La costante di Hubble

Materie:Appunti
Categoria:Astronomia

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LA COSTANTE DI HUBBLE

Quattordici miliardi e mezzo di anni, ma ben portati. E' l'età del nostro universo, stabilita ufficialmente a Baltimora (MD, Usa), dove astronomi provenienti da ogni parte del mondo hanno celebrato con questo risultato i dieci anni di ricerche del telescopio spaziale Hubble. Infatti, è stato grazie a lui, a questa specie di "macchina del tempo" puntata verso lo spazio profondo, che oggi è possibile determinare con una ragionevole approssimazione da quanti anni esiste tutto ciò che ci circonda, vale a dire quanto tempo è trascorso dall'esplosione primigenia del Big Bang fino ad oggi.
Per fissare la data di nascita dell'universo, gli scienziati hanno misurato la distanza tra la Terra e le galassie più lontane, ma soprattutto hanno dovuto calcolare la cosiddetta "costante di Hubble", un parametro che, come il telescopio, deve il suo nome all'astronomo americano Edwin Hubble, scopritore dell' espansione dell'universo, e che misura la velocità con cui le galassie si allontanano l'una dall'altra, rivelando il ritmo di espansione dell'universo. Questo valore cruciale, che rappresenta uno dei numeri più ricercati ed importanti di tutta la cosmologia perché è indispensabile per determinare sia le dimensioni che l' età del cosmo, era stato stimato in modo diverso da due differenti equipe di scienziati, i quali gli attribuivano una velocità, rispettivamente, di 60 o di 70 chilometri al secondo per megaparsec (un megaparsec equivale a circa 3,2 milioni di anni luce). Nel primo caso si aveva un universo più "vecchio", formatosi circa 15 miliardi di anni fa, mentre un ritmo di accelerazione maggiore ringiovaniva il cosmo di un paio di miliardi di anni o giù di lì. Ma poiché tra i due valori c'è una differenza approssimativa del 10%, gli astronomi riuniti a Baltimora hanno concordato per una costante intorno ai 65. Una velocità di espansione nettamente maggiore di quanto si pensasse in precedenza, ma che permette di includere nel calcolo le stelle più vecchie, evitando il paradosso dell'esistenza di astri più antichi del cosmo che li contiene. Il più arcaico dei quali, tra l'altro, è stato individuato dal telescopio Hubble proprio nei giorni scorsi, ed è una quasar, un oggetto brillantissimo ed estremamente compatto, che avrebbe cominciato a spedire la sua luce verso di noi quando l'universo era ancora un "bambino" di appena un miliardo di anni.
Per determinare la costante ci sono voluti otto anni di studi, durante i quali la potenza ottica del telescopio spaziale è stata spinta fino all'estremo. Il telescopio ha osservato 18 galassie e 800 stelle variabili, le Cefeidi, un tipo di astri rari e molto remoti, che, a causa della regolarità di variazione della loro luminosità, costituiscono un utile termine di raffronto delle distanze cosmologiche. Con questo risultato, il telescopio spaziale ha raggiunto uno degli obiettivi principali della sua missione. E la cosmologia ha conquistato uno strumento di precisione che le consentirà di affrontare in modo assai più affidabile le grandi questioni dell'origine, dell'evoluzione e del destino finale del nostro universo.

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