Jenner e la vaccinazione contro il vaiolo

Materie:Appunti
Categoria:Biologia

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JENNER E LA SCOPERTA DELLA VACCINAZIONE

Il vaiolo è una delle più gravi malattie infettive, spesso mortale; si manifesta sulla pelle con la formazione di piccole vesciche che si trasformano in pustole scure e che, una volta guarite, lasciano cicatrici permanenti.
Il contagio può avvenire o per contatto diretto con persone infette o per inalazione di goccioline contenenti il virus. Quest’ultimo, dopo un’incubazione di 1-2 settimane, si localizza nella cute e nelle mucose dove, dopo una fase febbrile, determina le caratteristiche lesioni che si presentano al volto e alle estremità.
Nei secoli scorsi il vaiolo ha periodicamente causato violente epidemie; oggi, grazie alla vaccinazione, è quasi del tutto scomparso /l’ultimo caso umano risale al 1977). Come è stato possibile debellare in modo definitivo questa malattia?
La lotta contro il vaiolo inizia nel XVIII secolo con il medico inglese Edward Jenner, che fu il primo ad utilizzare la pratica della vaccinazione per immunizzare attivamente le persone contro il vaiolo umano.
I medici europei erano a conoscenza di una pratica frequentemente adottata in Cina allo scopo di prevenire il vaiolo: le persone sane cercavano di essere contagiate da individui affetti da una forma mite della malattia, detta alastrim. In tal modo, dopo la guarigione, acquisivano una immunità che durava per tutta la vita anche nei confronti del vaiolo più grave.
Edward Jenner notò che nelle vacche si sviluppa una malattia per molti aspetti simile all’astrim, il vaiolo vaccino. Inoltre, i mungitori di vacche solo molto raramente contraevano la forma grave di vaiolo, perché, ammalandosi di vaiolo vaccino, dopo la guarigione diventavano immuni nei confronti del vaiolo umano.
Riflettendo su questi dati egli avanzò l’ipotesi che, infettando artificialmente un individuo sano con materiale proveniente da una pustola di un ammalato di vaiolo vaccino, sarebbe stato possibile immunizzarlo contro il vaiolo umano. Questa ipotesi fu verificata iniettando tale materiale nel braccio di un ragazzo che si era offerto per l’esperimento. Come previsto, sul braccio si formò una pustola, segno che il vaiolo vaccino aveva attecchito, che poi guarì spontaneamente.
Per constatare se il ragazzo era diventato immune al vaiolo umano, dopo due mesi Jenner gli inoculò materiale proveniente questa volta da un individuo colpito da tale malattia. Il ragazzo non si ammalò e rimase sano anche dopo una seconda iniezione ripetuta alcuni mesi dopo.
Era nata la pratica della vaccinazione. In realtà, l’efficacia di tale procedura è possibile per la somiglianza degli antigeni tra i due virus, per cui gli anticorpi attivi contro il vaiolo vaccino lo sono anche contro il virus del vaiolo umano.
Grazie a Jenner nel giro di poco tempo la pratica della vaccinazione si diffuse in tutta Europa. Molti biologi cominciarono a pensare se fosse possibile applicare la tecnica di Jenner anche ad altre malattie.
Il primo a riuscirvi fu Louis Pauster nel XIX secolo. Egli partì dall’ipotesi che i due tipi di vaiolo non fossero provocati da due specie diverse di microrganismi patogeni, bensì da una stessa specie. La sola differenza tra i virus era che quelli del vaiolo vaccino erano meno virulenti di quelli del vaiolo umano. Tale ipotesi, anche se in realtà errata, aprì la strada ai concetti di forme attenuate, cioè dotate di scarso potere patogeno, ma di identico potere antigenico, e di forme virulente, fornite di potere sia patogeno che antigenico. Il problema si spostò su come rendere attenuate le forme virulente, privandole del potere patogeno ma non di quello antigenico.
Pauster vi riuscì per i batteri del carbonchio una malattia che colpisce gli animali domestici come la pecora. Egli coltivò i batteri in laboratorio a temperature superiori a quelle normalmente adoperate. Iniettando tali forme attenuati in pecore sane, esse non si ammalavano ma sviluppavano un’immunità nei confronti delle forme virulente. In tal modo Pauster dimostrò che la vaccinazione poteva essere utilizzata anche contro altre malattie infettive.
Successivamente riuscì ad ottenere anche un vaccino contro la rabbia, una malattia trasmessa dal morso di alcuni animali come cani, gatti o volpi ammalate.
Da allora la pratica della vaccinazione si è largamente diffusa estendendosi a numerosi altri agenti patogeni e permettendo la prevenzione di molte malattie infettive.
Tale prevenzione è tanto più efficace quanto maggiore è il numero di individui che viene sottoposto alla vaccinazione, e può arrivare ad eliminare del tutto una malattia infettiva da una popolazione, come è avvenuto per il vaiolo.

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