Mimetismo e difese chimiche

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IL MIMETISMO E LE DIFESE CHIMICHE

Se da un lato i predatori hanno sviluppato una serie di adattamenti finalizzati a una maggiore efficacia nello scovare e catturare le loro prede (si pensi ad esempio alla tecnica di caccia di un felino, che si apposta per cogliere la preda di sorpresa e la cattura dopo un breve inseguimento, o a quella di un camaleonte, che estroflette rapidamente la lunga lingua vischiosa e altrettanto rapidamente porta l’insetto catturato alla bocca) dall’altro anche le prede hanno evoluto strategie specifiche e un ricco ‘arsenale’ di armi per la difesa.
Predatori e prede esercitano infatti una continua e reciproca pressione selettiva, al punto tale che molto spesso si può parlare di una loro vera e propria coevoluzione.
Tra le strategie difensive delle prede ricordiamo:
• Il mimetismo criptico: la pressione predatoria ha favorito l’evoluzione delle prede in grado di passare inosservate nell’ambiente, confondendosi con esso. Uno degli esempi più eclatanti è quello dell’ insetto stecco che è identico ad un ramoscello secco.

• Il mimetismo batesiano: è basato sull’inganno e consiste nella somiglianza di una specie commestibile con un’altra non commestibile o pericolosa. Diverse farfalle, come ad esempio la vanessa, presentano sulle ali macchie a forma di occhi che hanno la funzione di spaventare gli uccelli lasciando loro credere di trovarsi di fronte ad un predatore. Analogamente molte innocue farfalle e alcuni coleotteri imitano l’aspetto delle aggressive vespe.

• Il mimetismo mulleriano: è la somiglianza tra due o più specie ugualmente pericolose. Api, vespe e calabroni presentano tutti un aspetto simile. Essi utilizzano la stessa colorazione di avvertimento facilmente identificabile per segnalare ai predatori che si tratta di prede che è meglio evitare. Dopo la sua prima esperienza infatti un predatore che verrà punto da un’ape imparerà automaticamente ad evitare anche vespe e calabroni.

• Le difese chimiche: molti vegetali sintetizzano sostanze chimiche tossiche o di cattivo gusto, non essenziali al loro metabolismo ma prodotte a scopi difensivi. Come esempi possiamo citare il veleno mortale della cicuta o il sapore amaro di alcune verdure, come i broccoli. Anche alcuni animali utilizzano tale tipo di difesa: le puzzole, ad esempio, emettono un liquido maleodorante mentre gli insetti pentatomidi sprigionano un odore disgustoso.

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