Resistenza e Costituzione: resoconto convegno

Materie:Altro
Categoria:Attualita

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Testo

Sabato 30 Aprile, ore 10.00
Sala Consiliare della Provincia
Consiglio provinciale aperto
“Attualità dei principi e dei valori della Resistenza
nella Costituzione e nelle istituzioni della Repubblica”
Sabato 30 Aprile siamo andati alla Sala Consiliare della Provincia per un Consiglio provinciale aperto sul tema “Attualità dei principi e dei valori della Resistenza nella Costituzione e nelle istituzioni della Repubblica”. Sono intervenuti durante l’incontro il professor Alessandro Pizzorusso, il Presidente della Giunta Giorgio Kutufà, un rappresentante di Rifondazione Comunista, Garibaldo Benifei e numerosi altri rappresentanti politici.
All’inizio dell’incontro è stato letto il “Discorso agli studenti milanesi” del 1955 di Pietro Calamandrei, in cui egli ricorda la nascita della nostra Costituzione. Secondo Calamandrei i giovani devono dare il loro spirito, la loro gioventù alla Costituzione per farla vivere ogni giorno. Essa costituisce la nostra storia, tutto il nostro passato, i nostri dolori e le nostre sciagure, perché è nata grazie al sangue di coloro che morirono per la libertà e per la giustizia sociale. Essa è il testamento di centomila morti.
Dopo la lettura di tale documento è intervenuto il professor Pizzorusso che ha commentato e spiegato il significato profondo del documento del Calamendrei. Secondo Pizzorusso il risultato delle tante lotte sostenute dai partigiani della Resistenza è proprio la Carta Costituzionale, un documento che oltre a tener presente i poteri, le funzioni degli organi pubblici e la struttura amministrativa del Paese elenca i doveri e i diritti di ogni singolo cittadino. Egli ha concluso ricordando che non bisogna dimenticare l’apporto di idee e i programmi che la Resistenza ha elaborato e consegnato ai futuri reggitori della politica nazionale. Proprio da tali idee e da tali programmi sono usciti i valori, i principi che sono alla base della nostra Costituzione. Ogni uomo è importante e uguale a tutti gli altri di fronte alla Legge. Quest’ultima è la base della democrazia, il nostro orgoglio nazionale, e senza di essa lo stato democratico sarebbe morto, perché l’essere umano non sarebbe più visto come tale. Ogni singolo individuo è importante per lo stato, nessuno può essere più importante di qualcun altro poiché facciamo tutti parte dello stesso mondo.
È intervenuto poi il Presidente della Giunta giorgio Kutufà, secondo cui la Costituzione è l’elemento fondante della nostra identità di patria e secondo cui il lavoro dell’Assemblea Costituente è l’espressione della volontà di tutti i cittadini, anche donne, che per la pima volta ebbero il diritto di votare. Secondo Kutufà la Costituzione è la sintesi di valori e culture che hanno fatto la storia del nostro Paese. “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. L’art. 1 è il nucleo fondante della Costituzione, perché la democrazia è, secondo egli, partecipazione e coinvolgimento. Esso dichiara solennemente i valori che orienteranno la vita della Repubblica. Secondo l’articolo, la repubblica è organizzata in modo democratico, dal momento che la sovranità appartiene al popolo e che il suo regime politico è improntato alla garanzia delle libertà della persona umana e all’uguaglianza dei suoi cittadini. La Repubblica italiana, infine, è fondata sul lavoro, un’affermazione che intende sottolineare l’uguale diritto/dovere di tutti i citadini di contribuire al bene della comunità nazionale. No dunque a privilegi o a posizioni di rendita, ma uguale dignità a tutti, derivante da un impegno personale e diretto. “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità; e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Nell’art. 2 della Costituzione Italiana viene espresso in maniera generale il concetto che tutti i cittadini hanno dei diritti e dei doveri all’interno di uno Stato democratico. La Repubblica, oltre a “riconoscere” questi diritti, deve “garantirli. Lo Stato che nasce dall’uomo, non dovrà mai sostituirsi a lui calpestando le sue volontà, ma dovrà sempre rispettare quelle che sono le sue scelte, perché lo stesso uomo ha dei diritti, che precedono e preesistono allo Stato. Inoltre, non si possono, e non si devono, fare differenze tra il “singolo” e le “formazioni sociali”, perché alla base di queste ultime si trova sempre l’individuo. Un altro compito importante che la Repubblica deve assolvere è il “richiedere” ai cittadini “l’adempimento dei doveri”, che a detta dello stesso articolo sono “inderogabili”; infatti, uno Stato libero non può esistere se non c’è in primo luogo la partecipazione di tutti.
È poi intervenuto un rappreentante di Rifondazione Comunista, che ha sottolineato la derivazione dei valori della costituzione da quelli della Resistenza, che non sarebbe stata possibile senza la partecipazione del popolo. Egli ha sostenuto poi che la Costituzione non è un punto di arrivo, ma di partenza per concretizzare gli obiettivi che essa stessa definisce nei suoi articoli. Negli anni della Resistenza, che precedono la creazione della Costituzione Repubblicana Italiana, si è assistito a degli scontri fortemente voluti sia dai partigiani e sia dalla gente comune, che pur non combattendo, prestava aiuto a questi e li sosteneva. I partigiani non lottavano per motivi privati, lo facevano principalmente per la libertà, infatti desideravano che l’Italia divenisse uno Stato democratico dove tutti potevano essere uguali davanti alla legge. Il loro sogno era quello di vivere in un paese di cui non ci si deve vergognare di essere cittadini. La loro stessa struttura in bande era simbolo di questo: erano uniti per raggiungere lo stesso scopo, il “capitano” e i superiori non erano visti come autorità supreme, ma come persone in grado di guidarli alla vittoria. La Resistenza era l'espressione concreta, unitaria e univoca della ribellione della coscienza umana contro le barbarie della dittatura, per la riconquista dei diritti umani primordiali, dalla libertà alla giustizia, dalla solidarietà alla pace. La libertà di esprimersi, di vivere la propria vita... tutti desideri o aspirazioni che furono impediti da una situazione politica che aveva fatto svanire ogni piccolo "pensiero di speranza", che per il mondo più povero (economicamente) di quei tempi era l'essenziale di una degna vita. Forse siamo sempre in guerra, in una guerra con noi stessi, ma il problema è che pur essendo cambiata la vita, pur vivendo in un Paese tra i più potenti al mondo, non si riesce ancora a dare una definizione esatta della parola pace e non si vuol nemmeno "sfruttare" al meglio ciò che nella Nostra Costituzione è inserito per promuoverla e tutelarla. Il motivo per cui parecchie persone ci hanno lasciato è stato per poter dare alle future generazioni una vita degna e rispettabile, offrendo a ciascuno tutti i diritti (ma anche i doveri) che la Nostra Carta Costituzionale ci dà. La Carta Costituzionale è il simbolo più importante dell'unione di più persone, di un Paese che vuol porre le proprie basi su un "piano solido": ESSERE UNITI, dunque, è l'unico modo per essere rispettati e rispettare, seguendo le norme esatte della Costituzione.
Infine è intervenuto Garibaldo Benifei, ex partigiano combattente, che ha affermato che la nostra Costituzione è espressione del popolo, esortando i giovani a rendere attuali i valori della Costituzione. Egli ha voluto ricordare che molti dei caduti della Resistenza erano giovani, tanto giovani. Sono morti affinché questo paese rivivesse, riscrivesse nel loro nome la Carta fondamentale della civile convivenza, la nostra Carta Costituzionale con la quale, si riscoprissero norme e regole più umane, non imposte dall’alto, ma scelte nel libero gioco del confronto e dell’alternanza, scongiurando le ore buie della prepotenza e dello strapotere, scongiurando la disaffezione; la fuga davanti ai problemi forti, alle difficoltà. Giovani, talvolta giovanissimi, ai quali la vita sorrideva e che avrebbero potuto evadere dalle contese e dal confronto armato, rifugiarsi in posizioni di comodità, al riparo dalle aggressioni di un mondo in dissoluzione, da un regime rivolto alla disfatta, che uccideva per far tacere, per dare una lezione, per fare paura, quasi che con quegli atti, vere barbarie, riuscisse a bloccare il corso degli eventi, a ribaltare quello della storia, assicurandosi una pur breve sopravvivenza. E’ incredibile pensare a quanti ragazzi hanno combattuto, e purtroppo anche perso la vita, per un ideale di cui non hanno neppure potuto vedere quali sono stati, in seguito, i benefici. Ai ragazzi d’oggi non passa neppure per la mente di alzarsi un giorno e prendere le armi per andare là fuori a combattere, per andare contro il nemico che vuole cancellare la nostra libertà, i nostri diritti e la nostra dignità, ma questo non viene in mente, ai ragazzi d’oggi, perché ci sono stati eroi giovanissimi che prima di noi hanno lottato per far sì che questo non si dovesse ripetere e che ci hanno in qualche modo difeso da un futuro crudele a cui avremmo potuto essere destinati. Sono stati molti i giovani che ci hanno liberato e che ci hanno garantito, con tutto il loro coraggio e con tutti i loro sacrifici, un’adolescenza piena di gioia e di quella libertà per cui loro hanno dato la vita; di questo dobbiamo esser loro grati.
A mio avviso è stato molto interessante partecipare a questo incontro e, in generale, approfondire tali argomenti in classe, perché mi ha fatto conoscere più a fondo la vera storia della nostra Resistenza, la possibilità di ascoltare personalmente le testimonianze di persone che hanno vissuto quel periodo, facendomi capire quante persone hanno lottato per la libertà del nostro Paese. Ma da dove proviene la democrazia italiana? Noi giovani siamo talmente abituati ad essa, da considerarla ovvia, quando in realtà moltissime persone sono morte per far sì che l’Italia diventasse quello che è oggi, cioè uno stato a misura d’uomo in tutta la sua interezza. Il loro sogno s’è realizzato per mezzo di molti sacrifici, perché credevano veramente che le cose sarebbero migliorate, che finalmente sarebbe esistito qualcosa costruito da un intero popolo e non dettato da una persona priva di scrupoli o di considerazione per un intero Paese. Il nostro Stato deve non solo essere rispettato, ma anche ammirato perché per moltissimi anni uomini, donne e giovani ragazzini hanno dato tutto per raggiungere quello che oggi noi chiamiamo semplicemente democrazia: una parola che superficialmente potrebbe rimandare alla politica, ai partiti e al governo, ma che per cinquantasette anni ha garantito giustizia, libertà e pace. Per continuare la nostra vita, portiamo rispetto per le persone che hanno lottato per ottenere quello che oggi noi abbiamo facilmente da prima che nascessimo. Le testimonianze servono per non dimenticare, per non commettere gli errori fatti in passato e per amare quelle poche cose che abbiamo… insomma, guardandomi attorno mi rendo conto che ho tutto ciò di cui ho bisogno, sono libera di scrivere e di dire quello che penso senza troppi problemi, di andare dove voglio, di fare quello che mi sento, pur essendo di sesso femminile e pur avendo diciannove anni… Ricordiamoci, dunque, che l’Italia è tale grazie al fondamentale contributo dei partigiani e che la Costituzione è il simbolo della Resistenza partigiana perché in essa rientrano tutti i “principi” per cui lottarono in tantissimi. Democrazia è libertà.
Se voi volete andare
in pellegrinaggio
nel luogo dove è nata
la nostra Costituzione,
andate nelle montagne
dove caddero i partigiani,
nelle carceri dove furono
imprigionati, nei lager
dove furono sterminati.
Dovunque è morto
un italiano per riscattare
la libertà e la dignità,
andate lì, o giovani,
col pensiero,
perché lì è nata la nostra
Costituzione.
Pietro Calamandrei

Irene Bontà, III A

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