GAUDI' ANTONI

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Categoria:Arte

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Testo

GAUDI' ANTONI

Architetto catalano nato a Reus nel 1852 e morì a Barcellona nel 1926.
La sua vita, arroccata nel celibato e intessuta dalla pratica religiosa, fu assolutamente priva di eventi esteriori e si realizzò giorno per giorno nella creazione architettonica. Non scrisse, non tenne conferenze, non partecipò a dibattiti culturali o politici, pur essendo consapevole del suo momento storico; non viaggiò neppure in occasione della sua mostra a Parigi nel 1910.
Indifferente al denaro e dotato di grande potere di persuasione coinvolse i suoi committenti in lavori di lunga durata e di costi altissimi.
Una stima preventiva dei progetti era praticamente impossibile, non soltanto per la complessità della concezione ma anche per la sua abitudine creatrice di iniziare l'opera con pochi disegni e rinventarla in continuità durante il cantiere. La sua esigenza religiosa col passare degli anni divenne ossessione. Nel 1909 abbandonò la Casa Milà (quasi finita) perché dovette rinunciare a coronare l'edificio con una statua della vergine. Gaudì divenne così l'architetto - eremita della Sagrada Familia in povertà e dedizione assoluta, distaccato senza rimpianto dall'umana ambizione di vedere terminata la propria opera. Gaudì ebbe una morte banale, investito da un tram mentre si recava in chiesa. E' la massima figura del modernismo, cioè del movimento architettonico motivato dalla crescita industriale e civile della Catalogna. Il modernismo ripropone ai suoi inizi l'architettura storica locale.
Gaudì nasce artigiano - a livello di genio- e sono sempre artigiane la sua cultura e la sua prassi.
La sua opere è straordinariamente vitale e solare. Dedica tutta la sua architettura alla religione cattolica, vissuta liturgia e devozione. Fino a quaranta anni opera nell'ambito degli stili locali (gotico e arabo) realizza opere come Casa Vicens a Barcellona; palazzo vescovile di Astorga; queste opere sono un insieme di soluzioni costruttive (archi parabolici, pilastri inclinati, accostamento di pietre a maioliche) con particolari in ferro battuto. Intorno al 1890 nel capolavoro il Collegio delle teresiane applica uno stile, dove i fatti decorativi sono ridottissimi quasi a voler testimoniare la vita claustrale.

IL CAPOLAVORA DI GAUDI'
L'incarico risale al 1883 quando Gaudì, subentrante a lavori gia iniziati eredita uno schema gotico. Lo ampia con una fascia perimetrale a portico, contenente due sacristie, una cappella e il battistero, esplodendo in altezza con cinque eccelse navate e una selva di guglie conidi. Nel suo pensiero ogni punto del tempio ha una dedica mista per cui esso è incrostato di scene veristiche o singoli che narrano l'antico e il nuovo testamento, vicende terrene, l'aldilà, i dogmi, i misteri, le virtù, i vizi e il giudizio universale: una divina commedia pietrificata. Di tale impresa Gaudì lascia una facciata (della natività) e una parte della muratura dell'absid incompiuta. Eli devotamente confidava alla providenza la continuazione dell'opera. L'ambizioso programma conferisce un'aspetto di roccia che si libera solo nei bellissimi pennacchi delle guglie. La Sagrada Familia potrà essere finita ma il tal caso apparirà più una meraviglia del mondo che un capolavoro di architettura.

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