Il bacio

Materie:Tesina
Categoria:Arte

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Testo

Cococcia Sara
III C
IL BACIO
Sentimento, astrazione, passione, de personificazione
Un bacio.
Un attimo, un istante, senza forma, senza definizione, senza realtà.
Una sensazione, una palpitazione, un sussulto, un fremito.
Una parola, un suono, un colore.
Una luce, il buio.
Il ritrovamento, la perdita di sé.
Perfezione.
Emozione.
Come esprimerlo?
Come tradurre la sua immensa potenza, il suo enorme significato?
Dolcezza, tenerezza, paura, amore, tristezza, un piede pronto a partire, ma non saldo, debole, non vorrebbe compiere quel passo, non vorrebbe far terminare quell’istante, così lungo, ma così breve e in ogni caso…così perfetto. Hayez, che nel suo “Il bacio” e in “Giulietta e Romeo” rappresenta sì la dolcezza e la tenerezza, ma anche un grande dramma, il dramma di due innamorati che stanno per lasciarsi, che probabilmente non si rivedranno più. Si può notare il piede di lui che in entrambi i quadri è pronto a partire, mentre il braccio di lei cerca di tenersi ancora aggrappato, il più saldamente possibile. La massima dolcezza si può in entrambi i quadri ritrovare nel totale abbandono di lei tra le braccia di lui, motivo che ritroveremo nel quadro di Klimt. Sono baci sofferti, tristi dolorosi, baci inseriti nel contesto sociale nel quale sono stati dipinti, baci che oltre a trasmettere la dolcezza delle posizioni, delle carezze, degli abiti, ad uno sguardo più attento ci trasmette sofferenza e tristezza.
Ciò non accade per esempio in “Amore e Psiche” in quell’abbraccio che segna la scena opposta rispetta ai quadri precedenti: il riavvicinamento degli amanti. E dalla statua ci arriva solamente una sensazione di immensa dolcezza, il marmo prende vita, si muove, riesce ad accarezzare, a trasmettere emozioni, forti e reali, emozioni che figure così definite difficilmente riescono a donare, le braccia degli innamorati si incastrano, a simboleggiare che non si divideranno mai più, gli sguardi si incontrano, la statua si stacca quasi dal suolo, sostenute dalle forti ali di lui. È amore, dolcezza, trasporto, abbandono.
L’amore eterno, fatto di dolcezza e delicatezza, rappresentato da questa statua è di un genere completamente diverso nel quadro “Amore eterno” di Alfred Gockel, nel quale è sì rappresentato un bacio, ma in maniera completamente diversa, le figure umane perdono di importanza, i volti di entrambi sono nascosti, i corpi sono abbozzati, hanno si una forma, ma non è né idealizzata, né ricercata, è semplicemente un simbolo. La parte fondamentale del quadro si trova nello sfondo, che cerca in qualche modo di trasmettere un’emozione, un’emozione troppo grande, troppo complessa per essere resa compiutamente da pennellate, un’emozione che l’autore esprime tramite figure che sono sì definite, ma apparentemente prive di senso. Il rosso intenso posto al centro potrebbe con ogni probabilità rappresentare la passione, passione che viene però associata ad un colore freddo, come il blu, e a colori come il giallognolo, il bianco, il panna, colori che servono a smorzare l’impatto del rosso, come se smorzassero il valore della passione, che deve essere sostenuta anche da altro affinché l’amore sia davvero eterno. I corpi si stringono in un abbraccio, abbraccio reso reale e visibile dal solo braccio che si può notare sulla destra, mentre rapidi tratti neri danno un’idea di quest’abbraccio, dea non tangibile, ma più coinvolgente, perché più astratta, comprensibile solo attraverso l’immaginazione.

Dal quadro di Riotto, “amanti”, si ha invece una sensazione un po’ differente. Infatti i volti e i corpi non sono definiti tramite caratteristiche che ci permettano di identificare i soggetti rappresentati, anzi, viene solo utilizzata la tecnica chiaroscurale, attuata con un marrone su sfondo giallo. L’immagina risulta più uno studio fisico, piuttosto che la ricerca del sentimento, nonostante le posizioni degli amanti e gli stessi visi riescano a trasmettere un po’ di tenerezza da quell’abbraccio che li lega l’uno all’altra. Ciò che più trasmette sensazione è il forte giallo utilizzato come colore di sfondo, che dona una sensazione di calore e conforto, di tranquillità e sicurezza, anche se non ci permettere di cogliere emozioni nemmeno lontanamente intense come quelle del quadro precedente.
Riotto, probabilmente, nello scegliere uno sfondo giallo per il suo quadro si è ispirato a Klimt che, nel suo “Bacio” pone in grande rilievo questo colore, occupante circa un terzo della tela, anche se la visione dei corpi e del sentimento è completamente differente.
Nel “Bacio” si esprime la visione di abbandono e dedizione della donna nei confronti dell'uomo visto come forza protettiva e tenerezza nei confronti di chi si abbandona totalmente a lui, abbandono che porta ad una fusione fisico-spirituale tra le due figure. L’uomo è rappresentato come un simbolo di forza e sicurezza e ciò si può notare dalla definizione di alcuni particolari, quali le mani, in contrasto con il pallore di lei, raffigurata in un languido stato estatico, libera di esprimersi nella sua fragilità femminile. Di particolare rilievo sono anche le mani e gli occhi dei due innamorati, che nei loro atteggiamenti ricordano “Amore e Psiche” di Canova per la loro dolcezza, per la sicurezza di lui e la ricerca di sostegno da parte di lei, per l’abbandono. Lo sguardo dell’osservatore è completamente catturato dal particolare dei volti, avvolti in un’aura dorata che li cinge insieme, unendoli in un abbraccio così intenso che attira tutta la nostra attenzione e facendo divenire quasi superflui gli altri particolari.
In questo quadro si può inoltre notare come sia la donna ad esprimere il sentimento più grande, sentimento che può essere anche visto come un’opposizione del tipo: amore-morte, voluttà-innocenza, salvezza-perdizione. La differenza dei sessi è anche marcata dalla differente decorazione degli abiti, che mostrano come l’uomo sia più saldo e rigido ( figure geometriche) mentre la donna più fragile, delicata e dolce ( fiori). Secondo me, il fascino del quadro risiede nell'impossibilità di compenetrazione in tale perfetta, simbolica, eterna unione, nell'inafferrabilità di quel vago che l'avvolge, di cui si percepisce l'essenza ma non la sostanza, nell'ineffabilità ed indefinibilità di quell'atmosfera dove cessano i contatti con l'esterno ed in cui il non-tempo scaturisce dalla fissità del gesto incastonato tra preziosismi bizantineggianti, astrattezza coloristica delle vesti, in un'atmosfera di totale estraniazione dal mondo.
Molto più terreno è “Il bacio” di Toulouse Lautrec, bacio non di un amore ultraterreno, ideale, che vede la perfetta unione tra materiale e spirituale, che vede l’abbandono tra le braccia della persona amata, ma bacio dato ad una prostituta ( che l’autore era solito frequentare), quindi carico di passione fisica, ma per nulla spirituale. Di rilievo è anche lo sfondo che avvolge l’opera, uno sfondo rosso interno nella parte inferiore e sfumato sul giallo nella parte superiore, colori che rappresentano appunto la passione sessuale e che non sono per nulla mitigati da altri che ne smorzino la potenza come poteva per esempio accadere nel precedentemente analizzato “Amore eterno”. Si noti anche la differente posizione dei soggetti che in tutti gli altri dipinti vedeva l’uomo e la donna in piedi, abbracciati, mentre qui li vede coricati, su un letto, proprio ad indicare la differenza del sentimento che si vuole rappresentare: non amore, ma desiderio fisico.
E se il quadro di Toulouse Lautrec è terreno…il “Bcio della sfinge” di Franz von Stuck raggiunge livelli inauditi e mai neppure sfiorati nell’arte. Nessuno spazio è lasciato alla dolcezza e alla tenerezza, tutto è travolto dalla passione accecante, simboleggiata anche dai colori ( rosso), passione che diventa quasi peccato ( nero).
Le forme, i volti sono molto espressivi, anche se dal quadro traspare una certa sensazione di oscuro, di macabro, ma forse anche di proibito ed è proprio tale aspetto a rendere più interessante e sensuale la raffigurazione, ad attirare maggiormente l’attenzione. Questo non è il solito bacio, la solita rappresentazione di dolcezza e tenerezza, ma è la chiara espressione della passione, vista in maniera più sfumata in Toulouse Lautrec e portata qui alle estreme conseguenze.
“Nulla è più lontano dalla realtà quanto una reale visione dell’anima allo specchio. Nulla è più lontano dall’irrazionale quanto l’inconscio razionale di Magritte. Percezione sensoriale, frantumazione dello spazio, dilatazione del tempo. Al di là della mente, nell’estrapolazione arcaica di segni che rimandano al sensibile, tutto a un senso. Surrealistica introspezione dell’io nella conflagrazione di arte, filosofia e psicoanalisi. Il corpo, tempio dell’essere acquista valenza simbolica e l’astrazione dell’anima prende forma.”
Indubbiamente un quadro molto particolare questo di Magritte, che non esprime né il sentimento travolgente rappresentato per esempio da Klimt, né la passione sessuale dipinta da Toulouse Loutrec. Egli ci rappresenta, nel suo “Gli amanti”, due persone il cui volto è coperto, probabilmente riferendosi in qualche modo al ritrovamento del corpo della madre, morta annegata nel fiume Sambre, ritrovata appunto con la testa avvolta da una camicia da notte. E così in qualche modo egli proietta il suo odio e il suo amore su queste persone, coprendo loro il volto, paragonandole in qualche modo alla madre, ma facendo trasparire dal quadro un sentimento meno intenso mento diretto, che lascia però una forte angoscia e un grande turbamento che porta chiunque a chiedersi il perché di quei lenzuoli. Un’altra spiegazione secondo me logica è la ricerca della più totale de personificazione, ricerca che riesce nel suo intento, permettendoci solo di intuire la classe sociale delle persone rappresentate. Che sia una critica alla borghesia? Dubito.
Certo è che di fronte a questo quadro le interpretazioni possono essere molteplici, anzi, infinite, a me piace immaginare che quei volti stiano a rappresentare l’umanità che nel momento del bacio perde ogni contatto con la realtà, ogni autocoscienza, e diventa solo un soffio, simile alle leggere nuvole sullo sfondo.
Come si può rappresentare il bacio?
Dipende dalla propria concezione di bacio.
Ognuno di questi artisti, ne aveva una diversa e per certi versi magari simile a quelli degli altri. A ognuno sta la scelta di ritrovare il “proprio” bacio.

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