Venere

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Categoria:Astronomia
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Testo

VENERE
DEFINIZIONE
Il secondo pianeta del sistema solare pur essendo il pianeta che più si approssima alla Terra(0,27 U.A., pari a circa 40 milioni di chilometri), è stato anche uno degli oggetti celesti più misteriosi.
Il pianeta riflette il 69% della luce solare che l’investe e perciò solo con difficoltà offre visione di qualche dettaglio.
Nel 1890, Schiaparelli credette di stabilire in 225 giorni il periodo della rotazione assiale di Venere, (sincrono a quello di rivoluzione).
Verso la fine degli anni Sessanta, venne rivelata una circostanza paradossale, poiché osservazioni nell’ultravioletto sembravano denotare un periodo rotazionale di 3-4 giorni, in contrasto con quello di 243 giorni denotato dalle prime prospezioni radar.
Poiché le osservazioni ottiche si riferivano ai livelli atmosferici del pianeta e quelle in radiofrequenza utilizzavano gli echi riflessi dalla superficie solida, ne derivava questa contraddizione. Dalla superficie venusiana il sole, se fosse visibile, sorgerebbe a ovest per tramontare a est.
LE ESPLORAZIONI SPAZIALI
con i primi rilevamenti radar, nel 1962 ha avuto inizio l’esplorazione spaziale di Venere con le sonde sovietiche della classe Venera; le due sonde gemelle Vega hanno sganciato moduli di atterraggio e palloni sonda. Per la presenza della spessa coltre di nubi, la superficie è osservabile solo da veicoli che vi atterrino sopra.
Le prime fotografie sono state inviate dalle sonde Venera 9 e Venera 10 e sono state realizzate con le apparecchiature radar del veicolo statunitense Pionner 12.
Questo tipo di ricognizione ha comunque raggiunto le migliori definizioni grazie a Pioneer-Venus e Magellano. Il colossale paraboloide di Arecibo (300 m di diametro) costituisce il patrimonio più esauriente di cui oggi gli astronomi dispongono per approfondire la conoscenza scientifica dal pianeta. In numerose regioni pianeggianti, si notano accumuli di depositi (forse polveri9 addossati a ostacoli naturali, ed elevazioni di natura vulcanica inferiori ai 15 km di diametro.
In talune regioni, vi sono strutture crateriche (caldere) di 60-65 km di diametro. I depositi di lave basaltiche, le tracce di canyons, rifts, ecc, attestano l’originaria natura plutonica.
ATTIVITA’ ENDOGENA
I fenomeni tettonici hanno agito in modo sensibilmente diverso che sulla Terra. Si notano alcune intumescenze (coronae) delimitate da recinti in scarpate di 2000-3000 m di dislivello. L ‘ assenza di acqua allo stato liquido, unita alla plasticità della crosta solida, avrebbe impedito la frattura in grandi zolle continentali e frenato ogni processo di deriva.
Al contrario, le spinte ascensionali provenienti da alcune zone "calde", si sarebbero limitate a sollevare i sovrastanti strati crostali dando luogo alle coronae venusiane.
ATTIVITA’ ERUTTIVA
La prima indagine eseguita attraverso il telescopio spaziale Hubble ha consentito di eseguire una precisa valutazione della concentrazione di anidride solforosa(SO2), una sostanza che, sulla Terra, viene liberata in gran quantità nel corso delle eruzioni componendosi con l’ossigeno e con il vapor d’acqua, finisce con il trasformarsi in acido solforico.
Le ricerche hanno mostrato i segni evidenti di come la quantità di SO2 nelle nubi di Venere sia andato decrescendo di continuo. Da questo tipo di comportamento si capisce che un’imponente manifestazione di vulcanismo si sia prodotta su Venere in un passato piuttosto recente. L’evento forse risale a non oltre 20-25 anni. Il quesito che ora si pongono gli esperti è di individuare quale sia la bocca vulcanica resasi protagonista di un evento tanto grandioso.
I dati oggi disponibili sull’atmosfera di Venere dimostrano che si tratta di una miscela gassosa composta per il 96% di CO2(ANIDRIDE CARBONICA) e per il 4% circa di azoto (N2): in tracce, sono presenti ossigeno molecolare (O2), ossido di carbonio (CO), vapor acqueo (H2O) (0,005%)e, in maggior percentuale, biossido di zolfo (SO2) (0,02%), argo e kripton(gas).
Il limite superiore dell’atmosfera venusiana si pone a 115 km sul livello medio del suolo, a quelle quote, gli effetti fotochimici della radiazione solare producono una nebbia di goccioline opaca alla luce solare, fino a dar luogo a una coltre di nubi color giallastro che sprofonda per 40-50 km e assorbe in modo completo la luce diretta del sole;alla sommità delle nubi, la pressione e le temperature registrate si aggirano sui 200 milibar(UNITA’ DI MISURA DELLA PRESSIONE ATMOSFERICA) e sui
-40 °C. Sono state registrate le correnti aeree di 360km/h alla quali va imputata la rapidissima rotazione della nubi.
Alla base di quest’ultima, le correnti si riducono. Pressione e temperatura aumentano fino a 465°C:l’enorme tasso di calore accumulato è conseguenza dell’imponente "effetto serra" sviluppatosi su scala planetaria.
L’ASPETTO FISICO
Le immagini delle Venera , mostrano un suolo arido e pietroso; vi si distinguono due regioni più elevate (altopiani). Le depressioni vengono indicate col termine di planitia; il raggio medio del pianeta è pari a 6051,4 km, la superficie consiste per il 65 % di regioni pianeggianti, ondulate, 1500 e -500 m sopra e sotto il livello di riferimento.
La crosta di Venere è molto più spessa di quella terrestre e i vulcani attivi vi nascono come conseguenza di fratture locali della crosta, non è stato rilevato campo magnetico.
All’interno, il pianeta sembra contenere un nucleo centrale meno sviluppato del terrestre.

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