Rubens, Velazquez, Vermeer

Materie:Riassunto
Categoria:Arte

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Data:30.05.2007
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Testo

Le Conseguenze della Guerra, 1638, Pieter Paul Rubens, Firenze, Palazzo Pitti
Il soggetto della composizione è ispirato ai terribili anni in cui l’Europa era vittima di molti conflitti. Il tema del quadro, prettamente mitologico, mostra gli effetti distruttivi della guerra attraverso una scena drammatica che vede come protagonisti la bella Venere, contornata da amorini il possente Marte e la furia Aletto.
Al centro della composizione la dea, coperta parzialmente da un telo rosso, tenta di fermare Marte che è sospinto dalla Discordia (la furia Aletto) ad abbandonare la pace per dedicarsi alla guerra.
I personaggi che si trovano ai lati sono delle personificazioni che simboleggiano tutto ciò che la guerra porta di negativo.
Tra le nuvole si intravedono due mostri, ovvero la peste e la carestia, mentre in basso vengono travolti dal passo deciso di Marte le personificazioni della Carità, della Musica e dell’Architettura (le Arti).
Quest’ultimi tengono ancora in mano i loro strumenti, ma il liuto è rotto ed il compasso è ormai ben poco utile: né l’armonia né ciò che viene costruito dall’uomo può sopravvivere alla violenza e alla distruzione.
Sulla sinistra è invece presente la personificazione dell’Europa che, sconvolta da quanto sta accadendo, rivolge le braccia al cielo quasi chiedendo un aiuto divino.
Il suo simbolo è costituito dal globo con la croce, che indica il mondo cristiano, sorretto da un angelo dietro di lei.
Sullo sfondo è presente il Tempio di Giano, che secondo il mito veniva lasciato aperto durante il tempo di guerra per permettere al dio di assistere i soldati, mentre rimaneva chiuso in tempo di pace per non permettere che il protettore uscisse.
Tra gli oggetti allegorici, oltre agli strumenti delle Arti, sono presenti la fiaccola in mano ad Aletto, un libro e dei fogli calpestati da Marte, attraverso cui è rappresentata la distruzione dell’espressione culturale.
L’estrema tragicità è sottolineata in gran parte dall’uso dei colori cupi: la tempesta e le nuvole sembrano sovrastare, avvolgere ed inghiottire il cielo sereno, e quindi la speranza.
Venere è caratterizzata da una carnagione rosea che spicca tra i toni bui e lividi, risaltando in contrasto con la pelle scura di Marte.
La drammaticità è ancora una volta presente nei gesti concitati, nella forte spinta che sposta i personaggi verso destra e nella verticalità creata dalle braccia d’Europa, di Marte e di Aletto, tutte rivolte verso l’alto e perfettamente parallele tra loro.
Las meninas, 1636, Diego Velazquez, Madrid, Museo del Prado
Quest’olio su tela ritrae la famiglia reale spagnola.
Al centro della composizione si trovano l’infanta Margarita tra due damigelle d’onore, l’una che si inchina, l’altra che le porge da bere; sulla destra il primo piano è occupato da due nani uno dei quali stuzzica un cane, mentre in secondo piano, immersi nella penombra, si trovano un funzionario ed un’addetta al servizio delle dame della regina.
A sinistra è rappresentato il pittore intento a dipingere un quadro, mentre sul fondo è visibile il maresciallo di palazzo in atto di tirare la tenda; nello specchio vicino alla porta sono riflesse le immagini del re e della regina spagnoli: ad un primo impatto potrebbe quindi sembrare che Rubens stia dipingendo proprio la coppia reale.
Ma molti studiosi, osservando i volti dei personaggi ed i loro atteggiamenti, sostengono che i due sposi siano appena sopraggiunti destando stupore e sorpresa. Quindi ciò che starebbe dipingendo l’autore sarebbe proprio la scena che lo spettatore sta guardando.
La caratteristica fondamentale è la luce che viene lentamente sfumata verso il fondo. Il getto principale proviene da una finestra che illumina i personaggi del primo piano e cade in pieno sull’infanta facendone brillare i capelli ed il vestito di raso.
La seconda finestra è fondamentale per la percezione dello spazio: nonostante ci sia poca luce lo spettatore è in grado di vedere ciò che si trova nel fondo.
La resa prospettica è sottolineata dalle tre file di quadri che si trovano della parete di destra e dall’alta tela del pittore.
La stesura pittorica è molto particolare: sia le mani dell’autore sia quelle della nana sembrano non finire a causa delle pennellate veloci che rendono vaga la forma, ma danno una perfetta sensazione di movimento.
L’Atelier, 1662-1665, Johannes Vermeer, Vienna
Una pesante tenda tenuta da una mano invisibile apre la scena come fosse un sipario: ed ecco che lo spettatore viene catapultato nella casa del pittore e si ritrova ad osservare quasi di soppiatto un Vermeer in pantofole che sta iniziando a ritrarre una giovane donna.
Il dipinto è dominato dal puro piacere della rappresentazione. L’accuratissima resa dei particolari riporta alla pittura fiamminga e mostra la grande abilità e bravura tecnica dell’autore.
Egli però sembra quasi volersi annullare, difatti colui che sta dipingendo potrebbe essere un pittore qualunque in quanto è ritratto di spalle. Tutti gli oggetti presenti possono essere “tradotti” tramite l’Iconologia di Cesare Ripa, una vera e propria enciclopedia nella quale sono interpretati i simboli.
Se l’autore avesse preso spunto da esso la tromba che la ragazza tiene in mano sarebbe l’attributo alla fama, la ghirlanda che le orna il capo simboleggerebbe Clio, la musa della storia; il libro alluderebbe al passato, la maschera di gesso all’arte della finzione e quindi il sipario che si trova al lato la separazione tra realtà e finzione.
Al contrario la carta geografica disegnata nei minimi particolari è un simbolo ben chiaro: rappresenta i Paesi Bassi prima della dichiarazione d’indipendenza.

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