Nicolas Poussin

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Testo

Pittore francese, Nicolas Poussin, fu una guida del classicismo pittorico nel periodo barocco. Tranne due anni come pittore di corte del re Luigi XIII, egli ha speso la sua intera carriera a Roma. Le sue pitture di scene tratte dalla bibbia o dall'antichità Greco-Romana hanno influenzato molte generazioni di pittori francesi, compreso Jacques-Louis David, J.-a.-d. Ingres e Paul Cézanne.
Poussin (Villers Les Andelys, Normanidia, 1594 – Roma 1665) è nato in un piccolo villaggio nei pressi del fiume Senna, facente parte di una famiglia di modesti coltivatori, anche se alcuni credono che il padre fosse un soldato. È stato istruito alla città di Les Andelys e, durante la sua infanzia non ha mostrato alcun interesse nelle arti. Tale interesse è divenuto molto forte a seguito dell’influenza attuata da parte del pittore Quentin Varin, incontrato durante la sua visita al villaggio nel 1612, dov’era stato chiamato a realizzare parecchie pitture per la chiesa di Le Grand Andely. Fu presso la bottega di quest’ultimo che il giovane iniziò la sua carriera, ma dato che la sua passione era impossibile da coltivare nella piccola città, il pittore decise di trasferirsi dapprima a Rouen ed in seguito, a Parigi. A causa delle scarse conoscenze non trovatò padrone soddisfacente ed è principalmente per questo motive che studiò presso parecchi pittori secondari. Durante questo periodo Poussin ha resistito a grandi difficoltà ed ha dovuto ritornare, a causa della salute poco favorevole, alla sua sede paterna. Recuperando una buona forma fisica dopo circa un anno, il pittore ha soggiornato ancora a Parigi per continuare non soltanto i suoi studi, ma anche per poter di qui poi proseguire verso Roma, che raggiunse solo nel 1624 grazie al Cavaliere, che era poeta presso la Corte di Maria de’ Medici nonché suo protettore nella capitale francese. La formazione completa del pittore avviene appunto a Roma, dove soggiorna per il resto della sua vita, escludendo un breve soggiorno a Parigi dal 1640 al 1642, dove’era stato chiamato per decorare la Galleria del Louvre. Oltre che verso la scultura romana di Raffaello, nella capitale romana, Poussin si interessò al classicismo bolognese, soprattutto quello di Guido Reni. Lo colpì benevolmente anche la tradizione veneta di Tiziano. Negli anni tra il 1624 ed il 1628, esprimendosi con originale linguaggio e prediligendo soggetti mitologici e raffigurazioni arcadiche, il pittore arricchisce le sue esperienze. A questi anni risale l’Ispirazione del poeta, dove molto evidente è il sentimento panteista e l’introspezione melanconica di Poussin. Dal 1635 si può notare nello stile del Poussin un’attenzione prevalentemente rivolta agli antichi, con frequenti soggetti religiosi. La composizione diviene monumentale e forti si fanno i riferimenti diretti alla scultura romana, la quale permette al pittore lo studio proporzionale dei corpi. Egli riuscirà infatti ad inserire tali corpi in ritmi originali, ma obiettivi e “letterati” al tempo stesso. Si avvalse spesso dei consigli o inspirazioni del letterato Annibale Carracci, le quali soluzioni pittoriche erano allora normative. Dopo il soggiorno parigino del 1640/42 le inclinazioni religiose gravi e severe accompagnate da un uso del colore astratto e piuttosto simbolico si fanno molto più evidenti ed i ricordi italiani sembrano interpretati con una sensibilità del tutto rinnovata. Del 1650 è il suo Autoritratto, ed al medesimo periodo risalgono alcuni fra i più importanti paesaggi da lui dipinti, sul cui motivo Poussin insisterà fino all’ultimo della sua attività pittorica. Tale pittura naturale è ispirata ancora una volta da Tiziano, iniziatore del paesaggio moderno in cui le proporzioni definite per la struttura dell’impianto, per il terreno ed il cielo, si accodano alle proporzioni per le figure umane, in armonia di azioni, pensieri e passioni contemplate. Di capillare importanze restano i disegni preparatori alle sue opere. La salute del Poussin ha declinato dal 1660 in poi ed, all'inizio di 1665, egli è stato quasi costretto a smettere l’attività di pittore. Poussin è morto l'anno stesso a Roma ed è stato sepolto in San Lorenzo in Lucina, la chiesa romana di cui era parrocchiano.
DIPINTO
AUTORITRATTO
1649
olio su tela 78x 65 cm
Staatliche Museo, Berlino
Questa è la prima versione dell’autoritratto di Poussin, eseguito nel 1650. Visto da lontano egli sembra sorridere, mentre la testa inclinata suggerisce malinconia. L’artista presenta questo ritratto come fosse un monumento sepolcrale che sottolinea la compostezza Stoica, una filosofia per la quale Poussin simpatizza.
La versione dell’autoritratto esposta al Louvre ritrae il pittore in una posa del tutto differente rispetto alla prima versione del dipinto. La posa è eretta ed il viso è posto in modo da garantirne una visione totale e completa. L’espressione del volto è solenne, ma meno rigida e decisa rispetto alla prima opera. Al posto del simbolo sepolcrale troviamo l’artista ritratto nel suo studio, che rimanda ad un significato più astratto. Inoltre Poussin, nel secondo dipinto, è ritratto con una donna. Tutto questo rimanda ad un’interpretazione allegorica.
ESTATE
1660/64
olio su tela 118x160
Museo del Louvre, Parigi
INVERNO
1660/64
olio su tela 118x160
Museo del Louvre, Parigi
Le stagioni rappresentate negli ultimi quadri di Poussin sono la suprema espressione del suo personale stato d’animo, oltre che una lode alla bellezza ed alla grandezza della natura. La primavera è la lussuria, l’estate è la fecondità, l’autunno è la maturazione dell’uva e l’inverno è la terrore del temporale che quando arriva distrugge tutto ciò che era stato costruito nelle stagioni precedente.
L’ISPIRAZIONE DEL POETA
1630
Olio su tela 184x214 cm
Quest’opera è il risultato di un meraviglioso equilibrio fra gli stimoli raccolti dal pittore nei primi anni di lavoro e la maturità raggiunta intorno ai trentacinque anni. Il pittore, che mirava ad una composizione pienamente soddisfacente, rimaneggio più volte la tela, come risulta dalle radiografie, fino a raggiungere un ritmo equilibrato e severo fra figure e le loro rispettive posizioni.
Lungo l’unica linea posta orizzontalmente il pittore dispone le tre figura principali, che occupano tutta la scena scandendone lo sviluppo verticale. Queste sono la Musa, Apollo ed il poeta che, intento nei suoi pensieri, volge gli occhi al cielo in cerca di ispirazione. Mentre la Musa lo osserva attentamente Apollo salda il legame fra i due con un braccio disteso volto ad unirli simbolicamente. Grazie a questo intervento del dio il poeta può raggiungere, con un componimento perfetto, l’alloro portato in volo dal genio/ angelo.
Il colore che Poussin utilizza nel dipinto è delicato e brillante e conferisce alla scena una luminosità particolare rallegrandone l’impostazione austera e dando vita alle figura, altrimenti fredde e troppo statuarie. Al medesimo tempo la luce viva inonda il dipinto facendo risaltare i volumi e le forme dei personaggi e dei loro attributi, dando così piena coscienza delle carni, dei panneggi e degli alberi.
Tale dipinto potrebbe avere un forte valore simbolico rappresentando, attraverso Apollo ed il poeta, un’allegoria delle arti in cui poesia, musica e pittura sono accostate in quanto ritenute complementari. Tale alleanza vede la pittura come superiore alle altre arti in quanto capace di rendere visibile l’armonia universale.
Infine si può affermare che Poussin fu influenzato positivamente dal “Baccanale” di Tiziano, ai quali dedicò uno studio approfondito. Da questo dipinto l’artista trasse suggerimenti sull’uso dei colori, scelti fra toni caldi e vivaci e fusi in un’atmosfera limpida e solare, e sulle forme pacate, caratterizzate da un disegno che ne delinea le forme in modo netto e deciso.
Bibliografia
Poussin Nicolas sta in:
La biblioteca di Repubblica, L’Encclopedia n°16 pp:488- 489- 490

http://gallery.euroweb.hu/bio/p/poussin/biograph.html
http://gallery.euroweb.hu/index1.html

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