I minerali e loro caratteristiche

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Categoria:Biologia

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Testo

I MINERALI
Un minerale è un componente naturale, inorganico e omogeneo della crosta terrestre.
La crosta terrestre, con uno spessore medio di 17 km, rappresenta appena lo 0,4% della massa totale della Terra. I materiali di cui risulta costituita sono chiamati minerali e sono classificati in tre gruppi: elementi nativi ( per esempio S, C, Ag, Au ecc.), non silicati ( ossidi, carbonati, idrossidi, solfati ecc.) e silicati. In genere i minerali si trovano sulla crosta terrestre in aggregati eterogenei chiamati rocce. le rocce sono raggruppate in tre tipi, sulla base degli eventi che ne hanno determinato la formazione:
a) rocce ignee, originate dalla solidificazione del magma fuso ( esempio: granito);
b) rocce sedimentarie, derivate dall'accumulo di detriti nei fondali dei mari e dei laghi, successivamente cementati insieme dall’azione della pressione (esempio: roccia calcarea;
c) rocce metamorfiche, originate dall’azione del tempo e di agenti chimici (ossigeno, CO2 ecc.) o fisici (temperature o pressioni elevate) su rocce preesistenti.
I minerali di solito, si trovano come aggregati cristallini, più o meno grandi, uniti insieme in maniera irregolare.
Un minerale deve essere naturale, il che significa che si è formato in seguito a uno dei tanti processi fisico-chimici che hanno trasformato e trasformano la crosta terrestre. Vengono escluse con questo aggettivo tutte le sostanze prodotte dall’attività dell’uomo anche se chimicamente identiche a quelle naturali. Il minerale deve anche essere inorganico cioè non deve mai essere stato materia viva; tutt’al più può essere stato elaborato da un essere vivente come per es. il carbonato di calcio secreto dai molluschi per le loro conchiglie.
Ma soprattutto il minerale deve essere chimicamente e fisicamente omogeneo. Una sostanza è chimicamente omogenea quando presenta un costante e ben definito rapporto fra gli elementi chimici che la compongono cioè ha una composizione chimica ben definita ed è perciò esprimibile mediante una formula chimica.
Il minerale deve essere omogeneo anche dal punto di vista fisico e a questo riguardo va precisato che un minerale può realizzare una omogeneità fisica a due distinti livelli e precisamente una omogeneità statistica o una omogeneità reale. un minerale possiede una omogeneità statistica quando, scelti in esso segmenti eguali e abbastanza lunghi, in direzioni varie, in ognuno di questi vi è un egual numero di leptoni (cioè di particelle quali atomi, ioni o molecole) che si succedono, però, a distanze diverse e senza alcun ordine particolare. E’ questa la struttura tipica dei vetri.
Un minerale possiede invece una omogeneità reale quando i leptoni si succedono periodicamente in ognuna delle tre direzioni dello spazio e, in ogni direzione, sempre a egual distanza. Il più delle volte le distanze fra i leptoni sono diverse nelle tre direzioni considerate. E’ questa la struttura tipica dei cristalli.
La massima parte dei minerali ha struttura cristallina che è la condizione più stabile e ben pochi hanno struttura vetrosa che è una condizione instabile. Parlare quindi di minerali il più delle volte significa parlare di cristalli.
I CRISTALLI
Il cristallo è la forma idealizzata di un solido.
L’abate francese Hauy, nel 1700, si chiedeva il perché di tale ordine manifestato dalla natura. Dalle osservazioni fatte, si convinse che i cristalli sono formati da unità minime, chiamate celle elementari.
Ma che cos’è una cella elementare? Si tratta di un parallelepipedo dagli spigoli immaginari che contiene al suo interno il “motivo base”, costituito da un gruppo di atomi. Per costruire il solido si immagini di spostare il parallelepipedo facendo scorrere sue copie lungo le direzioni dei tre lati, con spostamenti uguali alla lunghezza degli stessi lati. La cella elementare ha la medesima composizione chimica del cristallo. La dimensione della cella elementare va da 2 a 3 A°, nei solidi formati da atomi uguali, fino a centinaia di A°ngstrom nei cristalli delle molecole proteiche.
Le celle elementari si ripetono, scorrendo nelle tre dimensioni dello spazio, senza lasciare spazi vuoti. Una conseguenza di questa regolarità è la possibilità di sfaldarsi: i cristalli si tagliano lungo piani paralleli alle facce.
La condizione che non resti nessuno spazio vuoto, nella ripetizione della cella elementare, limita a 7 i possibili parallelepipedi tridimensionali.
Ciascuna delle 7 forme origina un sistema cristallino.
A seconda del modo in cui gli atomi sono disposti nella cella, ogni forma può esistere in varie versioni. Per esempio il sistema cubico può essere di tre tipi: semplice, a corpo centrato e a facce centrate.
La caratteristica fondamentale dei cristalli è dunque un rigoroso ordine periodico dei leptoni in tre direzioni dello spazio che porta alla formazione di un reticolo geometrico ideale nel quale i leptoni stessi occupano una ben determinata e immutabile posizione.
Da questo ordine, invisibile perché i leptoni e le distanze che li separano sono dell’ordine del decimilionesimo di millimetro, derivano alcune caratteristiche avvertibili coi nostri sensi o coi nostri strumenti e che ci permettono, il più delle volte, di stabilire se il minerale ha un ordine interno o no cioè se è un cristallo o un corpo amorfo.
Una di queste caratteristiche che balza immediatamente agli occhi è la forma poliedrica esterna che talora raggiunge una perfezione mirabile, mentre il più delle volte presenta delle irregolarità per il fatto che molti cristalli si sono sviluppati vicini gli uni agli altri rubandosi vicendevolmente lo spazio e perdendo, almeno in parte, la loro individualità, o perché accresciuti in spaccature di rocce non hanno potuto svilupparsi regolarmente in tutte le direzioni, o perché si sono deformati in seguito a intense forze naturali a cui sono stati sottoposti dopo la loro formazione. Perciò anche un solo, ma sicuro accenno di forma poliedrica esterna, ai fini dell’identificazione di un ordine interno, ha lo stesso valore di una forma completa e regolare.
FORMA E SIMMETRIA DEI CRISTALLI
Occupandoci della forma dei cristalli si può cominciare col definire gli elementi reali e cioè le facce, gli spigoli e i vertici. La faccia è una porzione di piano che limita il cristallo; uno spigolo è la retta lungo la quale si incontrano due facce; un vertice è il punto d’incontro di tre o più spigoli. Questi tre elementi sono legati dalla relazione di Eulero: F + V = S + 2.
Ciò significa che in ogni forma cristallina il numero delle facce (F) più quello dei vertici (V) è uguale al numero degli spigoli (S) aumentato di 2. In un cubo per esempio ci sono 6 facce, 8 vertici e 12 spigoli; applicando la relazione di Eulero si ha 6 + 8 = 12 + 2. Il che è esatto.
Secondo il fisico matematico Claus H.H. Weyl, “un oggetto è simmetrico se dopo averlo ruotato, traslato, o riflesso.... avrà lo stesso aspetto”.
Le operazioni consistenti nel ruotare, riflettere, ecc. implicano dei luoghi geometrici, detti elementi di simmetria: assi di rotazione (An), piani di riflessione (P), centro di inversione (C).
Un asse di simmetria è quella retta immaginaria attorno alla quale ruotando il cristallo di 360°, questo torna almeno due volte in posizione di ricoprimento cioè in una posizione identica a quella di partenza in quanto ad ogni elemento reale del cristallo, che inizialmente si trovava in una certa posizione, se ne è sostituito nella stessa posizione uno equivalente. Un asse si dice binario (e si indica A2), ternario (A3), quaternario (A4), senario (A6) a seconda che il cristallo ruotando attorno ad esso di 360° viene a trovarsi in posizione di ricoprimento rispettivamente 2, 3, 4, 6 volte.
Un piano di simmetria è quel piano immaginario che divide il cristallo in due metà eguali e simmetriche o, come spesso si dice, in due metà specularmente eguali, cioè tali per cui una è identica all’immagine speculare dell’altra. In altre parole se si tagliasse il cristallo secondo uno di questi piani e si appoggiasse con la parte tagliata a una di queste metà su uno specchio, questa più la sua immagine ridarebbero la figura del cristallo intero.
Il centro di simmetria, infine, è quel punto per il quale passano rette che incontrano da bande opposte e a egual distanza elementi (cioè facce, spigoli e vertici) equivalenti. L’insieme di tutti gli assi, di tutti i piani ed eventualmente del centro di simmetria di una forma cristallina costituiscono il “grado di simmetria” della forma stessa. Così il grado di simmetria del cubo è 4A3, 3A4, 6A2, 3P, 6P’, C, il che significa che in un cubo esistono 4 assi ternari (che passano per i vertici opposti), 3 assi quaternari (che passano per il centro di facce opposte), 6 assi binari (che passano per il punto di mezzo di spigoli opposti), 3 piani di un tipo (che passano per il mezzo di facce opposte) e 6 piani di un altro tipo (che passano per gli spigoli opposti), e infine il centro.
Nello stabilire la simmetria di un cristallo occorre fare attenzione a non scambiare una simmetria puramente geometrica o singonia con la simmetria fisica che per il cristallografo è l’unica vera simmetria. Poco sopra si è parlato infatti di facce equivalenti che si ricoprono, occorre però che dette facce siano veramente equivalenti non solo dal lato geometrico, ma anche dal punto di vista fisico, occorre, cioè che abbiano uno stesso comportamento in relazione a qualche proprietà fisica, il che solo può dimostrare un’equivalenza di strutture interne. Un esempio classico ci è dato dai cristalli cubici di pirite che presentano una striatura triglifa cioè tutte le facce presentano delle striature che sono disposte perpendicolarmente a quelle delle facce adiacenti.
Raggruppando le diverse forme dei cristalli con gli stessi elementi di simmetria, si trova che, per il sistema cubico, esistono cinque classi, aventi i seguenti elementi di simmetria:
1)4A3, 3A2;
2)4A3, 3A2, 3P, C;
3)4A3, 3A2, 6P (es. tetraedro);
4)3A4, 4A3, 6A2;
5)3A4, 4A3, 6A2, 9P, C (es. cubo e ottaedro).
Analogamente, anche i cristalli degli altri 6 sistemi cristallini possono essere raggruppati in diverse classi cristalline o classi di simmetria. Abbiamo così un totale di 32 classi cristalline diverse.
ASSOCIAZIONI CRISTALLINE
In natura i cristalli si presentano molto spesso riuniti in associazioni di diversi tipi che si possono distinguere in: associazioni irregolari, associazioni parallele, geminati.
Associazioni irregolari
Sono quelle in cui i cristalli sono riuniti senza alcun ordine particolare. Fra esse si possono tuttavia differenziare varie strutture, quali gli aggregati cristallini, le druse, le geodi ecc.
Gli aggregati cristallini sono ammassi di minuti cristalli che per la loro stretta vicinanza non hanno potuto crescere regolarmente e assumere una forma poliedrica ben distinta, ma che tuttavia vanno considerati come cristalli per la loro struttura interna regolare rivelata da una evidente anisotropia.
A seconda delle dimensioni o forma o disposizione dei vari elementi costituenti, questi aggregatisi distinguono in:
“Spatici”, se sono formati da elementi a grana grossa e presentano una facile sfaldatura, per es. gesso, calcite ecc.;
“Compatti”, se sono costituiti da elementi a grana finissima, per es. diaspro, alabastro ecc.;
“Granulari”, se gli elementi appaiono come veri granuli;
“Saccaroidi”, se la struttura dell’aggregato richiama quella dello zucchero;
“Bacillari o fibrosi”, se gli elementi sono più o meno allungati in un senso;
“Fibroso-raggiati”, se gli elementi allungati si dipartono da uno stesso punto.
Qualche volta cristalli ben distinti si trovano associati su una stessa base e formano le druse o tappezzano cavità interne e si hanno le geodi.
Associazioni parallele
Sono associazioni di cristalli ben formati e spesso di notevoli dimensioni, impiantati su un’unica base e con gli elementi corrispondenti paralleli fra loro. Un esempio tipico è talora fornito da cristalli di quarzo.
Geminati
Sono associazioni di 2 o più cristalli della stessa specie non paralleli.
Nei geminati vanno notati l’asse di geminazione, cioè una retta attorno alla quale ruotando uno dei due gemelli lo si porta in posizione di parallelismo rispetto all’altro, e il piano di geminazione, cioè un piano rispetto al quale uno dei 2 gemelli appare come l’immagine speculare dell’altro.
I geminati possono essere geminati di contatto e geminati di compenetrazione: nel primo caso i 2 individui sono separati da un piano di contatto, nel secondo, tale piano manca e i 2 cristalli si compenetrano l’un l’altro.
PROPRIETA’ FISICHE DEI MINERALI
A) PROPRIETA’ SCALARI
a) Peso specifico
Ogni minerale è caratterizzato da un preciso peso specifico, ottenuto dividendo il peso del minerale per il peso di egual volume d’acqua distillata a 4°C.
Fra i vari metodi esistenti per determinare il peso specifico ricorderemo il metodo del picnometro.
Il picnometro è una piccola boccetta di vetro sottile, chiudibile con un tappo smerigliato.
Si opera nel seguente modo:
a) Si pesa il minerale (M);
b) Si pesa il picnometro pieno d’acqua (P);
c) Si pesa il picnometro contenente il minerale e l’acqua allo stesso livello di prima (PM).
P + M - PM = Peso dell’acqua spostata dal minerale (cioè peso del un volume di acqua pari al volume del minerale).

Peso di un certo volume di minerale M
Peso specifico = ------------------------------------------- = ------------
Peso di egual volume di acqua P + M - PM

b) Fusibilità
E’ la proprietà dei corpi solidi di passare dallo stato solido allo stato liquido mediante somministrazione di calore.
I minerali fusibili fondono a una determinata temperatura detta punto di fusione, che costituisce un notevole dato diagnostico per il riconoscimento dei minerali. Esistono particolari metodi e apparecchiature per determinare il punto di fusione dei minerali, ma per averne una prima indicazione approssimativa ci si può servire di un metodo di confronto in cui si usano come termini di paragone gli elementi della scala di Kobell, costituita da 7 termini che qui riportiamo coi relativi punti di fusione:
Ÿ Antimonite punto di fusione 525°
Ÿ Natrolite punto di fusione 800°
Ÿ Almandino punto di fusione 1050°
Ÿ Actinolite punto di fusione 1200°
Ÿ Ortoclasio punto di fusione 1300°
Ÿ Bronzite punto di fusione 1400°
Ÿ Quarzo punto di fusione superiore ai 1400°

B) PROPRIETA’ VETTORIALI
a) proprietà dipendenti dalla coesione
1) Durezza
La durezza di un minerale è la resistenza che esso oppone a lasciarsi scalfire.
Per misurare la durezza si usano particolari strumenti detti sclerometri, ma per avere un’idea approssimativa della durezza di un minerale si fa ricorso a una scala empirica detta “scala di Mohs” ( scienziato austriaco vissuto dal 1773 al 1839), che stabilisce dieci gradi di durezza prendendo come riferimento dieci minerali, ciascuno dei quali è scalfito da quello che lo segue e può scalfire quello che lo precede.
MINERALETIPO DI DUREZZA SCALA MOHS TENERI TALCO (SCALFIBILI 1GESSODALL’UNGHIA)2CALCITESEMIDURI3FLUORITE(SCALFIBILI DA UNA4APATITEPUNTA D’ACCIAIO5ORTOCLASIO6QUARZO DURI 7TOPAZIO(NON SCALFIBILI8CORINDONEDA UNA PUNTA 9DIAMANTED’ACCIAIO)10
2) Sfaldabilità
La sfaldatura è la proprietà di alcuni minerali di spaccarsi lungo superfici piane regolari e parallele alle facce del minerale stesso, dette pini di sfaldatura. Essa dipende dal reticolo cristallino e dai legami degli atomi. Presentano sfaldatura perfetta la mica, che si sfoglia in lamine sottilissime, il topazio, la barite, ortoclasio, la galena, la grafite.
3)Tenacità
La tenacità è la capacità di un minerale di resistere alle azioni meccaniche (urti, sollecitazioni istantanee). Anch’essa dipende dal reticolo cristallino e dai legami atomici.
In questo senso un minerale può essere:
fragile, se sotto l’azione di una forza si rompe facilmente. Sono minerali fragili: il quarzo, il diamante, l’ametista;
malleabile, se può essere ridotto in lamine sottilissime. Sono minerali malleabili: l’oro, il platino, l’argento, la mica;
duttile, se può essere ridotto in fili sottili. Sono minerali duttili: l’oro, il platino, l’argento;
flessibile, se si piega facilmente. Sono minerali flessibili: il talco, la mica;
elastico, se si piega facilmente, ma poi riprende la sua posizione iniziale. Il talco è un minerale elastico.
b) Proprietà termiche
1) Dilatabilità
E’ la proprietà dei minerali di aumentare di volume quando siano sottoposti a riscaldamento.
2)Conducibilità
E’ la proprietà dei minerali di condurre il calore.
c) Proprietà elettriche
1) Conducibilità
E’ la capacità di propagare la corrente elettrica.
Alcuni minerali sono buoni conduttori: grafite, argento, rame, oro e alluminio.
Altri, come la mica e muscovite sono, cattivi conduttori e si usano come isolanti elettrici.
2) Effetto piezoelettrico
Alcuni cristalli ionici mostrano in maniera evidente il loro contenuto di cariche elettriche positive e negative. Se tali cristalli sono compressi, gli ioni presenti in ciascuna cella elementare subiscono lievi spostamenti. Nei cristalli piezoelettrici il risultato dello spostamento è che il centro delle cariche negative (in ogni cella elementare) non coincide più con il centro delle cariche positive. Le due facce opposte, sulle quali si esercita la pressione, acquistano una differenza di potenziale, che può originare una scarica elettrica (negli accendigas piezo- elettrici) o una debole corrente (nei microfoni piezoelettrici). La corrente si origina, in direzione opposta, anche quando la pressione cessa.
d) Proprietà ottiche
1) Diafaneità e opacità
I minerali si dicono diafani o trasparenti quando si lasciano attraversare dalla luce, opachi nel caso opposto.
2) Colore
Il colore dei minerali, come di tutti i corpi, è dovuto a un diverso assorbimento di varie lunghezze d’onda delle innumerevoli che costituiscono la luce bianca.
Il colore è una caratteristica fisica, che non sempre può essere utilizzabile per la classificazione, in quanto uno stesso minerale può presentarsi con colori diversi.
Esistono infatti minerali idiocromatici, che presentano un colore caratteristico che dipende esclusivamente dalla loro struttura molecolare, e minerali allocromatici, che si presentano con colori diversi a causa di impurità che contengono. Sono minerali idiocromatici: il cinabro (rosso), la malachite (verde intenso), la pirite (giallo-oro), la grafite (grigio scuro) ecc.. Sono minerali allocromatici: la tormalina (nera-rossa-gialla e verde), il corindone (rosso-azzurro-verde-giallo), il diamante (incolore-bluastro) ecc..
3) Pleocroismo
Poiché anche l’assorbimento della luce è una proprietà vettoriale, i cristalli trasparenti anisotropi, cioè quelli del dimetrico e del trimetrico, guardati per trasparenza, presentano un diverso assorbimento e perciò un diverso colore a seconda della direzione in cui sono osservati.
Per es. alcune varietà di zaffiro presentano un colore verde chiaro guardati parallelamente all’asse principale, o un colore blu se osservati perpendicolar- mente a tale asse.
Tale fenomeno è detto pleocroismo e viene utilizzato per il riconoscimento delle gemme vere da quelle false.
4) Rifrazione
La rifrazione è un fenomeno che consiste nel cambiamento di direzione che subisce la luce quando passa da un mezzo trasparente, ma di diversa densità ottica.
La deviazione subita dalla luce, cioè la rifrazione, è dovuta alla diversa velocità con cui la luce si propaga nei due mezzi: è più veloce nei mezzi otticamente meno densi, meno veloce in quelli otticamente più densi. Per lo stesso mezzo la velocità varia al variare della lunghezza d’onda della luce impiegata; è più veloce la luce a maggior lunghezza d’onda e meno veloce quella a minor lunghezza d’onda.
La rifrazione è detta rifrazione semplice o monorifrazione e avviene nei mezzi isotropi cioè nelle sostanze amorfe e nei cristalli del monometrico; nei cristalli anisotropi, cioè in quelli del dimetrico e del trimetrico, quando un raggio di luce attraversa la faccia di un cristallo, viene rifratto in modo particolare. Infatti nei solidi anisotropi esso si divide in due raggi, che procedono in direzioni leggermente diverse. Uno dei due raggi si comporta in maniera normale (non subisce rifrazione quando entra perpendicolarmente a una faccia) e viene chiamato raggio ordinario. L’altro, detto straordinario, viene rifratto anche se il raggio colpisce la faccia perpendicolarmente.
Il fenomeno è chiaramente visibile su un tipo di calcite, CaCO3, chiamato “spato d’Islanda”.
5) Lucentezza
E’ la proprietà dei minerali di riflettere più o meno intensamente la luce.
La lucentezza ha vari gradi, che sono espressi da alcuni aggettivi: adamantina, tipica del diamante, cerea, tipica dell’alabastro, resinosa, tipica dello zolfo, serica, tipica di alcuni minerali fibrosi, vitrea, tipica del quarzo, ecc.
6) Fosforescenza e fluorescenza
Sono fenomeni che consistono nell’emissione di luce da parte di minerali energeticamente eccitati con radiazioni calorifiche o luminose o catodiche o con azioni meccaniche.
Il fenomeno prende il nome di fosforescenza se l’emissione di luce da parte del minerale perdura più o meno a lungo dopo che è cessata la causa eccitatrice; prende il nome di fluorescenza quando l’emissione di luce cessa molto rapidamente al cessare dell’eccitazione.
I CRISTALLI LIQUIDI:
FRA L’ORDINE E IL DISORDINE
I cristalli liquidi hanno la caratteristica di poter fluire come liquidi e inoltre possono assumere uno stato, chiamato smectico, in le molecole sono disposte su piani regolarmente distanziati, proprio come nei cristalli, anche se all’interno di ciascuno strato esse sono disposte disordinatamente.
Lo stato smectico può essere modificato per azione della temperatura o di un campo elettrico e la trasformazione è accompagnata da variazioni di trasparenza o di colore. Si realizzano così termometri che hanno un’ indicazione a colori della temperatura. Aumentando la temperatura la fase smectica perde la struttura ordinata a strati e si trasforma nella fase nematica, con una transizione di fase.
MATERIALI AMORFI O VETRI
Certi corpi rigidi possegono una struttura atomica non ordinata e non formano cristalli. Il vetro ordinario è il prototipo dei materiali amorfi, che vengono anche chiamati vetri.
I vetri, dunque, mancando della struttura cristallina, non fanno parte dello stato solido. Il loro comportamento li differenzia nettamente dalle sostanze cristalline: ad esempio, se si scheggia un materiale amorfo, si ottiene una struttura concoide, perché nessun piano è privilegiato.
I vetri fondono in un ampio intervallo di temperature, rammollendo gradualmente, piuttosto che a temperatura costante come i cristalli. Questo strano comportamento è dovuto alla mancanza di ordine cristallino e può consentire l’identificazione dello strato vetroso. Il vetro allo stato pastoso (600-800 °C) può essere soffiato e lavorato.
IL POLIMORFISMO E L’ ISOMORFISMO
La fusione di un cristallo rappresenta il passaggio dall’ordine al disordine. Molti solidi mostrano anche passaggi da un tipo di ordine a un altro: questi solidi, che possono “indossare” differenti abiti cristallini, sono chiamati poliformi.
Durante la fredda campagna di Russia, nell’inverno del 1812, le truppe di Napoleone videro i bottoni di stagno delle loro divise sgretolarsi.
All’inizio del 1800 l’uso dello stagno era molto diffuso; in certe chiese le canne degli organi erano di stagno e nelle giornate più rigide poteva accadere che una canna si sbriciolasse, di punto in bianco, formando un mucchio di polvere grigia.
All’origine di quella che veniva definita “peste dello stagno” c’è una transizione di fase. Lo stagno, al di sopra dei 18 °C, preferisce un tipo di ordine corrispondente al sistema tetragonale: viene allora chiamato stagno bianco. Al di sotto di tale temperatura assume la struttura cristallina uguale a quella del diamante, ed è allora chiamato stagno grigio.
Quando un elemento possiede forme polimorfe, tali forme vengono chiamate allotropiche. Fra i moltissimi esempi ne citeremo alcuni fra i più conosciuti: il carbonato di calcio (CaCO3) si trova in natura in due modificazioni, la calcite che cristallizza nel trigonale e l’aragonite che cristallizza nel rombico; il carbonio si presenta come diamante, cristallizzato nel monometrico, e come grafite cristallizzato nell’esagonale, ecc.
Il termine allotropo si estende però anche agli elementi liquidi e gassosi. Si può dire, per esempio, che l’ozono (O3) è un’ allotropo dell’ossigeno.
L’ isomorfismo consiste nella capacità che hanno sostanze diverse di formare cristalli aventi stessa forma e stessa classe di simmetria. Per esempio, la calcite (CaCO3) e la siderite (FeCO3) appartengono entrambe al sistema romboedrico o trigonale e possono cristallizzare insieme, formando soluzioni solide omogenee. In altre parole, gli ioni Ca e Fe sono intercambiabili.

Esempio



  



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