La morfologia dei virus

Materie:Appunti
Categoria:Biologia
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Data:17.01.2001
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Testo

La morfologia dei virus, evidenziabile solo da pochi decenni grazie alla microscopia elettronica, è estremamente varia in quanto ogni virus è caratterizzato da forma (sferica, filamentosa, poliedrica) e dimensioni proprie dell’ordine delle centinaia di micrometri. Tali dimensioni hanno fatto considerare i virus più piccoli come molecole, al pari delle quali i virus presentano la proprietà di cristallizzare. Le preparazioni cristalline dei virus ne consentono lo studio della costituzione chimica, che risulta più o meno complessa in relazione alla grandezza del virus stesso, ma che è sempre caratterizzata dalla presenza di nucleoproteine cui possono aggiungersi lipidi e carboidrati. Gli acidi nucleici sono rappresentati da RNA e/o DNA (i virus delle piante superiori contengono solo RNA, quelli batterici solo DNA, quelli animali possono contenerli entrambi). Le proteine, che formano una sorta di guscio attorno all'acido nucleico e sono caratterizzate dalla presenza di subunità che si ripetono tipicamente, pur essendo responsabili di gran parte delle proprietà morfologiche e sierologiche del virus, non vengono sintetizzate dal virus bensì provengono dalle cellule parassitate cui il virus fornisce gli enzimi necessari a tale sintesi. In genere i virus non sono sensibili alle basse temperature ma sono termolabili e più o meno sensibili all'azione delle radiazioni e degli antisettici.
Una classificazione universalmente valida dei virus non è ancora stata realizzata per quanto siano stati effettuati tentativi di sistemazione all'interno dell'ordine virales della classe Microtabiotes, secondo le caratteristiche morfologiche e fisico- chimiche. Al pari di tutti i parassiti obbligati, i virus possono svolgere attività metaboliche e riproduttive solo nell'ambito di cellule viventi, animali e vegetali, da cui ricavano i materiali energetici e plastici. Fuori delle cellule i virus sono inerti in quanto incapaci di qualsiasi azione metabolica: il loro studio è possibile perciò solo in colture di tessuti.
Il trasporto di un virus da un organismo all'altro viene spiegato ammettendo l'esistenza di particelle virali, costituite dalla catena nucleica propria del virus in questione, e di un involucro di proteine formate nell'ultimo ospite. Penetrando in un'altra cellula ospite, la particella virale perde la sua membrana proteica e si interpone nel metabolismo dell'ospite sostituendosi al DNA o all'RNA di quest'ultimo e provocando ovviamente disordini di entità variabile. Se il metabolismo dell'ospite subisce gravi alterazioni la cellula muore, il virus si riproduce e invade altre cellule; è invece verosimile che, se i disordini metabolici sono di minor entità, le cellule parassitate integrino la porzione nucleica del virus nel loro patrimonio cromosomico (come se si trattasse di un gene aberrante) e diventino cellule tumorali (cancerose). Ciò è proprio dei virus oncogeni, che sono retrovirus, cioè capaci di effettuare la trascrizione inversa dell'RNA in DNA, che viene incorporato nel genoma della cellula. Il primo tipo di alterazioni è proprio di malattie infettive virali (influenza, febbre gialla, rosolia, ecc.): l'organismo infettato mette in atto rapidamente una reazione immunitaria nei confronti del guscio proteico che consente agli anticorpi di rintracciare e distruggere il virus. Nel secondo caso la reazione immunitaria è invece difficile da realizzarsi in quanto l'RNA o il DNA sarebbe praticamente integrato a quello delle cellule dell'individuo, per cui risulterebbe protetto. Le cellule infestate dal virus reagiscono anche con la produzione di interferon. La patogenicità di un virus è suscettibile di ampie variazioni in quanto i vìrus, al pari di altri microrganismi, producono spesso mutanti che, anche mantenendo la stessa struttura dei progenitori, presentano notevoli variazioni nella virulenza. Inoltre certi virus (vegetali) hanno la proprietà di sommarsi ad altri complicandone l'azione patogena. Le modalità riproduttive dei virus non sono ancora del tutto note, in quanto le nozioni relative derivano per la maggior parte dagli studi condotti sui virus batterici (batteriofagi). Comunque si ritiene che molti virus animali siano provvisti, al pari dei batteriofagi, di strutture specifiche — corrispondenti a recettori superficiali delle cellule sensibili — che ne consentono la fissazione e la penetrazione, i cui meccanismi sono peraltro poco noti. Probabilmente la penetrazione del virus è concomitante a un aumento della permeabilità cellulare, grazie a cui la maggior parte dell'acido nucleico virale entra nella cellula, mentre la frazione proteica ne resta quasi del tutto esclusa. Segue quindi un periodo (di eclisse) in cui il virus non è evidenziabile, dopo di che l'acido nucleico virale determina la sintesi di nuovo acido nucleico e di altre proteine virali. I virus neoformati lasciano la cellula ospite a volte subito dopo essersi formati, altre dopo la disintegrazione cellulare.
I virus animali possono essere trasmessi direttamente da malato a sano oppure tramite escrementi, cibi e bevande inquinati da portatori, polveri infette, mediante il morso di animali infetti, le escrezioni di vertebrati inferiori, la puntura di un artropodo vettore. I virus dei vegetali si trasmettono prevalentemente tramite l'innesto di una porzione di pianta malata in una sana sensibile, ma talvolta possono essere veicolati da insetti.

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