, risultano variamente distribuite sul globo. Pertanto и possibile distinguere alcune grandi regioni agrarie, ciascuna delle quali и caratterizzata dalla coltura prevalente di qualche pianta (regione agraria dell’olivo, della vite, del mais, ecc.) a cui si associano altre colture di minore rilevanza. La distribuzione delle diverse regioni agrarie sulla terra puт essere posta in relazione con la distribuzione della vegetazione naturale, che le varie colture hanno sostituito piщ o meno estesamente.
Meno semplice e lineare и la diffusione sul globo delle varie forme di agricoltura, perchй esse risentono della mobilitа e dell’evoluzione dei gruppi umani che le praticano e possono compenetrarsi anche profondamente l’una all’altra.
A) Le foreste equatoriali pluviali.
Nelle foreste le forme di agricoltura primitiva e tradizionale (piccole colture indigene di sussistenza) convivono accanto alle piantagioni, ma hanno modificato assai poco l’ambiente naturale, poichй sono localizzate in alcune aree limitate e discontinue.
Prevalgono le colture specializzate di piante da caucciщ, il cacao, il caffи, le spezie, il banano, la palma da cocco, la palma da olio.
B) Le savane, le steppe, le alte terre tropicali.
Dove la foresta cede il posto alla savana o alla steppa, le aree coltivate sono piщ estese e continue e l’agricoltura и affiancata dall’allevamento del bestiame.
Prevalgono le piante tropofile e xerofile, quali la durra, l’orzo, il grano, il mais, il cotone, l’arachide e, dove l’umiditа и piщ abbondante, la canna da zucchero. E’ diffusa l’agricoltura primitiva e tradizionale estensiva, ma in alcuni paesi (Messico, Brasile) si cerca di introdurre forme piщ moderne di organizzazione agraria.
C) L’Asia dei monsoni.
Nelle regioni sudorientali dell’Asia, caratterizzate dal clima monsonico, la foresta и stata largamente sostituita dai campi coltivati. L’abbondanza e l’alternanza stagionale delle piogge favoriscono lo sviluppo di numerose piante igrofile e tropofile.
Prevalgono le colture del riso, del tи, della canna da zucchero, del cotone, degli agrumi, della iuta e delle piante oleaginose. La proprietа del suolo и molto frazionata e non consente un redditizio allevamento del bestiame.
L’agricoltura и in genere intensiva ma arretrata, di modo che a molto lavoro corrisponde poco reddito; fanno eccezione le grandi piantagioni lasciate dalle potenze coloniali e le nuove strutture collettiviste della Cina.
D) Le regioni mediterranee.
La vegetazione spontanea della macchia mediterranea и stata profondamente modificata dall’attivitа agricola ed occupa ancora soltanto ristrette aree residue.
Prevalgono le colture legnose delle piante xerofile e mesoterme, quali l’olivo, il mandorlo, la vite, gli alberi da frutta e, dove esiste l’acqua sufficiente per l’irrigazione, gli agrumi. Nelle aree piщ secche e steppose l’agricoltura, notevolmente estesa, и strettamente legata alla disponibilitа di acqua: vi prevalgono colture erbacee di piante mesoterme e xerofile quali il grano, il mais, il tabacco e, dove esiste irrigazione, anche tropofile come il cotone.
All’agricoltura tradizionale estensiva e intensiva si affianca l’allevamento ovino e caprino, transumanti fra i monti e le pianure costiere. Solo in alcuni paesi (Israele, Italia, Africa mediterranea, California) mediante l’irrigazione si pratica su aree limitate una moderna coltura intensiva, associata all’allevamento bovino.
E) I deserti.
Nelle grandi regioni aride della Terra, le aree poste a coltura sono isolate e coincidenti con la presenza dell’acqua (oasi). Nei deserti caldi sono diffuse le palme da datteri e alcune graminacee xerofile, come l’orzo. Dove si pratica l’irrigazione, l’area agricola si fa piщ estesa e continua, con la coltura del cotone e del riso.
Prevalgono le forme di agricoltura primitiva, talvolta itinerante, accanto a forme piщ progredite di agricoltura intensiva tradizionale, come nelle oasi.
F) Le regioni temperate boreali.
La vegetazione naturale ha subito in queste regioni una modificazione molto profonda ed estesa, tanto che il paesaggio agricolo ha sostituito quasi completamente le foreste originarie.
Le colture sono molto varie, con netta prevalenza delle piante mesoterme e igrofile, quali le graminacee (grano, segale, avena), varie foraggiere, la barbabietola da zucchero, la patata, il luppolo, il lino, la canapa, le frutta pomacee.
Nelle regioni piщ settentrionali della foresta di conifere l’ambiente naturale invece predomina ovunque, salvo ridotti lembi, dove si и estesa la coltura dell’orzo.
In questa regione sono presenti le forme piщ evolute dell’agricoltura e dell’allevamento, con carattere chiaramente intensivo specialmente nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti orientali.
G) Le regioni temperate australi.
In queste regioni di piщ recente colonizzazione agraria sono diffuse le colture estensive dei cereali (specialmente il grano) o di foraggiere, in alternanza con il pascolo dei bovini e degli ovini, che occupa ancora estese superfici.
L’agricoltura sta abbandonando le forme tradizionali estensive, per avviarsi a forme moderne, che assumono un aspetto intensivo nelle piщ umide regioni atlantiche del Sud America (Entre Rios in Argentina, con mais, oleaginose, alberi da frutta).
H) La tundra.
L’ambiente naturale della tundra non ammette generalmente possibilitа di coltura, ma solo l’allevamento di animali da pelliccia e della renna.

Il mantello vegetale.
I grandi paesi agricoli della terra
Osservando la distribuzione delle aree agricole sulla terra, risulta evidente che l’agricoltura и maggiormente diffusa nelle zone temperate e nelle zone tropicali caldo-umide; nella zona equatoriale le colture sono localizzate quasi unicamente nelle aree favorite dalla possibilitа di facili comunicazioni.
Non и certo semplice formare una graduatoria fra gli stati della Terra a seconda della loro importanza agricola, perchй si possono prendere in considerazione diversi criteri di classificazione, come, ad esempio, la quantitа totale della produzione agricola, oppure la superficie destinata alle colture, presa in sй o posta in rapporto con la superficie territoriale di un paese.
Se si considera l’estensione delle aree coltivate in rapporto alla superficie territoriale delle varie parti del mondo, al primo posto figura l’Europa; seguono l’America del Nord, l’Asia, l’Africa, l’America del Sud e l’Oceania.
Si puт considerare inoltre l’intensitа della produzione in rapporto alla superficie coltivata (rendimenti unitari), o il rapporto fra la produzione totale e il numero degli abitanti (disponibilitа media per abitante).
Altri criteri di classificazione possono tenere conto della percentuale degli abitanti che si dedicano all’attivitа agricola; della partecipazione del reddito dell’agricoltura al reddito nazionale; del valore dell’esportazione, ecc.
Comunque, tenendo conto dei diversi criteri di classificazione, possiamo riconoscere il carattere di grandi paesi agricoli della terra agli Stati Uniti, alla Russia, all’India, alla Cina, al Giappone, all’Indonesia, all’Argentina, al Brasile e ad alcuni stati dell’Europa ( Francia, Italia, ecc.). Occorre ricordare perт che l’agricoltura и piщ o meno sviluppata in tutti i paesi e alcuni di essi, anche se non figurano fra i grandi stati agricoli, occupano comunque una posizione fondamentale nel mercato internazionale per alcuni prodotti.
L’agricoltura e gli equilibri ecologici
I progressi della scienza e della tecnica forniscono all’uomo mezzi sempre piщ adatti per estendere ed intensificare le colture e rendono sempre piщ rapido il processo di trasformazione del paesaggio naturale. Occorre perт considerare che spesso una rapida e indiscriminata trasformazione agraria dell’originaria copertura vegetale puт rompere l’equilibrio ecologico e portare in breve tempo alla distruzione delle stesse fonti della ricchezza.
L’erosione del suolo
L’erosione del suolo и una delle conseguenze piщ gravi dello sfruttamento irrazionale della terra in certe regioni. Il suolo, rimosso profondamente per le necessitа delle colture e reso meno compatto e piщ friabile, diventa facile preda del vento e dell’acqua, che asportano la copertura di terriccio vegetale fino a lasciare scoperta la sterile roccia nuda.
I danni dell’erosione hanno creato un vivo allarme nei vari paesi agricoli, dove anni di intenso e irrazionale sfruttamento (colture di rapina) hanno privato estese superfici, prima fiorenti, di ogni capacitа produttiva.
Contro questa minaccia, vari paesi hanno intrapreso, con tutti i mezzi suggeriti dalla scienza e dalla tecnica, un’energica azione di difesa che, soltanto se condotta su vasta scala e con mezzi ingenti, puт dare buoni risultati.
Gli antiparassitari
Allo squilibrio biologico creato dall’agricoltura hanno concorso anche gli antiparassitari. Alla varietа di specie, che caratterizza in genere la vegetazione naturale, l’uomo ha sostituito su vaste aree poche specie di piante utili, favorendo in tal modo involontariamente il moltiplicarsi dei loro parassiti. Per difendere le colture cosм minacciate si ricorre all’impiego di sostanze antiparassitarie, che il progresso delle conoscenze scientifiche rende sempre piщ potenti ed efficaci, mentre i mezzi moderni disponibili ne permettono una rapida ed estesa distribuzione.
L’uso indiscriminato degli insetticidi provoca perт danni non trascurabili; con le specie dannose vengono spesso distrutte anche specie utili (come, ad esempio, gli insetti che provvedono all’impollinazione) e giа si presenta con drammatica evidenza uno squilibrio biologico, le cui conseguenze si fanno sempre piщ gravi. Allo scopo di disciplinare la multiforme azione dell’uomo sull’ambiente naturale, che puт portare ad una distruzione irreparabile delle stesse fonti di produzione, sono sorte alcune organizzazioni internazionali, che hanno il compito di svolgere opera di ricerca, di insegnamento e di denuncia all’opinione pubblica.
Il sistema "dei tre campi"
La rotazione biennale, cioи l’uso antichissimo di dividere in due parti i campi coltivati per seminarne una a cereali e tenere l’altra a maggese (cioи incolta), invertendo poi i ruoli l’anno successivo, ebbe un’importante evoluzione nell’Europa medioevale allorchй venne introdotta la rotazione triennale. Con questa, invece di lasciare a riposo ogni anno la metа delle terre (sistema evidentemente non molto redditizio), si lascia a maggese solo un terzo dei campi, su un altro terzo si seminano cereali in autunno, sull’ultimo terzo, in primavera, avena o legumi.
L’anno seguente si seminano i cereali sul campo arricchito per il sovescio dei legumi, mentre questi vengono coltivati dove in precedenza c’era il maggese e cosм via, a rotazione. In questo modo la terra non diventa, esaurendosi, improduttiva e al tempo stesso rende di piщ perchй i due terzi di essa sono sempre coltivati.
L’avvicendamento, ossia il succedersi di varie colture agrarie nello stesso campo o appezzamento di terreno, ha quindi lo scopo di evitare l’esaurimento delle sostanze nutritive del suolo, il che и inevitabile qualora si insista per molto tempo con un’unica coltura. Anche oggi nelle grandi aziende agrarie, l’avvicendamento avviene mediante un ciclo ininterrotto di rotazione per cui una coltura viene ad occupare superfici di terreno sempre diverse, fino a tornare al campo di partenza dopo un certo numero di anni.
La rotazione triennale.
Il primo strumento di lavoro: l’aratro
L’aratro и una macchina agricola operatrice utilizzata per i lavori di dirompimento del terreno. Questo strumento и composto, nella sua versione classica, da alcuni elementi fondamentali (coltro, vomere e versoio), da congegni di collegamento facoltativi (bure, staffa, scheletro, suola e telaio) e da congegni di regolazione che servono per variare la profonditа e la larghezza dell’aratura.
Il coltro e il vomere tagliano, nell’ordine, verticalmente e orizzontalmente il terreno (formando una fetta), il versoio ne esegue il rovesciamento di 135° e la rottura.
La bure consiste in una robusta trave, rettilinea o curva verso il basso, alle cui estremitа sono applicate una piastra metallica (suola portante vomere e versoio) e il dispositivo di accoppiamento con la trattrice. In generale, si distinguono aratri rovesciatori ordinari, rovesciatori speciali (polivomeri, dotati di piщ corpi lavoranti; a bilanciere; doppi) e a dischi. In questi ultimi, coltro e versoio sono sostituiti da dischi che, ruotando, effettuano le operazioni di taglio e di rovesciamento della fetta.
In alcuni aratri (voltorecchio) la particolare sagomatura del vomere e del versoio consente di rovesciare la fetta di terreno verso destra o sinistra; altri aratri (paraplow) hanno organi di lavoro obliqui che tagliano la cotica senza rivoltarla (sono usati per esempio per l’aerazione dei pascoli). In base al tipo di accoppiamento con la trattrice gli aratri si distinguono in trainati, semiportati e portati.
Organi fondamentali di un aratro trainato.
bure; b) versoio; c) coltro; d) vomere
Le tecniche agrarie
• BONIFICA
Sino al 1950 sui treni, che percorrevano la linea Reggio Calabria - Taranto, si tenevano esposti degli avvisi che suggerivano ai passeggeri di chiudere i finestrini attraversando le pianure di Metaponto, in quanto si trattava di una zona malarica.
Oggi tutta la pianura metapontina, opportunamente bonificata, risulta fertile, rigogliosa e salubre.
Con questo non si deve perт pensare che sia conveniente bonificare tutti i terreni acquitrinosi; gli effetti delle inondazioni di territori avventatamente prosciugati su larga scala non sono purtroppo mancate in Italia, dove il Delta Padano ha sofferto di un'eccessiva e frettolosa conversione di terreni, la cui utilizzazione migliore era con ogni probabilitа di lasciarli, almeno in parte, nelle condizioni naturali.
Infatti le "zone umide", cioи lagune, paludi, laghi, acquitrini e stagni costieri, sono ambienti ricchi di vita e di sostanze organiche, per cui invece di venire prosciugate a prezzo di elevati investimenti e convertite in colture convenzionali, esse, in certi casi, possono essere attrezzate a peschiere e fornire cosм una produzione di pesce pregiato per ettaro superiore a qualsiasi reddito agricolo.
Queste zone svolgono poi un’importante funzione termoregolatrice del clima e di autoregolamentazione dei corsi d’acqua impedendo alluvioni, inondazioni e straripamenti, concorrendo in tal modo a salvaguardare il terreno agrario stesso.
• IRRIGAZIONE
Nel secolo scorso ogni uomo consumava circa cinquanta litri d’acqua al giorno; attualmente ne consuma circa ottocento nelle grandi cittа e quattrocentocinquanta in quelle medie.
Oggi, per produrre una tonnellata d’acciaio, l’industria consuma 250.000 litri d’acqua; per una tonnellata di cotone, 200.000 litri; 600.000 per una tonnellata di carta e addirittura 1.000.000 di litri per una tonnellata di benzina. Ma ai fabbisogni dell’uomo e a quelli dell’industria, di cui questi dati offrono appena un’idea, bisogna aggiungere quelli della terra: la sola agricoltura assorbe l’ottanta per cento del consumo idrico di tutto il pianeta.
L’Italia (secondo recenti statistiche) consuma annualmente 45 miliardi di metri cubi d’acqua e ben trenta di questi vengono impiegati per l’irrigazione.
Il fabbisogno idrico delle piante и motivato principalmente dalle seguenti necessitа:
1. Rimpiazzare l’acqua perduta per traspirazione (il grano ad esempio deve traspirare da 350 a 500 litri di acqua per produrre 1 kg di granella)
2. Formare i propri tessuti vegetali (i tessuti vegetali sono formati per il 70-90% di acqua)
3. Agevolare le reazioni chimiche (fotosintesi, ecc......)
4. Trasportare la linfa e le sostanze disciolte
5. Umidificare e tenere fresche le foglie mediante evaporazione
6. Migliorare le condizioni di lavorabilitа del terreno
Gli effetti negativi che si manifestano nelle piante per scarsitа di acqua sono:
1. Germinazione ininterrotta dei semi
2. Appassimento parziale o totale delle piante ed arresto della loro crescita
3. Chiusura degli stomi
4. Fotosintesi prima rallentata poi interrotta
5. Caduta delle foglie
6. Fioritura e fruttificazione incompleta
La realizzazione di una razionale rete irrigua sottintende due fasi operative strettamente collegate fra loro: quella ingegneristica per le opere di raccolta e di grande distribuzione delle acque (serbatoi artificiali, canalizzazioni, ecc......); quella agronomica perla determinazione dei metodi di somministrazione dell’acqua (per scorrimento, per sommersione, per infiltrazione , irrigazione a pioggia e via dicendo) a seconda del tipo di colture e delle condizioni morfologiche, topografiche e geologiche del terreno.
Pur riconoscendo che l’irrigazione, a differenza di molti altri interventi dell’uomo, si inserisce perfettamente nell’ambiente naturale, non si puт tuttavia negare che una trasformazione eccessiva della rete idrografica puт, in certi casi, produrre degli sconvolgimenti ecologici negativi, com’и accaduto per esempio in Egitto in seguito alla realizzazione della diga di Assuan.
Ogni anno infatti quando arrivavano le piogge e la neve si scioglieva sulle pendici delle montagne, il grande bacino idrografico africano veniva irrigato ed il Nilo straripava oltre gli argini. La diga fu realizzata per mettere fine a queste inondazioni ed accumulare l’acqua mediante la formazione, a monte, dell’enorme lago Nasser in funzione di serbatoio permanente. Tutta questa parte del programma funzionт ma con una conseguenza imprevedibile: l’inondazione si portava con se migliaia di tonnellate di fosfati naturali, nitrati e materia organica per dare nuova vita ai campi da cui dipendeva l’agricoltura egiziana, ma questo non succedeva piщ. Come per tutte le dighe, i nutrimenti vitali ed una gran parte di limo incominciavano con il tempo ad ammucchiarsi inevitabilmente sotto la diga, dove non servivano altro che a riempire il lago. Prima una grande quantitа di queste acque ricche di sostanze nutritive erano andate al Mediterraneo, dove avevano provocato un'esplosione demografica del plancton, piccole piante ed animali alla base della piramide alimentare. Quest’ultimo veniva divorato dai pesciolini che a loro volta sono divorati da pesci piщ grossi e cosм via fino all’uomo...
Con la costruzione della diga, questa benefica sovrabbondanza cessт; a partire dall’autunno del 1965, quando le acque rimasero dietro la diga di Assuan, il corso del Nilo fu ridotto al punto che il plancton si impoverм, la produzione ittica del Mediterraneo non ebbe la solita esplosione demografica e le flottiglie pescherecce si trovarono nei guai.
• CONCIMAZIONE
Alla pari di tutti gli esseri viventi le piante, per crescere e vegetare, hanno bisogno di nutrirsi. Ma mentre in un ecosistema naturale (ad esempio la foresta) il ciclo chimico delle sostanze assorbite dalle piante и perfettamente equilibrato o quasi dai residui vegetali ed animali che si depongono in esso, nei terreni agrari occorre restituire al suolo quella fertilitа che viene continuamente impoverita dalle colture.
La concimazione, o letamazione, che in antico era fatta prevalentemente con escrementi animali mescolati con diverse qualitа di scrami, o con l’interramento di piante e residui vegetali (sovescio), o con la bruciatura delle stoppie (debbio), ha appunto il compito di reintegrare il terreno di tutte quelle sostanze indispensabili come l’azoto, il fosforo, il potassio, il calcio, di cui si nutrono le piante e che pertanto sono designate come elementi di fertilitа.
L’attuale possibilitа di produrre industrialmente concimi chimici contenenti tali elementi costituisce uno degli strumenti piщ efficienti per aumentare il rendimento del terreno e della produzione agraria purchй sia impiegato razionalmente.
In caso contrario, quando questi fertilizzanti vengono usati in eccesso, essi non solo danneggiano il terreno ma finiscono per essere trasportati dalle piogge nelle falde idriche sotterranee e, di qui, nei fiumi e nei laghi dove favoriscono lo sviluppo della vegetazione acquatica al punto che questa li invade e li soffoca (eutrofizzazione delle acque).
Osservazioni paragonabili a questa sono state fatte in occasione dell’utilizzazione eccessiva di insetticidi: oltre a distruggere assieme a quelli indesiderabili anche gli animali utili alle colture, i residui tossici degli insetticidi vengono trasportati dalle acque di ruscellamento in altri ecosistemi determinando un lento avvelenamento degli esseri viventi su tutta la superficie della Terra.
Perciт, ad esempio, l’impiego del DDT in agricoltura и giа stato vietato in diversi Paesi.
• INNESTO
L’innesto, ossia l’inserimento di una gemma o di una porzione di albero sopra un altro, puт essere fatto tra piante della stessa specie (allora si dice omogeneo) o fra specie diverse (allora si dice eterogeneo). La pratica dell’innesto ha la funzione di fissare e di diffondere una varietа, di trasformare una specie in un’altra di migliore resa, di anticipare la fruttificazione e di ottenere delle forme di chioma ridotte.
Condizioni indispensabili per la riuscita degli innesti (attecchimento) sono:
1. che le zone rigeneratrici siano perfettamente combacianti
2. che l’aria penetri il meno possibile tra la parte trasformatrice (oggetto o innesto) e la parte da trasformare (soggetto o portinnesto), cosa questa che si ottiene con una perfetta legatura e con il mastice
3. che l’innesto non sia eseguito in giornate troppo umide o di scirocco
Per ben comprendere quale importanza puт avere la tecnica dell’innesto in agricoltura prendiamo in considerazione l’innesto della vite.
Intorno al 1865, importata involontariamente dall’America, comparve in Europa la fillтssera della vite, insetto che attacca principalmente le radici della vite, distruggendola.
Tutte le tecniche e le cure colturali allora conosciute risultarono vane ed i vigneti europei subirono perciт gravissimi danni.
Notato perт che la vite americana, poco produttiva e di qualitа scadente, era riuscita, per lunga selezione, ad adattarsi a questo parassita, si pensт di procedere ad innestare le pregiate viti europee su piede di vite americana, in modo da formare una nuova pianta che fosse resistente alla fillтssera pur mantenendo l’alta qualitа delle nostre viti.
In tal modo l’innesto risolse il problema in maniera radicale, consentendo alla Francia e all’Italia di mantenere il primo posto nella produzione di uva e di vino.

1. Vite americana resistente alla fillтssera ma poco produttiva.
2. Nuova pianta che, essendo costituita della radice americana e
dalla chioma europea, unisce i pregi ed i vantaggi di entrambe.
3. Vite europea non resistente alla fillтssera ma assai produttiva.
• POTATURA
La potatura, ossia l’asportazione di alcune parti delle piante che hanno durata pluriennale, ha la funzione di stimolare la fruttificazione e di aumentare e migliorare il prodotto. La potatura puт essere: di formazione, quando viene eseguita per raggiungere la forma desiderata e arrivare all’inizio della produzione nel piщ breve tempo possibile; di produzione, quando viene effettuata su piante giа formate e capaci di dare frutti per regolare la produzione in modo che questa sia abbondante, costante e di ottima qualitа.
Con la prima quindi si mira alla formazione definitiva della pinta in funzione di una maggiore apertura della chioma ai raggi solari, di una maggiore comoditа per la raccolta dei prodotti e di una maggior utilizzazione e regolamentazione del movimento della linfa.
Con la seconda si tendono ad eliminare i rami superflui, a rinforzare quelli deboli ed a favorire il getto di rami nuovi che fioriscono e quindi che producono.
L’ALLEVAMENTO
L’utilizzazione degli animali
Risale ai tempi piщ remoti l’attivitа dell’uomo volta allo sfruttamento del mondo animale; dapprima, e per lunghissimo tempo, furono attivitа dominanti la pesca e la caccia, forme di economia distruttiva, attraverso le quali l’uomo si procurava carne per il nutrimento, pelli per ripararsi contro l’inclemenza del clima, ossa e tendini per molteplici impieghi.
Si sviluppт in seguito una forma di economia conservativa, la pastorizia, quando l’uomo addomesticт alcune specie di animali selvatici, che raccolse e custodм nei pressi della sua dimora; degli animali cosм addomesticati non solo potй utilizzare meglio i prodotti, ma anche la forza muscolare, che gli fu di aiuto prezioso nel lavoro dei campi e nei trasporti.
Si giunse, da ultimo, con l’allevamento, ad una forma di economia produttiva: l’uomo, scelte alcune specie animali particolarmente utili, provvede ad esse un ricovero contro le intemperie ed un’alimentazione razionale ed abbondante, che ne accresce la feconditа e la capacitа di fornire le prestazioni richieste.
Inoltre, seguendo i suggerimenti dell’esperienza e della scienza, ne cura gli incroci, opera un’attenta selezione delle varietа piщ adatte e ne favorisce la diffusione anche in ambienti diversi da quelli di origine.
L’uomo contribuisce in tal modo a modificare negli animali allevati alcune attitudini ed esigenze, legate all’ambiente originario, e ne provoca una distribuzione sulla Terra profondamente diversa da quella naturale.
Le varie forme di utilizzazione degli animali sussistono tuttora sul globo, talvolta le une vicine alle altre, e variamente distribuite a seconda dell’ambiente climatico ed umano.
Gli uomini primitivi delle foreste equatoriali vivono essenzialmente di caccia e pesca; fra i popoli nomadi delle savane e delle steppe sussiste ancora largamente la pastorizia, associata talora a forme primitive di agricoltura; fra le popolazioni sedentarie delle zone subtropicali e temperate fiorisce l’allevamento, che si affianca ad un’agricoltura sempre piщ progredita e si associa a molteplici attivitа industriali per la trasformazione dei prodotti derivati.
Se moltissime sono le specie animali esistenti, poche soltanto vengono allevate dall’uomo.
L’allevamento di ovini, caprini, bovini, equini e suini ha la maggiore importanza nell’economia mondiale; gli altri allevamenti, in genere, anche se non presentano un’importanza economica di carattere generale, recano perт un contributo notevolissimo, e talora fondamentale, all’economia dei paesi nei quali vengono praticati.
L’allevamento ha avuto inizio in Asia e le popolazioni neolitiche importarono in Europa i primi animali domestici, che si diffusero anche in Africa. In America i soli animali domestici indigeni erano il lama e l’alpaca, nelle regioni andine; gli Spagnoli nel XVI vi introdussero i cavalli, i bovini, gli ovini, i caprini ed i suini. In Australia tutti gli animali domestici sono stati introdotti dagli Inglesi.
Anche se gli animali possiedono una larga possibilitа di adattamento e di reazione alle avverse condizioni fisiche e biologiche dell’ambiente, l’area di diffusione delle varie specie и legata soprattutto alla possibilitа di trovare alimento sufficiente, fornito in genere dal manto vegetale; ne risulta che le diverse specie, pur variamente modificate dalla selezione, sono localizzate principalmente in dipendenza dell’ambiente naturale ed umano.
Pastorizia nomade e commerciale
La pastorizia и la forma piщ semplice di associazione fra l’uomo ed il mondo animale, limitata all’addomesticamento ed alla custodia del bestiame, al quale non vengono forniti nй ricovero nй altro nutrimento di quello che gli animali stessi traggono dalla vegetazione naturale. Essa richiede pochissima manodopera e, nella sua forma piщ elementare, и legata al nomadismo, che consiste nel libero trasmigrare di greggi da un luogo all’altro, alla ricerca di sempre nuovi pascoli.
Nelle regioni montuose и frequente la transumanza, forma di migrazione periodica del bestiame dalla pianura alla montagna, in accordo con le variazioni stagionali di umiditа e di temperatura. Le greggi e gli armenti pascolano nel fondovalle o nelle piane costiere durante la stagione invernale e, quando la siccitа estiva inaridisce la vegetazione della pianura, si spostano verso i pascoli di montagna, piщ umidi e freschi.
Il periodico e ripetuto passaggio del bestiame puт lasciare sul terreno tracce permanenti, che danno origine a vie naturali (le vie armentarie) variamente denominate nelle diverse regioni (tratturi, trazzere, ecc......), percorribili anche da carri per la loro larghezza.
La diffusione dell’agricoltura, che si accompagna spesso alla bonifica delle piane costiere, riduce l’area del pascolo e pone un limite a questa antica pratica pastorale, che tende perciт a trasformarsi in allevamento sedentario.
Nelle Alpi si svolgono movimenti piщ complessi dal fondovalle alle stazioni di mezza montagna (stavoli o maggenghi) e da queste alle stazioni di alta montagna (malghe); tali migrazioni costituiscono l’alpeggio o monticazione.
La pastorizia nomade, che riunisce insieme diverse specie di animali, fornisce prodotti che vengono utilizzati sul luogo stesso di produzione o alimentano scambi a breve distanza; da essi si ricavano anche manufatti di carattere artigianale, che talora possono presentare un notevole valore artistico (tappeti, scialli, ecc......).
Nei paesi di recente colonizzazione si и sviluppata da poco piщ di un secolo una forma particolare di pastorizia commerciale, che ha luogo in sedi stabili, dove di apprestano recinti, pozzi per l’abbeverata, riserve di foraggio e centri sanitari per animali selezionati di una sola specie; i prodotti non provvedono soltanto al mercato locale ma rispondono alla richiesta di un mercato molto piщ vasto.
La pastorizia nomade, per lo piщ rappresentata da ovini e caprini, и ancora presente in alcune regioni steppiche subdesertiche, dove la scarsitа delle precipitazioni ostacola l’agricoltura e le comunicazioni sono scarse o difficili.
Essa raggiunge il suo massimo sviluppo nell’Antico Continente, specialmente nell’Asia centrale, nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale; una forma simile di attivitа pastorale si ha nelle regioni subartiche della tundra (renne).
L’importanza economica generale di questa attivitа и alquanto limitata, ma и notevole la sua importanza storica: i popoli della Cina, dell’India, dell’Europa furono soggetti a intermittenti invasioni delle nomadi popolazioni pastorali dell’Asia centrale, quando le fluttuazioni climatiche le spinsero lontane dalle loro sedi naturali, alla ricerca di pascoli.
La pastorizia commerciale и oggi fra le attivitа dominanti nelle vaste superfici erbose delle praterie temperate e delle savane tropicali, poco popolate e scarsamente coltivate, ma con possibilitа di agevoli comunicazioni, come le prairies del nord America centro occidentale, i campos e le pampas del sud America, il veld del sud Africa, le steppe dell’Australia, della Nuova Zelanda e della Russia.
L’importanza economica di questa attivitа и molto notevole, perchй rifornisce di prodotti alimentari (carne) ed industriali (lana) le regioni piщ evolute e piщ densamente popolate.
Forme di allevamento
L’allevamento esige una maggior disponibilitа di foraggio, per poter fornire in ogni stagione agli animali allevati un alimento piщ abbondante ed appropriato. Richiede pertanto una maggiore umiditа e generalmente si accompagna all’agricoltura, alla quale fornisce lavoro e concime. Talvolta l’allevamento costituisce l’attivitа prevalente e l’agricoltura и praticata esclusivamente al fine di fornire nutrimento agli animali allevati (colture foraggiere).
L’allevamento puт essere brado, quando gli animali vivono sempre all’aperto, sfruttando il pascolo naturale o coltivato, in alternanza con il foraggio conservato (fieno), liberi di spostarsi entro un largo spazio; semibrado, se dispongono di ricoveri nei quali trovano riparo soltanto nell’inverno; stallino, quando vengono tenuti tutto l’anno in stalla ed alimentati esclusivamente con il prodotto delle colture foraggiere, praticate intensivamente con l’aiuto delle concimazioni e dell’irrigazione, e con prodotti di importazione o derivanti dalle industrie (mangimi compensati, panelli di semi oleosi).
L’allevamento estensivo, generalmente brado, richiede poca manodopera e predomina dove la popolazione и scarsa, l’agricoltura poco sviluppata e sono molto estese le aree pascolive; l’allevamento intensivo, generalmente stallino, si ha invece dove la popolazione и molto numerosa e l’agricoltura piщ progredita; questo allevamento и per lo piщ connesso con un’alta selezione delle razze, una zootecnia molto avanzata, un forte impiego di manodopera, di capitali e con una notevole attivitа industriale di trasformazione dei suoi prodotti.
Le greggi e gli armenti sono stati per millenni la ricchezza principale degli uomini, come esprimono anche i termini “capitale” (dal latino caput = capo, anche di bestiame) e “pecuniario” (dal latino pecus = pecora e peculium = mandria); le piщ antiche civiltа di cui ci sia stata tramandata memoria nel bacino del Mediterraneo erano civiltа pastorali.
Soltanto a partire dal sec. XIX l’allevamento assunse valore nel commercio mondiale, allorchй si verificт un profondo cambiamento sia nella distribuzione, sia nel tipo di questa antichissima attivitа.
L’incremento della popolazione europea, lo sviluppo delle industrie, l’elevarsi del tenore di vita portarono ad un aumento della richiesta di carne, latticini, lana, mentre l’estendersi dell’agricoltura intensiva riduceva le aree di pascolo.
L’allevamento brado ed estensivo diminuм rapidamente in Europa, dove resiste solo nelle aree piщ sterili, aride o montuose, mentre si sviluppa sempre piщ l’allevamento stallino, intensivo ed altamente specializzato.
Intanto il progresso dei mezzi di trasporto rendeva piщ facilmente accessibili le sterminate regioni d’America, d’Africa, d’Australia, dove la vastitа dei pascoli, la scarsa popolazione, il clima, favorivano particolarmente l’allevamento, mentre le scoperte di sempre nuovi mezzi di conservazione delle carni e dei latticini (refrigerazione, congelamenti) ne permettevano il trasporto anche a grande distanza.
Pertanto i popoli europei, in risposta alla crescente richiesta del consumo, estesero l’allevamento nei continenti extraeuropei, trovati quasi privi di animali domestici e favoriti da un insieme di condizioni fisiche ed antropiche.
Attualmente perт anche in questi paesi di recente colonizzazione si assiste ad una graduale variazione nella localizzazione e nel tipo di allevamento; lo sviluppo dell’agricoltura respinge l’allevamento brado ed estensivo ai margini delle zone piщ popolate e meglio favorite dal clima. A sua volta, con l’evolversi dell’agricoltura verso forme intensive, per la presenza di una popolazione sempre piщ numerosa e progredita, l’allevamento stallino ed intensivo, associato alle colture foraggiere, sospinge ai margini l’agricoltura piщ povera delle colture cerealicole.
Ovini
Gli ovini, addomesticati fin dalle etа preistoriche, forniscono all’uomo prodotti di uso fondamentale, quali carne, lana, latte, oltre al pellame e alla pelliccia.
Originari del Continente Antico, sono animali poco esigenti e si accontentano delle magre erbe dei pascoli stepposi; sopportano la sete e possono affrontare lunghi spostamenti alla ricerca di nuovi pascoli e dell’acqua per l’abbeverata; una piovositа media di 250-500 mm annui и sufficiente per le loro esigenze, mentre possono sopportare le temperature piщ varie. Pochi uomini sono sufficienti per custodire enormi greggi, specialmente dove non occorre proteggere eventuali colture, che verrebbero brucate e distrutte dalle pecore.
Per il facile adattamento ad ambienti diversi e per la varietа delle razze esistenti, gli ovini sono stati diffusi in climi molto differenti, dalle zone sub-artiche alle steppe e alle savane tropicali, dall’Islanda alla Nuova Zelanda, escludendo soltanto la fascia equatoriale troppo umida, dove gli ovini si rifugiano sugli altipiani piщ asciutti. Le diverse condizioni di ambiente favoriscono l’allevamento di varietа diverse, da lana e da carne; in alcune regioni (ad esempio la Sardegna), per le difficoltа del pascolo, si utilizza principalmente il latte, trasformato in formaggi direttamente dal pastore; altre varietа forniscono pelli molto pregiate, come la razza caracul (dalla cittа di Karakul) da cui derivano anche le varietа di e o .
L’allevamento delle pecore da lana si addice particolarmente alla regioni steppose e agli aridi altipiani, dove la piovositа molto scarsa ostacola l’agricoltura e la popolazione и rada.
Le forti escursioni termiche dei climi continentali rendono il vello piщ folto e lungo, per difesa contro il freddo notturno, i suoli salini delle steppe lo rendono piщ fine e lucente, il movimento all’aria aperta e il pascolo magro diminuiscono lo spessore del pannicolo adiposo, perciт la lana risulta meno unta e perciт piщ apprezzata.
Questo allevamento и generalmente brado, talora legato al nomadismo o alla transumanza; la pastorizia nomade, estesissima in passato, ancora persiste in alcune aree del globo, piщ sterili o arretrate, ma tende a trasformarsi in pastorizia commerciale, particolarmente sviluppata nelle terre di piщ recente colonizzazione.
La razza piщ nota e redditizia di pecore da lana и la merinos, originaria dell’Africa settentrionale e introdotta dagli Arabi nel XIV sec. in Spagna, che detenne fino al XVII sec. il suo monopolio per la qualitа di lana. In Gran Bretagna molto pregiata и la razza cheviot.
L’allevamento di pecore da carne, generalmente stallino, prevale dove la maggiore piovositа favorisce i pascoli grassi e abbondanti e dove una popolazione piщ densa determina un maggiore consumo di carne. Le pecore da carne hanno un vello piщ rado e piщ corto, non solo per carattere genetico, ma anche per il clima piщ umido, la temperatura piщ uniforme, il nutrimento piщ abbondante e la mancanza di moto. Forniscono una lana corta, grossa e ruvida, non apprezzata dall’industria tessile, anche perchй, essendo molto unta, richiede un costoso lavaggio: il peso del grasso, che puт raggiungere anche il 60% del peso complessivo della lana greggia, graverebbe troppo sul costo del trasporto.
In molti paesi allevatori di pecore da lana la crescente richiesta di carne da parte del mercato ha diffuso l’allevamento di razze incrociate (Crossbred), da carne e da lana, derivate da opportuni incroci (ad esempio merinos, da lana, con Lincoln, da carne); la lana ottenuta и perт meno abbondante e meno pregiata. Questo allevamento ha particolare diffusione nella Nuova Zelanda e si estende anche in Australia e in Argentina.
Aree dell’allevamento ovino
Attualmente si possono distinguere sulla terra tre diverse aree di allevamento degli ovini:
1. i paesi dove l’allevamento ha conservato le forme primitive e dove il prodotto, di qualitа generalmente mediocre e di quantitа limitata, и assorbito dal consumo locale;
2. i paesi dove l’allevamento, dopo la forte riduzione quantitativa del secolo scorso, non si presenta ormai che nel tipo selezionato di pecore da carne e da latte;
3. i paesi dove la grande estensione di territori adatti, la scarsa popolazione e la limitata estensione delle colture permettono uno sviluppo moderno dell’allevamento. Questi paesi rappresentano la produzione piщ considerevole e, tranne che nel continente americano, in forte aumento.
Grandi allevatori
Il numero degli ovini allevati nel mondo supera abbondantemente il miliardo di capi, ma и soggetto a forti oscillazioni annue; esso tende ad un lieve aumento. Massimi allevatori sono nell’ordine: Australia, Russia, Cina, Nuova Zelanda, Argentina, India, Sudafrica, che possiedono complessivamente oltre la metа di tutto il patrimonio zootecnico.
Per le diverse razze allevate, il rendimento in lana varia da 5 kg. per capo all’anno in Australia a meno di 1 kg per capo in India, per cui la produzione di lana non sempre и proporzionale al numero di capi allevati; infatti l’emisfero australe, con il 38% delle pecore allevate nel mondo, fornisce il 73% della produzione mondiale di lana.
L’Australia ha il primato mondiale per il numero di capi (circa il 18%) e per la produzione di lana (circa un terzo).
La prima introduzione nel continente australiano di poche decine di pecore merinos risale al 1797; un secolo dopo avevano giа raggiunto il numero di 100 milioni. Questo rapidissimo incremento и dovuto al particolare concorso di fattori sia fisici che umani, quali l’enorme estensione di pascoli stepposi, privi di aree coltivate per la scarsa popolazione; il clima caldo ed arido, che consente il pascolo all’aperto durante tutto l’anno; la mancanza di carnivori selvatici, che riduce la necessitа di sorveglianza delle greggi.
Fattore negativo и invece l’irregolare regime delle precipitazioni: un ritardo nel periodo delle piogge puт portare all’inaridimento dei pascoli, dei pozzi e allo sterminio delle greggi. Razionali ricerche hanno perт rivelato l’esistenza di un vastissimo bacino artesiano nell’area dell’allevamento; l’escavazione di pozzi per l’abbeverata e per l’irrigazione dei pascoli si intensifica di anno in anno e tende a ridurre il pericolo della siccitа.
Un altro fattore negativo и rappresentato dalla grande espansione dei conigli, che consumano rapidamente la vegetazione erbacea. Si calcola che sei conigli bruchino il pascolo di una pecora; le varie difese approntate contro la loro diffusione non hanno dato finora l’esito sperato.
La concorrenza alimentare dei canguri nei riguardi delle pecore viene abusivamente contrastata dagli allevatori con lo sterminio di questi animali, malgrado le severe leggi protettive.
Prevalgono nettamente le pecore merinos da lana; dalla fine del secolo scorso si и diffuso anche l’allevamento di razze incrociate, specialmente nelle regioni costiere di sud-est, piщ umide.
L’Australia и il primo mercato esportatore di lana nel mondo e vende all’estero quasi la totalitа della sua produzione; una poderosa e perfetta organizzazione commerciale favorisce gli scambi fra i centri di produzione ed i mercati di consumo.
L’esportazione si dirige principalmente verso il Regno Unito, nell’ambito del Commonwealth: per lungo tempo il porto di Londra и stato il mercato di ridistribuzione della lana australiana ai paesi industriali europei, ma oggi questi paesi, come anche gli Stati Uniti ed il Giappone, si riforniscono direttamente dal mercato australiano.
La Russia viene al secondo posto per numero di capi. L’allevamento trova il suo ambiente migliore nelle steppe saline del Caspio (da dove giungono le famose pelli di Astrahan) e del Bassopiano Turanico, oltre il quale si estende fino alla Mongolia, nelle terre classiche dell’antichissima pastorizia nomade.
L’ingente produzione viene assorbita dal mercato interno.
La Cina in 40 anni circa и passata da 10 ad oltre 100 milioni di capi; tradizionalmente lontano da questa attivitа allevatrice, che и incompatibile con il tipo di agricoltura intensiva praticato nel Paese, il popolo cinese si addensa nelle pianure irrigate, nelle aree collinose e lungo i fiumi. Ora, con lo sviluppo delle comunicazioni e nuovi orientamenti di politica economica, si assiste ad un sempre piщ progressivo ampliamento dell’allevamento ovino non solo nelle steppe degli altipiani interni, ma anche sugli inesauribili pascoli naturali delle montagne.
Per ora il prodotto viene assorbito dal mercato interno, scarso consumatore di lana, per il largo impiego, nei territori piщ freddi, di tessuti imbottiti di cascami di cotone e di seta (sul tipo delle nostre “giacche a vento”), e assistiamo da qualche tempo alla comparsa della lana cinese sul mercato mondiale.
Nella Nuova Zelanda prevale l’allevamento delle pecore da carne, per le precipitazioni piщ abbondanti e regolari che forniscono pascoli piщ ricchi. E’ perт notevole anche la quantitа di lana prodotta, che viene quasi totalmente esportata dal porto di Wellington verso la Gran Bretagna. Dalla Nuova Zelanda provengono i due terzi delle carni ovine che partecipano al mercato mondiale; l’allevamento и particolarmente sviluppato sul versante orientale della catena montuosa centrale e prevale nell’Isola del Nord.
L’Argentina alleva pecore da lane e da carne nel Bassopiano Platense, nelle Pampas e nelle fredde ed aride regioni della Patagonia. L’estendersi dell’allevamento bovino ha spinto le pecore da lana verso le regioni piщ meridionali e piщ interne, mentre nelle regioni piщ popolose si и diffuso l’allevamento delle razze incrociate. Grandi mercati lanieri sono Buenos Aires e Bahia Blanca.
L’Uruguay ed il Brasile allevano nelle terre fra i fiumi Paraguay e Paranа un numero di capi complessivamente superiore a quello dell’Argentina e si affiancano ad essa nell’esportazione di lana e carne. L’Uruguay esporta quasi la totalitа della lana prodotta dal porto di Montevideo; il Brasile accentra la produzione nello Stato di Rio Grande do Sul.
Nell’India l’allevamento, molto trascurato, interessa sia le regioni nord occidentali (Valle dell’Indo) sia la pianura sud orientale, fra i Ghati e la costa del Coromandel. Per la scarsa resa delle pecore e per la qualitа scadente, il Paese occupa uno degli ultimi posti fra i produttori di lana, mentre и notevolissima l’esportazione di pelli da concia.
Nel Sudafrica la pastorizia и una delle attivitа piщ redditizie: и con l’Australia, la Nuova Zelanda e l’Argentina, uno dei grandi produttori di lana nel mondo.
L’allevamento prevale nella parte meridionale del paese, nelle regioni montuose alle spalle di Cittа del Capo (terrazze del Karroo e altopiano del Veld).
Le specie, molto selezionate (merinos e caracul), producono un’ottima lana, che viene per la massima parte esportata dai porti di Cittа del Capo, Port Elizabeth e Durban; principale acquirente и la Gran Bretagna e l’Europa.
Nella vicina Africa del sud ovest (Namibia) si и notevolmente sviluppato l’allevamento dell’agnellino di Persia per la produzione di pelli pregiate.
Negli Stati Uniti l’allevamento delle pecore ha subito una notevolissima contrazione ed и limitato alle piщ inospitali steppe sud occidentali e agli aridi altipiani del Montagne Rocciose. Le pecore da carne prevalgono nelle piщ umide regioni del centro, degli Appalachi, del nord est. La produzione di lana e di carne viene totalmente assorbita dal mercato interno, al cui fabbisogno provvedono anche largamente i grandi produttori dell’emisfero australe.
Fra i paesi europei, il Regno Unito primeggia per numero di capi allevati e per quantitа di lana prodotta. L’allevamento и un’attivitа tradizionale, ma viene praticato con metodi razionali ed accurate selezioni, che hanno prodotto varietа note ed allevate in tutto il mondo. La produzione di carne e di lana и perт di gran lunga inferiore al fabbisogno, pertanto la Gran Bretagna figura ai primi posti tra i paesi importatori di lana e di carne ovina.
La Spagna segue la Gran Bretagna come numero di capi e come produzione di lana. L’allevamento delle ottime pecore merinos и diffuso nell’arida Meseta e nel Bassopiano Aragonese; la produzione viene assorbita dal mercato interno.
In Francia l’allevamento, selezionato e molto curato, и diffuso nel Massiccio Centrale, nei Pirenei, nelle Alpi. La pur notevole produzione di lana non rappresenta che una minima percentuale del consumo locale, che viene perciт integrato da una forte importazione.
In Italia l’allevamento degli ovini prevale nelle regioni siccitose del meridione, delle isole maggiori ed in quelle dell’Appennino e delle Alpi. Accanto a razze pregiate, da lana e da carne, si hanno in gran numero pecore non selezionate che danno scarsi rendimenti qualitativi e quantitativi. La transumanza, un tempo largamente praticata, ora trova un forte limite nella bonifica delle paludi costiere e nella trasformazione agraria ed edilizia (insediamenti turistici ed industriali) delle pianure.
L’allevamento da lana attraversa pertanto una fase di regresso, mentre si estende l’allevamento stallino da carne e da latte. Le pecore sono concentrate soprattutto in Sardegna (circa un terzo del totale). La lana prodotta и generalmente scadente e poco adatta alla lavorazione industriale, che deve ricorrere largamente all’importazione.
Caprini
I caprini si allevano quasi esclusivamente per ottenere latte e carne; lo sfruttamento della lana и generalmente un'attivitа secondaria, poichй la lana di capra и grossa e ruvida. Fanno eccezione alcune varietа come le capre del kashmir e quelle di Angora (dalle quali si ottiene la lana mohair) che forniscono una lana sottile, lucente, morbida e molto pregiata. Di alcune varietа si utilizza il vello, che fornisce pellicce di un certo valore; и notevole l’impiego di pelli caprine per scarpe e guanti.
Le capre sono ancora meno esigenti delle pecore per il pascolo e di solito vengono allevate nei pascoli piщ sterili delle steppe pre-desertiche e delle regioni montuose, specie negli altipiani dell’Asia Minore, dell’Iran, del Tibet.
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