Relazione di biologia sulla fauna di mare

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Categoria:Biologia
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Data:12.11.2001
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Testo

SCIENE

Le Sciene si avvicinano ai percoidi, ma se ne differenziano per alcuni caratteri. Il muso и poco sporgente; particolare и la formazione delle ossa della testa, che presentano una quantitа di celle piene di mucillagine. Il carattere piщ singolare consiste nella dentatura, perchй mancano sempre i denti al vomere e al palato. La vescica natatoria и assai ramificata.
Tutte le Sciene vivono nel mare; probabilmente sono meno voraci dei loro affini o, per lo meno, si accontentano di pesci piщ piccoli. Nulla sappiamo intorno alla riproduzione. La carne che forniscono и squisita e molto richiesta dal mercato ittico.

SCIENA AQUILA (sciaena aquila)

Ai tempi del papa Sisto IV viveva a Roma un parassita di nome Tamisio, la cui piщ importante occupazione consisteva nel provvedere ai bisogni naturali del corpo senza arrecare gravi offese alla scarsella. Nel suo vulcanico cervello nacque un giorno la luminosa idea che sarebbe stato utile sorvegliare fin dalla fonte la mensa dei suoi amici: a questo scopo inviava quotidianamente al mercato i suoi servi per indagare verso quale casa si dirigessero i bocconi piщ saporiti. Ricevuto il rapporto, si autoinvitava a casa di colui che aveva acquistato i cibi migliori. Vedendo una volta che una sciena aquila di straordinaria grossezza era stata acquistata da alcuni monaci, si recт sollecitamente da questi per rendere i suoi omaggi, con la segreta speranza di partecipare all'imminente banchetto in cui sarebbe stato consumato il magnifico pesce. Disgraziatamente questa speranza andт delusa; nell'allontanarsi si accorse perт che un servitore si accingeva a recapitare la testa del pesce - che и la parte piщ prelibata - nelle mani del Cardinal Vicario. Lieto che il felice destinatario del dono fosse una sua conoscenza, si affrettт a seguire il servitore, ma ancora una volta restт deluso, chй il Cardinale ne fece omaggio al suo collega Severino, il quale, essendo debitore di una forte somma al banchiere Chigi, gli inviт il pesce in dono. Le peregrinazioni della sciena e dello scroccone non finirono qui, perchй Chigi, appena avutala, la mandт a regalare alla sua amica. Fu cosм che Tamisio, uomo corpulento, e d'etа matura percorse sotto la sferza del sole estivo la Cittа Eterna e riuscм ad assicurarsi il sospirato boccone solo alla mensa dell'amante del cambiavalute.
Questo racconto mira solo a provare quanto fosse stimata nei tempi antichi la carne della Sciena Aquila, o Pesce Aquila. Molto strano, pelт, и il fatto che questo pesce sia stato quasi dimenticato per molto tempo. La Sciena si puт pescare con facilitа nelle acque del Mediterraneo occidentale, in quelle del Portogallo e, a volte, anche nei mari inglesi; si avvicina frequentemente alle coste, soprattutto sui fondi melmosi e alla foce dei fiumi. Ordinariamente nuota in schiere e, passando, fa udire una specie di sordo muggito, ben piщ forte di quello del capone gallinella.
I pescatori sono guidati da questo rumore, che sentono distintamente, appoggiando l'orecchio al fondo del battello, anche quando i pesci sono ad una profonditа di 10 metri. La forza di questi pesci и notevole e sembra che siano capaci di sbalestrare un uomo con un colpo di coda. Si nutrono in prevalenza di sardine.
La Sciena Aquila puт giungere anche ad una lunghezza di metri 1,80 e al peso di 20 chili. E' di un bianco argento splendente con riflessi bruni sul dorso; le pinne sono rossicce. Si contano 9 raggi nella prima pinna dorsale, 27 nella seconda, 16 in ogni pettorale, 6 nelle ventrali, 9 nella anale e 17 nella caudale. La vescica natatoria и munita di frange sui due lati; gli opercoli e i preopercoli sono fortemente dentellati.

CORVO DI MARE o CORVINA LOCCA (corvina nigra)

Si dice che questi pesci traggano il nome dalla mobilitа dei loro occhi, che non cessano di roteare, o dal loro colore scuro. L'animale и lungo 45 centimetri e forse piщ e pesa fino ai 3 chili, il colore и un particolare punto di bruno scuro con riflessi argentini sul ventre. Le squame isolate presentano una quantitа di piccole macchie scure alle quali si deve il colore prevalente. Le pinne sono brune o nere. Nella pinna dorsale si contano 10 raggi, 26 nella seconda, 16 in ogni pettorale, 6 nelle ventrali, 10 nell'anale e 17 nella caudale.
Non si hanno molte indicazioni sul suo modo di vivere, per quanto l'animale sia comune in tutto il Mediterraneo; si ciba di piccoli crostacei e di piante marine; le uova sono deposte in primavera sulla ghiaia della spiaggia. La carne, pur non essendo molto apprezzata, viene ugualmente portata sul mercato: sembra che gli esemplari piщ gustosi siano quelli pescati nelle acque dei fiumi, che spesso risalgono.
Pesci affini esistono nei mari equatoriali e sono particolarmente noti per la loro bellezza.

GENTILUOMO (eques punctatus)

Questo pesce, che vive nel Mar delle Antille, и lungo circa 25 centimetri, и di color bruno-nero ornato da 5 fasce longitudinali grige e da 2 trasversali che corrono sugli opercoli. Le pinne anteriori sono brune e le altre presentano numerose macchiette bianche.
Le cognizioni intorno a questo pesce sono assai scarse ed esso viene ricordato solo per la sua strana forma: il corpo и allungato e affilato, la pinna dorsale и alta e si erge come una sciabola, la pinna caudale ha la forma di un rombo e le pinne sono parzialmente squamate.

CAVALIERE (eques lanceolatus)

Il Cavaliere и un pesce affine al gentiluomo: presenta, su fondo giallo-grigio, tre larghe fasce longitudinali nerastre con margine grigio, una sul dorso e due sui lati. La testa ha lo stesso ornamento del pesce sopra esaminato. La prima pinna dorsale ha 16 raggi, la seconda ne ha 54, le pettorali 15, l'anale 12 e la caudale 19.
OMBRINA CORVO (umbrina cirrhosa)

Un pesce molto bello e molto importante и l'Ombrina Corvo, che ha gli stessi caratteri della corvina locca, ma si distingue per una verruca sulla mandibola inferiore. Il colore fondamentale и giallo chiaro, con linee longitudinali oblique di color bianco argento, sfumate in azzurro. Il ventre и bianco, la prima pinna dorsale и completamente bruna, la seconda ha una fascia bianca ed и orlata di bianco, le pinne pettorali, ventrali e caudali sono nere e l'anale и rossa. Nella prima pinna dorsale si contano 10 raggi, nella seconda 22, nelle pettorali 17, nelle ventrali 7, nell'anale 9 e nella caudale 17. La lunghezza di questo pesce и di 60 centimetri, il peso varia dai 10 ai 15 chili.
In tutto il litorale del Mediterraneo и molto stimata per la sua carne squisita; vive a preferenza sui fondali melmosi, poco profondi, nuota abilmente e si ciba di molluschi, vermi e piccoli pesci e forse anche di alghe marine. Depone le uova in giugno-luglio; la si puт pescare in tutto l'anno, soprattutto vicino alle foci dei fiumi, col mare agitato.
PESCE TAMBURO (pogonias chromis)
Molti naturalisti e viaggiatori che ebbero occasione di percorrere l'Oceano Atlantico e l'Oceano Indiano hanno raccontato di aver percepito, durante le maree, una specie di musica simile ad un suono d'organo o alle vibrazioni di un'arpa o al battito di molti tamburi o al rumore della pentola in ebollizione. All'inizio tutti si chiedevano se questi suoni fossero prodotti da sbuffi di vento o da falle apertesi improvvisamente nello scafo della nave, ma presto tutti furono in grado di riconoscere come autori di questi suoni i pesci tamburo, che nuotano in frotte e fanno udire, specialmente col tempo tranquillo la loro voce. Non si sa in qual modo siano prodotti questi suoni, ma, probabilmente, essi sono in relazione con gli sviluppatissimi denti faringei. Questi pesci hanno forma simile a quella delle sciene, ma se ne distinguono, oltre che per i denti faringei, anche per un notevole numero di filamenti sotto il mento. Misurano da 1 metro e mezzo fino a 2 metri e 40 e pesano da 40 a 50 chili. Il colore и grigio scuro con riflessi rossicci e macchie scure. Le pinne sono rossicce. La prima pinna dorsale и sostenuta da 10 raggi aculeiformi, la seconda da 23, le pettorali da 17, l'anale da 9 e la caudale da 17. Il numero dei fili della barba assomma a 20.

CRICRI (haemulon quadrilieneatum)

Gli emuloni, che vivono nei mari delle Antille, sono delle sciene con la mandibola inferiore interamente colorata in rosso. Il Cricri arriva al massimo ad una lunghezza di 30 centimetri; и di color argenteo con quattro strisce longitudinali, due brune e due gialle.
Non si hanno ragguagli sul modo di vivere.
SFIRENIDI

Gli Sfirenidi sono considerati da alcuni naturalisti come dei percoidi, perchй hanno il vomere e il palato armati di denti a spazzola; in realtа, la forma и del tutto diversa e anche la struttura e la posizione delle pinne giustificano quelli che ne fanno una specie a parte. Questi pesci, che in Germania sono chiamati «Lucci a Freccia», presentano una certa rassomiglianza con il luccio per la forma e la struttura dei denti. Il corpo и molto allungato, la prima pinna dorsale и divisa dalla seconda ed и collocata molto indietro; i denti sono ricurvi e aguzzi, veri uncini da presa.
POLINEMO (polynemus quadrifilis)

I polinemi, oltre ai caratteri generali degli sfirenidi, hanno dei raggi particolari, liberi e filiformi che spuntano davanti alla base della pinna pettorale e in alcuni esemplari superano la lunghezza del pesce stesso. Come rivela il nome stesso, il Polynemus quadrifilis ha quattro raggi liberi; и di colore grigio plumbeo superiormente e bianco argento sul ventre. Di questo pesce marino si sa solo che vive nella Gambia; si ignorano, perт, tutti i suoi costumi e persino l'uso che fa dei suoi «fili».
SFIRENA COMUNE (sphyraena vulgaris)

Caratteri particolari delle sfirene sono il corpo tondeggiante e capo aguzzo con robusta dentatura; la mandibola inferiore и piщ lunga di quella superiore. La Sfirena Comune vive nel Mediterraneo ed и anche chiamata «Luccio di Mare»; и lunga da 50 a 90 centimetri, grigio-piombo superiormente e bianco-argento inferiormente, con le pinne nere. E' velocissima, come suggerisce la forma aerodinamica del corpo, ed и anche voracissima, come testimoniano le formidabili mandibole. La sua carne coriacea и mangiata, ma non и molto apprezzata.
BARRACUDA (sphyraena barracuda)

Nel Mar delle Antille vive il Barracuda, vero gigante nel suo genere, che puт arrivare fino ad una lunghezza di 3 metri. Questo pesce, secondo quanto dicono alcuni scrittori, и temuto quanto il pescecane, perchй manifesta la sua natura sanguinaria anche nei confronti dell'uomo, avvicinandosi alle spiagge e divorando gli uomini che vi si bagnano; alcuni dicono che и piщ pericoloso del pescecane, perchй viene attirato dal piщ piccolo rumore, invece di esserne impaurito.
La carne somiglia a quella del luccio, con la differenza che, in alcuni periodi dell'anno, и velenosa. Rochefort dice che per sapere se la carne и velenosa, bisogna esaminare i denti e il fiele dell'animale: i primi devono essere bianchissimi e il secondo amarissimo. Sembra che la carne diventi velenosa qualora il Barracuda abbia mangiato i frutti dell'albero del mancenillo: questa opinione и stata messa ragionevolmente in dubbio da alcuni, perchй si sa che se la carne viene salata, essa perde le sue qualitа nocive. Altri dicono che, per provare se questo pesce si possa mangiare senza danno, basta tagliare in due l'animale e badare bene che non ne sgoccioli un'acqua purulenta e biancastra. I sintomi dell'avvelenamento sono un tremito generale, una nausea con vomito e dolore alle articolazioni. Se la morte non sopraggiunge, come accade fortunatamente nella maggior parte dei casi, i dolori alle articolazioni si acuiscono, cadono le unghie e i capelli. Tali fenomeni si possono ripetere anche per alcuni anni.
Forse in queste descrizioni и molto di vero, ma, mancando di conoscenze dirette, non sono in grado di dare un giudizio definitivo.

SPAROIDI

Questa numerosa famiglia di pesci marini ha molta somiglianza con i pesci sopra descritti, ma non presenta fossette sul cranio, nй aculei agli opercoli; ha una sola pinna dorsale. Sulla testa e sul corpo и ornata di grandi squame variopinte; i raggi branchiali sono, in genere, sei. Le mandibole sono armate di denti a spazzola o di robusti denti conici o ottusi. Alcune specie hanno degli incisivi larghi che somigliano a quelli dell'uomo.
Gli Sparoidi sono comuni in quasi tutti i mari: si nutrono principalmente di crostacei e di piante marine, ma alcuni insidiano anche i pesciolini. La carne di alcuni и assai stimata. Le specie che vivono nel Mediterraneo erano note anche agli antichi scrittori, ma il loro modo di vivere era oggetto di favole singolari. «Abitano le rocce coperte di alghe e sono indolenti» - dice Oppiano - «tranne che al tempo degli amori. Vivono a grande profonditа. Hanno per le capre una tenerezza singolare e accorrono a frotte quando queste belano o quando odono cantare i pastori, saltellano allegramente sulla spiaggia e accarezzano e leccano il bestiame e si mostrano tristissimi quando questo viene ricondotto alle stalle. I pescatori, approfittando di questa debolezza, si coprono con una pelle di capra e fanno sulla spiaggia mille moine per ingannarli e prenderli». Si cerca invano l'origine di questa favola.
ORADA (chrysophrys aurata)
L'Orada viene presa in considerazione come rappresentante dei crisofridi, che hanno denti conici anteriori e denti posteriori con punta arrotondata.
L'Orada и lunga da 30 a 40 centimetri e pesa da 500 a 800 grammi. Ha colori magnifici e disegni elegantissimi: su fondo grigio argento notiamo una macchia d'oro sull'opercolo e un'altra nella regione frontale e parecchie strisce longitudinali di eguale colore che adornano i fianchi. Le pinne sono azzurre o viola (come le ventrali e le pettorali) o nere (come la caudale). Si contano nella prima pinna dorsale 11 raggi aculeiformi e 13 molli, 20 in ogni pinna pettorale, 1 e 5 nelle ventrali, 3 e 11 nella anale e 17 nella caudale.
L'Orada и comune in tutte le coste del Mediterraneo; spesso penetra nelle paludi salate. Dove l'acqua и bassa, smuove con la coda la sabbia per scoprire le conchiglie nascoste: и infatti ghiottissima di questo cibo. Un freddo troppo rigido le nuoce e spesso migliaia di orade periscono per un gelo improvviso. Vengono pescate in tutto l'anno con gli ami o con le reti. La carne и asciutta, ma molto saporita.

PAGRO VOLGARE (pagrus vulgaris)

E' un pesce della stessa grandezza e dello stesso peso dell'orada. E' rosso scuro con riflessi argentei e con strisce sui lati.
Anche questo pesce и comune nel Mediterraneo, ma siamo poco informati sul suo modo di vivere. Forse vive sempre solo e non и socievole; и carnivoro e teme il freddo, tanto da passare l'inverno nascosto in una buca. Sembra che gli esemplari che vivono nel Nilo appaiano in superficie prima dello straripamento, come se volessero annunziarlo.
PAGELLO FRAGOLINO (pagellus erythrinus)

Il Pagello Fragolino vive nel Mediterraneo, giunge alla lunghezza di 46 centimetri; sul dorso и rosso carminio, i fianchi, il ventre e le pinne sono di un rosso-roseo.

PAGELLO ROSSO (pagellus centrodontus)

Il Pagello Rosso si discosta dal pagello sopra descritto per il muso piщ ottuso, per i denti piщ fini, ma meno numerosi e per il colore diverso. Il dorso и grigio-rossiccio, la testa и scura e i fianchi grigio-argento, ornati da una linea e da parecchie macchie brune. Queste macchie sono il segno distintivo della specie e sono sempre presenti anche quando il colore fondamentale cambia in rossiccio. Le pinne dorsali sono brune, come l'anale; le altre sono rossicce o grigio-chiare.
Il Pagello Rosso и un pesce assai comune nel Mediterraneo, ma si puт trovare anche sulle coste settentrionali della Francia, fino alla penisola dello Jutland e nei mari della Bretagna. Al sopraggiungere della stagione fredda si fanno assai meno numerosi. Le uova sono deposte al principio dell'inverno ad una grande profonditа: in gennaio i piccoli sono sviluppati e raggiungono una lunghezza di circa 3 centimetri. Nell'estate la loro lunghezza arriva ai 15 centimetri; si recano nei porti e in prossimitа delle coste, abboccando avidamente ogni esca con grande gioia dei pescatori. Sembra che essi si nutrano anche di alghe che riescono a recidere, grazie alla particolare conformazione dei loro denti.
Questo pesce non и molto stimato per la mensa, ma alcuni pensano che non si sappia cucinare a dovere.

BOBA COMUNE (box vulgaris)

Le bobe sono dei veri erbivori. Hanno il corpo allungato, la bocca piccola, gli occhi grandi; la dentatura и particolare in quanto consiste in un'unica fila di denti piatti e taglienti, adattissimi a recidere le piante marine.
Questo pesce и lungo poco piщ di 30 centimetri e presenta delle strisce longitudinali d'oro su fondo giallo-verde. Tutte le pinne sono gialle tranne le pettorali e la caudale che sono verdicce.
La Boba и uno dei pesci piщ comuni del Mediterraneo, diffuso anche nelle acque dell'isola di Madera e sulle coste portoghesi. La deposizione delle uova avviene due volte l'anno e offre ai pescatori l'opportunitа di notevoli retate; la sua carne e poco stimata.
SQUAMIPENNI

Si puт dire che tutto lo splendore delle tinte dei pesci equatoriali sia concentrato negli esemplari degli Squamipeni. Il loro rivestimento gareggia in bellezza con quello del piщ smagliante uccello o della farfalla piщ variopinta: macchie, fasce, strisce, anelli di color turchino, azzurro, purpureo, nero vellutato spiccano su fondi di purissimo argento e oro. Alla bellezza e allo splendore delle tinte, alla delicatezza e alla molteplicitа dei disegni si associa una forma particolare, del tutto inconsueta per le altre regioni: il corpo и compresso lateralmente e dilatato dall'alto in basso in modo da formare una specie di disco. Le pinne dorsali e anali seguono il movimento del corpo e sono anch'esse ricoperte - come la testa e il corpo - di squame. A volte, invece, il corpo и allungato e deformato in modo tale che si possono distinguere solo le pinne pettorali, le ventrali e l'anale. La testa si allunga a forma di proboscide e termina con una piccola apertura orale, o si assottiglia come un becco. Prevalgono i denti setolosi, ma talvolta esistono anche dei robusti incisivi; anche la regione palatina appare armata di denti.
Ad eccezione di poche specie, tutti gli Squamipenni vivono negli strati superiori dell'acqua, vicino alle coste, alcuni risalgono anche i fiumi, o si spingono verso l'alto mare a caccia di qualche preda. Di regola si trovano presso gli scogli, nelle acque limpide, dove sembra si compiacciano della propria magnificenza; tutti coloro che ebbero occasione di vederli vivi ne parlano con grande ammirazione. Nottetempo, la presenza di questi pesci и rivelata dalla fosforescenza del mare: scintille infuocate si staccano l'una dall'altra, vagano lentamente, si riuniscono ancora in gruppi e si disperdono di nuovo.
Ad eccezione di quelle specie che hanno denti larghi, tutti gli Squamipenni si cibano di animali: generalmente di piccole meduse, attinie, polipi e celenterati o di insetti. Essi procedono in schiere, si fermano davanti alla preda, si precipitano ad un tratto sopra di essa, l'abboccano e guizzano via, come spinti da un impulso potente, verso un'altra preda.
Diversamente agiscono quelli che fanno la caccia agli insetti, specialmente il chelmone rostrato e l'arciere, la cui perizia ha attratto da tempo l'attenzione degli indigeni. Appena l'arciere ha avvistato una mosca o un altro insetto, gli si avvicina fino ad un metro o poco piщ e schizza dalla sua bocca a forma di tubo alcune gocce d'acqua con una violenza e una precisione ammirabile. I giapponesi dimostrano un grande attaccamento per questi pesci, che tengono in vasche al centro delle quali и assicurata un'asta alla quale sono appesi degli insetti: gli arcieri lanciano il loro dardo liquido, fanno cadere la vittima e se la inghiottono. Se il colpo fallisce, e questo succede raramente, essi si appostano di nuovo e ricominciano. Probabilmente non sarebbe difficile portare questo pesciolino in Europa, dove potrebbe servire di svago come nella sua patria.
Non si hanno notizie sulla sua riproduzione. Esso viene catturato con l'amo, ma spesso si accorge dell'insidia e la sfugge. Molti squamipenni sono sottoposti a continue insidie per la squisitezza della carne, ma non tutti vanno a finire in cucina. Alcuni, infatti, sono considerati sacri, come lo zanclo cornuto, e, se il caso lo fa capitare nelle reti dei pescatori malesi, essi si affrettano a rigettarlo nel mare, per quanto siano ben consci della squisitezza della sua carne. Le spine del pesce toro sono considerate efficaci amuleti.

CHETODONTE VAGABONDO (chaetodon vagabundus o pictus)

Il Chetodonte и uno degli squamipenni piщ grossi, lungo da 30 a 36 centimetri e rappresenta la specie piщ diffusa dei chetodonti, caratterizzati dal corpo ovale, dalla bocca piccola, dai denti a spazzola, dalla pinna dorsale che scorre lungo tutto il corpo. Sul fondo color oro spiccano tre fasce trasversali nere che dividono il corpo all'altezza dell'occhio, del tronco e della coda e una quantitа di linee bruno-nere che s'irradiano dall'opercolo.

CHELMONE LONGIROSTRO (chelmon longirostris)

I chelmoni si distinguono dai chetodonti soprattutto per il muso proteso a forma di becco. Il piщ noto rappresentante, il Chelmone Longirostro, giunge alla lunghezza di 15-26 centimetri, un quinto dei quali appartiene al rostro. E' di un bel colore giallo-limone, con una macchia triangolare nera; il muso и grigio-argento; la pinna dorsale e quella anale sono orlate di nero e ornate da una macchia a forma di occhiello, nera, marginata di bianco. Nella pinna dorsale si notano 12 raggi spinosi e 22 molli, nell'anale 3 duri e 18 molli.

CHELMONE ROSTRATO (chelmon rostratus)

Affine al precedente e della stessa mole, questo chelmone presenta, su fondo giallo, cinque fasce trasversali listate di colore piщ scuro; nella parte posteriore della pinna dorsale esiste una grossa macchia nera marginata di bianco. La pinna dorsale и composta di 8 raggi aculeiformi e di 29 molli, la pinna anale di 3 aculeiformi e 19 molli, le pettorali di 15, la ventrale di 6 e la caudale di 16. Questi pesci vivono nell'Oceano Pacifico.

PESCE FRUSTA (heniochus monocerus)
I caratteri particolari dell'Enioco, o Pesce Frusta, sono, oltre al muso a proboscide e alla bocca con i denti a spazzola, il quarto aculeo della pinna dorsale straordinariamente prolungato. Il colore di questo pesce и un bel giallo dorato che passa all'argento sul ventre. Il disegno и formato da tre fasce scure con andamento diagonale. Gli 11 raggi che, insieme a quello allungato, formano la pinna dorsale sono corti e collegati da una membrana; nella predetta pinna se ne contano altri 24, mentre l'anale ne ha 3 e 18, le pettorali 17, l'anale 6 e la caudale 16.

ZANCLO CORNUTO (zanclus cornutus)

Gli zancli sono squamipenni che hanno la forma degli eniochi, ma i due raggi della pinna dorsale, che sono allungati, somigliano piuttosto a dei cirri anzichй a degli aculei. Le scaglie sono cosм piccole che al tatto sembrano delle rugositа. Lo Zanclo Cornuto и lungo circa 30 centimetri e pesa da 6 a 7 chili; il disegno e il colore rassomigliano a quelli del pesce frusta, ma sono piщ belli ed eleganti: il muso и bianco con una macchia triangolare color arancio bordata di nero; il ventre e la regione omerale sono rossicci, i fianchi sono ornati a loro volta da altre strisce bianche. La pinna pettorale и grigio-chiara; la dorsale, grigia da un lato e gialla dall'altro, и formata da due raggi duri e quaranta articolati. La pinna anale, al contrario, ha due raggi aculeiformi e trentatrй molli.

BUFALO DI MARE (taurichthys varius)

Il Bufalo di Mare, rappresentante dei pesci tori, o Ikan-kerabau (come sono chiamati dai malesi), rassomiglia agli altri squamipenni, ma porta sulla fronte, fra gli occhi, due corni rivolti all'infuori. Giunge alla lunghezza di 15 centimetri; и di color bruno anteriormente, che sfuma in giallo oro verso la coda ed и ornato da 2 strisce argento-verdicce. Le pinne ventrali e l'anale sono nere e le pettorali bruno-scure.

MAMI DEI VAIGIU' (holocanthus semicirculatus)

Il Mami и il rappresentante di un magnifico gruppo di squamipenni, chiamati pesci imperiali, che sono caratterizzati da una robusta spina al preopercolo. Sul fondo azzurro scuro o violaceo esistono strisce bianche e celesti, semicircolari. La pinna dorsale presenta 14 raggi brevi e aculeiformi e 20 molli, la pinna anale 3 aculeiformi e 19 molli. La lunghezza и di circa 10 centimetri. Vive nell'Oceano Pacifico.

PESCE PODAGROSO (platax arthriticus)

La compressione del corpo giunge al massimo grado nei plataci, tanto che essi, grazie anche alla particolare disposizione delle pinne, sembra che abbiano la forma di una mezzaluna. Il nome bizzarro del Pesce Podagroso и giustificato dal fatto che i sostegni delle pinne e i prolungamenti delle vertebre formano ingrossamenti sferici e nodosi rigonfiamenti; и lungo circa 45 centimetri ed alto 30: in realtа sembra molto piщ alto a causa delle pinne: il colore и bruno uniforme con riflessi azzurrini. La pinna dorsale comprende 31 raggi e l'anale 23 molli, dato che i duri si atrofizzano completamente o restano nascosti nel margine delle pinne. I mari dell'arcipelago indonesiano ospitano questo pesce.

ARCIERE (toxotes jaculator)

I pesci arcieri si distinguono dagli affini per la maniera singolare di procacciarsi il cibo: Esteriormente, poi, sono di forma allungata, la pinna dorsale и prolungata all'indietro e la mandibola inferiore oltrepassa la superiore. L'Arciere, in particolare, и assai considerato dagli abitanti dell'isola di Giava ed и tenuto nelle case come ornamento. E' lungo da 16 a 18 centimetri; notiamo sul dorso quattro macchie scure che si allungano a mo' di fascia sul fondo grigio-verde. Inferiormente и color argento. Nella pinna dorsale si contano 5 raggi aculeiformi e 13 molli, nell'anale 3 aculeiformi e 16 molli, in ogni pettorale 13, nella ventrale 6 e nella caudale 17.
TEUTI

I Teuti hanno il corpo ovale e molto compresso, rivestito di una pelle coriacea o di piccolissime squame saldate insieme; la bocca и piccola e armata di denti disposti in una sola fila nelle mandibole. Tutte le specie hanno una sola pinna dorsale e 5 raggi nella membrana branchiostega. Un carattere particolarmente importante di questa famiglia consiste nell'articolazione del secondo raggio della pinna dorsale e anale, che si muovono dietro contrazione di un muscoletto. La maggior parte dei Teuti vive nei mari caldi e particolarmente nell'Oceano Indiano. Sembra che si alimentino esclusivamente di vegetali marini; la loro carne non и buona e viene mangiata solo dagli indigeni delle coste.
PESCE CHIRURGO (acanthurus chirurgus)

La caratterizzazione degli acanturi и data da un grosso aculeo mobile che s'impianta ad ogni lato della coda, con il quale possono essere prodotte pericolose ferite: nel Pesce Chirurgo l'aculeo, assai tagliente, presenta una seconda e piccola punta, и articolato, e puт essere ringuainato in una scanalatura.
L'animale и lungo dai 20 ai 30 centimetri и di color bruno scuro o gialliccio ornato da fasce verticali scure. La pinna dorsale и gialla con linee nere e si compone di una trentina di raggi; la ventrale и nera, la caudale и gialla col margine nero e si compone di 16 raggi. L'area di diffusione и limitata al Mar delle Antille, dove и temuto dagli indigeni tanto quanto un serpente velenoso, perchй le ferite prodotte dai suoi aculei procurano grandi dolori e sono difficilmente sanabili. Le sue armi naturali gli rendono ottimi servizi per la difesa dall'uomo e dagli altri pesci, ad eccezione del barracuda, contro la cui formidabile dentatura nulla puт l'aculeo piщ affilato. La sua carne, in ogni modo, ha scarso valore e nessun pescatore si sente di arrischiare per essa una dolorosa ferita.
PESCE RINOCERONTE (naseus fronticornis)

Accenno ai nasei solo per ricordare il grosso corno sporgente sulla loro fronte. Gli aculei ai lati della coda sono sostituiti da lamine taglienti. Tali pesci, per la forma, sono simili agli acanturi. Il Pesce Rinoceronte misura 60 centimetri di lunghezza e il suo corpo и largo 8 centimetri; ad ogni lato della coda spuntano tre sporgenze ossee taglienti. Il suo colore и grigio, le pinne dorsali e anali sono marginate di turchino. E' molto comune sulla costa orientale del Mar Rosso: spesso lo si vede in schiere di parecchie centinaia di unitа specialmente sui bassi fondali in prossimitа delle isole. Si usa catturarlo con reti, mentre la pesca con l'amo risulta del tutto inefficace, dato che questo pesce si accontenta di «pascolare». La carne, salata, viene mangiata solo nelle mense piщ povere.

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