Prato della Valle a Padova

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Testo

Prato della Valle - PADOVA

Oggi
Ampia circa 90.000 mq, situata a sud del centro storico di Padova, il Prato della Valle è una delle più grandi piazze d’Europa.
Si tratta di uno spiazzo di forma quasi triangolare al centro del quale è inserito un grande spazio ellittico, circondato da un canale, ornato da un doppio giro di statue (78) rappresentanti cittadini illustri, insegnanti e allievi dello Studio* (l’Università, secondo l’antica denominazione) patavino. Quattro viali che si incontrano al centro immettono nell’Isola Memmia .**
Nel corso dei secoli l’area ha mantenuto le funzioni di snodo viario, sede di fiere, giochi, spettacoli, commerci.
Dopo i recenti restauri delle statue e la riorganizzazione degli spazi interni ed esterni all’isola memmia, ancora oggi questa piazza rappresenta il luogo di incontro per le persone che vogliono rilassarsi un po’, specialmente i numerosi pellegrini che si recano a visitare le vicine basiliche di S. Antonio e di S. Giustina e ospita ogni sabato un frequentatissimo mercato settimanale che si svolge per tutta la giornata. Secondo una recente consuetudine, gli amanti dei pattini a rotelle possono percorrere l’intero giro della piazza lungo l’anello esterno.

Ieri
All’epoca in cui avveniva la mitica fondazione di Padova da parte del troiano Antenore (1130/1082) il territorio, a sud della grande ansa dell’attuale fiume Brenta che delimitava il centro di Patavium, era un importante luogo di transito per i Paleoveneti che si erano stabiliti lungo i corsi dei fiumi Brenta e Bacchiglione. Da qui infatti avevano origine due piste che mettevano in comunicazione l’antico centro di Patavium con Este e Adria.
Molti secoli più tardi, quando si stabilirono rapporti di alleanza con i Romani (225 a C.) il ruolo del Prato della Valle rimane lo stesso, mentre diventa il Campo Marzio o Campo di Marte, allorché Roma concede la cittadinanza romana a Patavium. Sorsero allora importanti edifici pubblici come il Tempio della Concordia e il Teatro.
L’impaludamento della zona a seguito di una spaventosa alluvione e le invasioni barbariche contribuirono a ridurre l’abitato della città alle aree più alte, lasciando il sito in possesso, per consuetudine d’uso, ai monaci benedettini dell’abbazia di S. Giustina*** nel frattempo insediatisi.
Sorgono però delle controversie tra il monastero di S. Giustina e la municipalità cittadina sui diritti relativi ai mercati da tenersi in Prato della Valle.
E’ in questi anni che si comincia a usare il nome Prato: in un placito**** del 1077 il Vescovo di Padova riconosce all’abate di S. Giustina la proprietà sull’area chiamata “valle del mercato”, ossia bassura, luogo paludoso. Nello stesso documento la città si riserva il diritto di ricavare pietre dallo Zairo,l’antico teatro romano,
Con il XII secolo inizia l’epoca del Comune che si appropria definitivamente dei diritti dei mercati.
Dopo la cacciata di Ezzelino da Romano, vicario dell’imperatore (1256), nel Prato della Valle si svolgono le corse dei bérberi (cavalli sciolti) e delle bighe che dureranno vari secoli.
Nel passaggio tra Quattrocento e Cinquecento iniziano a svolgersi nel Prato della Valle le fiere dei Santi Prosdocimo, Giustina, Antonio, ma ulteriori disordini idrografici dovuti prima alla costruzione del maglio, edificio destinato alla lavorazione dei metalli, e poi di numerosi mulini continuano a causare problemi di inondazione e impaludamenti periodici fino al XVIII secolo.
Nel 1767 l’area divenne finalmente proprietà del Comune e nel 1775 il provveditore di Padova, il nobile veneziano Andrea Memmo, avvia la bonifica e progetta una grande piazza che doveva costituire lo spazio per una grande fiera e per manifestazioni di svago capaci di attirare acquirenti per le botteghe da costruirsi intorno all’area centrale destinata al passeggio.
La realizzazione del progetto fu affidata al vicentino Domenico Cerato: fu realizzata una canaletta che derivava l’acqua del vicino canale Alicorno, fu rialzato il terreno paludoso. Per il consolidamento vennero usate le pietre del “traghetto” che congiungeva la reggia dei Carraresi con la prima cinta di mura medievali. Durante i lavori per lo scavo del canale riemersero le fondamenta dell’antico teatro Zairo.
L’isola centrale ellittica era collegata mediante quattro ponti completati nell’anno1795: quello a sud con quattro statue di Papi, quello opposto con due statue e i restanti con obelischi.
La prima statua eretta fu quella di Cicerone, poi sostituita con quella di Antenore, il mitico fondatore di Padova. Nel 1776 fu pubblicato un bando con le norme precise per la realizzazione delle statue e dei piedistalli, per l’ornamento delle rive della canaletta con muretti e dei sedili in pietra. Varie feste furono celebrate, tra cui alcune molto importanti come quella in onore del Papa Pio VI.
L’idea del Memmo prevedeva di completare il disegno dell’ellisse centrale con una fila ininterrotta di portici in legno, smontabili, funzionanti come centro commerciale specializzato in occasione delle fiere.
Tra Otto e Novecento continua l’utilizzo della piazza come luogo di manifestazioni religiose e civili, mentre l’area circostante viene ulteriormente edificata.

note
* Studio: è l’antica denominazione dell’Università
** Isola memmia è lo spazio centrale della piazza. Prende il nome da Andrea Memmo (1729-93), di nobile famiglia veneziana, provveditore di Padova ne1 1775-76. Seguace delle teorie funzionaliste di Carlo Lodoli in architettura, promosse la sistemazione del Prato dellaValle, trasformandolo in una bella piazza.
*** la basilica di S. Giustina fu edificata all’inizio del VI secolo sul luogo di sepoltura della giovane nobile padovana martirizzata nel 304, vittima delle persecuzioni di Diocleziano. Nel 971 il vescovo Gauslino dotò i l monastero in cui si erano insediaronti nell’VIII secolo i monaci benedettini. Di una cospicua rendita fondiaria, La chiesa fu più volte ricostruita in seguito a incursioni e terremoti,fino ad assumere l’attuale aspetto rinascimentale,dopo la demolizione dell’edificio romanico-gotico a partire dal 1513.
Le vicende dei monaci di S. Giustina e della basilica sono strettamente connesse con quelle relative all’area del Prato della Valle, di cui i monaci rivendicavano il possesso nei confronti del Comune. La controversia secolare fu conclusa soltanto nel 1767 quando il Senato veneto decretò che l’area diveniva proprietà del Comune.
**** il placito è un atto notarile.

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