Il mare

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Testo

MARE

Geografia fisica

L'insieme delle acque salate che ricoprono la superficie terrestre si estende per un'area di 361 milioni di km² equivalente al 70% di tutta la superficie del globo. Pur costituendo un complesso unico e intercomunicante è suddiviso in grandi bacini detti oceani, nell'ambito dei quali si considerano bacini minori detti mari.

Classificazione dei mari

I mari si distinguono in marginali o periferici, poco individualizzati e senza netta separazione dagli oceani, mari continentali, quasi interamente isolati, e mari chiusi, non collegati al livello di base generale degli oceani, per cui sono propriamente dei laghi. A volte si dà il nome di baia o di golfo a distese di acque che posseggono l'estensione propria dei mari (ad es. la baia di Hudson e il golfo del Messico).
1. Mari marginali o periferici. Sono largamente aperti verso l'oceano e se ne distinguono solo per le correnti, per la forte amplitudine delle maree e per le differenze nelle caratteristiche idrologiche (nei mari delle basse latitudini, per es., le temperature sono sensibilmente più elevate). Alcuni mari marginali, talora detti epicontinentali, corrispondono a zone della piattaforma continentale recentemente sommerse (mare del Nord, mare d'Irlanda con la Manica) e hanno profondità deboli e fondi poco accidentati. Altri mari marginali corrispondono a conche sprofondate fra massicci rigidi (mari di Norvegia e di Groenlandia), a conche o fosse comprese tra direttrici di catene montuose (mar di Bering, mar di Ochotsk, mare del Giappone, Mar Cinese Orientale, mare delle Filippine), a fosse geosinclinali che sono zone instabili della crosta terrestre in cui si stanno formando ancora catene di montagne a pieghe (mare delle Antille e mari dell'Indonesia).
2. Mari continentali. Molto individualizzati, sono circondati da terre emerse, comunicano con l'oceano attraverso passaggi stretti, hanno ciascuno caratteristiche idrologiche originali, correnti loro proprie, regimi termici marcati da forti anomalie. Il Mar Baltico, ad es., ha debole salinità ed è occupato da ghiacci per una parte dell'anno come pure il mare di Baffin e la baia di Hudson. Il Mar Rosso e il Golfo Persico hanno temperature molto alte ed elevata salinità. Tra i mari continentali, vengono considerati a volte come casi particolari i mari intercontinentali o mediterranei che comprendono il mar Mediterraneo o Mediterraneo romano, il Mar Glaciale Artico o Mediterraneo artico, il mar delle Antille o Mediterraneo americano e il Mediterraneo australasiatico formato dai mari compresi tra le isole dell'Indonesia.
3. Mari chiusi. Corrispondono a zone di sprofondamento tettonico, sono privi di sbocco verso gli oceani, per cui il loro livello non corrisponde al livello medio dei mari: il livello del mar Caspio è a —28 m circa, quello del Mar Morto è a —395 m circa. Essi subiscono variazioni stagionali e di più lungo periodo a causa di modificazioni dell'alimentazione da parte dei fiumi che li raggiungono. Il mar Caspio, ad es., in febbraio, quando i suoi affluenti sono gelati nel tratto a monte, ha un livello inferiore di 40 cm a quello di luglio, e sembra anche che di decennio in decennio il suo livello medio si abbassi, a causa, tra l'altro, delle grandi dighe costruite sul Volga.
Caratteristiche chimiche e fisiche dell'acqua del mare

L'acqua marina è una soluzione salina con una concentrazione media del 35‰; la sua temperatura varia notevolmente in superficie a seconda della latitudine, della più o meno aperta comunicazione con i mari polari e della presenza di correnti fredde o calde e diminuisce con la profondità. Il rapporto fra densità e temperatura è molto importante: infatti alle alte latitudini le acque fredde, più dense, scivolano verso il basso richiamando le acque più profonde e provocando un rimescolamento con apporto di nuovi sali e di nuovi organismi utili allo sviluppo della vita marina.
Il colore azzurro della superficie del mare è dovuto all'assorbimento delle radiazioni rosse della luce; variazioni del colore possono essere dovute alla presenza di organismi particolari (ad es. alghe rosse nel Mar Rosso, organismi unicellulari sulle coste occidentali dell'America). Al di sotto dei 200-500 m di profondità, a seconda della limpidezza delle acque, non arriva nessuna radiazione visibile ed esiste l'oscurità completa.

Movimenti del mare

La superficie marina è soggetta a incessanti movimenti che si possono distinguere in tre gruppi principali: onde, correnti, maree.
Le onde sono provocate dall'azione del vento sulla superficie marina. In mare aperto in corrispondenza delle onde non si ha spostamento orizzontale delle particelle d'acqua ma solo oscillazione lungo un'orbita circolare o ellittica; solo in vicinanza della costa il ventre dell'onda viene frenato dall'attrito sul fondo e si ha la formazione di onde di traslazione.
Le correnti, cioè le masse d'acqua in movimento di traslazione, sono provocate dalle differenze di temperatura, di densità, di salinità delle acque e anche dalle onde e dalle maree in vicinanza delle coste, ma soprattutto dallo spirare dei venti costanti. Soprattutto a quest'ultima causa sono dovute le grandi correnti formanti i circuiti oceanici, regolate dalla forza di Coriolis, che le fa deviare, rispetto al verso del movimento, di 45º, a destra nell'emisfero settentrionale, a sinistra in quello meridionale.
La grande importanza delle correnti risiede nell'influenza determinante che esse esercitano sul clima oltre che sulla navigazione, sulla distribuzione degli organismi marini e quindi sulla pesca. Le maree, che consistono in un movimento periodico di innalzamento e abbassamento del livello del mare, sono generate dalla forza di attrazione degli astri, ma assumono caratteristiche diverse a seconda delle condizioni geografiche dei vari bacini locali o regionali. Le maree, che in vicinanza della costa si trasformano in onde di traslazione, possono assumere in alcuni luoghi effetti grandiosi (ad es. baia di Fundy, in Canada, baia del Mont-Saint-Michel, in Francia), con formazione a volte di forti correnti di marea (ad es. nello stretto di Messina) e di vortici (ad es. nel fenomeno del maelstrom).

Caratteristiche del fondo del mare

I fondi marini si suddividono in diverse zone a seconda della distanza dai continenti e della profondità. Intorno ai continenti esiste una zona poco profonda e poco declive che giunge a una profondità media di 200 m. Essa viene chiamata piattaforma continentale ed è limitata al largo da una pendenza più ripida che scende fino a una profondità media di 2.000 m e che viene detta, scarpata continentale, che prosegue poi nel pendio (glacis). Al di là esistono i fondi dei bacini oceanici, che possono essere piatti o accidentati da colline, da picchi, da rilievi a forma di cupola o di guyot (frequenti nel Pacifico) e che sono separati a volte da alte e Iunghe dorsali (ad es. dorsale atlantica). I fondi dei bacini oceanici si trovano per lo più a 4.000- 6.000 m di profondità; a profondità superiori si trovano le fosse oceaniche.

Sedimentazione nel mare

Nel mare la sedimentazione è più intensa che sulle terre emerse, ed è di tipo diverso a seconda della distanza da esse. Sulla piattaforma continentale si hanno depositi neritici in prevalenza terrigeni, formati cioè da detriti apportati dai fiumi o prodotti dall'erosione marina, che si distribuiscono regolarmente rispetto alla granulometria che diminuisce allontanandosi dalla costa, passando dalle ghiaie alle sabbie, ai fanghi e alle argille. Sulla piattaforma continentale esistono anche sedimenti organogeni, formati da calcari dovuti a organismi bentonici e da calcari corallini dovuti agli organismi delle scogliere coralline, nelle zone favorevoli al loro sviluppo (Nuova Caledonia, Grande barriera corallina dell'Australia). Lungo la scarpata continentale avviene spesso il fenomeno delle correnti di torbidità: esso determina un rimaneggiamento dei sedimenti terrigeni che vengono portati verso il largo. Lungo la scarpata stessa si formano anche tipici sedimenti batiali costituiti da calcari più o meno selciferi e più o meno argillosi passanti a marne. Sul fondo dei bacini oceanici si hanno depositi pelagici o abissali, formati da argilla rossa, che occupa la metà della superficie del fondo dell'Oceano Pacifico, o da fanghi terrigeni ma soprattutto organogeni, che possono essere distinti in calcarei e silicei.

Azione del mare sulle coste

L'attività modificatrice del mare lungo le coste è molto intensa e comporta fenomeni di demolizione, di trasporto e di deposito che nel complesso prendono il nome di abrasionemarina. L'azione demolitrice si esplica soprattutto sulle coste alte e rocciose: al livello medio del mare si forma un solco di battente che si approfondisce sempre di più, provocando il crollo della parete sovrastante e quindi il suo arretramento, ben visibile, ad es., sulla costa a falesia ai due lati del canale della Manica.
Le onde trasportano e depositano materiali detritici accumulandoli in cordoni litorali, che possono isolare lagune lungo le coste basse (ad es. lagune dell'alto Adriatico, Haffen del Baltico meridionale) o costruire piattaforme d'abrasione marina alla base delle coste alte.
L'azione di trasporto viene svolta anche dalle correnti di marea e da quelle di deriva litorale; le correnti di marea sono in grado di trasportare e disperdere anche i materiali alluvionali portati dai fiumi, determinando la forma delle foci.

Botanica

La vita vegetale nel mare dipende da vari fattori (salinità, temperatura, luce, pressione, ossigenazione) tra cui il più importante è la luce, indispensabile per la sintesi clorofilliana. Si possono distinguere varie zone di vegetazione: una zona sopralitorale con piante terrestri alofile, qualche lichene e alghe al piano sommerso durante le grandi maree; una zona litorale con feoficee, Fucus e altre alghe; e una zona sublitorale con laminarie; nei fondi melmosi sino a 10 m di profondità vi sono idrocaritacee e naiadacee, fino a 20 m si trovano spesso banchi calcarei di alghe coralline.

Medicina
Il mal di mare inizia con un malessere generale che si traduce in una sensazione di angoscia, difficoltà respiratoria e vertigini; il soggetto impallidisce, quindi si manifestano nausea e vomito che possono anche protrarsi per alcuni giorni.
Il mal di mare può essere prevenuto adattandosi ai movimenti dell'imbarcazione, possibilmente rimanendo immobili in posizione sdraiata, inoltre con dieta leggera, somministrazione di lassativi e colagoghi prima dell'imbarco, ma il trattamento più classico è quello con la belladonna e il suo alcaloide, l'atropina. Un notevole progresso terapeutico è stato recentemente realizzato con l'uso di antistaminici sintetici dotati di una spiccata azione preventiva e curativa.

Zoologia

Il mare, a chi impara a conoscerlo da vicino, palesa tutta la ricchezza e la varietà dei suoi ambienti e dei suoi organismi: la natura del fondo, la profondità, la composizione dell'acqua, la sua temperatura (relativamente costante a causa dell'alto calore specifico e della scarsa conducibilità termica), i suoi movimenti, la luce creano con le loro variazioni particolari zone subparallele di vita animale e vegetale. Come sulla terraferma, anche nel mare si stabiliscono tra organismi vegetali e organismi animali, tra erbivori e carnivori, tra «mangiati» e «mangiatori» vere e proprie «catene alimentari». Le miriadi di diatomee che pullulano dal pelo dell'acqua sino a 200 m circa di profondità costituiscono una fabbrica costante e duratura di sostanza organica che esse traggono dal biossido di carbonio e dall'acqua mediante l'azione catalizzatrice della luce: è questa microscopica popolazione vegetale che serve di nutrimento a innumerevoli piccoli esseri appartenenti al regno animale, larve di vermi, di crostacei, di molluschi, di echinodermi e di pesci e sterminati sciami di piccoli crostacei; e i pesci, considerati i dominatori del mare, sopravvivono proprio in virtù di tali invertebrati. Nelle profondità abissali dove non giunge la luce e non possono allignare né alghe né zoostere, gli animali diventano necessariamente carnivori e predatori: la loro bocca si fa sproporzionatamente grande, i denti esageratamente lunghi e gli stomaci fortemente dilatabili, tali da accogliere talvolta prede di dimensioni maggiori dello stesso predatore.
A questi cicli vitali, in cui la morte giova continuamente alla vita, si riferiscono gli studi del Petersen; egli calcolò che nei mari che bagnano la Danimarca da 24 milioni di t di zoostere si ottengono 1 milione di t di invertebrati; tale quantitativo di materia organica insieme con il plancton dà origine a 18.000 t di pesci commestibili.

Vita organica

Molti organismi marini finiscono in bocca ai loro compagni, ma molti altri muoiono per mancanza di alimento (ad es. in seguito a epidemie) o per variazioni della salinità (ad es. dopo le piene dei grandi fiumi) o per eventi geologici di varia natura: il biologo Salvatore Lo Bianco (1860-1910) cita la scomparsa nel golfo di Napoli di una spugna (Sycon raphanus) in seguito all'eruzione del Vesuvio del 1906, poiché le ceneri otturarono i pori del corpo dell'animale impedendo la normale circolazione dell'acqua e quindi il normale flusso di sostanze nutritizie. Tuttavia, anche questi esseri che si spengono portano un loro contributo all'economia del mare: servono di nutrimento agli animali abissali o arricchiscono le sostanze organiche delle coste a beneficio delle piante e della fauna litorale e soprattutto esplicano un'intensa attività costruttrice: le sostanze minerali che essi assimilano per foggiarsi un involucro di protezione o un sostegno interno, dopo la loro morte, sono conservate e accumulate in potenti strati di materiale calcareo o siliceo largamente rappresentati in tutte le ere geologiche. Nel mare, dunque, come sulla terraferma si alternano continuamente morte e vita, distruzione e rinascita, ma nel silenzio e nella profondità degli abissi marini, dove manca l'azione di decomposizione e di disgregazione delle rocce operata dalle piante terrestri, sembrano predominare un tenace lavorio di costruzione e una paziente e laboriosa utilizzazione di ogni frammento di vita organica.

Longevità

Come sulla terraferma, così nel mare la durata della vita può essere assai breve, paragonabile a quella delle piante annuali: tale è per i tunicati, i gobiidi pelagici (es. Aphya), qualche altro teleosteo; biennale è la vita della maggior parte dei piccoli crostacei; limitata a pochi giorni quella dei rotiferi; di pochi mesi (3-7) la vita dei briozoi e delle spugne. Forme più o meno longeve si trovano però in ogni tipo, anche se costituiscono talvolta un'eccezione: tra i crostacei il gambero d'acqua dolce (Astacus fluviatilis) pare possa raggiungere i 20 anni; tra le spugne, sempre il Lo Bianco cita una spugna silicea del genere axinella vissuta ben 4 anni negli acquari della stazione zoologica di Napoli. Le longevità massime sembrano comunque proprie dei colossi quali i cetacei (le balene possono vivere oltre un secolo), vari cefalopodi e lamellibranchi come le tridacne (la Tridacna gigas tocca il secolo di vita) e parecchi pesci (la carpa, secondo il Buffon, può raggiungere i 150 anni); in alcuni casi gli anni vissuti da un pesce o da un mollusco lamellibranco ci sono rivelati dalle striature concentriche inscritte sulle scaglie o sulle valve delle conchiglie e paragonabili agli anelli del legno sul tronco degli alberi e, come quelli, dovute all'alternarsi di un periodo di intenso ricambio, corrispondente per lo più alla stagione calda, con un periodo di rallentamento di tale processo: così sulle scaglie delle aringhe si possono contare sino a dodici striature, sulla valva di Venus plicata si può leggere l'età massima di 20 anni

Regioni marine

Nell'ambiente marino si distinguono tre principali regioni: la regione litorale, la regione pelagica e la regione abissale (v. rispettivamente LITORALE, PELAGICA e ABISSO ). Eccetto l'ultima, le altre regioni sono a loro volta suddivise in varie zone tra loro parallele e contraddistinte quindi da variazioni dei fattori fisici e chimici che caratterizzano l'estensione delle acque marine.

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