Le trasformazioni della famiglia

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LE TRASFORMAZIONI DELLA FAMIGLIA DA PRIMA DEGLI ANNI ’50 AD OGGI

La famiglia, nel corso del ‘900, ha subito varie trasformazioni sociali che, successivamente, hanno influito sul modificarsi di una società tradizionalista e patriarcale. Per “famiglia tradizionale” si intende quella in cui il matrimonio è considerato un’unione inscindibile tra i coniugi (infatti la legge sul divorzio entrerà in vigore solo nel ’75), in cui la donna è madre e casalinga e i rapporti sessuali si consumano solamente dopo il matrimonio.
Nonostante il diritto al voto concesso alla donna nel ’48, permane comunque un dislivello tra i sessi per il quale la famiglia è gestita da un “pater familias” che ha potere decisionale su tutti i suoi componenti. Questo indica che la donna, in ambito familiare, aveva come unico ruolo quello di crescere i figli e prendersi cura della casa.
Con i moti degli anni ’60 e ’70, si ha un drastico cambiamento dei ruoli; la figura del ”pater familias” sparisce e, di conseguenza, il rapporto tra i coniugi diventa paritario, costruendo così una struttura familiare simmetrica all’interno della quale sia l’uomo che la donna collaborano per creare e sostenere la propria famiglia.
Al fine di conseguire questo scopo, le donne entrano ufficialmente nel mondo del lavoro ricevendo così una maggiore autonomia personale e patrimoniale. Sono di questo periodo anche le lotte per la parità effettiva dei sessi, per i propri ideali, per la propria libertà.
Nasce così il movimento femminista.
Nell’ideale femminista vi era l’abolizione di ogni costrizione maschilista, l’affermazione delle proprie idee e della propria libertà, la lotta costante per il raggiungimento degli stessi diritti concessi agli uomini, ma soprattutto dello stesso rispetto concesso agli uomini.
Con la prima riforma della famiglia del ’75, si definiscono questi principi di uguaglianza tra i coniugi, si delinea la figura del minore emancipato (al quale è permesso di sposarsi all’età di 16 anni con il permesso dei genitori o del tutore) e viene emanata la legge per il divorzio.
Crollano così tutti quei valori d’impronta cristiana che avevano accompagnato la società fino alla prima metà del secolo scorso.
Con la possibilità di separarsi dal coniuge, la famiglia non è più “legalmente stabile”, ma diventa un dovere morale il mantenimento e la stabilità della stessa.
Nonostante quello che si possa pensare a seguito di tutto questo, la famiglia non è in crisi, si è solo modificata per il raggiungimento di una serenità che possa permettere ai componenti della famiglia di convivere in una situazione di armonia.
Oggi (vale a dire dopo il 2000) si vedono i risultati di questa profonda trasformazione: è aumentato il numero dei bambini con entrambi i genitori occupati, vice versa è diminuito quello dei bambini con padre occupato e madre casalinga; è aumentato il numero di famiglie con un solo figlio o con due figli, ma anche le coppie senza figli; sono aumentate le persone sole.
Sono venute a formarsi anche nuove tipologie di coppie: quelle costituite da genitori soli non vedovi, genitori non sposati che convivono e le famiglie ricostituite.
La differenza tra la famiglia di ieri e quella di oggi è ancora più accentuata se si pensa agli ultimi sviluppi. Si pensi, ad esempio, alla battaglia in corso per il riconoscimento legale delle coppie di fatto, riconoscimento che garantirebbe un’oratificazione formale della convivenza tra due individui omosessuali o eterosessuali non necessariamente sposati.
Negli anni ’70 si combatteva per il divorzio, ora si combatte per convivere legalmente o per sposarsi… Come è strana la società!

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