L'odio per il diverso

Materie:Tema
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Testo

ATTUALITA’

L’odio per il diverso

La paura nei confronti di persone dalla pelle e dalle abitudini diverse da quelle che detergono il potere o che costituiscono la maggioranza in un qualsiasi ambito politico o sociale possono portare a sentimenti di razzismo o xenofobia, e sfociare in comportamenti intolleranti e aggressivi.
Per xenofobia, letteralmente “paura dello straniero”, si intende un atteggiamento di profonda ostilità per gli stranieri e a tutto ciò che è estraneo alla propria civiltà. Spesso questo atteggiamento si confonde con il razzismo, che conduce anche esso all’odio per le persone che appartengono ad altre culture.
Il razzismo ha origini antiche, ma l’elaborazione di vere e proprio teorie razziste si deve, a metà Ottocento, a J. A. de Gobineau, diplomatico francese che sosteneva che il genere umano era diviso in razze qualitativamente diverse, e che tra esse il primato spettava a quella ariana. Queste teorie furono riprese durante in nazismo in Germania e furono portate alle estreme conseguenze. L’eliminazione fisica degli ebrei, considerati la causa di tutti i mali del mondo, e dei gruppi “devianti” (zingari, omosessuali, minorati mentali) era per i nazisti il percorso necessario per realizzare la purezza della razza.
In quegli anni si credeva che il concetto di razza avesse basi biologiche tali da giustificare la presunta superiorità di una razza sull’altra. Dopo il 1945 la scienza genetica ha dimostrato che le differenze somatiche tra individui, come il colore della pelle, degli occhi e dei capelli, sono il risultato di adattamenti ambientali, giungendo a dimostrare l’insostenibilità del concetto di razza.
Purtroppo a un razzismo di tipo biologico se ne è sostituito uno di tipo sociale e culturale, che fa leva sulle differenze per creare separazioni e impedire contatti fra gruppi etnici. Ne sono testimonianza le politiche separatiste che hanno dato vita al fenomeno dell’apartheid in Sudafrica, e a sistemi di governo basati sulla discriminazione razziale negli Stati Uniti.
Nel mondo odierno atteggiamenti xenofobi sono riscontrabili in numerose nazioni europee, alimentati dal problema dell’immigrazione: sono infatti milioni i disperati, provenienti soprattutto dai paesi del terzo mondo, che cercano migliori condizioni di vita nei ricchi stati dell’Occidente. Queste persone vengono percepite come un pericolo per la sicurezza interna e suscitano la paura, da parte dei cittadini, di essere privati delle proprie risorse, come la casa e il lavoro. Accanto a preoccupazioni di tipo materiale, molti rifiutano l’idea del contatto con altre realtà, nel timore di perdere l’identità culturale tipica della comunità di appartenenza. Questi atteggiamenti di chiusura spesso sfociano in atti di violenza, come dimostra ad esempio la nascita di movimenti di estrema destra, cui fanno riferimento bande di giovani, detti naziskin, che prendono di mira soprattutto gli immigrati.
Le cause di questi pregiudizi sono molteplici, ma spesso hanno a che fare con la crescente insicurezza sociale ed economica, che porta ad individuare negli elementi estranei la fonte di tutte le frustrazioni. Così il razzismo e la xenofobia rappresentano la cartina di tornasole del malessere di una società. Di fronte ad atteggiamenti di chiusura e ostilità verso le altre culture, non bisogna dimenticare che la nascita della maggiori civiltà è stata generata dall’incontro e dagli scambi di popoli e culture.

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