bioetica e biomateriali

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Categoria:Biologia

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Testo

La bioetica, nell'ambito dell'etica delle biotecnologie, si occupa anche dei biomateriali.
Si riassumono alcune delle linee di ricerca bioetica in merito alle tecniche e alle problematiche sollevate dallo sviluppo dei biomateriali:
Etica di frontiera
Occupandosi delle biotecnologie, dello sviluppo e degli usi dei biomateriali per applicazioni biomediche, l'etica si pone in una zona di frontiera che riflette sulle modalità inedite del rapporto tra mondo sintetico, mondo biologico e umanità.
L'etica di frontiera può svolgere, oggi, una funzione pedagocica soprattutto nei confronti dell'opinione pubblica, fornendo dei punti di riferimento contro lo spaesamento indotto dalle novità espresse dal progresso scientifico.
Riflessione antropologica
I problemi sollevati dalle tecnologie legate ai biomateriali impongono una riflessione filosofica attorno al significato antropologico dell'uso di tali presidi clinici. Il concetto di scaffold: inteso come struttura sintetica ospitante cellule umane, la capacità di creare cute artificiale, l'utilizzo di organi ibridi (cellule di animali legate a polimeri) da trapiantare nell'uomo, la possibilità di impiantare dei biorgani microincapsulati scaturiti dalla ricerca sui biomateriali e dall'ingegneria genetica, sono tutti capitoli di una nuova antropologia meritevole di adeguata riflessione.
La sperimentazione clinica
L'applicazione clinica della ricerca sui biomateriali, richiede la presenza di protocolli sperimentali in grado di garantire da una parte il razionale applicativo e la scientificità dei risultati e dall'altra il rispetto per i diritti dei soggetti coinvolti nella ricerca.
AUSTRALIA: BIOGENETICA, ANNUNCIATA NUOVA TECNICA DI QUALITA'
(ANSA-AFP) - SYDNEY, 4 GEN - Un' equipe di ricercatori composta da tecnici australiani e belgi ha annunciato oggi a Sydney di aver scoperto una nuova tecnica di conservazione e di tutela degli alimenti vegetali in grado di far compiere importanti se non decisivi passi avanti nella biogenetica, rendend molto piu' elevati rispetto ad oggi i rendimenti e la qualita' nutrizionale. Secondo Peer Schenk, del Centro cooperativo australiano per la Ricerca sulla Patologia delle piante tropicali (Crctpp), la scoperta consente alle piante di essere piu' resistenti alle malattie, al gelo ed alla siccita' rispetto a qualsiasi altro prodotto oggi in commercio e consentira', di conseguenza, a milioni di produttori di avere grandi risultati in termini economici grazie a migliori rendimenti. I diritti commerciali riguardanti il nuovo fattore genetico sono stati depositati dal 'Centro' e dall' Universita' cattolica di Louvain, nel Belgio. Secondo la stessa fonte, il nuovo fattore e' stato gia' sperimentato con successo su diverse specie vegetali, come il mais, il sorgo, il miglio, la banana, la canna da zucchero e numerose varieta' di alberi e di erbe. Schenk ha aggiunto che gli autori della scoperta stanno ora cercando partners per commercializzare la nuova tecnologia
I test genetici e l'informazione
La scelta di sottoporsi a test genetico è una decisione del tutto personale.
Si deve conoscere il peso che l'impatto di tale conoscenza avrà sulla storia personale e su quella della propria famiglia.
I risultati di un test possono avere un forte impatto sulle decisioni personali attorno alla famiglia, al matrimonio, alla procreazione e allo stile di vita.
I test genetici possono dirci se si possiede un determinato gene o una determinata mutazione genetica, ma predisposizione ad una malattia non significa avere quella malattia.
E' importante la conoscenza dei limiti della testistica genetica, che esprime una certa probabilità di avere una determinata patologia, la quale dipende anche da molti altri fattori.
Per questi problemi è necessario il conseuling genetico.
Alcune malattie genetiche sono così rare che non tutti i professionisti ne possiedono una completa e adeguata informazione.
Per questo la genetica di per se stessa è diventata molto specializzata: esistono counselors specializzati in alcune malattie.
I genetisti e i counselors genetici non trattano la malattia, ma interpretano i risultati dei test.
Ci sono centinaia di possibili test.
Chiunque risultasse positivo ad un test genetico dovrebbe discuterne l’esito con un genetista, per capirne il significato.
A nessuno dovrebbe essere detto di essere risultato positivo ad un determinato test senza offrirgli ulteriori informazioni e aiutarlo a capire quale significato abbia quel test per lui e la sua famiglia.
La testitica genetica produce conoscenza e la conoscenza, di per se stessa, non può dare problemi etici, ma certamente può complicare la vita.
Naturalmente il beneficio più grande che può derivare da un test è il risultato negativo.
Logicamente, se si ottiene un risultato dal quale emerge la presenza di una malattia in atto, è possibile trattarla immediatamente.
I benefici dell'informazione genetica possono giocare un ruolo di primo piano nelle decisioni a medio e lungo termine: carriera professionale, matrimonio, copertura assicurativa.
I risultati possono essere importanti per gli altri membri della famiglia.
Talvolta una informazione genetica può essere pericolosa.
La tradizione birraia svedese cede il passo alle biotecnologie. È in arrivo nel paese scandinavo la la birra Kenth, il primo prodotto ad avere un'etichetta che dichiara la presenza di ingredienti geneticamente modificati.
La Kenth è una birra light chiara ottenuta attraverso l'utilizzo di ingredienti tradizionali, quali malto d'orzo, luppolo e lievito, corretti da un elemento aggiuntivo, il mais Bt, un mais geneticamente modificato. Il mais Bt utilizzato nella produzione Kenth è regolarmente approvato dall'Unione europea sia per la coltivazione che per il consumo umano e proviene dalla regione dell'Oderbruch in Germania, vicino al fiume Oder.
«L'obiettivo principale del mastro birraio - commenta il Centro di documentazione sulle Agrobiotecnologie Cedab - era di produrre un'ottima birra, ma nello stesso tempo, anche una birra che diventasse il simbolo di una nuova tecnologia e di un nuovo modo di pensare. Il mais Bt non si differenzia dal mais tradizionale per aspetto e gusto ma per la proprietà di auto-proteggere la pianta dalle aggressioni della piralide, un parassita in grado di causare una riduzione dei raccolti di oltre il 20% e responsabile dell'insorgenza sul mais di micotossine cancerogene per l'uomo e gli animali». Attualmente la birra Kenth non può essere commercializzata in Italia poichè il mais Bt risulta vietato.
Nel nostro Paese tra l’altro è in aumento il consumo della birra soprattutto fra le donne italiane, anche perchè la bevanda contiene poche calorie ed è considerata compatibile con il concetto di alimentazione sana: lo dicono gli ultimi dati Istat, forniti da Assobirra. La birra, secondo gli esperti, può essere introdotta in tutte le diete in virtù del suo ridotto contenuto di sodio, colesterolo e grassi. Un consumo moderato della bevanda ha benefici effetti sulla digestione e un'azione antiossidante, grazie ai polifenoli che agiscono contro i radicali liberi.
Oggi per rendere la birra più appetibile alle donne è in corso un programma all'Università di Perugia che ha lo scopo di ingentilirla, diminuendo la quota di luppolo (che ha un forte gusto amarognolo) e la presenza di anidride carbonica.

BIOTECNOLOGIE
Sono processi integrati della biochimica, della microbiologia e dell'ingegneria, volti ad ottenere applicazioni connesse con l'agricoltura, l'industria alimentare, la zootecnia ed altri settori industriali, in cui l'uomo si avvale di organismi viventi per produrre sostanze a lui utili.

BIOTECNOLOGIE TRADIZIONALI
Comprendono il complesso delle tecniche convenzionali, impiegate da secoli per produrre birra, vino, formaggi ed un gran numero di altri alimenti.

BIOTECNOLOGIE MODERNE
Abbracciano tutti i metodi di modificazione genetica basati sulle tecniche del DNA ricombinante e della fusione cellulare e, inoltre, tutte le innovazioni apportate ai processi biotecnologici "tradizionali".
Quello della sicurezza resta uno dei problemi cruciali per la diffusione delle biotecnologie e degli OGM (organismi geneticamente modificati) che esse producono.
Gli aspetti relativi alla sicurezza delle biotecnologie che suscitano maggior preoccupazione sono i seguenti:
- la patogenicità, ovvero la potenziale capacità di organismi viventi e di virus (sia le forme naturali che quelle modificate con l'ingegneria genetica) di infettare l'uomo, gli aniamli e le piante, causando malattie;
- la tossicità (per esempio nel caffè trangenico è stata riscontrata la produzione di una aflatossina) e il potenziale allergenico (per esempio in una varietà ingegnerizzata di soia, destinata a mangime, è stata riscontrata una proteina allergenica derivante dalla noce brasiliana) dei prodotti ottenuti mediante biotecnologie;
- l'ampliamento, dal punto di vista clinico, del pool ambientale di microrganismi resistenti agli antibiotici;
- i problemi associati allo smaltimento delle biomasse microbiche esaurite e la purificazione degli effluenti di lavorazioni biotecnologiche;
- i problemi di sicurezza connessi con la contaminazione, l'infezione o la mutazione dei ceppi impiegati nei processi biotecnologici;
- i problemi di sicurezza connessi con l'uso industriale di microrganismi che contegono DNA ricombinato in vitro.
La valutazione del rischio viene stabilita in base a tre fattori:
- individuazione delle eventuali capacità del microrganismo di produrre effetti dannosi per l'uomo o per l'ambiente;
- la stima della probabilità che i microrganismi fuoriescano accidentalmente o inavvertitamente dal sistema in cui avviene il processo produttivo;
- valutazione della sicurezza dei prodotti desiderati e dei metodi per smaltire i sottoprodotti.
GRUPPI DI RISCHIO
Gruppo 1:
Microrganismi mai identificati come agenti patogeni e che non rappresentano una minaccia per l'ambiente.
Gruppo 2:
Microrganismi potenzialmente patogeni per l'uomo e che potrebbero rappresentare un rischio per chi opera nei laboratori.Ci sono infatti scarse probabilità di dispersione nell'ambiente perchè sono disponibili adeguate misure preventive e trattamenti efficaci.
Gruppo 3:
Microrganismi che possono rappresentare una seria minaccia per la salute di chi opera nei laboratori, ma un rischio relativamente basso per la popolazione in generale. Sono disponibili adeguate misure preventive e trattamenti efficaci.
Gruppo 4:
Microrganismi che provocano malattie gravi negli esseri umani e che rappresentano un serio rischio per gli operatori in laboratorio e per la popolazione in generale. Non sono disponibili misure preventive adeguate né trattamenti efficaci.
Gruppo 5:
Questo gruppo comprende i microrganismi che rappresentano un pericolo più serio per l'ambiente e per la popolazione. Possono causare gravi perdite umane a livello nazionale e internazionale.
In particolare si focalizza l'attenzione sulla sicurezza dei prodotti alimentari ottenuti mediante la manipolazione genetica.Oggi i governi di molti Paesi tecnologicamente avanzati hanno creato apposite commissioni di esperti con il compito di effettuare controlli di sicurezza sugli alimenti prodotti da OGM.Queste commissioni esaminano nei dettagli tecnici i processi che utilizzano OGM o i loro prodotti destinati al pubblico.
I prodotti destinati all'uso alimentare sono considerati sicuri quando è possibile stabilire, con ragionevole certezza che il loro consumo non provocherà alcun effetto nocivo. Prima di poterli dichiarare sicuri occorre dimostrare che i cibi o gli additivi alimentari derivati da OGM sono altrettanto sicuri, o persino di più, dei loro corrispettivi tradizionali. L'approccio più pratico per la determinazione della sicurezza consiste nel valutare se i nuovi alimenti sono sostanzialmente equivalenti ai loro analoghi tradizionali, quando esistono, e se l'uso che se ne vuole fare è relativamente simile. Nei casi in cui la sostanziale equivalenza sia più difficile da rilevare, le differenze individuate o le nuove caratteristiche degli alimenti dovrebbero essere sottoposte a ulteriori controlli. Secondo gli ambientalisti sarebbe comunque necessaria una etichettatura che consenta ai consumatori una distinzione più chiara tra i prodotti naturali e quelli geneticamente modificati.
La commissione europea ha adottato un nuovo regolamento (CE n° 49/2000) riguardante l'obbligo di indicare, nell'etichettatura di alcuni prodotti alimentari, la presenza di OGM. Il regolamento, adottato a Bruxelles il 10 gennaio 2000, rappresenta una modifica a quello già in vigore (CE n° 1139/98) che prevede l'obbligo di indicare la presenza di soia e granturco geneticamente modificati. Il nuovo regolamento, che entrerà in vigore tra tre mesi, stabilisce dei requisiti supplementari, fissando l'obbligo di etichettatura per gli alimenti che contengono OGM in quantità superiori all'1% di ogni singolo ingrediente. La Commissione, riconoscendo un limite tecnico alla rilevazione di quantitativi inferiori a quelli stabilito, non ha accolto le richieste degli ecologisti, che chiedevano di abbassare ulteriormente questo valore soglia.
Problemi etici e morali
Negli ultimi tempi sono venuti alla ribalta problemi di natura sociale, morale ed etica: alcuni vedono il trasferimento di geni e la trasformazione genetica come una violazione delle barriere naturali, stabilitesi durante l'evoluzione. Ma per i genetisti non vi è alcun problema etico e scientifico nel trasferire geni fra specie, o persino generi differenti, poichè per loro, con un'ottica riduzionistica, il gene è solo l'unità fondamentale della vita, nient'altro che una particolare specifica aggregazione di molecole organiche (presenti in tutti i tipi di cellula), quindi suscettibile di essere manipolata in molti modi. D'altro canto la ricombinazione genetica tra specie diverse avviene spontaneamente anche in natura, per esempio nel caso di Agrobacterium tumefaciens.
I punti più delicati e controversi sul piano etico per quanto riguarda gli organismi transgenici col loro eventuale uso per l'alimentazione umana sono:
1) il trasferimento di geni umani in animali destinati all'uso alimentare;
2) il trasferimento di geni di certi microrganismi o animali ad altri animali normalmente destinati all'uso alimentare;
3) il trasferimento di geni animali in piante alimentari;
4) l'utilizzo per l'alimentazione animale di organismi che contengono geni umani.

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