La Biosfera

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LA BIOSFERA

La biosfera, cioè la parte del globo terrestre in cui è presente la vita, è soltanto il sottile strato superficiale di questo piccolo pianeta che si estende per circa 8 – 10 Km al disopra del livello del mare e per pochi metri all’interno del suolo, fino a dove giungono le radici e si trovano microrganismi; essa comprende anche le acque superficiali e le profondità oceaniche.

LA VITA NELLE ACQUE

La vita si è originata nell’acqua e, sebbene gli organismi abbiano da tempo conquistato le terre emerse, la parte di gran lunga più estesa della biosfera è costituita dagli ambienti acquatici e dai loro abitanti. Gli ambienti d’acqua dolce sono diversi a seconda che siano formati da acqua corrente, mentre gli ambienti marini possono essere classificati in oceanici e litoranei.

FIUMI E CORSI D’ACQUA

Fiumi e corsi d’acqua sono caratterizzati da continuo scorrere dell’acqua e possono originarsi come emissari di laghi e stagni, dalla fusione di neve o ghiaccio.
Il tipo di vita presente in un corso d’acqua è determinato in gran parte dalla velocità della corrente che generalmente si modifica via che il corso d’acqua s’allontana dalla sorgente: il corso d’acqua, ingrossato dai suoi affluenti aumenta di volume e diminuisce di velocità. Nei corsi d’acqua più rapidi la maggior parte degli organismi vive nelle pozze o nelle secche dove piccoli organismi fotosintetici, alghe o muschi, aderiscono alla superficie delle rocce. Molti insetti, sia forme adulte sia immature vivono sotto le rocce e i ciottoli di queste pozze. I piccoli organismi che possono sopravvivere alla turbolenza delle acque trovano in abbondanza ossigeno e sostanze nutritive trasportate dalle acque stesse.
Più avanti nel corso di un fiume le rapide sono spesso interrotte da pozze d’acqua più calme, dove possono raccogliersi e decomporsi le sostanze organiche. Sono poche le piante che riescono a trovare appiglio nell’instancabile fondo di queste pozze, ma alcuni invertebrati come le libellule e le idrometre vivono su di esse o nelle loro vicinanze.
Quando diventano più ampi, i fiumi presentano in genere habitat caratteristici dei laghi e degli stagni.
Le pozze d’acqua stagnante variano, per grandezza, dai piccoli stagni ai laghi molto estesi che coprono migliaia di chilometri quadrati. Esse contengono tre zone distinte: la zona litorale, la zona limnetica e la zona profonda.
La zona litorale, ai bordi del lago, è la più popolata. Qui le piante più appariscenti sono angiosperme radicate al fondo, come le tife e i giunchi. Un po’ più lontano dalla riva crescono le ninfee. La superfice dell’acqua in questa zona è spesso ricoperta da un tappeto di lenticchie d’acqua ( lemna ), piccole angiosperme galleggianti.
Nella zona limnetica, ossia quella delle acque aperte, le piccole alghe galleggianti ( fitoplancton ) rappresentano spesso gli organismi fotosintetici più comuni.
Questa zona, che si estende in profondità fino a dove giunge la luce, è l’habitat del pesce persico e in, acque più fredde, delle trote.
La zona profonda, che si estende oltre quella limnetica, non ha vita vegetale. I suoi principali abitanti sono organismi detritivori come certi pesci spazzini, vermi acquatici, larve di insetti, crostacei, funghi e batteri i quali decompongono i resti organici che giungono dalle acque sovrastanti.
Gli oceani coprono quasi i tre quarti della superficie terrestre. La vita si estende sino alle loro maggiori profondità, ma gli organismi fotosintetici sono confinati negli strati più alti e illuminati. Il mare ha una profondità media di circa 4 chilometri e, tranne uno strato superficiale relativamente poco profondo, è scuro e freddo.
Le forme di vita nel mare aperto sono suddivise in due categorie: organismi pelagici (liberamente natanti) e bentonici (che vivono sul fondo). La maggior parte degli organismi pelagici costituisce il plancton, cioè alghe in rapida divisione frammiste a protisti eterotrofi, gamberetti e altri piccoli crostacei, invertebrati gelatinosi (come le meduse) e a uova e larve di molti pesci e invertebrati. Queste forme planctoniche forniscono cibo per i pesci e per altri animali pelagici talvolta molto grandi, come le balene.
Gli organismi bentonici sono costituiti da animali sessili (cioè fissati al substrato), come le spugne, gli anemoni di mare, i molluschi bivalvi, e da molti animali mobili, come i vermi, le stelle di mare, i crostacei, le lumache e i pesci.
Nonostante gli oceani ricoprano una superficie tre volte più estesa di quella delle terre emerse, la produttività totale dell’oceano, misurata in base alla quantità di carbonio convertita dalla fotosintesi in composti organici, è soltanto un terzo di quella delle terre emerse.
A seconda delle specifiche zone, i margini sommersi dei continenti che si estendono in mare anche per diverse centinaia di chilometri. Lungo questi margini, detti piattaforme continentali, giungono le sostanze nutritive dilavate dalle terre emerse e le forme di vita sono molto più abbondanti che nel mare aperto. A latitudini temperate ai bordi del mare, dove i grossi produttori primari sono le alghe brune ( come Fucus e Laminaria ), la produttività primaria netta è più elevata che in qualsiasi altro luogo della biosfera.
Lungo la maggior parte delle coste delle aree temperate i litorali che rappresentano la zone dove il mare e la terra vengono a contatto, vengono suddivisi in tre tipi: rocciosi, sabbiosi, o fangosi. Gli organismi che vivono sulle coste rocciose, come quelli che vivono nelle piccole rapide dei corsi d’acqua, hanno spesso speciali adattamenti per aderire alle rocce: le alghe hanno robusti dischi adesivi, le stelle del mare delle coste rocciose si appiattiscono sugli scogli a cui aderiscono con i pedicelli ambulacrali, le orecchie di mare rimangono saldamente attaccate con il forte piede muscolare, mentre i mitili secernono robusti filamenti che li tengono ancorati alle superfici delle rocce.
Le spiagge sabbiose hanno un minor numero di organismi che vivono sul fondo a causa del continuo movimento della sabbia. Bivalvi, granchi, pulci della sabbia, arenicole e altri piccoli invertebrati vivono sotto la superficie della sabbia, nutrendosi dei resti organici portati dal flusso delle maree.
I litorali fangosi, sebbene meno ricchi e meno variati dei litorali rocciosi per quanto riguarda le specie presenti, ospitano un elevato numero di organismi, molti dei quali vivono in genere sotto la superficie. In queste zone possono esserci fino a molte decine di migliaia di individui per metro cubo.
Litorali fangosi, lagune salmastre, ed estuari sono stazioni di arrivo di un flusso costante di sostanze nutritive dilavate dal terreno e quindi estremamente ricche di vita animale. Queste zone hanno anche un ruolo importante sia per la deposizione delle uova sia per lo sviluppo di molte forme larvali di organismi marini, tra cui molte specie di pesci e di crostacei molto importanti da un punto di vista commerciale.

CONCETTO DI BIOMA

La superficie terrestre può essere suddivisa in un certo numero di aree geografiche caratterizzate da particolari tipi di vegetazione dominate. Ogni continente ha, per esempio, deserti, praterie e foreste decidue. Questi ambienti in cui prevale una determinata vita vegetale sono detti biomi.
Le comunità di piante e la vita associata degli animali che costituiscono un bioma sono discontinue, ma una comunità può assomigliare molto a un’altra situata sul lato opposto del pianeta.
Certi deserti del mondo, per esempio, appaiono molto simili; osservando meglio, si vede che, pur essendo uguali le caratteristiche fisiche dell’ambiente, ossia la temperatura e le precipitazioni, i tipi di organismi presenti non sono gli stessi, ma si assomigliano molto.
Un bioma è una classe o categoria di comunità simili, non una località. Quando si parla del bioma della foresta tropicale no ci riferiamo a una particolare regione geografica, ma a tutte le foreste tropicali del pianeta. I confini dei biomi, inoltre non sono così netti come vengono raffigurati sulle carte geografiche, e non tutte le aree del mondo possono essere facilmente catalogate.
Le foreste temperate comprendono la foresta decidua e la foresta mista. Un tempo queste foreste ricoprivano la maggior parte dell’Europa e del Nord America orientale, parte del Giappone e dell’Austria, e la punta del Sud America. Oggi, come si può notare ne rimangono solo alcune chiazze sparse.
Le foreste decidue occupano aree in cui vi è una stagione di accrescimento calda, con precipitazioni moderate, seguita da un periodo più freddo, meno favorevole alla crescita delle piante. La caduta delle foglie nella foresta decidua si è evoluta come una protezione dalla perdita di acqua in quanto gran parte dell’acqua si perde per traspirazione attraverso gli stomi delle foglie.
Nelle foreste decidue vi sono fino a quattro livelli di crescita vegetale: 1) il livello degli alberi, in cui le fronde formano una volta continua; la volta si trova in genere tra i 10 e i 35 metri di altezza; 2) il livello degli arbusti che arriva fino a un’altezza di circa 5 metri; 3) il livello del prato, costituito da graminacee e da altre piante erbacee, tra cui le piante annuali non legnose che fioriscono in primavera prima che glia alberi mettano le foglie; 4) il livello del suolo, costituito da muschi ed epatiche, che spesso è coperto da una lettiera di foglie.
Nelle regioni più settentrionali e in quelle situate a un’elevata altitudine, gli alberi più diffusi sono la quercia, la betulla, il faggio e l’acero. Gli aceri, i tigli e i faggi si mescolano con gli abeti e il pino bianco a mano a mano che la foresta decidua si trasforma in foresta mista.

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