renoir

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Testo

LA VITA
Pierre-Auguste Renoir nacque il 25 febbraio del 1841 a Limoges, città della Francia centro-meridionale famosa per le fabbriche di porcellana. Figlio di Léonard, un umile sarto da uomo, e di Marguerite, sarta da donna, era il sesto di sette fratelli, due dei quali morti in tenera età. Il padre, lavorante sarto che conduceva una vita piuttosto stentata, lascia la città nel 1845 e si trasferisce a Parigi con la sua numerosa famiglia.Auguste (come veniva comunemente chiamato) incominciò a cantare nel coro della chiesa di Saint Eustache. Aveva una voce talmente bella che il direttore del coro (il compositore Charles Gounod) cercò di convincere i genitori a fargli studiare musica seriamente.Data la povertà, ognuno deve preoccuparsi di lavorare. Quando arrivò l’ora di scegliere una carriera per l’allegro ma pur serio fanciullo, la famiglia rimase esitante tra il disegno, poiché egli andava scarabocchiando i quaderni di scuola, e la musica per la quale mostrava una certa predisposizione.Si decise alla fine per il disegno che offriva una possibilità di applicazione all’industria tipicamente limosina della porcellana. A tredici anni, è pertanto apprendista in una bottega di pittura su porcellana con la speranza di entrare un giorno nelle Manifatture di Sèvres. In questa bottega Renoir impara a dipingere con pennelli sottili, rotondi, affilati e con colori fluidi.Per tutta la vita conserverà l’abitudine di trarre partito dalla limpidezza di un colore che lascia trasparire il fondo sul quale è posto e con il quale viene a comporsi in un accostamento invece di nasconderlo. Nel 1858, quando la fabbrica di porcellane venne inaspettatamente chiusa, il giovane Auguste passò a decorare ventagli e paraventi.Come racconta lo stesso Renoir i primi pittori con cui ha familiarizzato sono stati Watteau, Lancret, Boucher. Purtroppo però i ventagli ben presto non bastano più a farlo vivere, perciò l’artista è costretto a mettersi in cerca di un altro lavoro; dipinge così delle serrande destinate a sostituire le vetrate portatili per i missionari.Poiché la sua abilità gli consente di affrontare direttamente il soggetto, senza prima preparare la squadratura come facevano gli altri, Renoir riesce a guadagnare tanto da vivere discretamente con il suo nuovo lavoro.
Nel 1860 ottenne il permesso di copiare i quadri del Louvre e l'anno successivo, dopo aver messo da parte il denaro per le lezioni, divenne allievo di Charles Gleyre, che riscuoteva un certo successo come ritrattista e pittore di scene di genere. Lo studio di Charles Gleyre era affiliato all'École des Beaux-Arts, l'Accademia d'Arte francese alla quale Renoir fu ammesso nell'aprile del 1862, all'età di 21 anni, dopo aver superato l'esame di ammissione classificandosi al 68° posto su ottanta candidati.Nello studio di Gleyre Renoir conobbe Frédéric Bazille, Claude Monet e Alfred Sisley. Divennero subito amici e in quel periodo si recarono spesso in gruppo a dipingere nella foresta di Fontainebleau (punto di ritrovo della scuola di Barbizon): proprio questo "dipingere an plain air" sarebbe diventato una delle caratteristiche principali degli Impressionisti.Non molto interessati all’insegnamento di Gleyre, i quattro amici approfittano invece della libertà che quel maestro tollerante lascia ai suoi allievi per dar libero sfogo ai loro entusiasmi: Jongkind per Monet, Corot per Sisley e Diaz per Renoir. Dopo un incontro-scontro con Diaz, infatti, quest’ultimo dissuade Renoir dall’usare la pittura al bitume, gli fa aprire un conto presso il suo rivenditore di colori, gli da consigli, diventa suo amico e si prende anche l’incarico della vendita dei suoi quadri, che spaccia come dei Rousseau.
Renoir conobbe il primo successo nel 1864, quando una delle sue opere superò una rigorosa selezione e fu scelta per il Salon di Parigi, la prestigiosa mostra annuale organizzata dallo Stato. L’incontro con Diaz va visto come una circostanza determinante nella vita di Renoir, circostanza cui si aggiunge la rivelazione di Courbet e di Manet.Negli anni seguenti vennero scelte altre due sue opere al Salon: Madame W.S. e Sere d’estate.Egli cominciò a ricevere le prime commissioni per alcuni ritratti. Ciononostante, Renoir non riusciva a mantenersi e spesso dovette dipendere dalla generosità degli amici, soprattutto di Bazille e Sisley, che appartenevano a famiglie facoltose. Nel 1865, a casa di Jules Le Coeur, un amico artista, conobbe Lise Tréhot, una sedicenne che divenne la sua amante e la sua modella preferita fino al 1872, quando la ragazza si sposò La carriera artistica di Renoir si interruppe, dal 1871 al 1872, con la chiamata alle armi, in occasione del conflitto franco-prussiano durante il quale la Francia fu invasa e duramente sconfitta. Renoir non venne mai inviato in prima linea (al contrario di Bazille che morì in battaglia) ma dovette comunque assoggettarsi a una vita dura e difficile (soffrì tra l'altro di una grave forma di dissenteria). Nel suo foglio di congedo si legge che "si è comportato bene per tutta la durata della guerra".Dopo la capitolazione, passa due mesi nel castello di una famiglia amica.Rientrato a Parigi, va continuamente su e giù tra Parigi e Louveciennes, dove abita la madre.
IL PERIODO IMPRESSIONISTA
Man mano che la vita a Parigi va riprendendo il ritmo normale, a uno a uno rientrano tutti. Così a poco a poco si ricostituisce il gruppo.Consci dei loro comuni intenti, questi artisti vanno ormai costituendo un gruppo sempre più stretto.Pur essendo Manet colui che effettivamente ha aperto una nuova via, ben presto il caposcuola risulterà essere Monet.E’ l’epoca dell’Argenteuil, in cui l’impressionismo va definendo il suo vero volto.Volendone rendere soltanto l’oggettiva sensazione visiva, scartando tutto quanto potrebbe compromettere la purezza e l’autenticità, questi giovani artisti cercano di dimenticare ciò che sanno circa l’oggetto che stanno dipingendo, affinché rimanga loro impresso soltanto l’aspetto puramente visivo di quel particolare momento.Vengono allora a constatare che i colori variano secondo i giochi di luce, distruggendo la concezione del tono particolare, che le gradazioni di luce e ombra non possono isolarsi dal colore e che il disegno dei contorni non è una realtà visuale oggettiva, bensì una costruzione mentale.Per il loro occhio tutto si riduce ad una modulazione generale colorata, che essi sono portati ad esprimere mediante una giustapposizione di macchie di colore.Per quanto riguarda personalmente Renoir rimane piuttosto indifferente ed estraneo alle nuove teorie, si mostra ancora fortemente influenzato da Manet nel Ritratto di Madame Maitre del 1871, che dipinge nella precisa volontà di realizzare un violento contrasto di luce e di ombra, senza tuttavia raggiungere in questo intento la forza e l’immediatezza del suo più anziano collega.Negli anni tra il 1872 e il 1875 Renoir per i paesaggi all’aria aperta usa una tecnica spesso assai diversa da quella adottata nei ritratti e nelle scene d’interni; in tale tecnica l’evoluzione verso l’impressionismo è molto più evidente, anche se discontinua.Primi accenni all’impressionismo si avvertono nel Pont-Neuf, la cui armonia è dominata da una tonalità blu.
Come prima del 1870 aveva fatto per La Grenouillère, nel 1873 Renoir replica varie volte motivi comuni a Monet, come lo Stagno delle anatre e la Senna ad Argenteuil.Durante il periodo impressionista, cioè dal 1872 al 1883, Renoir rivelerà un mestiere di una varietà strabiliante, disponendo il colore ora in pennellate dense, ora in strati sottili, ora in pennellate separate, ora in tocchi fusi gli uni con gli altri.
I FEDELI MECENATI
Gli anni che vanno dal 1870 al 1880 sono quelli decisivi per l’Impressionismo proprio per l’evoluzione pittorica che in quel momento viene a prendere uno specifico orientamento, ma anche per l’azione comune degli artisti che si erano riuniti in gruppo e per quella di qualche intenditore illuminato, come Caillebotte e Duran-Ruel. Quest’ultimo, che fino ad allora aveva venduto le opere della scuola di Barbizon, incontra Pissarro, Sisley e Monet a Londra nel 1870 e si entusiasma delle loro opere.Compra ed espone alcune tele.Tuttavia compra Durand-Ruel conosce Renoir solo nel 1873.Nonostante il relativo successo delle mostre di Londra, Durand-Ruel si rovina con le sue nuove reclute ed è costretto ad abbandonare momentaneamente.Lasciati soli, nel 1874, Renoir e molti suoi amici sfidarono le autorità del Salon, allestendo autonomamente una mostra delle loro opere presso lo studio del fotografo Nadar.Fu in questa occasione che un critico, in una recensione dal tono particolarmente sarcastico, usò per la prima volta il termine "Impressionismo": così la mostra del 1874 è ora ricordata come la prima degli Impressionisti.Molte recensioni furono pesantemente critiche nei confronti delle opere esposte. Renoir presenta sei quadri: Ballerina, Il Palco, La Parigina, Mietitori, una Testa di donna, e un pastello, Schizzo. Il Palco di Renoir, comunque, riscosse giudizi favorevoli. Quest’opera ricorda in qualche modo Manet, Tiziano, Rubens e Watteau, ma di questo quadro solo il soggetto è a carattere impressionista. In quegli anni, oltre ai giudizi negativi della critica, gli Impressionisti dovettero affrontare la recessione provocata dalla guerra: ben pochi francesi, infatti, potevano permettersi il lusso di acquistare un quadro. Lo scalpore suscitato non era esattamente quanto gli artisti desideravano per cui l’anno successivo rinunciano a questo genere di mostra. Monet, Renoir, Sisley e Morisot organizzano una vendita, ma fu un altro totale insuccesso.Ma per Renoir questa mostra fu in un certo senso felice: conobbe Chocquet, un mecenate. E proprio il mecenatismo di Chocquet e di Durand-Ruel liberò Renoir dai problemi economici che fino a quarant’anni l’avevano angosciato.
Come diversi altri suoi colleghi, Renoir conobbe momenti di autentica povertà e riuscì a tirare avanti soltanto grazie alla ritrattistica, un genere di pittura per il quale c'era una richiesta costante.In questi ritratti è ancora presente un richiamo di Manet come La domestica dei Duval, Madame Fournaise e La bambina con il grembiule. Benché la sua vocazione artistica non fosse quella di dipingere ritratti, il suo carattere gioviale lo aiutò a ottenere successo con i clienti ed egli lavorò così intensamente in questo campo che, nel 1876, in occasione della seconda mostra degli Impressionisti, ben dodici delle quindici opere da lui esposte erano ritratti.Ma questi sono anche gli anni in cui Renoir realizza la sua opera più famosa: Il Mulin de la Galette.Balera popolare, dove la domenica si riuniva per ballare la giovinezza del Montmartre d’allora, il Mulin de la Galette è rimasto, grazie a Renoir, il simbolo della vita facile e gaia di quell’epoca dolce e spensierata.Di fronte al triste risultato della vendita pubblica, gli artisti, nel 1876, riprendono l’idea dell’esposizione in gruppo che si tiene questa volta da Durand-Ruel.La reazione è ancora più violenta di prima e la stampa ci aguazza.In quest’epoca, Renoir stringe un rapporto amichevole con l’editore Charpentier che gli commissiona i ritratti della moglie e che diventerà per lui un fedele amatore e un caloroso difensore. Continuarono, tuttavia, i problemi di natura artistica. Nei primi anni Ottanta Renoir attraversò un momento delicato, a proposito del quale più tardi scrisse: "Il mio lavoro risentì di una crisi. Io avevo ormai preso tutto dall'Impressionismo, lo avevo prosciugato, ed ero giunto alla conclusione che non sapevo più né dipingere né disegnare". Per questo motivo, nell'inverno a cavallo tra il 1881 e il 1882 prese una vacanza per visitare l'Italia dove entrò in contatto con l'arte classica e rinascimentale; un incontro che indirizzò il suo stile verso un maggiore rigore formale e una maggior corposità.Durante l’inverno 1880-1881, Renoir da l’ultimo tocco alla grande tela della Colazione dei canottieri, probabilmente concepita e abbozzata l’anno precedente.In questa tela sono presenti le più alte qualità di Renoir: è tuttavia avvertibile una vaga tendenza alla durezza in talune parti del quadro.
Renoir, a partire dalla fine degli anni Ottanta, cominciò a sviluppare uno stile vigoroso, ma al tempo stesso sciolto che riusciva a combinare l'immediatezza dell'Impressionismo con l'imponenza dell'arte classica.
UN MATRIMONIO FELICE

Nel 1890, Renoir sposò Aline Charigot, che aveva conosciuto dieci anni prima quando lei, ventunenne, lavorava come sartina. La loro unione fu molto felice. Avevano già avuto un figlio, Pierre, nato nel 1885, e dopo il matrimonio ne misero al mondo altri due: Jean, che nacque nel 1894, e Claude (conosciuto con il nomignolo di "Coco"), nato nel 1901, uno dei modelli preferiti dal padre.
IL PERIODO “AIGRE”
“Verso il 1883 si produsse come una frattura della mia arte”racconta l’artista al critico Vollard. “Ero arrivato al punto estremo con l’impressionismo e constavo che non sapevo né dipingere né disegnare, in una parola ero in un vicolo cieco.” Cominciava così la fase stilistica da lui stesso definita aigre (‘acre’) per via dei colori secchi e acidi che caratterizzano la tavolozza e che segna la fine del periodo impressionista.Questo cambiamento è molto visibile nei tre pannelli:Ballo in campagna,Ballo in città, Ballo a Bougival. Renoir infatti ridimensiona il ruolo della luce.Essa non costituisce più di per se un fine, ma un mezzo pittorico,subordinato al disegno e alla composizione.Il maestro stempera la sua tavolozza,usa colori acidi,freddi e allo stesso tempo semplifica il disegno fino a farlo diventare quasi scarno.
Il suo interesse per l’umano,specialmente per la donna, la sua ammirazione per i pittori classici, accresciuta dalla scoperta di Raffaello e degli affreschi di Pompei, lo avvicinavano effettivamente alla pittura di Ingres (la critica definì ‘ingresque’ la breve parentesi della maniera aigre).Renoir cerca una risposta alle sue inquietudini artistiche nel maestro francese, nei fiorentini, nei fiamminghi,in Raffaello.La lettura del trattato di pittura di Cennino Cennini,scoperto per caso,ha favorito lo sviluppo di un reazione già in atto.La verità è che l’ottica degli impressionisti era rivolta in modo troppo esclusivo a un certo aspetto atmosferico ed evanescente del mondo perché soddisfacesse completamente Renoir,tanto attaccato alla forma.Vediamo allora il pittore chiudere la forma stessa con un rigore e una durezza anch’essi contrari al suo temperamento e cadere in questo modo in una reazione eccessiva.Gli ombrelli del 1883 sono un esempio d opera di transizione.Vi si avverte un’indiscutibile tendenza alla maniera “aigre” in certe parti,ma in altre si vede molto il richiamo ancora impressionista.Successivamente egli dipinge Le bagnanti,donne nude intorno alle quali lavorerà per tre anni.Scegliendo un soggetto classico e fuori tempo, rinuncia ad un principio estetico come pure e ad una tecnica
IL PERIODO NACRĖE O MADREPERLACEO
Il termine nacrèe (madreperlaceo) si riferisce soprattutto alle opere degli anni Novanta.In queste opere tele il maestro abbandona la maniera aigre per tornare a una visione coloristica,che gli è in effetti più congeniale.La fantasia e la sensibilità di Renoir per il colore e la luce non possono restare a lungo ancorate agli schemi disegnativi dell’antico rivisto attraverso gli occhi di In gres.Cosi nel 1888 il pittore afferma: “Ho ripreso, per non lasciarla mai più,l’antica pittura dolce e leggera.Il volume e lo spazio circostante quasi si compenetrano, i colori, risolti in mille piccole macchie,assumono toni madreperlacei come nelle opere dei maestri del Settecento.Abbandonato il contorno lineare,per alcuni aspetti Renoir ritorna alla maniera impressionista, senza però abbandonare le conquiste del periodo aigre: la monumentalità e il classicismo delle figure.La pennellata si fa più pesante e più staccata ma non raggiunge ancora quella fusione fra luce, colore e volume che sarà caratteristica delle opere successive.La feconda attività del maestro viene interrotta solo nel 1897 per la rottura di un braccio ad Essoyes, il paese della moglie,dove si reca i villeggiatura ogni estate e dove esegue paesaggi in uno stile fluido e ovattato.
In quegli anni, dunque, Renoir si creò una famiglia e venne riconosciuto come uno degli artisti più eminenti di Francia, tanto che nel 1900 fu insignito del prestigioso titolo di Cavaliere della Legion d'Onore (più avanti fu anche designato a una delle cariche più prestigiose all'interno dello stesso ordine).
LA MALATTIA
La sua felicità personale e il successo artistico vennero però oscurati dalla malattia. Renoir non era mai stato fisicamente robusto e nel corso dell'inverno del 1888-89 subì una temporanea paralisi al viso, conseguenza di un colpo di freddo. A partire dagli anni Novanta, soffrì di violenti attacchi reumatici, tanto da sembrare e sentirsi più vecchio di quanto in realtà fosse. In questo periodo, la vita di Renoir diventò un modello di regolarità e tranquillità. Sebbene la sua casa e il suo studio di Parigi rimanessero il centro della sua attività, egli trascorse molte estati a Essoyes, il paese natale della moglie, situato circa 160 chilometri a sud-est dalla capitale, dove, nel 1896, acquistò una casa. Durante l'inverno l'artista preferiva trasferirsi al Sud, per poter combattere meglio i reumatismi e dal 1903 cominciò a trascorrere la maggior parte del tempo nella riviera francese. La sua ultima casa fu quella di Cagnes-sur-Mer, vicino a Nizza, dove, nel 1907, Renoir acquistò un terreno e l'anno successivo fece costruire una casa, ora trasformata in museo. Nel 1912, dopo un'ulteriore paralisi, Renoir fu costretto sulla sedia a rotelle; nonostante ciò, continuò a dipingere senza sosta, ma aveva bisogno di assistenza continua, addirittura di qualcuno che gli sistemasse il pennello tra le dita. È da notare che in tarda età incominciò a dedicarsi anche alla scultura, dando direttive agli assistenti che dovevano sostituire le sue mani. I reumatismi gli procurarono sofferenze tali da costringerlo spesso a dormire con le coperte tese su un telaio che le teneva sollevate e distanti dalle sue membra torturate. In ogni modo, Renoir sapeva riconoscere i doni che aveva ricevuto dalla vita e non perdeva occasione per dichiarare: "Dopo tutto, sono un tipo fortunato." Neppure la morte dell'adorata moglie, avvenuta nel 1915, abbatté il suo spirito.Le opere dipinte a Cagnes negli ultimi anni di vita dell’artista, sono lontane dalla maniera aigre come pure dalle preziose e iridescenti pennellate di colore della maniera nacrèe.Attratto dalla natura mediterranea, nel Sud della Francia Renoir rinnova il suo amore per il classico, che esprime nei temi mitologici.Le sue composizioni sono pervase da un’armonia cosmica e costituiscono un inno alla vita a dispetto della guerra, dell’immobilità cui Renoir è costretto e delle sue sofferenze sempre crescenti.In queste opere è evidente l’influenza di Rubens anche sul piano iconografico.La tavolozza ora è dominata dal vermiglio, dal geranio, dal bruno a cui si aggiungono il blu cobalto, il verde smeraldo, l’ocra, il bianco e il nero d’avorio.
La frenesia e lo slancio vitale di Renoir sono sorprendenti.Una volontà commovente è quella che guida l’agire dell’artista vecchio e infermo,costretto a farsi legare il pennello alle mani deformate dall’artrosi,per poter dipingere fino all’ultimo.Le sue opere sono pregne di vitalità,sono animate da un inesauribile desiderio di perfezione,di equilibrio, di ordine . “Amo la pittura grassa liscia untuosa,amo palpare un quadro,passarvi la mano”afferma Renoir,ed è proprio dal volume che partono le sue composizioni.
Onori e riconoscimenti piovvero cospicui su Renoir negli ultimi anni di vita. Nel 1917, quando il suo quadro Gli ombrelli fu esposto alla National Gallery di Londra, un centinaio di artisti e amanti d'arte anglosassoni gli scrissero: "Dal momento in cui il vostro quadro è stato esposto tra le più famose opere dei classici, abbiamo la gioia di constatare che uno dei
nostri contemporanei ha preso posto tra i grandi maestri della tradizione europea." Altri lavori di Renoir furono esposti al Louvre, ed egli fece un'ultima visita a Parigi nell'agosto del 1919 proprio per vedere uno dei suoi quadri esposti nel museo.
Il 3 dicembre 1919, all'età di 78 anni, Pierre-Auguste Renoir morì a Cagnes-sur-Mer per una congestione polmonare. Così cessò di vivere uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.
IL MUSEO RENOIR
Negli ultimi anni della sua vita Renoir fece costruire per sé e la sua famiglia una magnifica casa a Cagnes-sur-Mer in Costa Azzurra. Ora è sede di un museo dedicato alla vita e alle opere dell'artista.
Renoir si recò per la prima volta a Cagnes-sur-Mer nel 1898 e subito si entusiasmò del luogo. Era un paesino situato sulla costa mediterranea, a est di Cannes e di Antibes, e ai tempi di Renoir era, come lo descrisse più tardi il figlio Jean, "un fiorente villaggio di agiati contadini".
Il suo aspetto è enormemente cambiato rispetto al momento in cui Renoir lo vide per la prima volta. Attualmente il paese comprende tre nuclei decisamente diversi tra loro: un Haut-de-Cagnes, è in posizione collinare ed è il luogo conosciuto da Renoir; Cagnes-ville, invece, è una cittadina moderna e commerciale; mentre il lungomare turistico si chiama Cros-de-Cagnes.
Agli inizi, Renoir visse nel centro dell'antico borgo, in un'ala di un grande caseggiato che ospitava anche l'ufficio postale, ma nel 1907 acquistò un podere fuori dal paese, vicino alla strada che portava alla costa. Su questo terreno fece costruire una casa, nella quale trascorse i suoi ultimi anni. Questa costruzione venne poi acquistata dal Comune nel 1960 e quindi aperta al pubblico come Museo Renoir.
L'amore per la natura
La decisione di acquistare il podere chiamato Les Collettes fu dettata a Renoir dal suo sconfinato amore per la natura. Nella proprietà vi era una splendida distesa di olivi secolari, e quando l'artista venne a sapere che un agente immobiliare di Nizza stava progettando di acquistare il terreno e abbattere questi alberi per una speculazione edilizia, decise di intervenire immediatamente comprando Les Collettes.
Nella proprietà c'era una pittoresca casa colonica già appartenuta a un contadino di origine italiana, Paul Canova; al suo posto Renoir fece costruire una nuova casa molto più grande e spaziosa, dove sistemò il proprio studio. Negli ultimi anni, l'artista raffigurò spesso la sua tenuta ma, stranamente, dopo aver dipinto più volte la vecchia casa colonica, non ci ha lasciato neppure un'immagine della nuova dimora costruita secondo i suoi gusti.
Questa abitazione era sufficientemente grande per ospitare i numerosi amici di Renoir e qui l'artista, nonostante le precarie condizioni di salute degli ultimi anni, che spesso gli causavano dolori atroci, visse un periodo molto felice.
La conduzione della proprietà richiedeva molti lavori e Jean, il figlio di Renoir, ci ha lasciato un commovente ritratto del modo in cui suo padre godeva "della vita e dell'attività" attorno a lui: "Nella stagione della fioritura degli aranci, venivano chiamate delle ragazzine per la raccolta. C'era un continuo andare e venire, correre su e giù lungo i sentieri, un ridere e cantare... Renoir era felice... Sembra che i diversi luoghi nei quali Renoir visse, fin dalla sua prima infanzia, abbiano avuto un riflesso sull'evoluzione del suo genio. Les Collettes era una sistemazione perfetta per il suo ultimo periodo artistico. Egli vi trovò perfino la forza, nonostante la sua salute precaria, di modellare alcune sculture."
LO STILE
Dipingere, per Renoir, era molto più di un lavoro: era la sua occupazione preferita, il suo modo per rilassarsi e negli ultimi anni, quando era stanco e malato, divenne l'unica ragione di vita
Renoir fu un artista incredibilmente prolifico. Nel corso di una carriera durata quasi sessant'anni dipinse circa seimila quadri, una media di due la settimana. La produzione fu particolarmente intensa soprattutto negli ultimi anni di vita. A volte, anzi, venne addirittura giudicata eccessiva e lui stesso ammise che alcune opere erano, in effetti, mediocri. Semplicemente, egli amava dipingere; per lui era un fatto naturale, come respirare. "Lavoro", diceva, "come se fossi un turacciolo gettato nell'acqua e trascinato via dalla corrente. Lascio che la pittura fluisca in me."
Spesso, nei suoi difficili inizi, quando era a corto di soldi, Renoir non poteva neppure permettersi di acquistare i colori a olio; per questo motivo, durante la sua ricca maturità ne ebbe moltissimi, anche solo per sentirne l'odore. Il piacere che provava nel dipingere era parte della sua gioia di vivere; una gioia di vivere che traspare dai suoi quadri.
Renoir non era interessato ai temi eroici o tragici. Veniva attratto soprattutto dalla gente che beveva, danzava e si divertiva; dalla bellezza della natura, dei fiori, dei bambini e soprattutto dalle donne giovani, belle e prosperose. Egli seppe descrivere bene questa sua attitudine pittorica dicendo: "Per quanto mi riguarda, un quadro dev'essere piacevole, simpatico e allegro, sì allegro! Ci sono talmente tante cose noiose nella nostra vita che non c'è proprio bisogno di crearne altre." Non c'è da stupirsi se fu poco incline alle interpretazioni intellettuali delle opere d'arte. A questo riguardo diceva: "Non ho mai sopportato quel genere di chiacchiere".
RENOIR:IL DECORATORE
Renoir, come abbiamo visto, fece le sue prime esperienze di lavoro come decoratore di piatti e vasellame in una fabbrica di porcellane. I colori usati per questi lavori erano solitamente chiari e vivaci, il disegno era spesso di tipo floreale, per questo motivo, quando cominciò a riprodurre le opere del Louvre, Renoir venne attratto da soggetti altrettanto gioiosi. Ammirava in particolare François Boucher, uno dei maggiori pittori francesi del XVIII secolo, che impersonava il gusto per l'elegante frivolezza di quei tempi. Quando cominciò a studiare pittura in
modo più approfondito, Renoir impiegò parecchio tempo prima di trovare la propria strada. Inizialmente soffocò il suo naturale istinto creativo, preferendo produrre quadri che andassero incontro al gusto comune e quindi favorissero la sua carriera. Per alcuni anni dipinse in uno stile piatto, a volte troppo scuro, ma poi l'influenza dei suoi amici, e in modo particolare quella di Claude Monet, lo aiutò a dare una maggior luminosità alla sua tavolozza e a rendere più sciolta la sua pennellata.
In quei primi anni Monet e Renoir erano molto legati e nel 1869 lavorarono parecchie volte assieme in un rinomato luogo di ritrovo lungo la Senna, noto come La Grenouillère ("Il laghetto delle rane"). Qui realizzarono i quadri che più tardi vennero considerati le prime manifestazioni dell'Impressionismo. In questo periodo, Renoir condivideva l'interesse di Monet per la pittura "all'aria aperta" ma, anche se continuerà sempre a dipingere paesaggi, rimarrà prima di tutto, e più di tutti, il pittore della figura umana.
RENOIR E IL PIACERE
Dapprima Renoir dipinse scene di vita quotidiana, colta nei suoi momenti più piacevoli: nei caffè, nelle sale da ballo, nei teatri, sui battelli fluviali e così via. Dopo un viaggio in Italia, però, tra il 1881 e il 1882, cominciò a interessarsi ai soggetti meno legati alla realtà, quasi fuori del tempo, in modo particolare ai nudi femminili.
L'esperienza italiana produsse un cambiamento anche nel suo stile. Dapprima il suo lavoro aveva condiviso la tecnica impressionista, così che le pennellate erano frammentate e le forme vagamente indistinte; ma la maestosità del Rinascimento italiano e l'arte dei classici lo convinsero che gli Impressionisti, con il loro concentrarsi univoco verso la rappresentazione dell'attimo fuggente, avevano tralasciato alcune delle più consolidate virtù artistiche. Cominciò quindi a ricercare maggior solidità di forme, delineando più nettamente i contorni delle
figure e facendo ricorso a un colore più compatto. Per qualche anno dipinse in questa maniera "vigorosa" o "aspra" (come la definiva lui stesso), ma alla fine degli anni Ottanta tornò a uno stile più morbido e arioso che, pur avendo qualcosa in comune con l'Impressionismo, denotava un'impronta più grandiosa ma allo stesso tempo più sintetica, con tonalità più calde e forme più morbide e arrotondate.
RENOIR:IL MAESTRO
Anche la pennellata di Renoir mutò nel corso degli anni. Nel momento di massima adesione all'Impressionismo, durante gli anni Settanta, era caratterizzata da un tocco vibrante, che rendeva la superficie dei quadri bella da vedere, al di là del soggetto rappresentato. Renoir, generalmente, aggiungeva più olio di lino e trementina ai suoi colori di quanto facessero gli altri Impressionisti, per cui la sua pittura era più fine e si distingueva per la fluidità, soprattutto se paragonata agli effetti delle superfici di Monet. Nel corso del breve periodo "duro", la tecnica pittorica di Renoir divenne più forte e decisa, mentre il suo ultimo stile fu caratterizzato da un tocco più morbido.
Renoir si dedicò sempre totalmente al suo lavoro, lungo tutta la carriera. Il suo amico mercante Ambroise Vollard ci ha lasciato un racconto rivelatore sulla giornata tipica dell'artista. "La vita di Renoir era regolata come quella di un impiegato d'ufficio. Andava allo studio puntuale, come un funzionario che si reca alla sua scrivania. Aveva l'abitudine di andare a letto presto, dopo aver giocato a dadi o a domino con madame Renoir, e questo per paura che il rimanere alzato di notte potesse ripercuotersi negativamente sul suo lavoro dell'indomani. Per tutta la vita la pittura rappresentò il suo unico piacere e il suo solo svago."
Un altro testimone che ci ha lasciato un vivido racconto sulle abitudini di lavoro di Renoir, è il pittore e scrittore americano Walter Pach, che gli rese visita nel 1908. Renoir gli disse: "Metto in posa il mio soggetto come mi piace, poi incomincio a dipingerlo, come se fossi un bambino. Se, per esempio, voglio un bel rosso vivace, non faccio altro che continuare ad aggiungere del rosso o altri colori fino a che riesco e creare l'effetto che desidero. Nella mia pittura non c'è niente di più che questo. Non seguo altre tecniche o metodi... Di questi tempi si cerca una spiegazione per tutto. Ma se fosse possibile spiegare un quadro, allora non ci sarebbe più l'arte... Un'opera artistica deve "prenderti", avvolgerti, trasportarti lontano. È il modo che ha l'artista per esprimere la propria passione; è una corrente che scaturisce da lui e ti trascina con sé."
I SUOI CAPOLAVORI:DAGLI SCHIZZI AD OLIO ALLA SCULTURA
♦Schizzi a olio
Anche se non condivise mai la predilezione per la pittura di paesaggio dei suoi amici Impressionisti Monet e Sisley, come loro Pierre-Auguste Renoir amava dipingere all'aria aperta e in quelle condizioni produsse molti vivaci schizzi a olio. Uno dei più notevoli è quello che rappresenta Cradle Rock, Guernsey e che fu dipinto nel settembre 1883, quando Renoir visitò le isole del Canale della Manica. In quella occasione, egli scrisse al gallerista Paul Durand-Ruel descrivendo con entusiasmo la vacanza balneare e manifestando un grande interesse per il paesaggio di marina come soggetto per i suoi quadri. È molto probabile che questo splendido quadretto sia stato realizzato in una sola giornata. Si intuisce che le figure in primo piano furono dipinte quando il colore dello sfondo era ancora fresco.
♦Natura morta
Renoir dipinse parecchie nature morte, considerandole una piacevole distrazione da lavori più impegnativi. I fiori, in particolare, gli davano la possibilità di "far riposare il cervello". Renoir li dipinse da soli (Rose in un vaso, 1890) o come parte di una composizione più complessa (Natura morta con bouquet e ventaglio, 1871). Renoir era così schietto da ammettere che, poiché le nature morte erano facili da dipingere, rappresentavano un buon affare. "Se dovessi vendere soltanto cose buone, morirei di fame", diceva. Anche se le nature morte non sono tra le opere migliori di Renoir, le più belle sono dipinte con straordinaria vivacità di colore e delicatezza di tocco.
♦I metodi di lavoro
Renoir il quale riteneva che la pittura fosse "innanzi tutto lavoro manuale per cui bisogna essere bravi artigiani" era noto per l'ordine che conservava nel suo studio. In una relazione sulle abitudini del pittore, Ambroise Vollard (ritratto da Renoir nel 1908), suo amico e gallerista, descrisse le condizioni in cui l'artista lavorava. Secondo Vollard, "la tavolozza, i pennelli, i tubetti del colore di Renoir erano schiacciati e arrotolati come li voleva lui e tutto dava l'impressione di un ordine quasi femminile". Oggi la cassetta dei colori di Renoir (sotto) è esposta al Louvre, a Parigi.
♦Disegni e stampe
Renoir fu un disegnatore molto fecondo, dotato com'era di una sorprendente innata inclinazione per il disegno. Uno dei suoi migliori amici, il critico d'arte Georges Rivière, scrisse che "solo dopo l'arrivo del successo la gente cominciò a raccogliere i suoi disegni. È difficile che se ne trovi qualcuno realizzato quando aveva tra i trenta e i quarant'anni. Renoir era solito buttarli via, poiché dava loro un'importanza non superiore a quella che uno studente riserva a un vecchio quaderno di esercizi." La maggior parte degli esemplari rimasti sono niente più che schizzi, realizzati con i mezzi più disparati. Renoir evidentemente utilizzava tutto ciò che trovava a portata di mano: matita, penna, inchiostro, pennello oppure, come nel caso del bozzetto senza data
Bambine che giocano, matita colorata. Pochi, tra questi disegni, sono studi preparatori e, a volte, sembrano addirittura disegnati dopo il quadro e non prima. Nel 1890, Renoir si dedicò anche alla produzione di stampe, incoraggiato dal suo gallerista Vollard. Un incantevole esemplare è l'incisione a punta secca di Berthe Morisot realizzata nel 1892. Renoir creò anche acquaforti e litografie, producendo circa 50 stampe (alcune a colori), nelle quali in genere ritornano gli stessi temi dei dipinti. All'acquaforte preferiva la litografia, che gli permetteva di disegnare sulla matrice in pietra quasi fosse carta.
♦Dipinti di bambini
Pochi artisti hanno mostrato tanta naturale inclinazione verso i bambini come Renoir. Egli aveva l'abilità di esprimere il loro fascino senza cadere nel sentimentalismo, come in questo delizioso Ritratto di bambina con spighe (sotto al centro). Il suo successo in questo genere dipese in parte dalla grazia del suo stile, in parte dalla rapidità con cui lavorava: ciò significa che i suoi giovani modelli come le bambine dipinte nel quadro del 1881 (sotto in basso), Le bambine Cahen d'Anvers (Rosa e blu) non erano costretti a sostenere lunghe e noiose sedute di posa. Il soggetto del dipinto del 1905 Claude Renoir che gioca (sotto in alto) è il figlio più giovane dell'artista, soprannominato "Coco". Il modello in seguito ricordò: "Durante le sedute di posa mio padre mi lasciava molto libero. Secondo lui, il modello non doveva per forza star fermo in un posto e infatti io potevo correre ovunque. Solamente ogni tanto dovevo star fermo per tre minuti. Io, in realtà, ero un pessimo modello. Mio padre ne aveva uno fisso per lo studio. Io venivo utilizzato più che altro per piccoli schizzi o quando proprio non c'era nessun altro a portata di mano".
♦I nudi
Renoir è uno dei più grandi pittori di nudo di tutti i tempi. Egli amava il corpo femminile ed espresse intensamente questo suo piacere nella pittura. Una delle sue battute citate più frequentemente è: "Non ritengo terminato un nudo finché non mi sembra di poterlo pizzicare". Fu soltanto dagli anni '80, tuttavia, che il nudo diventò il soggetto preferito della sua produzione. Ciò avvenne dopo il viaggio in Italia tra il 1881 e il 1882, quando restò fortemente impressionato dall'arte classica e del Rinascimento e dal loro modo di trattare il nudo e il corpo umano. Il famoso Le bagnanti, del 1887, venne dipinto durante questo periodo. Bagnante che si asciuga una gamba (sotto in alto) è un lavoro di gran lunga posteriore (1910), mentre Le bagnanti (sotto in basso) del 1918-19 è un'opera caratteristica dello stile dell'ultimo periodo. Benché talvolta inserisse i suoi nudi in composizioni di soggetto mitologico, Renoir di norma preferiva presentarli in scenari non specifici, concentrandosi sulla forma e sul colore piuttosto che su altri elementi descrittivi. Nell'ultimo periodo la sua modella preferita fu Gabrielle Renard, una cugina della moglie che era stata bambinaia del figlio Jean. La figura prosperosa e la carnagione rosea di Gabrielle erano le qualità che Renoir più apprezzava nel corpo femminile.
♦La scultura
Renoir fu sempre attratto dalla scultura, ma realizzò i suoi primi lavori due ritratti del figlio più piccolo, "Coco" soltanto nel 1907, quando aveva già 66 anni. Renoir non prese seriamente il genere fino al 1913, anno in cui, però, fu colpito dai reumatismi e non poté maneggiare la creta. I primi due pezzi furono i soli che modellò realmente con le sue mani. Per dargli un aiuto, il gallerista Ambroise Vollard trovò un assistente, Richard Guino, un giovane spagnolo che aveva lavorato per un certo periodo per lo scultore Aristide Maillol. Renoir e Guino lavorarono insieme dal 1913 al 1918, realizzando circa due dozzine di pezzi. Renoir era solito fare uno schizzo approssimativo sul quale Guino lavorava e poi indicava, a voce o puntando una lunga canna, i punti in cui intendeva apportare le modifiche. Renoir diceva: "Era come se avessi una mano all'estremità di quella canna". Guino, però, dopo qualche tempo ritenne che il suo contributo non fosse adeguatamente apprezzato e i due interruppero la collaborazione. Cinquant'anni più tardi, nel 1968, Guino vinse una causa contro gli eredi di Renoir e venne riconosciuto quale co-autore delle sculture. È significativo, tuttavia, che Guino non ottenne alcun riconoscimento per i suoi lavori.
FANCIULLE AL PIANO

LETTURA DELL’ OPERA D’ARTE
DATI PRELIMINARI
TITOLO DELL’OPERA: Fanciulle al piano
AUTORE DELL’OPERA: Pierre Auguste Renoir
DATAZIONE: 1892
COLLOCAZIONE:Parigi,Museo d’Orsay
TECNICA:olio su tela
DIMENSIONI: cm 90 x 116
ANALISI CRITICA
Alla fine del 1881 il ministro Henri Roujon commissionò a Renoir un'opera per la sezione dedicata agli artisti viventi del Museo parigino del Luxembourg, consigliato da Mallarmè e da Roger Marx. Renoir lavorò accanitamente su questo soggetto, di cui esistono altre cinque versioni. Quella ora al Musée d’Orsay è quella effettivamente acquistata dallo stato francese nel 1892 per 4000 franchi, ed esposta nel maggio dello stesso anno nella personale tenuta dall'artista presso la galleria di Durand-Ruel.
La produzione degli anni Novanta, ritrova linee morbide, toni dolci, luminosità soffuse, restituisce nuova freschezza a una materia pittorica che aveva finito con l’apparire compressa in linee troppo rigide nelle opere del periodo precedente.Sono dipinti spesso accattivanti nei quali adolescenti al piano o in campi fioriti,sono protagoniste di ritratti amabili che conquistano facilmente il ricco mercato del collezionismo borghese.
Il dipinto mostra infatti evidenti concessioni al gusto borghese, con la tendenza a eccedere nel sentimentalismo, ma segna la definitiva affermazione dell’artista sul mercato. A questo soggetto Renoir nel corso degli ultimi anni dedica diversi quadri e studi.Il tema prediletto delle fanciulle viene unito a quello della musica, dando origine a quadretti di serena vita domestica in atmosfere ovattate, fatte di luci soffuse e iridescenti che si posano sui corpi e li avvolgono con effetti serici sui morbidi toni dei vestiti e dei nastri.La maniera pittorica di questo periodo,suggestiva ed accattivante incontra naturalmente il favore del pubblico borghese che si sente rappresentato al meglio in queste raffigurazioni aggraziate melliflue e patinate.
Attraverso il contrasto tra colori caldi e colori freddi Renoir è riuscito a creare un effetto di luce soffusa,ma di intensa luminosità.La linea è morbida,la pennellata è semplice, ma nello stesso tempo vaporosa, mettendo così in evidenza la grazia femminile delle due fanciulle, che in una posizione composta, sembrano essere così precise e concentrate nel loro passatempo: la lezione di piano.Ed è proprio questa l’immagine che Renoir vuole dare alla borghesia e che la stessa borghesia vuole di sé.
L’eleganza del vestito, dei capelli, dei gesti è sensazionale.Grazie al drappo verde, con ampie pieghe,Renoir è riuscito a conferire al dipinto una profondità quasi reale.Infatti dietro alla tenda compare l’immagine di un'altra stanza,una stanza che, dai colori utilizzati sembra molto lussuosa (altro modo all’interno del quadro per esaltare la borghesia).E’ molto importante sottolineare il contrasto tra i vestiti delle due ragazze:quella seduta, bionda indossa un vestito chiaro;mentre quella in piedi ha un vestito color salmone,ma con il colletto bianco che richiama il vestito dell’altra ragazza.Questo dipinto infatti è un continuo richiamo reciproco di luci e colori. Qualche esempio di questo:il colore giallo rimbalza dai capelli della ragazza, al drappo,ad alcune sfumature nella stanza adiacente, ai fiori sopra al piano, al vaso;anche l’arancio del vestito si richiama nel muro della stanza adiacente, nella sedia.Colori simili,sfumature simili per creare un effetto di spettacolare luminosità.
Da sottolineare inoltre l’aspetto delle sue fanciulle:sono due giovani adolescenti, con uno sguardo molto “infantile”ma nei loro comportamenti sono già due giovani donne.Il colore della pelle, a volte troppe chiaro,sembra quasi irreale.La natura morta nella sua semplicità è quasi reale.

FANCIULLE CHE COLGONO FIORI

LETTURA DELL’ OPERA D’ARTE
DATI PRELIMINARI
TITOLO DELL’OPERA: Fanciulle che colgono fiori
AUTORE DELL’OPERA: Pierre Auguste Renoir
DATAZIONE: 1890
COLLOCAZIONE: Boston, Museum of Fine Arts
TECNICA:olio su tela
DIMENSIONI: cm 92 x 118
ANALISI CRITICA
Anche quest’opera ha lo stesso scopo del dipinto precedente: quello di esaltare i valori e la vita della borghesia di fine Ottocento.Sono rappresentate due fanciulle che,allegramente giacciono in un campo, raccogliendo fiori e intrecciandoli, formando una corona di fiori. La prima cosa che si nota guardando questo dipinto è che al contrario del precedente,sembra piatto.Una quasi totale assenza di profondità, a parte due fanciulle tutto il resto è piatto.Con pennellate morbide ma intense Renoir è riuscito a dare questa idea. L’albero, il prato, e il cielo sembrano essere un tutt’uno.
Le due ragazze sono concentrate nella raccolta dei fiori. Una, con il vestito salmone strappa un fiore dal ramo. L’altra con il vestito biancastro,sta facendo un bel mazzetto di fiori (probabilmente con i fiori che le sta dando l’altra ragazza.Anche in questo quadro il pittore è stato molto abile nel rappresentare i vestiti, molto grandi e con ampie pieghe.Molto particolari e molto ben riusciti sono gli stessi cappelli,colorati.Un particolare molto importante è il fatto che il volto e soprattutto gli occhi di una ragazza siano nascosti dal cappello,mentre il volto dell’altra ragazza è concentrato nel suo lavoro.Sembrano come due figure isolate, che sebbene siano molto vicine,sono molto distanti.
Anche in questo dipinto Renoir ha utilizzato il concetto di colore unito alla luce,è un quadro molto luminoso, ma nello stesso tempo statico, non da l’idea del movimento.Il tempo sembra quasi essersi fermato. Inoltre c’è da sottolineare il contrasto tra le due protagoniste del quadro e il prato e lo sfondo: le ragazze sono rappresentate in modo molto particolareggiato, mentre il prato è tutto dipinto in modo molto astratto.Questa era proprio la volontà dell’artista:il contrasto.Anche in questo quadro sono presenti molti contrasti tra i colori: il giallo del cappello con l’erba, i due vestiti,tra le folte chiome di capelli.
In lontananza si scorge un paesaggio, ma questo è solo accennato:qualche albero,una muraglia. Renoir lascia al fruitore immaginare cosa ci sia oltre quel prato, cosi vuoto ma così pieno di colori chiari e freschi.Il punto di vista del quadro è tutto abbassato, infatti il campo occupa quasi tutto il dipinto.
Questo dipinto ricorda scene campestri che possono apparire versioni edulcorate di quelle settecentesche.

Esempio



  


  1. Tina Rugo

    GLI ombrelli di Renoir il motivo per cui dipinse un soggetto diverso